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Galleria di nervi tesi

Tutti contro tutti

"La maggioranza in commissione sullla Ricci Oddi sfiducia il Sindaco che aveva rinnovato la fiducia al Presidente. Poi il Sindaco sfiducia la sua maggioranza non sfiduciando il Presidente seduta stante nemmeno dopo le frasi al fulmicotone della Lega”

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I componenti del CDA della Ricci Oddi nominati dal Sindaco

| Senza mezzi termini

C'è andato giù pesante Stefano Cavalli, che parlando a nome della Lega, ha chiesto al Presidente della Ricci Oddi di dimettersi. Ci avrà pensato che così è andato contro la fiducia che il Sindaco ha accordato a Massimo Ferrari?

Parlare di rilancio é inutile, senza chiarezza di fondo.

Ieri sera in commissione cultura é andata in scena una poco elegante sfiducia de facto del Presidente della Galleria Ricci Oddi, che, oltre al ruvido confronto con gli assessori competenti, che ci sta, si é visto apostrofare da chi doveva per ruolo mantenere una posizione terza e ha dovuto rispondere a insinuazioni talmente banali da non poter nascondere altri fini.

La Lega Nord, per bocca del capogruppo Stefano Cavalli, alla fine ne ha chiesto apertamente la testa.

Ora, se dopo aver votato contro il loro governo sul bando periferie, decidono pure di votare contro il proprio Sindaco, colei che ha dato fiducia al Presidente e all’altro membro del CDA indicato dal Comune, si accomodino.

Qualche spiegazione sarebbe però gradita perché altrimenti si rischia lo stallo amministrativo, che di solito costa ai cittadini.

aggiornamento 30 settembre

Una fiducia che si fa sfiducia ma tornerà fiducia e una sfiducia che era fiducia, é ancora fiducia ma diventerà sfiducia 😱

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T’amo, pio hater

T'insulto, quindi sono.

"A furia di sdoganare volgarità, insulti, accuse, frasi choc, finendo per farle entrare tra gli usi e costumi, ci troveremo inevitabilmente a chiederci come siamo arrivati a tutto questo, domanda che di solito si fa quando è troppo tardi.”

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"Mi piace" al post che mi diffama

| Leoni da tastiera

Dal vivo spesso ti trovi di fronte persone miti e un po' impacciate, che faticano a incrociare il tuo sguardo mentre domandi il più banale dei perché. Davanti a un video, escono di cotenna e non ce n'è più per nessuno.

Non si risponde all’odio con l’odio. Esistono altri modi per replicare agli haters sui social, quelli che ti insultano come non esistesse un domani, permettendosi di dirti cose o accusarti di azioni che, prese in minime dosi, fossero vere, basterebbero a rovinare l’esistenza di una persona.

Prima regola, per quanto mi riguarda, non scendere allo stesso livello e tenere a freno i polpastrelli sulla tastiera.

L’odio cresce come la panna montata e si alimenta da sé. Evitare di rendersi complice dell’escalation del cattivo gusto è fondamentale.

Rispettata la prima regola, come in tutte le cose, chi guarda la vita con un certo ottimismo di solito cerca di ricavare il positivo anche dalle situazioni peggiori, fedele al principio che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior“.

Un buon metodo, che suggerisco, è quello di coinvolgere chi ti calunnia in azioni di beneficienza utili alla collettività, facendogli provare la bellezza di donare al prossimo: come? Semplice.

  1. scegli una buona causa che secondo te merita il tuo sostegno (dipende di solito dai campi di interesse o dalle esperienze di vita private) e individua l’associazione che meglio la interpreta;
  2. fai uno screenshot degli insulti, di tutti quelli che mettono i “mi piace”, stampalo e vai al Comando di Polizia Municipale della tua città a sporgere denuncia/querela;
  3. rileggi il verbale, firmalo, fatti rilasciare la tua copia e ringrazia il/la querelato/a per la sua buona azione, dandogli/le la notizia del bel gesto con un pacato commento di risposta al post in cui ti infama.

Il riscontro è importante, perché più il metodo è conosciuto e si diffonde, più denaro è raccolto per beneficienza.  Pare anche che, toccati nel portafoglio, si attivino neuroni in sinapsi nuove e inaspettate.

