diritti, nuovi cittadini, partecipazione, società
CRONACA: evviva i buonisti che si sono presi cura di Marian!
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

homelessMarian è giovane, nemmeno quarantenne. Comunitario, ma lontano da casa, dove non vuol ritornare, per non sentirsi solo e abbandonato.

Marian conosce da troppo tempo la strada, la sporcizia, la malattia.

Arriva una mattina di primavera all’ambulatorio Arcangelo Dimaggio, in via Pozzo: è davvero mal ridotto. Da qui in poi è una storia di presa in carico, di accoglienza, di un incontro tra chi riconosce in te un essere umano e prova, sinceramente, ad aiutarti.

Succede così che curando il fisico, si comincia a curare anche tutto il resto, finché l’alcol smette di essere l’unico amico, il marciapiede smette di essere il ricovero abituale e sognare una vita normale, una casa e un lavoro torna a essere qualcosa meno di pura utopia. Da settembre Marian ha cominciato anche un corso di alfabetizzazione per stranieri.

Ordunque, cari buonisti che avete accolto Marian – perché dovete per forza essere tra quei buonisti che non pensano che tutti ‘sti stranieri finiranno per colonizzarci – vi è andata bene, questa volta, almeno pare.

Chissà, avrebbe potuto essere un terrorista che si fingeva accattone, o un vero accattone con ambizioni da terrorista, avrebbe potuto essere violento o psicopatico. Va là, alla fine era solo un uomo con tanto bisogno di incontrare tra i suoi simili qualcuno che gli tendesse una mano.

Strana gente, voi buonisti!

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curiosità, diritti, rassegna stampa
SINTI. Chi vuol la ruspa al campo nomadi fa spendere ai piacentini 10 volte tanto

Leggo le polemiche sul bando per la gestione del campo sosta Sinti e mi chiedo, ancora una volta, quando il dibattito politico riuscirà a essere maturo.

Con tutto quello che sentono, vivono e sopportano, i cittadini hanno il diritto di sobbalzare quando una notizia sembra sconfinare nell’assurdo. Poi però, passato l’attimo, sarebbe bello voler prima capire che sfogare l’impulsività.

Tocca a chi amministra aiutarli in questo esercizio; spetterebbe a tutta la politica parlare per cognizione di causa senza accendere nuove tensioni. Purtroppo, ci risiamo con la fiera della demagogia, con le sue sciocchezze, falsità, i luoghi comuni adatti a tutte le stagioni.

Il clima da scazzottata al saloon andrebbe lasciato agli spaghetti western, dove fa ridere. Nella vita reale è pericoloso, perché poi c’è sempre chi finisce per prenderlo sul serio.

Prima di entrare nel merito, faccio una premessa per disinnescare i cecchini dei c.d. “buonisti”, categoria che preferisco di gran lunga a quella dei “cattivisti”, di solito “razzisti”, “intollerantisti”, “discriminatoristi”, ma che mi fa venire l’orticaria quando etichettata a sproposito.

Che i Sinti di Torre della Razza abbiano ancora tanta strada da fare per dimostrarsi davvero interessati all’integrazione è un dato di fatto e sarà il caso si diano una mossa in questo senso, perché non basta dirsi italiani e piacentini solo se c’è qualche diritto da reclamare. Da quando abbiamo introdotto a Piacenza il patto di reciprocità, per cui chi ottiene aiuti e contributi dal Comune è tenuto a dare qualcosa in cambio, in termini d’impegno a favore di tutti, la “spina dorsale di vetronon va più di moda e l’assistenzialismo ha smesso di abitare da queste parti.

Glielo ripeto da un paio d’anni: no a percorsi preferenziali per l’ingresso nelle case popolari, no alle micro-aree per chi non si dimostra solvente con la propria piazzola al campo. Se ai diritti non leghiamo i doveri, resta sempre qualcuno che paga al posto di altri. Alla gente per bene, così non va.

