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Foglie cadenti

Patatrac

"La giunta Barbieri, eterodiretta dalla "Piacenza che conta", perde i pezzi. Ungaretti direbbe: si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie”

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giorni per "far fuori" tre assessori

| Situazione tragica ma non seria

Una farsa che non ci fa onore. Quando mai un Sindaco chiama a fare l’assessore consiglieri eletti per poi farli dimettere? è una vergogna! [Tommaso Foti - Fratelli d'Italia - 2014]

Tanto tuonò che piovve. Patatrac ampiamente annunciato, per quanto tacciato come “chiacchiera da comari” fino a poche ore prima. La giunta Barbieri perde i pezzi e, per dirla alla Ungaretti:

si sta come d’autunno, sugli alberi le foglie

Dato il goffo tentativo di far passare la cosa come l’illuminata decisione di una persona di polso, per chi avesse memoria corta, ecco alcune dichiarazioni del 2014, allorquando fu Paolo Dosi a cambiare gli assetti della squadra:

Una farsa che non ci fa onore. Quando mai un Sindaco chiama a fare l’assessore consiglieri eletti per poi farli dimettere? è una vergogna!

[Tommaso Foti]

Questa totale mancanza di responsabilità nei confronti della città mi urta come cittadino

[Paolo Garetti]

Se non sono in grado di governare, vadano a casa, almeno per dignità politica. Quella che stiamo vivendo è una delle pagine più buie della storia politica recente

[Conferenza stampa congiunta della minoranza]

E fu così che 3 tra i consiglieri più votati dalla gente, passati in giunta meno di un anno e mezzo fa, furono bellamente segati!

Da capogruppo , condivido con i miei la bocciatura senza appello di questi primi 16 mesi di governo del Sindaco: 465 giorni (1/4 di mandato) al passo del gambero, per essere generosi.

Questi signori han vinto predicando netta discontinuità dall’amministrazione Dosi. Peccato che, da subito scostanti e a ranghi sparsi, non si siano contate le volte in cui, messi all’angolo su qualche pratica o sbugiardati sulle tante incoerenze, abbiano provato a bofonchiare, spesso a sproposito, che anche chi c’era prima faceva così.

Il loro lavoro principale fin qui è stato quello di puntellare un’impalcatura che ha nel potere il collante di forze in cui prevalgono distanze politiche e incompatibilità personali, sottolineate in Consiglio da prove muscolari, come quelle che si vedono nei documentari, tra i leoni che rivendicano il territorio.

Non un tema sul quale si siano distinti in positivo! Nel mentre, loro litigano, ma a rimetterci sono il presente e il futuro di Piacenza e dei piacentini tutti.

465 giorni di bulimia di dichiarazioni, quasi sempre smentite dai fatti.

Col sorriso compiaciuto di bambini col giocattolo nuovo, hanno iniziato spargendo sale sui simboli (o presunti tali) di chi c’era prima, per lasciarsi poi il piccolissimo cabotaggio sulla quotidianità e tanta, tantissima confusione sulle questioni strategiche, che ha svelato un mortifero mix tra reale mancanza di visioni e capacità di impantanarsi litigando.

Tirata la riga, oggi troviamo cittadini disorientati, uffici comunali allo sbando, amministratori in perenne conflitto, consiglieri di maggioranza sempre più a disagio.

La situazione è tragica ma non seria.

Quando da questi banchi abbiamo cominciato a parlare di DIS-GIUNTA da DOPO LAVORO, mesi or sono, ricevendo in cambio permalosa irritazione, non era per le nostre doti divinatorie. Siamo solo osservatori attenti.

Un RIMPASTO, per quanto legittima prerogativa, è l’ammissione del fallimento del Sindaco, prima ancora che l’atto con cui si sancisce l’inadeguatezza di uno o più assessori.

Non confondiamo le responsabilità, basta con la favoletta di un primo cittadino in odor di santità, circondato da inaffidabili passacarte.

Se un Sindaco sceglie una squadra e sbaglia componenti, il responsabile è lui e solo lui. Se un Sindaco si fa scegliere in testa la squadra dai partiti o dal suggeritore nella buca, il responsabile resta lui e solo lui.

Principio generale a cui Patrizia Barbieri non può sfuggire.