Di solito funziona.

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Quattro ratti

Quattro ratti

"Non amo i radicalismi, ma altrettanto fuggo dalle forme indefinite che inglobano tutto e il suo contrario”

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PARTECIPANTI FASCISTI AL CORTEO

| Una ronda per pochi intimi

"Ordine contro il caos": questo il titolo della passeggiata andata in onda a Porta Galera dai fascisti di Forza Nuova. Cinque militanti scortati da agenti della Digos e Polizia Municipale, con auto a lampeggianti accesi al seguito.

Non é chiaro se per questioni di ferie o colonizzazione di altri pianeti, ma ieri sera a Piacenza la “marcia” dei fascisti in maglietta nera contava 🐀🐀🐀🐀.

La risposta più bella arriva dal quartiere Roma, che incurante dei solitari pellegrini, ha dato vita a una serata di festa e incontri praticamente in ogni via!

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Che melma!

Il Re Mida, mal consigliato dal Sospetto e dall’Ignoranza, si accinge a giudicare il calunniato, trascinato per i capelli dalla Calunnia e accompagnato dalla Frode, l’Insidia e il Livore. A sinistra, la Penitenza guarda alla Verità, nuda e con lo sguardo levato al cielo.

Questo capolavoro del 1495 si può ammirare agli Uffizi di Firenze, luogo del bello, dove ricaricare le pile e togliersi un po’ delle tante scorie che la cattiveria di certa politicuccia ti lascia addosso. Un mese abbondante di volontaria astensione dai commenti su Facebook ha fatto il resto, facendomi capire quanto ci imbarbarisce star dietro allo schifo che la frustrazione altrui vomita costantemente sulla rete.

In questa categoria come non metterci il post di Tommaso Foti del 9 agosto in cui annuncia tronfio lo scoop – nientemeno – di un avviso di garanzia notificato a due ex assessori della ex giunta Dosi.

Tutti bisbigliano, nessuno lo scrive, #Foti lo dice.

Una chiosa piena di sottointesi, che dà la stura alla solita sfilza di commenti di ogni genere e tipo.

Non contento, il nostro, si stupisce pure che non siano arrivate le smentite! Cioè: uno spara la prima palla che gli passa per la testa e siccome oggi se qualcosa è su Facebook, deve per forza essere vera, tocca agli interessati smentire. Alla faccia del garantismo! Per Foti e i suoi ultras, tutti colpevoli fino a prova contraria

Quindi se io adesso posto che un ex deputato di destra, ora consigliere comunale a Piacenza, è stato filmato a toccare le tette alla Batosa ai giardini Margherita, dobbiamo considerare vera la notizia, salvo smentite?

Dice di non cercare gogne mediatiche. Ha ragione: questa è FOGNA. Calunnia gettata ad arte e con gratuita cattiveria (cui prodest?) che qualifica solo chi agisce in questo modo.

Premesso che a chi amministra un avviso di garanzia può arrivare per mille motivi e non per questo il destinatario è un mostro, resta il fatto che oggi, nell’opinione pubblica in cerca di auto da fè quotidiane, la semplice informazione equivale alla condanna morale, a essere bollati per eterno discredito.

A questo ha mirato Tommaso Foti, a gettare fango a piene mani su un numero ristretto e ben individuabile di persone. Eviti poi di rimarcare che lui non ha fatto nomi.

Non nego che la cosa mi ha creato una certa apprensione, nonostante la coscienza più che limpida. Mi sono domandato se vale la pena impegnarsi tanto a rischio di rimetterci anche la tua credibilità personale, con quel che ne deriva pure a chi ti sta vicino.

La risposta tecnica è stata quella di rivolgermi direttamente alla Procura della Repubblica, con la conferma dell’inesistenza di procedimenti a mio carico.

La scelta umana è tutta nell’immutata voglia di portare un granello di mio contributo personale affinché questa politica becera vada in soffitta. Riuscirci o meno non dipende certo da una persona sola, ma l’esempio è importante e mollare il colpo sarebbe come dirsi sconfitti.