I delegati del campo sanno quali impegni abbiamo sottoscritto insieme, e sanno quando. Non sono previste altre deroghe e si annunciano tempi grami per chi si crede più furbo. E’ un principio che ho già espresso in altri ambiti di mia competenza, per essere coerente con l’azione amministrativa.

sinti_alternative al campo nomadi

Ciò detto, parola ai numeri: 130.000€ l’anno di bando significa 3€ al giorno impegnati per attività di sostegno a ogni residente. Troppo? Direi proprio di no se le alternative invocate costano dalle tre alle dieci volte tanto.

Lo dicano ai piacentini, quei politici dallo sguardo corto, che gridano all’insulto ai cittadini onesti e parlano di ruspa da mattina a sera, quanto costerebbe alle loro tasche. Spieghino che la chiusura del campo, inaugurato dalla giunta di centro-destra del Sindaco Guidotti, porterebbe più disagi che vantaggi, dando per certo il ritorno alla condizione preesistente, con soste non autorizzate e di fatto incontrollabili sotto i ponti, nei piazzali, lungo le strade. Confermino, se ne sono consapevoli, che in quel caso la sola presa in carico dei minori in comunità di accoglienza autorizzate, per i quali grava l’obbligo di legge, impegnerebbe risorse pubbliche tra i 365.000 e il 1.460.000€.

Tra l’altro, se fossero corretti, ammetterebbero che i soldi per il bando non li abbiamo distratti da altre voci ma presi dal bilancio del sociale, quello per cui orgogliosamente diciamo di non aver toccato un euro, con una spesa anzi aumentata dal 2012 al 2015 di quasi un milione e mezzo di euro. Bilancio grazie al quale attiviamo interventi a contrasto dell’esclusione sociale, della vulnerabilità, della povertà e a tutela dei minori e delle famiglie. Sono azioni di prevenzione e sostegno che incidono sulla sicurezza e valgono per tutti: sinti, stranieri residenti e piacentini purosangue, che senza supporto dei servizi finiscono a volte per offrire alla città figli che in branco percuotono guardie giurate o danno coltellate ai coetanei per futili motivi.

Singolare poi che quelli sempre pronti agli appelli per una città più sicura, se la prendano ora con un bando che garantisce “il costante controllo delle presenze e dei mezzi” e la registrazione degli “spostamenti dei nuclei in entrata e in uscita mediante attività di guardiania”. Potere della propaganda!

Chi ha parlato finora, dimostra di non conoscere l’argomento, o almeno di far finta. Dire che trasformeremo il campo in camping significa non aver capito che andiamo proprio nella direzione opposta. Di certo rivela l’ignoranza della situazione reale dell’area, in cui il tasso di rotazione è prossimo a zero. Anzi, è proprio questa stanzialità diffusa e di lungo periodo che oggi ci fa pretendere che la particolare storia e cultura di chi nomade lo è solo in via residuale, non siano usate come scuse per trattamenti di favore.

Potrei aggiungere che mentre altrove i contratti per le forniture sono tutti in capo ai Comuni, a Piacenza ogni piazzola ha il suo allaccio; potrei spiegare come sia stata soppressa la linea di trasporto scolastico dedicata per assegnare il compito direttamente alle famiglie. Direi volentieri della completa scolarizzazione e dell’assenza di presenze abusive. Per ora invece mi fermo qui.

Alla luce di quanto ho scritto spero sia chiaro ai tanti cittadini onesti che il vero insulto nei loro confronti è di chi si vuol candidare alla guida della città e continua imperterrito a non capire la differenza tra la responsabilità di amministrare e gli slogan di un’opposizione astiosa, improduttiva e diseconomica, che invece di 100.000€ preferisce spenderne 1.500.000.

