diritti, nuovi cittadini, politica, società
Chi è costei?

Nel PD come lo intendo io non può esserci spazio per chi tradisce disvalori come quelli espressi dal Sindaco di Codigoro.

Parlare di provocazione dopo le affermazioni su chi ospita migranti, che nemmeno un probabile colpo di calore possono giustificare, è una toppa peggiore del buco.

Io penso che il Partito Democratico, specie ora che vive una fase di crisi che solo il tempo dirà se irreversibile, abbia l’obbligo morale di prendere distanze non solo formali da stupidaggini come questa, su un tema che per ampiezza, gravità e complessità non va certo sottostimato ma nemmeno affrontato con vocabolari che non ci appartengono.

La responsabilità con cui si interpretano i valori che fondano una comunità di persone deve tornare a essere qualcosa che distingue chi in quella comunità ha senso che esprima il suo impegno politico e chi invece é buona cosa che ne stia alla larga.

Il modo in cui si affronta la questione non è banale. I cittadini sono allo stremo della sopportazione non tanto per i numeri, quanto per il fatto che si sentono scalzati da altri nella concessione di privilegi e nel riconoscimento dei diritti.

Quando ero assessore ho sempre detto che il grande errore della politica del governo è di non fare niente per tenere agganciati due concetti base come quelli di solidarietà umana ed equità sociale. Ho preso posizioni scomode e che dalla mia parte non tutti hanno gradito o compreso.

Un conto è il sacrosanto dovere di alzare i toni con il proprio partito e il governo, è proprio questo che deve fare un Sindaco. Altra cosa è proporre soluzioni (ammesso che siano perseguibili) che colpiscono direttamente i cittadini e le loro scelte di solidarietà. La battaglia perché non ci sia accoglienza indiscriminata, sparametarata nei numeri o non si riconoscano diritti e privilegi ai richiedenti asilo sottraendoli ai cittadini va fatta in altro modo e con altri interlocutori.

Chi si è candidato e ha l’onore di fare il Sindaco o comunque l’amministratore, ha una quota di responsabilità in più. Se ha scelto di rappresentare certi principi e si è iscritta a un partito, le questioni deve affrontarle con prese di posizioni coerenti.

Troppo facile rincorrere le paure. Vuol farlo? Liberissima, ma esistono altre forze politiche che meglio si addicono a quel modo di porsi.

Voglio un partito dall’identità chiara, in cui capire al volo se posso riconoscermi o se devo cercare altrove chi mi rappresenta. Il Sindaco di Codigoro non lo fa: o io o lei nel PD stiamo sbagliando casa.

diritti, politica
POLITICA: Giorgia Meloni dà le case popolari a Rom e Sinti

Dopo la Lega Nord di Piacenza che sostiene il modello di accoglienza profughi che ha portato a mafia capitale, nel mentre di una destra piacentina che lavora per chiudere i nostri ospedali, ecco Giorgia Meloni che vuole mettere Rom e Sinti nelle case popolari.

Non c’è trucco e non c’è inganno: basta mettere in pausa l’istinto e studiare un po’ l’argomento (o ascoltare chi lo spiega) per capire le conseguenze di quello che dice la leader di Fratelli d’Italia.

Non è questione di giudizi morali o di opinioni personali. Mi diverte solo il fatto che chi si abitua al qualunquismo casca nelle sue stesse contraddizioni, sperando che la gente ormai assuefatta a spellarsi le mani per gli slogan non se ne accorga.

Ma proviamo a sbobinare insieme la video intervista:

Primo ascolto tutto d’un fiato:

  • Reazione ingenua 1 (l’arrabbiato):  “come si fa a non darle ragione?
  • Reazione ingenua 2 (il buonista):  “ma tu cosa hai fatto quando eri al governo?
  • Reazione consapevole (l’amministratore): “ma vai a lavorare e smettila con le panzane!

Secondo ascolto, punto per punto:

se sei nomade io ti attrezzo delle piazzole di sosta temporanee, dove tu arrivi, ti agganci, paghi la luce e il gas come fa qualunque italiano, dopo di che, quando hai finito di nomadare, transumi e vai.

Reazione consapevole (l’amministratore):

  • il campo è già un insieme di piazzole di sosta attrezzate, quindi per esempio, da questo punto di vista il Comune di Piacenza è in linea con i desiderata dell’onorevole.
  • già è previsto che gli ospiti paghino luce, gas e acqua. A Piacenza ogni piazzola ha il suo allaccio
  • che qualunque italiano paghi luce e gas è da dimostrare, come si evince dai dati delle morosità delle case popolari, che per l’87% dipendono da nuclei italiani
  • cosa succede in concreto se poi non transumano e non se ne vanno? E se non pagano le quote? Si sgomberano e si accompagnano ai confini della città? Chi li sgombera, Polizia municipale o altre forze dell’ordine? Sicura on. Meloni che la legge lo consenta? E quando ritornano? E se si fermano a sostare sotto i cavalcavia o in giro, sparsi per la città?

sei stanziale, cittadino italiano povero? Ti metti in fila come tutti i cittadini italiani poveri per accedere a una casa popolare e non pretendi, in virtù del fatto che tu sei rom o sinti, di avere qualcosa che ai cittadini italiani non rom e non sinti non viene riconosciuto.

Reazione consapevole (l’amministratore):

  • se decidono di finire di nomadare e devono transumare e andarsene, come fanno a mettersi in fila per le case popolari?
  • nel caso, intanto che si mettono in fila come tutti i cittadini italiani per una casa popolare, dove stanno?
  • lo sa, l’onorevole Meloni, che stante la situazione tipo dei nuclei rom e sinti (fragilità, assenza di lavoro e reddito), va a finire che schizzano in testa alle graduatorie di assegnazione erp, a discapito di tutti gli altri?
  • una volta assegnata la casa popolare, come richiesto dall’on. Meloni, data la probabile impossibilità a pagare, chi si accolla la morosità conseguente? Le casse pubbliche, ovvio.

l’altro giorno mi hanno fatto vedere un bel progetto di integrazione, dove ai sinti sono state costruite delle belle casette a schiera a 30€ al mese, e se tu sei italiano non sinti la casetta a schiera a 30€ al mese non te la danno

Reazione consapevole (l’amministratore):