Il grande bluff dell’indipendenza dai partiti è svelato una volta per tutte.

L’idea che oggi trasuda, proprio dal “palazzo”, ormai incapace di tener riservati spifferi di malcontento che sono diventati folate è di un’amministrazione sempre più spostata a destra, sotto tutela politica, cui non sempre spetta l’ultima parola sulle scelte.

Nominare Massimo Polledri, figura assai nota, per natura abituato ad alternare persona e personaggio, per condividere il governo della città e poi silurarlo stupiti del suo eccessivo personalismo è come voler far sedere l’incredibile Hulk su uno sgabello da campeggio e poi lamentarsi perché lo ha sfondato.

La scusa del personalismo non serve, se non a dimostrare che il nome era stato imposto nei giochi di bilancino iniziali.

All’estremo opposto Paolo Garetti, certo non un personaggio, né un picconatore malato di protagonismo. Le malelingue dicono che sia finito nella buca e abbia pestato un callo di troppo al suggeritore.

Sono tali e tante le voci uscite dalla galleria del vento della sfilacciata maggioranza in questi mesi che, a domanda di un amico

  • Perché Garetti?
  • i suoi dicono che il Sindaco non lo vuole più da mesi e ha fatto continue pressioni su Patrizia Barbieri perché lo silurasse

ho risposto allargando le braccia:

E pensare che la battuta nasce in seno alla stessa maggioranza, prima sussurrata a fil di voce e via via detta con sempre meno pudore.

Per finire con la farsa delle dimissioni finte di Filiberto Putzu, che prima si impunta tanto da far uscire la velina di presunti “dossier”, che posta persino su Facebook col titolo “colori”, salvo poi, fulminato sulla via di Damasco, fare il suo bel passo indietro.

Prendiamo atto che i signori governanti non sentono nemmeno più il bisogno di salvaguardare il comportamento di maniera dell’aver respinto una mozione di sfiducia poche settimane fa solo per non dover ammettere che avevamo ragione noi.

Far fuori un assessore su cui hai appena respinto una mozione di sfiducia è un’offesa all’intelligenza dei cittadini e un inno all’incoerenza.

Piacenza ha bisogno di amministratori che invece di impegni part-time a indennità piena, si dedichino giorno e notte alla città, condividendo una linea comune.

Con queste premesse tremiamo al pensiero che il Sindaco sarà presto anche Presidente della Provincia.

Va bene voler saltare sul carro del buon lavoro di Francesco Rolleri, ma l’impegno di tempo e risorse mentali di un doppio incarico di questa portata richiederebbe un presupposto totalmente assente, cioè un governo del Comune capoluogo in grado di procedere con una sorta di “pilota automatico”, grazie a una squadra ormai coesa e rodata, non in piena fibrillazione.

La sterile invettiva al nemico politico per sviare l’attenzione è un’equazione che non torna più: da mercoledì, tra decisioni prese, interviste rilasciate, comunicati emessi, anche i sassi hanno capito che in questi 465 giorni il nemico dell’amministrazione in carica è l’amministrazione stessa: giunta e consiglieri.

Si tirassero ora  su le maniche e togliessero dalla paralisi la vita della collettività che hanno l’onore di amministrare per interesse diffuso e non particolare.

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Appetiti privati

Affari in vista

"Al di là di norme, regolamenti, statuti, postille e rimandi da azzeccagarbugli, l'opportunità è un buon criterio che dovrebbe sempre accompagnare ciò che è legittimo. Se un'azione è opportuna si ammanta di quell'etica che non necessariamente appartiene a tutto ciò che qualche legislatore o consesso vario hanno stabilito come fattibile. Oggi, nelle scelte, i due principi devono procedere di pari passo. Di questo sono sempre più convinto.”

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COSTO IN € AREA OPERA PIA

| Nuovo ospedale a rischio?

La scelta di accantonare le aree pubbliche e dedicarsi a siti privati e la notorietà già in capo a un paio di soluzioni spero non siano il preludio per ricorsi e ritardi. Perdere il nuovo ospedale sarebbe imperdonabile .

Nuovo ospedale. Un anno di dibattito e alla fine le uniche due aree di di cui si sarebbe dovuto parlare sono state escluse dal tavolo.