*foto Cravedi tratta da Libertà.it 

diritti, nuovi cittadini, partecipazione, società
ISLAM. Incontro in Comune dopo Charlie Hebdo
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

discriminazioneBel momento, parole importanti. Ora però guardo al dopo, a quando sarà finito il tempo delle (giuste) manifestazioni di solidarietà, al ripristino della quotidianità.Allora spero in nuove occasioni per approfondire, specie con i giovani, la conoscenza reciproca, per confrontarci sui molti temi che uniscono e su quelli che segnano differenze.

Tutti siamo scioccati dalla cronaca ma qual è il senso ultimo di pretendere continue prese di distanza dal fanatismo in capo a chi si muove, qui da noi, alla luce del sole.

In quanti piacentini conoscono la storia e le attività della centro?

Spero sia l’alba di nuove relazioni, dei molti “perché”. Il male si contrasta con il sapere e il rispetto reciproci, regole da seguire e ponti da costruire. Tutto il resto è oscurantismo dettato dalla paura e dall’ignoranza.

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ISLAM. Lettera aperta al mondo musulmano
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

Da questa chiave di lettura sarebbe bello partire per organizzare momenti di confronto. Uno scambio di idee aperto, rispettoso dei punti
di vista, criticamente costruttivo. Soprattutto coinvolgendo i più
giovani.

Pubblicato su Huffington Post.it: Aggiornato:

not in my nameCaro mondo musulmano, sono uno tra i tuoi figli allontanati, che ti guarda dal di fuori e da lontano, da questa Francia dove tanti dei tuoi figli vivono oggi. Ti guardo con occhi severi, occhi di un filosofo cresciuto con il taçawwuf (sufismo) e il pensiero occidentale. Ti guardo pertanto dalla mia posizione di barzakh, di istmo tra i due mari d’Oriente e d’Occidente.

E che cosa vedo? Che cosa vedo meglio che altri, siccome ti guardo da lontano con il distacco della distanza? Ti vedo in una condizione di miseria e di sofferenza che mi rende tremendamente triste, ma che rende ancora più duro il mio giudizio di filosofo! Questo poiché vedo che stai mettendo al mondo un mostro che preferisce essere chiamato Stato islamico e al quale qualcuno preferisce dare il nome di demonio: DAESH. La cosa peggiore è che ti vedo perdere il tuo tempo e il tuo onore, rifiutando di riconoscere che questo l’hai fatto nascere tu, è frutto dei tuoi vagabondaggi, delle tue contraddizioni, della tua interminabile scissione tra passato e presente, della tua duratura incapacità a trovare un posto nella civiltà umana.

Che cosa dici davanti a questo mostro? Qual è il tuo discorso? Tu urli “Non sono io!”, “Non è l’Islam”. Rifiuti che i crimini commessi da questo mostro siano commessi sotto tuo nome (hashtag #NotInMyName). Sei indignato davanti ad una tale mostruosità, insorgi quando il mostro usurpa la tua identità, e hai sicuramente ragione di farlo. È indispensabile che davanti al mondo proclami, ad alta voce che l’islam denuncia le barbarie. Ma è assolutamente insufficiente! Poiché tu ti rifugi nel riflesso dell’autodifesa senza assumerti anche, e soprattutto, la responsabilità dell’autocritica. Ti accontenti d’indignarti, quando invece questo momento storico sarebbe stata un’occasione incredibile per rimetterti in discussione! E come sempre, tu accusi invece di prenderti la tua responsabilità: “Smettetela, voi occidentali e tutti voi nemici dell’Islam, di associarci a questo mostro! Il terrorismo non è l’islam, il vero islam, l’islam buono che non vuole la guerra, ma la pace!”.