  • il canone minimo di un alloggio erp a Piacenza è di 25€. Quindi, quella indicata dall’onorevole Meloni è una cifra mensile che anche un italiano non sinti si trova a pagare. Nessun favoritismo dunque

dopo di che aggiungo un altro elemento: c’è un tema di rispetto delle regole che noi abbiamo nascosto dietro questo buonismo ridicolo di certa cultura. In una famiglia italiana non rom, se tu mandi tuo figlio a mendicare, ti tolgono la patria potestà, se tuo figlio vive in mezzo ai topi ti tolgono la patria potestà e non ti consentono di crescerlo in una situazione indigente

Reazione consapevole (l’amministratore):

  • vale esattamente anche per la famiglia rom o sinti. Basta parlare con qualsiasi assistente sociale seria di un Comune serio per avere conferma di queste procedure.
  • proprio per lo stato di indigenza e per i rischi indicati dall’onorevole, qualora i nuclei fossero privi di aree attrezzate, la possibilità di adempiere all’obbligo di farsi carico dei minori in capo ai Comuni aumenterebbe in modo esponenziale, con costi incalcolabili per le casse pubbliche.

Da parte mia, sono chiaro da un paio d’anni: no a percorsi preferenziali per l’ingresso nelle case popolari, no alle micro-aree per chi non si dimostra solvente con la propria piazzola al campo.

Se ai diritti non leghiamo i doveri, resta sempre qualcuno che paga al posto di altri. Alla gente per bene, così non va.

Ma io sono un buonista e il mio messaggio di responsabilità amministrativa fa molto più fatica ad arrivare di un mini comizio fatto diventare virale on line…

http://stefanocugini.altervista.org/sinti-bando-campo-sosta/

Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.- Dante Alighieri, Inferno, canto III
curiosità, diritti, in evidenza, nuovi cittadini, politica, welfare e sanità
I giovani padani e la regola delle “10 P”
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

Chi conosce le “10 P“? Pensa prima, parla poi, perché parole poco pensate portano pena.

Regola aurea, specie per chi si dice pronto a governare la città. Amministrare la propria gente é un onore tanto grande quanto difficile da sostenere e ci sono alcune cose da capire al volo.

1) Le scelte si fanno per il bene comune e qualcuno si scontenta sempre,

2) Non si può non scegliere, pena lo stallo (che non é bene comune),

3) Per ogni scelta bisogna conoscere a fondo contesti e conseguenze.

Da queste premesse deriva che raramente le soluzioni proposte a colpi di slogan sono praticabili in concreto e tout cour. Giurisprudenza e vincoli di bilancio di solito impongono il “piano B“, ancora prima di discutere il portato ideologico di un’iniziativa.

Poi, per carità, si può sempre buttarla sul “piove, governo ladro“, ma questo non elimina il punto 2, né ferma corte dei conti, ricorsi, sospensive, sanzioni e chi più ne ha, più ne metta. Quando imbocchi nel verso sbagliato la tua scelta, non paga Pantalone, ma tutti i cittadini.

Orbene, che i giovani padani della Lega ci accusino di favorire gli stranieri in tema di assegnazione di case popolari, erogazione degli assegni di maternità o sostegno alle famiglie in genere, fa parte del cliché.

Non posso aspettarmi che ammettano la realtà e cioè che invece stiamo tutelando proprio i piacentini. Stare alla larga dalle soluzioni che dicono di voler adottare una volta al potere, significa risparmiare alla collettività i costi della loro dabbenaggine.

Non sarebbe male se queste future guide apprendessero che le categorie di cittadini che possono accedere a certi tipi di sostegno pubblico sono regolate da disposizioni europee e nazionali, cui il Comune di Piacenza si adegua per evitare contenziosi e sentenze.

Sono diverse le ordinanze di tribunali (Tribunale Brescia ordinanza del 5.10.2015, Tribunale di Tivoli ordinanza 15.11.2011 Tribunale di Milano ordinanza 6.11.2015, Tribunale di Firenze 8.01.2015) e della Corte Costituzionale (tre sentenze e una ordinanza sent 187/2010, sent. 306/08, sent. 11/09, ordinanza 285/09) che hanno dichiarato incostituzionali le norme che prevedono il requisito della sola carta di soggiorno per l’accesso a prestazioni assistenziali. Con due sentenza gemelle emesse il 20 aprile 2016 la Corte d’Appello di Brescia ha confermato la decisione del tribunale di Brescia che dichiarava discriminatorio il comportamento dell’INPS in materia di assegno al nucleo familiare.

Nel caso specifico dell’assegno di maternità (art. 74 D.lgs 151/2001), i requisiti previsti da INPS violano il divieto di discriminazione per nazionalità sancito dall’art. 14 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo e dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali.

Riguardo le case popolari, si vadano a leggere la sentenza che condanna il Comune di Milano per l’attribuzione di punteggi aggiuntivi agli italiani nell’assegnazione di alloggi. Poi ne riparliamo.

Presto o tardi arriva per tutti il momento di scegliere: un conto è sparare a zero sugli avversari politici, un altro è avere la responsabilità di guidare una città di centomila persone.

Si cresce e si matura. Di solito funziona così, ma bisogna metterci impegno e smetterla con le chiacchiere.

curiosità, diritti, partecipazione, welfare e sanità
Portatori sani di barriere
Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura.- Stefano Cugini

Provare l’esperienza diretta di essere cieco, anche se assistito, cambia la tua percezione del mondo.

Teoria e pratica sono due cose diverse, che devono coesistere il più possibile. Per natura cerco l’approccio scientifico, sul campo, convinto come sono che si possono capire le cose se te le spiegano e stai attento, ma si capiscono ancora meglio se le provi in prima persona.

Così ho fatto ieri, lasciandomi guidare per le vie di Piacenza da chi cieco lo è davvero. Ho ascoltato, esterrefatto di accorgermi come è vero che il cervello cambia in fretta il suo modo di approcciare il mondo quando non dispone della vista. Bastano poche decine di minuti e gli altri sensi aumentano di intensità: provare per credere. Tutto ha una tecnica, ogni cosa va imparata, dal corretto utilizzo del bastone, al marciapiede come unico approdo (teoricamente) sicuro, al muro come punto di riferimento.