Nel dubbio, ho preso il treno e sono andato agli Uffizi, per ricordarmi che Botticelli è molto, ma molto, meglio di Foti.

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I giovani padani e la regola delle “10 P”
Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.- Dante Alighieri, Inferno, canto III

Chi conosce le “10 P“? Pensa prima, parla poi, perché parole poco pensate portano pena.

Regola aurea, specie per chi si dice pronto a governare la città. Amministrare la propria gente é un onore tanto grande quanto difficile da sostenere e ci sono alcune cose da capire al volo.

1) Le scelte si fanno per il bene comune e qualcuno si scontenta sempre,

2) Non si può non scegliere, pena lo stallo (che non é bene comune),

3) Per ogni scelta bisogna conoscere a fondo contesti e conseguenze.

Da queste premesse deriva che raramente le soluzioni proposte a colpi di slogan sono praticabili in concreto e tout cour. Giurisprudenza e vincoli di bilancio di solito impongono il “piano B“, ancora prima di discutere il portato ideologico di un’iniziativa.

Poi, per carità, si può sempre buttarla sul “piove, governo ladro“, ma questo non elimina il punto 2, né ferma corte dei conti, ricorsi, sospensive, sanzioni e chi più ne ha, più ne metta. Quando imbocchi nel verso sbagliato la tua scelta, non paga Pantalone, ma tutti i cittadini.

Orbene, che i giovani padani della Lega ci accusino di favorire gli stranieri in tema di assegnazione di case popolari, erogazione degli assegni di maternità o sostegno alle famiglie in genere, fa parte del cliché.

Non posso aspettarmi che ammettano la realtà e cioè che invece stiamo tutelando proprio i piacentini. Stare alla larga dalle soluzioni che dicono di voler adottare una volta al potere, significa risparmiare alla collettività i costi della loro dabbenaggine.

Non sarebbe male se queste future guide apprendessero che le categorie di cittadini che possono accedere a certi tipi di sostegno pubblico sono regolate da disposizioni europee e nazionali, cui il Comune di Piacenza si adegua per evitare contenziosi e sentenze.

Sono diverse le ordinanze di tribunali (Tribunale Brescia ordinanza del 5.10.2015, Tribunale di Tivoli ordinanza 15.11.2011 Tribunale di Milano ordinanza 6.11.2015, Tribunale di Firenze 8.01.2015) e della Corte Costituzionale (tre sentenze e una ordinanza sent 187/2010, sent. 306/08, sent. 11/09, ordinanza 285/09) che hanno dichiarato incostituzionali le norme che prevedono il requisito della sola carta di soggiorno per l’accesso a prestazioni assistenziali. Con due sentenza gemelle emesse il 20 aprile 2016 la Corte d’Appello di Brescia ha confermato la decisione del tribunale di Brescia che dichiarava discriminatorio il comportamento dell’INPS in materia di assegno al nucleo familiare.

Nel caso specifico dell’assegno di maternità (art. 74 D.lgs 151/2001), i requisiti previsti da INPS violano il divieto di discriminazione per nazionalità sancito dall’art. 14 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo e dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali.

Riguardo le case popolari, si vadano a leggere la sentenza che condanna il Comune di Milano per l’attribuzione di punteggi aggiuntivi agli italiani nell’assegnazione di alloggi. Poi ne riparliamo.

Presto o tardi arriva per tutti il momento di scegliere: un conto è sparare a zero sugli avversari politici, un altro è avere la responsabilità di guidare una città di centomila persone.

Si cresce e si matura. Di solito funziona così, ma bisogna metterci impegno e smetterla con le chiacchiere.

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Portatori sani di barriere
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

Provare l’esperienza diretta di essere cieco, anche se assistito, cambia la tua percezione del mondo.

Teoria e pratica sono due cose diverse, che devono coesistere il più possibile. Per natura cerco l’approccio scientifico, sul campo, convinto come sono che si possono capire le cose se te le spiegano e stai attento, ma si capiscono ancora meglio se le provi in prima persona.