Sento questo grido di rivolta che sale dentro di te e ti capisco, oh mio caro mondo musulmano. Si, hai ragione, come ciascuna delle grandi idee sacre del mondo, l’Islam durante la sua storia ha creato della Bellezza, della Giustizia, del Senso, del Bene, e ha potentemente illuminato l’essere umano nel cammino del mistero dell’esistenza… Combatto qua in Occidente, in ognuno dei miei libri, affinché tale saggezza dell’islam et di tutte le religioni non sia dimenticata e neanche disprezzata! Ma dalla mia posizione distante, vedo anche qualcos’altro, qualcosa che tu non riesci a vedere o che non vuoi vedere… E questo suscita in me una domanda, LA grande domanda: perché questo mostro ti ha rubato il volto? Perché questo mostro ignobile ha scelto il tuo viso e non un altro? Perché ha preso la maschera dell’islam e non un’altra? La verità è che dietro quest’immagine del mostro si nasconde un immenso problema che tu non sembri pronto a guardare in faccia. Tuttavia è necessario, è necessario che tu abbia il coraggio.

Questo problema è quello delle radici del male. Da dove provengono i crimini di questo cosi detto “Stato islamico”? Te lo dirò, amico mio. E questo non ti farà piacere, ma è mio dovere di filosofo. Le radici di questo male che oggi ti ruba il volto risiedono in te, il mostro è uscito dal tuo ventre, il cancro è nel tuo corpo. E cosi tanti nuovi mostri, peggiori di questi, usciranno ancora dal tuo ventre malato, fintanto che tu ti rifiuterai di guardare in faccia questa verità e che impiegherai del tempo a ammettere e ad attaccare finalmente questa radice del male!

Anche gli intellettuali occidentali, quando dico loro questo, lo vedono con difficoltà: la maggior parte ha talmente dimenticato che cos’è la potenza della religione, nel bene e nel male sulla vita e sulla morte, che mi dicono ” no, il problema del mondo musulmano non è l’islam, non è la religione ma la politica, la storia, l’economia, etc.”. Vivono in società cosi secolarizzate che non si ricordano per niente che la religione può essere il cuore del reattore di una civilizzazione umana! E che nel domani il futuro dell’umanità passerà, non soltanto attraverso la risoluzione della crisi finanziaria e economica, ma in maniera più essenziale anche attraverso la risoluzione della crisi spirituale che attraversa tutta la nostra umanità, senza precedenti! Sapremo unirci tutti, a livello planetare, per affrontare questa sfida fondamentale? La natura spirituale dell’uomo ha paura del vuoto, e se non trova nulla di nuovo per riempirlo lo farà domani con delle religioni sempre più inadatte al presente e si metteranno quindi a produrre dei mostri, come fa l’islam attualmente.

Vedo in te, o mondo musulmano, grandi energie pronte a liberarsi per contribuire a questo sforzo mondiale che consiste nel trovare una via spirituale per il XXI secolo! In effetti, malgrado la gravità della malattia e l’entità delle ombre d’oscurantismo che vogliono ricoprirti interamente, vedo in te una molteplicità straordinaria di donne e di uomini pronti a riformare l’islam, a ricreare il suo genio al di là delle se forme storiche e a partecipare ugualmente al completo rinnovamento del rapporto che l’umanità mantiene fino ad adesso con i suoi dei! Nei miei libri mi sono rivolto à tutti coloro, musulmani e non musulmani, che sperano tutti insieme nella rivoluzione spirituale! Per dare fiducia, con le mie parole da filoso, a quello che intravede la loro speranza.

Nella Oumma (comunità di musulmani) ci sono delle donne e degli uomini civilizzati che sostengono l’idea di un futuro spirituale per l’essere umano. Ma questi uomini non sono ancora abbastanza numerosi e la loro parola non è ancora cosi potente. Onoro la lucidità e il coraggio di tutti loro, i quali hanno capito perfettamente che la nascita dei mostri terroristici dal nome di Al Qaida, Al Nostra, AQMI o dello “Stato islamico” è il risultato della condizione generale della profonda malattia del mondo musulmano. Hanno capito bene che risiedono là, su di un immenso corpo malato, i sintomi più gravi e più visibili delle seguenti malattie croniche: incapacità di istituire delle democrazie durature nelle quali la libertà di coscienza sui dogmi della religione, è riconosciuta come un diritto morale e politico; prigione morale e sociale di una religione dogmatica, idiomatica et ogni tanto totalitaria; fatiche croniche nel migliorare la condizione delle donne riguardo a uguaglianza, responsabilità e libertà; incapacità di distinguere a sufficienza il potere politico dal suo controllo da parte dell’autorità religiosa; incapacità d’istituire un rispetto, una tolleranza e un vero riconoscimento del pluralismo religioso e delle minorità religiose.