Così cominci a realizzare la presenza di spazi pieni, intervallata dai portoni aperti o dalle vie che incroci – e all’inizio non distingui; il diverso rumore degli ostacoli che incontri, il rimbombo o l’aria che gira in modo particolare quando attraversi spazi vuoti, le voci delle persone, che si amplificano, i loro corpi che ti urtano distratti, con la faccia incollata allo smartphone. Ti scopri a sentire cose che da “normale” nemmeno ti immaginavi, come quei ragazzetti che “vorrebbero tanto farti lo sgambetto“.

Mi ha colpito – non guardandola ma vedendola forse davvero per la prima volta – la nostra inciviltà. Tutto ciò che facciamo per comodo, perché “è soltanto un attimo“, perché “a chi vuoi che dia fastidio“, concorre a formare un percorso a ostacoli pieno di pericoli per chi è portatore di disabilità.

A prescindere dalle montagne di soldi che servirebbero (e serviranno) oggi per una città finalmente libera da ogni genere di barriere architettoniche, siamo tremendamente e vergognosamente indietro sul piano culturale: produciamo barriere di ogni genere e tipo solo grazie allo scarso senso civico, alla maleducazione, al menefreghismo, al benaltrismo con cui ci giustifichiamo la coscienza, sempre pronti a vedere problemi o una colpe più grandi di quelle che stiamo impacchettando noi per il prossimo.

Oggi, se avessi il genio della lampada disposto a esaudire uno tra questi due desideri, ovvero abbattere immediatamente tutte le barriere architettoniche della città o infondere educazione civica nei piacentini, non avrei dubbi e sceglierei il secondo.

Perché finché non saremo persone migliori, cittadini migliori (non solo a Natale), finché pretenderemo sempre un vigile o una telecamera dietro ogni angolo per sanzionare il cattivo – che non sono mai io, perché se capita a me una giustificazione al mio comportamento la trovo sempre – fino a quando non impareremo a non girarci dall’altra parte se qualcuno non rispetta le regole, dalla sigaretta gettata a terra, al passaggio in bicicletta dove è proibito, alla sosta sugli spazi per i disabili, …, fino a quel momento sarà una battaglia persa.

bruciato-defibrillatore

Fino a quando ci sarà qualche cretino che per gioco ruba e brucia un DEFIBRILLATORE, ogni euro investito in attività virtuose a favore del prossimo sarà potenzialmente buttato via.

Da dove cominciamo questa rivoluzione?

diritti, nuovi cittadini, welfare e sanità
ASP VITTORIO EMANUELE: chissà perché da destra sempre e solo attacchi.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

polledri_girometta_aspGiornata di interrogazioni. Due, entrambe del centro-destra, tutte sull’accoglienza profughi gestite dalla nostra ASP: una della Lega, presentata col solito piglio da Massimo Polledri, l’altra di Forza Italia, affidata a un’imbarazzata Maria Lucia Girometta.

Ma andiamo con ordine:

polledriMassimo Polledri, riferendosi al protocollo firmato tra ASP, Comune, Questura e Prefettura per “un’accoglienza emancipante, in un percorso di integrazione e autonomia“, obietta di atti vandalici nel parcheggio – ovviamente riferendoli ai migranti accolti – lascia intendere modalità di presa in carico poco efficaci – “al di là del girare in bicicletta, fumare sigarette e oziare durante il giorno” e cerca il colpo gobbo, l’ammissione dell’utilizzo di personale che invece di assistere anziani e disabili, sarebbe destinato ai profughi.

giromettaMaria Lucia Girometta si spinge oltre, con un book fotografico che a suo dire dimostrerebbe un “parcheggio invaso dai rifiuti“, “panni e coperte stese“, “problemi di igiene, decoro, sicurezza“, stranieri che “non rispettano le regole di civile convivenza“. Il Vittorio Emanuele trasformato nei bassifondi di Calcutta, insomma.

Il mondo al contrario. Nelle ultime settimane noi denunciamo con forza la situazione di alcune strutture in cui c’è sovraffollamento, sporcizia, persone in canottiera, calzoncini e infradito in pieno inverno che rincorrono e mangiano nutrie per la fame e niente, da Lega e Forza Italia nessuno leva un dito.

Libertà pubblica il reportage di due visite a sorpresa, una dove si trova degrado e disprezzo per l’umana condizione, l’altra che svela “attenzione e cuore“, “familiarità e cura” e loro che fanno? Scattanti come centometristi olimpici preparano interrogazioni/denuncia su Asp, quella dove “la dignità non é morta” e ci sono “giornate piene“, “educatori che accompagnano“, “un progetto sociale“.

Che dire, l’ennesima dimostrazione di enorme fastidio verso questo Vittorio Emanuele che funziona, risana i conti, aumenta i servizi, inaugura locali e appartamenti, assume personale, si coccola i suoi ospiti anziani e disabili e cerca pure di metterci quella professionalità nella presa in carico di esseri umani deportati – perchè oggi di questo si tratta – che ad altri manca.

Misteri della vecchia politica. Peccato che anche stavolta i detrattori hanno sbagliato bersaglio.

lega-nordObiezione vosto Onore! L’accusa cerca di influenzare la giuria!” Quando mi ricapita di esclamare in aula una battuta da film americano così!

Mi ha dato lo spunto proprio Polledri, in deficit di onestà intellettuale, pronto a rifilare la colpa di qualsiasi evento a “quegli” ospiti, incurante (o forse contento) di creare allarmismo sociale e discriminazione.

Piccoli episodi di vandalismo e furtarelli nel parcheggio del Vittorio Emanuele non sono mai mancati, ma come non era giusto prima – senza prove – puntare il dito contro il SERT giusto dall’altra parte della strada, è sconsiderato accusare per partito preso i profughi adesso.

Tanto quanto insistere sul fatto che passino le giornate nell’ozio, con le mani in mano, anche dopo avergli dimostrato in quante e quali cose siano quotidianamente impegnati con ASP.