Così ho fatto ieri, lasciandomi guidare per le vie di Piacenza da chi cieco lo è davvero. Ho ascoltato, esterrefatto di accorgermi come è vero che il cervello cambia in fretta il suo modo di approcciare il mondo quando non dispone della vista. Bastano poche decine di minuti e gli altri sensi aumentano di intensità: provare per credere. Tutto ha una tecnica, ogni cosa va imparata, dal corretto utilizzo del bastone, al marciapiede come unico approdo (teoricamente) sicuro, al muro come punto di riferimento.

Così cominci a realizzare la presenza di spazi pieni, intervallata dai portoni aperti o dalle vie che incroci – e all’inizio non distingui; il diverso rumore degli ostacoli che incontri, il rimbombo o l’aria che gira in modo particolare quando attraversi spazi vuoti, le voci delle persone, che si amplificano, i loro corpi che ti urtano distratti, con la faccia incollata allo smartphone. Ti scopri a sentire cose che da “normale” nemmeno ti immaginavi, come quei ragazzetti che “vorrebbero tanto farti lo sgambetto“.

Mi ha colpito – non guardandola ma vedendola forse davvero per la prima volta – la nostra inciviltà. Tutto ciò che facciamo per comodo, perché “è soltanto un attimo“, perché “a chi vuoi che dia fastidio“, concorre a formare un percorso a ostacoli pieno di pericoli per chi è portatore di disabilità.

A prescindere dalle montagne di soldi che servirebbero (e serviranno) oggi per una città finalmente libera da ogni genere di barriere architettoniche, siamo tremendamente e vergognosamente indietro sul piano culturale: produciamo barriere di ogni genere e tipo solo grazie allo scarso senso civico, alla maleducazione, al menefreghismo, al benaltrismo con cui ci giustifichiamo la coscienza, sempre pronti a vedere problemi o una colpe più grandi di quelle che stiamo impacchettando noi per il prossimo.

Oggi, se avessi il genio della lampada disposto a esaudire uno tra questi due desideri, ovvero abbattere immediatamente tutte le barriere architettoniche della città o infondere educazione civica nei piacentini, non avrei dubbi e sceglierei il secondo.

Perché finché non saremo persone migliori, cittadini migliori (non solo a Natale), finché pretenderemo sempre un vigile o una telecamera dietro ogni angolo per sanzionare il cattivo – che non sono mai io, perché se capita a me una giustificazione al mio comportamento la trovo sempre – fino a quando non impareremo a non girarci dall’altra parte se qualcuno non rispetta le regole, dalla sigaretta gettata a terra, al passaggio in bicicletta dove è proibito, alla sosta sugli spazi per i disabili, …, fino a quel momento sarà una battaglia persa.

bruciato-defibrillatore

Fino a quando ci sarà qualche cretino che per gioco ruba e brucia un DEFIBRILLATORE, ogni euro investito in attività virtuose a favore del prossimo sarà potenzialmente buttato via.

Da dove cominciamo questa rivoluzione?

curiosità, risultati
Al via la squadra di Polizia Municipale dedicata al Quartiere Roma

municipale-sicurezzaL’avevamo promesso, ora è realtà! D’altronde Porta Galera 3.0 è un progetto nato per tenere insieme due dimensioni, ovvero il riempimento degli spazi con azioni positive e l’intervento per il ripristino della civile convivenza e del rispetto delle regole.

Sul primo versante, abbiamo oggettivamente invaso il quartiere con iniziative di ogni tipo.

Sul secondo stiamo arrancando: se infatti, nonostante una presenza costante di tutte le forze dell’ordine, la percezione dei cittadini – spesso supportata da fatti oggettivi – è ancora di una zona problematica, vuol dire che bisogna fare di più.

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In settimana è stata ufficializzata, a seguito di una parziale riorganizzazione del corpo di Polizia Municipale, la squadra dedicata al Quartiere Roma. Dopo quasi tre anni di sollecitazioni in tal senso, finalmente uno strumento ad hoc che, ne sono certo, colmerà l’ultimo miglio per dire che a Porta Galera la partita è stata vinta.

Buon lavoro gente!

curiosità, nuovi cittadini, società
PROFUGHI. Per quelli che chiedono di farli lavorare…
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

profughi aspMentre la “politicona – ona – ona” pare capirci qualcosa un giorno si e dieci no, molti enti locali (ma non tutti), avanguardisti per stato di necessità, denunciano, subiscono, soffrono, ma continuano con il loro carico di responsabilità, umanità, fantasia, riconoscendo persone in quelli che in troppi retrocedono a categorie sub-umane.