Sarebbe pertanto tutto ciò un errore dell’Occidente? Quanto tempo prezioso, quanti anni cruciali perderai ancora, o mio caro mondo musulmano, à causa di questa accusa stupida alla quale tu stesso non credi più e dietro alla quale ti nascondi per continuare a mentire a te stesso? Se ti critico in modo cosi severo non è perché sono un filosofo “occidentale”, ma perché sono uno tra i tuoi figli consapevoli di tutto ciò che hai perduto, della grandezza sbiadita da cosi tanto tempo che è diventata un mito!

In particolare dal XVIII secolo, è giunto il momento di confessartelo insomma, sei stato incapace di rispondere alla sfida dell’Occidente. O ti sei rifugiato nel passato in modo infantile e mortificato, con l’intollerante e cupa regressione del wahhabismo la quale continua a fare dei danni praticamente ovunque all’interno dei tuoi confini, un wahhabismo che tu diffondi a partire dai tuoi luoghi santi dell’Arabia Saudita come un cancro che partirebbe anch’esso dal tuo cuore. Oppure hai seguito il peggio di questo Occidente, producendo com’esso dei nazionalismi e un modernismo che è caricatura della modernità, voglio parlare di questa frenesia di consumo o meglio ancora di questo sviluppo tecnologico incoerente insieme ai loro arcaismi religiosi, che rende le tue ricchissime “élites” del Golfo soltanto delle vittime consenzienti della malattia oramai mondiale che è il culto del dio argento.

Che cos’hai di ammirevole oggi, amico mio? Che cosa rimane in te che sia degno di suscitare il rispetto e l’ammirazione degli altri popoli e civiltà della Terra? Dove sono le tue persone sagge? Hai ancora una saggezza da proporre al mondo? Dove sono i tuoi grandi uomini, chi sono i tuoi Mandela, i tuoi Gandhi, chi sono i tuoi Aung San Suu Kyi? Dove sono i tuoi grandi pensatori, i tuoi intellettuali i cui libri dovrebbero essere letti nel mondo intero come al tempo in cui i matematici e i filosofi arabi e persiani facevano riferimento dall’India alla Spagna? In realtà sei diventato cosi debole, cosi impotente dietro la certezza che risiede sempre in te… Non sai più chi sei né dove vuoi andare e ciò ti rende tanto infelice quanto aggressivo… Ti ostini a non ascoltare coloro che ti invitano a cambiare liberandoti finalmente dalla dominazione, che hai regalato alla religione, della vita intera. Hai scelto di considerare che Mohammed fosse profeta e re. Hai scelto di definire l’islam una religione politica, sociale, morale che deve regnare come un tiranno tanto sullo Stato quanto sulla vita civile, tanto per strada e in casa quanto all’interno di ciascuna coscienza. Hai scelto di credere e d’imporre che l’Islam significa sottomissione quando invece il Corano stesso proclama che “non c’è costrizione nella religione” (La ikraha fi Dîn). Tu hai fatto del suo Richiamo alla libertà l’impero della costrizione! Come può una civiltà tradire il suo testo sacro, fino a questo punto? Penso che sia il momento, nella civilizzazione dell’islam, di istituire questa libertà spirituale, la più sublime e difficile di tutte, al posto di tutte le leggi inventate da generazioni di teologici!