Nel solo mese di ottobre abbiamo coinvolto 43 persone nei corsi di italiano organizzati dal CPIA e impegnato tutte le restanti in corsi interni con 4 insegnanti volontari. Per quanto riguarda le attività di volontariato, abbiamo una squadra ASP di 11 persone per la cura del verde e la piccola manutenzione (tinteggiatura, montaggio e smontaggio mobili ecc…), oltre a un gruppo di donne che gestisce lai distribuzione dei capi di vestiario per tutti i cittadini stranieri accolti e altre 21 persone inserite nel patto con il Comune di Piacenza per opere di diserbo manuale delle vie del centro e dei parchi giochi, secondo la mappa fornita dagli uffici comunali – settore ambiente.

Per intenderci:

  • Lunedì 3 ottobre diserbo nei pressi della Scuola Giordani e in Stradone Farnese;
  • Martedì 4 ottobre diserbo in Piazza S. Antonino e Parcheggio Cavallerizza.
  • Mercoledì 5 ottobre diserbo in Piazza S. Antonino , in Vicolo Chiostri e Via San Vincenzo.
  • Giovedì 6 ottobre diserbo in Via San Giovanni, Via delle Asse; in Via Molineria San Giovanni, Via Campagna, Via San Sepolcro.
  • Venerdì 7 ottobre diserbo in Via Taverna, Viale Malta; in Via Castello, Via Maddalena.
  • Lunedì 10 ottobre diserbo in Via Gazzola, Via Santa Margherita, Via San Marco; Via Mazzini.
  • Martedì11 ottobre diserbo in Via Cittadella, Via Bertè; Via Baciocchi, P.zza Cittadella.
  • Lunedì 17 ottobre diserbo in via Pozzo, via Torricella, via Tibini; via Madoli, via Sansone, via Alberoni; giardino/parco di Viale Pubblico Passeggio.
  • Martedì 18 ottobre diserbo in Via Benedettine, via Giordano Bruno; via della Ferma, via Montagnola; giardino/parco di Viale Pubblico Passeggio.
  • Mercoledì 19 ottobre diserbo in Via Leonardo da Vinci, Via Passerini; giardino/parco di Via Santa Franca.
  • Giovedì 20 ottobre diserbo in Via XXIV Maggio, giardino/parco di Via Santa Franca.
  • Venerdì 21 ottobre diserbo in Via Boselli, giardino/parco di Via Caduti sul Lavoro.
  • Lunedì 24 ottobre giardino/parco di Via Caduti sul Lavoro.
  • Martedì 25 ottobre diserbo in Via Sanzio, Via Lanza Via Grandi, Via Rogerio; giardino/parco di Via Caduti sul Lavoro.
  • Mercoledì 26 ottobre diserbo in Via Montebello Via Pavia, Via Serravalle Libarna, Via Pizzi; giardino/parco di Viale Pubblico Passeggio angolo Via Santa Franca.
  • Giovedì 27 ottobre diserbo in Via Asti, Via Casteggio, giardino/parco di Viale Pubblico Passeggio angolo Via Santa Franca.
  • Venerdì 28 ottobre diserbo in Via Stradella, Via Broni; giardino/parco di Viale Pubblico Passeggio angolo Via Santa Franca.
  • Sabato 29 ottobre un gruppo di ragazzi ospitati presso la struttura di via Scalabrini al piano terra accompagnati dagli educatori ha partecipato insieme ai volontari del gruppo piacentino di Legambiente alla pulizia, raccolta differenziata e pulizia del parco di via Molinari e del piazzale antistante al campo sportivo della società sportiva Libertas Piacenza.

Nonostante tutto, imperterrito, ha provato a far passare – un’altra volta ancora – l’altra leggenda metropolitana per cui in ASP toglieremmo personale dalle cure ad anziani e disabili per dedicarlo ai profughi.

Il Comune di Piacenza NON utilizza, per la gestione dei richiedenti asilo, personale dedicato ad anziani e disabili. La prima volta che mi è stata fatta questa domanda ho accettato di buon grado che fosse “legittimo immaginare” questa situazione. Dalla seconda volta in avanti è solo bieca strumentalizzazione, una balla colossale a cui spero di essermi opposto per l’ultima volta.

Maria Lucia Girometta mi ha dato l’idea di rappresentare idee di altri. Troppo lontana questa interrogazione dalla sensibilità personale della consigliera, dalla quale mi dividono molte posizioni ideologiche, ma che stimo come brava persona, educata e di cuore.

Mi ha stupito sentirla presentare un documento triste, esempio dello scadimento del confronto politico che sembra non avere limite, tutto incentrato sulle presunte condizioni di degrado del cortile interno al Vittorio Emanuele, dove ci sono le strutture che ospitano i richiedenti asilo.

  • Per colpa dei profughi il parcheggio è invaso dai rifiuti

RISPOSTA: in Asp ci sono 200 ospiti incontinenti. 3 ausili + 1 traversa monouso al giorno fanno circa 800 pannoloni usati, a cui aggiugere gli scarti di 500 pasti, i mobili da eliminare, le attrezzature sanitarie dismesse, i girelli e le carrozzine da buttare. Se si fotografa lo stato del cortile, area smaltimento rifiuti, prima del passaggio di IREN, il quadro è questo. Si può immaginare il contributo dei profughi quanto può incidere su questa mole di sporcizia!

  • Con i profughi ci sono panni e coperte stesi sulle recinzioni, e quindi degrado e problemi di igiene

RISPOSTA: Vero. In realtà ora non più, li abbiamo dotati di stendi biancheria. Si tratta comunque di panni puliti! Santo cielo, ma nessuno di voi è cresciuto nelle case popolari quando da bambini ci divertivamo a correre tra le lenzuola stese sui fili tirati tra un palazzo e quello vicino, sostenuti dai pali di legno? Avrei voluto vedere le massaie che ci rincorrevano urlanti per evitare che sporcassimo panni puliti giocandoci in mezzo, cosa avrebbero fatto allo sventurato che si fosse permesso di parlare di degrado, decoro, igiene pubblica! Ah, altri tempi…

Dico, ma è mai possibile arrivare a questo livello di intolleranza? Può esserci vera convinzione in questi attacchi privi di senno, o sarà solo voglia di allarmare il prossimo per alimentare quella tensione tanto utile quanto più ci si avvicina alle elezioni?

Continuate così. Al senso di responsabilità ci pensiamo noi.