La nostra presa in carico rimanda ai principi di un’accoglienza ferma ma dignitosa, a condizioni alberghiere che consentono di organizzare supporto formativo, educativo, alfabetizzazione. Piccoli nuclei, distribuiti.

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Come già detto, per pretendere il rispetto dei doveri, bisogna prima dimostrarsi in grado di offrire i diritti fondamentali.

L’iniziativa di affiancare i nostri ospiti ai volontari di “puliamo il mondo” è particolarmente bella, perché aiuta a sviluppare conoscenze, normalità, a togliere l’etichetta di profugo, almeno per qualche ora. La squadra è già rodata, perché in Asp, non stare con le mani in mano è ormai una consolidata abitudine.

profughi asp in 10 rifanno il ciname

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curiosità, partecipazione, società
AUTISMO. Il progetto della Cittadella merita tutto il sostegno possibile
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

autismoOggi ho incontrato la vulcanica presidente di “Oltre l’Autismo“, Maria Grazia Ballerini, accompagnata dal suo direttivo. Io conosco lei, lei conosce me.

Io ho ben presente la sua instancabile dedizione alla causa, così come lei è consapevole di quanto stiamo facendo per tradurre in pratica l’idea di città amica dell’autismo.

Per questo entrambi sappiamo che i miglioramenti sono figli di forze che si uniscono. Così, nonostante la prossima inaugurazione della nuova sede del Gruppo Autismo in via Landi, nessuno pensa che ci si possa fermare. L’ambizione, per ora visione a lungo termine, è di trasformare la nostra città in un punto di riferimento regionale, rispetto a un tema che coinvolge sempre più ragazzi e, di conseguenza famiglie.

giubileo a piacenza una casa per l'autismo

Noi ci siamo, alcuni finanziatori anche. L’area pure. Adesso, da queste premesse, bisogna rituffarsi in un’impresa che mi ricorda tanto quella dell’emporio solidale.

Basta godersi ogni momento, dai più difficili a quelli di maggiore soddisfazione.

Pronti? Si parte!

 

 

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curiosità, società
BILANCIO. Lo sai che il tuo Comune è campione di trasparenza?
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

trasparenza

Lo sai che con il codice univoco puoi conoscere quanti contributi prende ogni singolo cittadino aiutato dal tuo Comune?

Dall’opposizione non la pensano così e fanno di tutto per dirci che “nascondiamo” i numeri.

A pensar male si fa peccato e a volte si prendono delle cantonate!

Già in sede di approvazione del bilancio consuntivo, l’opposizione aveva accusato di poca trasparenza i servizi sociali, per aver indicato – alla voce contributi – la definizione “soggetti anonimizzati“. In Consiglio comunale la questione è stata riproposta con un’altra interrogazione.

Noi vogliamo sapere a chi vanno i contributi!

Orbene, sul tema ci sono pronunce del garante della privacy che definiscono i limiti all’obbligo di pubblicazione al fine di tutelare le persone assistite.

E’ ovvio che se si pubblicassero i nominativi si avrebbe l’albo dei poveri o delle persone non autosufficienti che non sono in condizione di pagare la retta della casa protetta o degli anziani soli che necssitano di un aiuto per le spese di riscaldamento invernale.

Avete tolto anche le iniziali dei nomi: alla faccia della trasparenza!!!

Ordunque, le iniziali le abbiamo tolte proprio per favorire la trasparenza. Bastava chiedere. A ogni beneficiario di contributi è infatti ora attribuito automaticamente dal software di gestione un codice univoco.

Nella sezione trasparenza del sito comunale sono pubblicati i beneficiari con questo codice e ogni importo erogato. In questo modo

il cittadino interessato può fare le sue elaborazioni e verificare quante risorse in un anno sono erogate alla singola persona. Con le iniziali queso non era possibile perché ovviamente le iniziali non identificano in modo univoco una persona. Persone diverse possono infatti avere le medesime iniziali.

 

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