Oggi nella Oumma si sentono numerose voci che tu non vuoi sentire, che insorgono contro questo scandalo, che denunciano questo tabou di una religione autoritaria e indiscutibile di cui si servono i capi per diffondere la loro dominazione all’infinito… Al tal punto che troppi credenti hanno talmente interiorizzato una cultura della sottomissione alla tradizione e ai “maestri della religione” (imams, muftis, shouyoukhs, etc.), che non capiscono neanche che si parla loro di libertà spirituale et non ammettono che si osi parlare loro di scelte personali a proposito dei “pilastri” dell’islam. Tutto ciò costituisce per loro una “linea rossa”, qualcosa di troppo sacro perché possano dare alla loro coscienza il permesso di rimetterlo in discussione! E ce ne sono tante di queste famiglie, di queste società musulmane nelle quali tale confusione tra spiritualità e servitù è radicata nelle loro menti dalla più giovane età e nelle quali l’educazione spirituale è talmente misera che tutto quello che riguarda la religione, in un modo o nell’altro, rimane pertanto qualcosa su cui non si discute!

Adesso questo non è sicuramente imposto dal terrorismo di qualche pazzo, da qualche gruppo di fanatici inviati dallo Stato islamico. No, questo problema è infinitamente più profondo e infinitamente più vasto! Ma chi lo vedrà e chi lo pronuncerà? Chi vuole ascoltarlo? C’è silenzio a questo proposito nel mondo musulmano e nei media occidentali si sente solo più parlare di questi specialisti del terrorismo che aumentano giorno dopo giorno la miopia generale! Bisogna fare in modo che tu, amico mio, non ti illuda credendo e facendo credere che quando si finirà con il terrorismo islamico, l’islam avrà risolto i suoi problemi! Poiché tutto quello che ho evocato, una religione tirannica, dogmatica, letteraria, formalista, maschilista, conservatrice, regressista, è troppo spesso, non sempre, ma troppo spesso, l’islam ordinario, l’islam quotidiano che soffre e fa soffrire troppe coscienze, l’islam della tradizione e del passato, l’islam deformato da tutti coloro i quali lo utilizzano politicamente, l’islam che riesce ancora a mettere a tacere le Primavere arabe e la voce di tutti i giovani che chiedono qualcos’altro. Allora quando farai la tua vera rivoluzione? Questa rivoluzione che nelle società e nelle coscienze farà definitivamente rimare religione con libertà, questa rivoluzione senza ritorno che si accorgerà che la religione è diventato un fatto sociale tra altri ovunque nel mondo, e che i suoi esorbitanti diritti non hanno più alcuna legittimità!

Sicuramente nel tuo immenso territorio ci sono degli isolotti di libertà spirituale: delle famiglie che trasmettono un islam di tolleranza, di scelta personale, di approfondimento spirituale; dei contesti sociali nei quali la gabbia della prigione religiosa si è aperta o semi-aperta; dei luoghi in cui l’islam da ancora il meglio di sé che corrisponde ad una cultura della condivisione, dell’onore, della ricerca di sapere e una spiritualità alla ricerca di questo luogo sacro dove s’incontrano l’essere umano e la realtà ultima chiamata Allah. In Terra islamica e ovunque nelle comunità musulmane del mondo ci sono delle coscienze forti e libere, ma esse sono condannate a vivere la loro libertà senza certezza, senza riconoscenza di un diritto veritiero, lasciate a loro rischio e pericolo di fronte al controllo comunitario o addirittura talvolta di fronte alla polizia religiosa. Fino ad ora non è mai stato riconosciuto il diritto di dire “Io scelgo il mio islam”, “Ho il mio proprio rapporto con l’islam” da parte dell’ “islam officiale” di coloro che hanno una dignità. Questi ultimi invece si ostinano a imporre che “la dottrina dell’islam è unica” e che “l’obbedienza ai pilastri dell’islam è la sola soluzione”.