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Io e la faccia che ci metto
La politica è fatta dalle persone e nessuno ha primogeniture ed esclusive. Solo insieme si cresce. Se c’è onestà intellettuale e vero amore per la causa del bene comune, le diverse appartenenze sono contenitori che indicano vie possibili, non compartimenti stagni che creano realtà parallele.- Stefano Cugini

Mi piace questa intervista alla testata online Odysseo di Andria.

Mi ci ritrovo in pieno. Ho potuto dire tutto senza limiti di tempo e spazio. Non ci sono cose nuove, anzi rileggendo vedo tante ripetizioni (vorrà dire che sono coerente). Ma c’è il mio modo di pensare la politica, il ruolo, la causa dei minori.

Ci sono io, insomma. Se qualcuno avesse ancora dubbi sul come e il perché di questa presa di posizione, dei modi in cui la sto conducendo, del perché non posso fermarmi, ecco, credo che leggendo le risposte alle domande che mi sono state fatte, tutto sarà finalmente chiaro.

Si tratta di un modo d’essere, di uno specchio nel quale riconoscersi ogni mattina. Ora in ballo ci sono i minori, altre volte i profughi, gli anziani, i disabili, un favore a un amico o la parola da mantenere con uno sconosciuto.

Valori. Alla fine sono i valori che contano.

 

Dott. Cugini, lo scorso 29 Agosto, e poi ancora il 10 settembre, ha posto in essere dei gesti simbolici, in antitesi ad un sistema di accoglienza troppo spesso confusionario. Le andrebbe di raccontarceli? Come è finita la storia di Ciko?

Premessa: io non lascio dei minorenni in mezzo a una strada, nemmeno quando nei corridoi qualcuno me lo fa intravedere come soluzione. Non lo faccio per etica personale, per dignità istituzionale e perché è un vile atto di scarico di responsabilità su qualche altro territorio. Mille volte vergogna alla politica egoista che nasconde la polvere sotto il tappeto. I miei gesti del 29 agosto e del 10 settembre rappresentano prima di tutto la denuncia del fallimento di un sistema, che costringe un proprio esponente a un gesto eclatante pur di farsi ascoltare. Ho urlato alla luna per più di due anni l’ormai insostenibile pressione sugli enti locali rispetto all’arrivo continuo di minori stranieri non accompagnati, in particolare albanesi, e all’obbligo in capo ai Comuni della presa in carico senza limite, a prescindere dalle risorse disponibili. Mi sono rivolto a tutti i livelli, accusando il pericoloso scaricabarile che pesa sui bilanci, con capitoli di spesa non preventivabili, crea incertezza e tensioni, satura le comunità di accoglienza trasformandole in polveriere più simili a ghetti che a strutture socio-educative. Nello sconforto crescente ho preso atto della distanza tra chi oggi continua con la tattica, proponendo l’ennesimo tavolo di confronto, e gli ultimi, quelli con poche, se non nessuna, possibilità di far sentire la propria voce. Ho pensato ai ragazzi abbandonati, prima dai loro genitori e poi dal loro Stato, sicuro del fatto che non sarei stato io il terzo soggetto a lasciarli su una strada. Mi sono fatto solidale con gli operatori dei servizi sociali, carichi di competenza e volontà da far impallidire la gran parte dei politici, cui devono invece dire “obbedisco”. Li ho accompagnati in piena notte a ritirare giovani quasi adulti lasciati come pacchi agli oggetti smarriti, potendo valutare l’abisso che c’è tra questa trincea, fatta d’immediatezza e urgenza, e le sedi patinate, comode e scarsamente efficaci in cui ci ritroviamo a “cercare soluzioni”, dandoci tutto il tempo e la calma che ai tecnici sul campo non è concessa. Da queste premesse è nata la convinzione che, arrivati al punto di saturazione, come “ruota degli esposti” per questi ragazzi che da altre parti d’Italia respingono in spregio a leggi molto chiare, l’ambasciata o il consolato del Paese d’origine fossero meglio della sede dei servizi sociali. Ho così deciso di accompagnare a Milano l’ultimo arrivato, per far capire alle autorità diplomatiche albanesi la portata di questo fenomeno. Sono stato accolto e ascoltato dalla Console, che mi ha chiesto dieci giorni per un riscontro dal suo ministero e per attivare le pratiche di rimpatrio. Trascorso invano questo periodo e preso quindi atto di parole spese a vuoto, ho ripetuto il gesto, portando con me, insieme al primo ragazzo, i cinque che nel frattempo erano arrivati a Piacenza con le stesse sperimentate modalità. Sono state sette ore grottesche e surreali, in cui la Console generale, diretta superiore di chi mi aveva ricevuto il 29 agosto, ha continuato a professarsi incompetente per la soluzione del caso e a cercare di restituirmi i passaporti da me consegnati, fino alla decisione finale di chiamare Polizia e Digos, dando a loro i documenti e lasciandoli nell’evidente imbarazzo di dirimere la questione con il sottoscritto. In quanto a Ciko, protagonista, suo malgrado, di questa mia interpretazione sui generis del confronto tra istituzioni, siamo riusciti a rintracciare il parente che lo monitorava a distanza e che, ironia della sorte, si trovava proprio a Piacenza. Quando si dice essere presi in giro fino alla fine! Ovviamente lo abbiamo convinto ad assumersi le proprie responsabilità parentali e a prendersi cura del ragazzo.

Dal punto di vista giuridico e sociologico il sistema dell’accoglienza dei minori non accompagnati in Italia meriterebbe indubbiamente una rivisitazione. Quali le criticità insite nel sistema attualmente vigente? Quali le modifiche che, in virtù della sua esperienza istituzionale, apporterebbe al sistema attuale?

