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ASILI NIDO. A Piacenza sono e resteranno un servizio educativo

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È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

freepik bambini clearLe polemiche strumentali di chi conosce (o dovrebbe) la realtà dei fatti e chiede cose fuori portata mi lasciano quel senso di disagio umidiccio e appiccicoso.

Altra cosa sono le preoccupazioni delle famiglie che si interrogano su temi di valore. Non ho e non avrò mai risposte buone per tutte le stagioni: posso solo portare il mio pezzettino di contributo al confronto.

La gestione degli asili nido in capo ai servizi sociali pare proprio un atto di lesa maestà e un attentato alla logica educativa che deve giustamente qualificare il servizio. Premesso che ho cominciato a lavorare in una situazione già definita, non ponendomi in tutta sincerità il tema di questa distinzione, penso per principio che, al di la delle categorie, sia la sostanza delle azioni messe in campo a qualificare un intervento in un senso o nell’altro.

Negli anni Settanta le battaglie sostenute e vinte hanno sicuramente avuto la loro ragion d’essere e per questo dobbiamo ringraziare i protagonisti di allora. Oggi però le condizioni sono diverse e certi elementi di rischio superati.

Tanto nel bene, quanto nel male, è la qualità del lavoro svolto a incidere sull’educazione dei bambini, non certo l’assessorato di riferimento. La stessa Regione Emilia Romagna, amministrazione punto di riferimento in Europa quando si parla di servizi per l’Infanzia, ha da anni in capo all’Assessorato al Welfare la responsabilità politico-amministrativa sul settore e gia questo potrebbe convincerci della bontà della scelta adottata dall’Amministrazione Dosi.

Ciò detto, mi preme rassicurare circa alcuni punti fermi: i nidi a Piacenza sono e resteranno un servizio a valenza prevalentemente educativa. Questa è la nostra storia e la nostra cultura che in nessun modo vogliamo svendere o modificare.

L’impianto normativo, le direttive regionali, le regole di funzionamento, gli standard di qualità, l’organizzazione dei servizi, le professionalità impiegate, i progetti in campo nei due anni passati (e nei prossimi a venire) non hanno subito alcuna modifica che possa indicare una strada diversa da quella che, coraggiosamente, la nostra città ha da tempo intrapreso in merito alla promozione e gestione dei servizi di nido.

La struttura operativa del Comune, il dirigente capo, i vari responsabili di area, i coordinatori pedagogici sono rimasti gli stessi. E lavorano esattamente come prima, anzi più di prima per fronteggiare con il massimo impegno le difficoltà del momento.

Nessun organismo di scala sovracomunale che ha competenze sulla materia (Provincia e Regione) ha registrato assenze o disimpegni del Comune di Piacenza. Anzi.

Che cosa è successo allora? Semplicemente si è voluto, come nell’Amministrazione regionale, creare la miglior condizione utile a garantire il futuro di questi servizi incardinandone la responsabilità politica esattamente là dove si programmano tutti i servizi alle persone e alle famiglie di questa città.

E’ una scelta di garanzia per gli stessi nidi e soprattutto per i bambini e i loro genitori. E i due anni che abbiamo alle spalle ne sono la prova più convincente.

Lungi da me l’idea di improvvisarmi pedagogista, mi sento comunque di sostenere questa scelta che non solo non ha arretrato di un millimetro la centralità educativa dei servizi, ma mira a garantirne e migliorarne – laddove possibile – il futuro.

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