Questo rifiuto del diritto alla libertà religiosa è una delle fonti del dolore di cui tu soffri, o mio caro amico mondo musulmano, uno dei ventri oscuri dove crescono i mostri che fai infuriare da qualche anno davanti ai volti spaventati del mondo intero. Poiché questa religione del fare impone una violenza insostenibile interamente a tutte le tue società. Questa rinchiude sempre troppe delle tue figlie e tutti i tuoi figli in una gabbia di un Bene e di un Male, di un lecito (halâl) e di un illecito (harâm) che nessuno sceglie ma che tutti subiscono. Imprigiona le volontà, condiziona gli spiriti, impedisce o ostacola qualsiasi scelta di vita personale. In troppi dei tuoi paesi tu associ ancora religione e violenza, contro le donne, contro i “cattivi credenti”, contro le minoranze cristiane o altre, contro i pensatori e gli spiriti liberi, contro i ribelli, in modo tale da arrivare a confondere questa religione e questa violenza , tra i più squilibrati e i più fragili dei tuoi figli, nella mostruosità del jihad!

Pertanto, ti prego, non ti stupire, non fare più finta di stupirti che dei demoni come il cosi detto Stato islamico ti abbiano rubato il volto! Poiché i mostri e i demoni rubano solo i volti già deformi a causa di troppe smorfie! E se vuoi sapere come fare per non mettere più al mondo tali mostri, te lo dirò. È allo stesso tempo semplice e molto difficile. Devi iniziare dal riformare tutta l’educazione che fornisci ai tuoi bambini, è necessario che tu riformi ciascuna delle tue scuola, ciascuno dei tuoi luoghi di sapere e di potere. È necessario che le riformi per dirigerle secondo dei principi universali (anche se non sei il solo a non rispettarli o a persistere nella loro ignoranza): la libertà di coscienza, la democrazia, la tolleranza e il diritto di cittadinanza per ogni diversità nella visione del mondo e nelle credenze, l’uguaglianza dei sessi e l’emancipazione delle donne sotto tutela maschile, la riflessione e la cultura critica del religioso nelle università, la letteratura, i media. Non puoi più tornare indietro, non puoi più fare di meno di tutto ciò! Non puoi più fare meno della rivoluzione spirituale la più completa! È il solo modo per te per non mettere più al mondo tali mostri e se non lo fai sarai ben presto distrutto dalla potenza della distruzione. Quando avrai correttamente portato a termine questo compito colossale, invece che rifugiarti ancora nella malafede e nell’accecamento volontario, allora più nessun mostro spregevole potrà venire a rubarti il volto.

Caro mondo musulmano… Sono solo un filosofo e come sempre alcuni diranno che il filosofo è un eretico. Pertanto io cerco soltanto di far risplendere di nuovo la luce, è il nome che mi hai dato ad ordinarmelo, Abdennour, «Serviteur de la Lumière».

Non sarei mai stato cosi severo in questa lettera se non credessi in te. Come si dice in francese: “Chi ama profondamente, castiga bene”. Al contrario, tutti coloro i quali non sono abbastanza severi con te attualmente, che ti scusano sempre, che ti voglio considerare sempre una vittima, o che non vedono la tua responsabilità in quello che ti accade, tutti loro in realtà non ti fanno del bene! Credo in te, credo nel tuo contributo nel fare del nostro pianeta un universo più umano e allo stesso tempo più spirituale! Salâm, che la pace sia in te.

Abdennour Bidar è filosofo, specializzato in evoluzione contemporanea dell’Islam e delle teorie di secolarizzazione e post-secolarizzazione

diritti
SINTI. SI all’emancipazione. NO ai canali preferenziali.
Essere onesto può non farti avere tanti amici, ma ti farà avere quelli giusti.- John Lennon

Sul tema SINTI la strategia regionale introduce un principio di fondo: i sinti sono cittadini italiani e come tali vanno considerati, accettando il fatto che hanno una storia e una cultura particolare ma non usando questa storia e questa cultura come scuse per trattamenti di favore.

nomadi nuove proposte per superare i campi

La presa in carico del disagio dei #sinti va basata su esigenze comparabili a quelle di tutti gli altri cittadini. Basta con i canali preferenziali.

Si ai percorsi di emancipazione per uscire dalla condizione assistenziale.

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