Qui si tratta di difendere con le unghie e con i denti il diritto ad accogliere con dignità, efficacia ed efficienza chi ha davvero bisogno. In gioco c’è l’utilizzo corretto di risorse pubbliche, soldi da impegnare al meglio. È una battaglia etica, perché chi china la testa di fronte a cose ingiuste o che mostrano punti deboli da sanare – in questo caso una legge – si rende colpevole. Le relazioni tra Stati dovrebbero essere virtuose, così da non sacrificare la scomodità di temi come questo ai vari accordi economici ed equilibri diplomatici, che, per quanto importanti, andrebbero instaurati sulla preventiva verifica di alcuni indicatori base circa la credibilità e l’affidabilità morale di una nazione. Per quanto riguarda la revisione della legge, in primo luogo, un Comune che dimostra di non avere più strutture cui appoggiarsi per un’accoglienza rispettosa degli standard normativi e della dignità umana, dovrebbe poter contare sulla collaborazione delle sedi diplomatiche dei paesi d’origine. Servirebbero concordati internazionali affinché uno Stato sovrano si accolli l’obbligo di svolgere indagini rapide e puntuali su un minore, suo connazionale, e predisporre il rimpatrio, nel preminente interesse del minore stesso. In attesa del rientro assistito nel Paese d’origine, l’ente locale con la momentanea tutela dovrebbe essere sostenuto economicamente proprio da questo Stato, per il temporaneo mantenimento dei servizi e delle strutture di accoglienza. I superiori livelli di governo dovrebbero altresì garantire per via normativa l’obbligo di rintracciabilità dei genitori e la loro imputabilità per abbandono dei figli. Anche il tema della distribuzione territoriale, che non può limitarsi ai Comuni capoluogo sedi di Questure o snodi ferroviari, dovrebbe essere adeguatamente normato. Oggi temo si sia ancora molto lontani da tutto questo. Ci vuole la voglia di conoscere a fondo il problema, grande volontà di risolverlo, buona dose di coraggio. Detto tra noi, al momento non metterei la mano sul fuoco sulla presenza di tutte queste pre-condizioni. Di certo serve una politica dalla schiena dritta, che ritiene inconcepibile desistere di fronte all’attualità che assomiglia a tratti a un muro di gomma. Perché poi si può vincere o perdere, ma il modo in cui si gioca la partita non è affatto banale.

Il servizio trasmesso dalla trasmissione televisiva “Le Iene” racconta un vero e proprio sistema escogitato per accelerare le procedure per il rilascio, da parte delle competenti autorità, del permesso di soggiorno. Raggiri similari potrebbero accentuare quell’avversione che, da qualche tempo, alberga in una parte della Popolazione Italiana ed è fomentata dal costante incremento della presenza di stranieri nelle proprie città e quartieri?

Certamente sì, perché questi raggiri danno l’idea di un impianto normativo fragile e di un lassismo istituzionale nei confronti di chi se ne vuole approfittare, che contrasta con il sentimento comune del cittadino italiano, mediamente convinto, oggi, di essere stritolato da pressione fiscale, burocrazia e inefficienze varie. Il fatto che su questi sentimenti alcune forze politiche giochino la loro irresponsabile partita di consenso personale, non fa altro che acuire fenomeni di radicalizzazione ideologica, nazionalismo e xenofobia. Va però anche detto che, in questo momento, l’esasperazione della gente è pure figlia di un’accoglienza in cui la logica emergenziale continua a prevalere su quella strutturale, in un misto di pressapochismo e scaricabarile a ogni livello. Un Comune non può subire gli arrivi senza tutele superiori, perché questo mina alla base la tenuta sociale e fa esplodere l’idea di trattamenti privilegiati. Bisogna avere il coraggio di puntare il dito contro un impianto che oggi privilegia i furbi. Procure, tribunali, Questure, non possono limitarsi al “compitino”, a fare i passacarte preoccupandosi di consegnare nel più breve tempo possibile ai Comuni i minori in arrivo e considerando poi terminato il loro compito. Finché non si arriverà a codificare sul serio le diverse responsabilità e a promuovere una reale collaborazione, sia tra Stati sovrani, che nei rapporti istituzionali tra il livello centrale e quelli periferici locali, ci sarà sempre l’ultimo anello della catena a restare con il “cerino in mano”, con pochissimi argomenti per convincere i propri cittadini di non essere vittime di discriminazione al contrario.

Lei è un assessore del Comune di Piacenza, città con circa centomila abitanti. In particolare è a capo dell’assessorato welfare e sostegno alle famiglie: un assessorato quindi costantemente a contatto con le più disparate problematiche, che affliggono le diverse fasce della popolazione. Vi è allo stato attuale, secondo Lei, una disparità, da un punto di vista assistenziale, nel trattamento tra italiani e stranieri? A quale punto è il processo di integrazione nella città di Piacenza?

I numeri del bilancio dicono di no. Piacenza è la seconda città italiana per residenti di origine straniera, ma le percentuali di risorse destinate a immigrazione e msna sono sotto al 10%. Complessivamente direi che non ci sono problemi d’integrazione: niente che ci distingua da altre città di pari dimensioni, anzi. Ciò nondimeno, è un dato di fatto che le ondate migratorie straordinarie di questa fase storica, insieme all’insicurezza mondiale data dalla crisi, dai conflitti, dal terrorismo, abbiano un peso sulla percezione della gente. Un’amministrazione seria deve tener presente tutti questi fattori, senza sottovalutarne l’effetto che si ottiene mescolandoli. Solidarietà umana ed equità sociale sono due cardini della tenuta di una comunità finché stanno in equilibrio. La presenza preponderante della prima a scapito della seconda indebolisce il senso di uguaglianza di trattamento che un’amministrazione è tenuta a riservare a tutti i suoi cittadini bisognosi. Il peggior prodromo per le c.d. “guerre tra poveri”, in cui ci si sente abbandonati da chi dovrebbe esercitare il ruolo di guida e trasmettere responsabilità e si cerca nell’altro il nemico su cui scaricare colpe e frustrazioni, identificandolo come la causa delle disgrazie personali e della sottrazione di aiuto. Bisogna tenere costantemente la barra dritta nella comunicazione con la propria comunità, perché una volta che passa (o è fatta passare, ad arte) l’idea che qualcun altro stia beneficiando di risorse che potrebbero essere destinate a te, per quanto non corrispondente a realtà, sradicarla è molto difficile.

Pragmatismo e astrattismo: luci e ombre di un buon amministratore. Quali le linee guida, o meglio le stelle polari, del suo agire amministrativo?

I cittadini sono la stella polare, il mio riferimento costante. Anche quando mi confronto in ufficio con i miei collaboratori, mi accorgo di indicare spesso la finestra per dire che “dobbiamo pensare a chi sta la fuori”. I cittadini non hanno bisogno di amministratori che ricordano in ogni momento le criticità: quelle le vedono da soli. Hanno bisogno di rappresentanti credibili, che diano una visione e propongano soluzioni, spiegando quello che fanno e facendo quello che dicono. È il volontariato ad avermi prestato alla politica. Amministro come so fare il volontario, con l’ottimismo ignorante di chi crede possibile un mondo migliore se si lavora insieme. Si è mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica; a un cattivo compromesso, il valore di una giusta battaglia. Faccia, bisogna essere disposti a metterci la faccia, a stare in mezzo alla gente: non è tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa è sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto gli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere. Quando qualcuno mi chiede “come va”, ripeto a disco rotto: “chi lavora in fabbrica o in miniera fa più fatica”. È un modo per non prendersi troppo sul serio, altra cosa importante per chi ha un ruolo pubblico. Dobbiamo coltivare il senso di precarietà personale, perché è con la precarietà degli altri che abbiamo a che fare. Con un po’ di enfasi posso dire che il più bel complimento ricevuto è di chi mi ha definito “assessore operaio”. La politica, infatti, deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.

 

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PROFUGHI: tra chi parla e chi fa
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

polledri-ruggito-del-coniglioA Massimo Polledri piace liquidare questioni serie con espressioni al vetriolo e prese in giro, offrendo spesso contorni caricaturali dell’avversario di turno.

Così se io seguo una sua “ronda” al Quartiere Roma sono “Gatto Silvestro” e quando sollevo il problema dei minori non accompagnati, son “pane e volpe“.

Se ci mettiamo di punta contro una gestione incoerente dell’accoglienza dei profughi sul territorio, il nostro è il “ruggito del coniglio“.

Furbo lui, scemi tutti gli altri.

D’altro canto, acqua di rose per uno che il segno del suo passaggio romano lo ha lasciato soprattutto per aver dato prova di discriminazione (agli annali le offese a una deputata in sedia a rotelle e l’ammiccamento macho/sessista a un’altra collega – «se ci caliamo le braghe noi, può esserci una bella sorpresa per te»), omofobia e razzismoL’omosessualità è una condizione di infelicità che può essere reversibile», «Se i miei figli fossero gay non sarei contento, sarebbe come se mia figlia mi dicesse mi faccio suora o mi sposo con un marocchino. Anzi, questo sarebbe uno dei peggiori casi che possano capitare») Wikipedia per credere.

maroni-profughi-repubblicaLa fa semplice, lui, al riparo dei suoi tre mandati parlamentari, due da deputato e uno da senatore, con vitalizio e privilegi vari in saccoccia. Belli gli slogan, vero Massimo?

Per curiosità, dov’eri quando il tuo governo ha prodotto la Bossi-Fini, in materia di immigrazione? Perché l’hai votata, ti ricordi?

Dagli scranni del Parlamento, lato maggioranza, cosa hai fatto allora per “mandare tutti a casa” e assicurarti che questo vostro illuminato programma politico fosse concreto e non piuttosto aria fritta da imbonitori di piazza?

Cosa hai detto al tuo ministro e collega di partito Maroni quando sosteneva pari pari il concetto della ripartizione tra territori, al grido di «tutti devono accogliere profughi e clandestini»?

 

Se davvero il nostro è il ruggito del coniglio, perché tu non la smetti di fare il leone da tastiera e vieni con me?

Portami al Consolato albanese, vieni con me in Questura la notte a dire NO come consiglia il tuo segretario federale Matteo Salvini. Dimostra che quello che dici non sono cazzate sparate al vento ma conquiste possibiliAccompagnami in giro e rischia con me denunce varie. Tu magari nemmeno quelle, con lo status perenne di ex parlamentare, vero?

Fino ad allora, continua pure a divertirti sull’altrui lavoro e sulla fatica di chi non può nemmeno contare su un centesimo della tua esperienza. Magari però ripassa con il tuo amico Bitonci, lo sceriffo ex Sindaco di Padova, appena silurato dai suoi. Vatti a rivedere quanto è stata efficace, al netto dei proclami celoduristi, la sua azione autoritaria, tutta volta alla tensione sociale, alla divisione, all’esclusione, in disprezzo cioè della complessità delle relazioni umane.

Un trionfo, nevvéro?

 

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PROFUGHI: l’assenza del Comune di Piacenza è politica.
Non amo i radicalismi, ma altrettanto fuggo dalle forme indefinite che inglobano tutto e il suo contrario.- Stefano Cugini

profughi 7 dicembre 2016Bene ha fatto il Presidente della Provincia, Francesco Rolleri, a convocare un’incontro tra Prefettura e Sindaci, per provare a riallacciare rapporti e collaborazione, ridotti ormai ai minimi termini.

Tentar non nuoce e la buona volontà va sempre apprezzata: ciò nonostante, i cocci rotti prima di essere rimessi in sesto – posto che sia possibile – hanno bisogno di tanta cura.

L’andamento dell’assemblea era ampiamente prevedibile. Questo è il motivo che ci ha convinto, come Comune capoluogo, in qualità di esempio virtuoso di accoglienza e responsabilità, a non partecipare.

Se davvero è stata addotta la scusa di impegni del Sindaco, se davvero l’ha tirata in ballo il Signor Prefetto, siamo ancora più lontani di quanto pensassi dalla ripresa di corretti rapporti istituzionali.

La nostra assenza è squisitamente politica, densa di significato e mirata a mandare un messaggio chiaro alla Prefettura e al resto del territorio.

profughi, dal comune i paletti alla prefettura

Accogliere secondo le linee che invochiamo da tempo, in termini di quantità e di qualità, non è buonismo: al contrario è un’azione di tutela forte per i propri cittadini. Così un’amministrazione presidia il territorio e quello che succede, riconoscendo diritti e pretendendo doveri. Da tutti, persone accolte e soggetti gestori di questa sgangherata accoglienza.

Visto che – volenti o nolenti – gli arrivi saranno collocati, fino a prova contraria, vorrei sapere dai cittadini se preferiscono un Sindaco che continua a dire “NO” e a disinteressarsi di quello che comunque viene organizzato da altri in casa sua o un primo cittadino che supervisiona e coordina con rigore la presa in carico e la serietà di chi la gestisce. Per me non c’è dubbio su quale sia la strada da preferire: basta solo riflettere con la propria testa senza lasciarsi trasportare da semplificazioni inutili e dannose.

Non è più tempo per le parole. La nota riportata nell’articolo qui sopra dice in modo molto chiaro cosa ci aspettiamo in segno di serietà e buona volontà. E anticipa come e quanto la disponibilità a mettersi in ascolto in mezzo a sordi sia ormai al lumicino.

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PROFUGHI: se la toppa è peggio del buco.
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

Qualità non è privilegio, non è dare a qualcuno e togliere ad altri. Qualità é un modo di intendere, una filosofia che si traduce in azione. Ci può essere qualità e dignità anche in un’accoglienza o in una sistemazione modesta ed essenziale: ce lo hanno insegnato i nostri nonni in tempo di guerra e carestia.

Oggi, anno del Signore 2016, con soldi pubblici in gioco, in un contesto avanzato come quello emiliano romagnolo, la qualità é una scelta, l’intervallo di confidenza tra il margine di profitto che un imprenditore cerca e che lo rende diverso da chi si concentra invece sull’aiuto umanitario e la tenuta sociale collettiva.

Venderla diversamente, aggrappandosi all’idea di emergenza, é una scusa misera.

Dalla Prefettura il fastidio per le mie parole. Non mi sono mai sottratto alle domande dei cronisti, su nessun argomento, per rispetto del lavoro altrui e perché io non ho niente da nascondere o di cui vergognarmi.

Finché godrò della fiducia del Sindaco, svolgerò il mio ruolo a testa alta, facendo scelte indipendentemente dalla loro popolarità, assumendomi responsabilità e accettandone le conseguenze. Quando dico qualcosa, si basa su presupposti di verità dimostrabili.

Sua Eccellenza il Prefetto deve rispondere ad Angelino Alfano. Io invece alla mia coscienza e a ogni singolo cittadino di Piacenza, la mia città.

Perciò si, parlo alla mia gente anche attraverso la stampa, in omaggio a quella trasparenza, a quell’idea di amministrazione come “casa di vetro” che o si pratica, o son solo parole al vento.

Se qualcuno non condivide questa abitudine, ne spieghi i motivi alla comunità.

Il bello di tutta questa vicenda è che pure il gestore ha trovato il coraggio di parlare, dimostrandosi poco coordinato, sul piano della comunicazione, con chi dovrebbe coordinarlo. Ho letto attentamente le sue dichiarazioni, ricavandone tre semplici domande:

  1. lunedì 14/11 ho risposto a un’interrogazione del consigliere Putzu e, a precisa richiesta, leggendo una nota della Prefettura, ho escluso arrivi diretti dagli sbarchi. Come mai il Sig. Loranzi dichiara che «i profughi di Lampedusa arrivano direttamente alla Bossina senza altri filtri»?
  2. Se, come dichiarato dal Sig. Loranzi, «la Bossina é una struttura che offre da lavorare a 10 persone», dove si trovavano e quale supervisione esercitavano questi dipendenti nel mentre in cui gli ospiti si divertivano a dare la caccia, scuoiare e cucinare una nutria nel cortile?
  3. A fronte di «fatture su fatture, che attestano spese per migliaia di euro, inerenti cibo, farmaci, indumenti» come giustifica il Sig. Loranzi il verbale di Ausl, laddove cita «condizioni igieniche della struttura in generale, e in particolare di stanze e servizi igienici, fortemente carenti in conseguenza della mancanza di una regolare pulizia, dell’assenza di personale dedicato e della sostanziale assenza nella struttura di materiali e prodotti utili allo scopo»? O dove constata «condizioni personali degli ospiti molto carenti, abbigliamento indossato inadeguato alla stagione, o comunque evidentemente di recupero», con gli stessi ospiti a lamentare «la mancata fornitura di indumenti e scarpe adeguati, di coperte e di prodotti per l’igiene personale (sapone, shampoo)? O – ancora – un locale cucina con «attrezzature obsolete, supporti di sostegno invasi da ruggine, frigorifero e congelatore non adeguati, condizioni di pulizia scarse per arredi, attrezzature, utensili, boiler con portata d’acqua insufficiente», ecc ecc ecc?

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PROFUGHI: le Nazioni Unite in ASP!
Essere onesto può non farti avere tanti amici, ma ti farà avere quelli giusti.- John Lennon

unhcrIl mondo alla rovescia!

Ieri le Nazioni Unite – UNHCR sono state a Piacenza per un sopralluogo a strutture deputate all’accoglienza profughi. Chi indovina il soggetto scelto per essere visitato e valutato? Ve lo dico io: Asp, sempre Asp, solo Asp.

Il Prefetto lamenta scarso personale per andare a Corte Bossina, ma per un giretto in Asp, soli o in compagnia di altri controllori, qualcuno si trova sempre.

Ebbene si, in città si è alzato un polverone su Cascina Bossina, con più di 70 ospiti, a fronte di 25 posti di disponibililtà dichiarati, con tanto di verbale AUSL mandato in Procura della Repubblica (“un colpo basso“, é scappato a qualcuno a cui proprio non era il caso scappasse), e gli ispettori delle Nazioni Unite vengono accompagnati a casa nostra.

Per amor del cielo, a noi va benissimo, nulla da nascondere. Anzi, ne faremo occasione per imparare cose nuove e migliorarci ancora. Ma un po’ singolare lo é, dai.

sopralluogo unhcr

Siccome però sono un inguaribile ottimista, voglio pensare che a un così importante organismo internazionale si sia voluto mostrare il lato migliore della presa in carico sul territorio. A Piacenza in fondo siamo riservati, “i panni sporchi” da tradizione, li laviamo in casa e a portare questi signori da altri gestori si finisce per dover rispondere a domande imbarazzanti. Bon.

Se è così, ora aspetto con ansia di vedere la “biancheria” fresca e pulita sventolare all’aria aperta, sotto gli occhi di tutti, perché a chiunque si possa dimostrare che le brutte macchie sono state levate.

L’importante però é che l’UNHCR non creda, dopo ieri, che quella che ha trovato in Asp sia ia qualità normale dell’accoglienza piacentina, perché non é così. Ieri, signori miei, avete visitato un‘eccellenza.

Se volete fare fino in fondo il vostro lavoro e chi dovrebbe segnalarvi dove guardare decide diversamente, un paio di indirizzi ve li passo volentieri io.

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