A parti invertite avrei voluto vedere cosa avrebbero detto certa politica e certi leoncini da tastiera se un Comune a guida centro-sinistra avesse rinunciato a spazi pubblici di fatto gratis per puntare su aree private

Qui invece passa come normale che le proposte pubbliche inserite nel protocollo firmato da Comune, Ausl, Regione e Demanio siano state spazzate via e ora si pensi a come mettere soldi in tasca a qualche proprietario terriero o immobiliarista privato.

Quasi nessuno si è addirittura domandato se è normale che, in previsione di un bando pubblico (o manifestazione di interesse che sia), in cui va da sè che ogni partecipante debba partire con le stesse possibilità di essere scelto, due aree siano già state promosse

Di più: sono state addirittura valutate da un tavolo tecnico di esperti del Comune e di Ausl, su richiesta specifica del Sindaco di Piacenza.

Non paga, la proprietà dell’area della c.d. “Madonnina”, ovvero l’Opera Pia Alberoni, ha pensato bene di auto-promuoversi sul quotidiano locale, con tanto di specifiche su valori al metro quadro che renderebbero appetibile l’aggiudicazione.

A me pare quanto meno inopportuno, oltreché inusuale. Temo che la pubblicità derivata da questo scatto in avanti (del privato e del Comune), crei le condizioni per ricorsi pressoché certi, che nel caso bloccherebbero l’iter di individuazione del sito e metterebbero a rischio, forse definitivo, il finanziamento per la costruzione del nuovo ospedale.

Io però non sono un esperto e non governo la città: posso solo far notare qualche accordo stonato

Staremo a vedere…

 

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Avvoltoi

Avvoltoi

"Quando la parola d'ordine è banalizzare, quando si cerca l'attacco, il sensazionalismo, quando tutto diventa slogan per intercettare gli istinti, i limiti si spostano verso il basso e ogni trovata sembra lecita, goliardica, efficace. E invece si palesa solo la disgustosa natura di chi è disposto a passare sulla reputazione delle persone”

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NUMERO DIPENDENTI COMUNE DI PIACENZA (circa)

| Bugie sulla pelle dei dipendenti

Un'amministrazione che emette un comunicato in cui racconta balle, facendo passare scadenze di contratto già pianificate per epurazioni figlie della vicenda "furbetti", raggiunge livelli di bassezza impensabili.

Avvoltoi.

Sui furbetti del cartellino: la nota ufficiale del Comune a margine della conclusione dei lavori dell’Ufficio Provvedimenti Disciplinari mi ha profondamente sorpreso per questo passaggio:

Rispetto ai dirigenti e alle posizioni di responsabilità ai vertici delle strutture interessate, alla scadenza del mandato amministrativo, nessuno di costoro ha visto rinnovata la propria posizione e i dirigenti delle strutture interessate sono stati tutti sostituiti

Ecco. A me questo paragrafo proprio non torna.

In verità i dirigenti a tempo determinato sono scaduti come da previsioni a fine giugno ed è in corso una procedura per coprire i posti vacanti.

Abbinare un accadimento temporale già previsto e la storia dei veri (e presunti) furbetti (su cui già mi sono espresso) è un azzardo che sa tanto di sciacallaggio, fango gettato per farsi belli su persone che stanno attraversando un momento già molto difficile.

Perchè, cari i miei giustizialisti a orologeria, sarebbe ora di ammettere che, al netto delle giustissime sanzioni per chi ha meritato di pagare, in troppi sono stati messi alla gogna senza motivo o in modo sproporzionato.A nessuno pare interessare che, una volta passato il clamore mediatico, ci sono esseri umani chiamati a smazzarsi uno shock che può distruggere una persona.

Brutto questo riferimento in una nota data in pasto all’opinione pubblica. Pessimo il richiamo a persone facilmente individuabili, errato nelle premesse e nelle conclusioni.

Ambiguo, dato che così come tra i dirigenti scaduti qualcuno non ha avuto alcun coinvolgimento, tra quelli tuttora al loro posto (perchè a tempo indeterminato) pure con degli interim che ne allargano le competenze, c’è chi aveva diretta responsabilità su dipendenti finiti al centro delle indagini.

Dirò di più: proprio questi dirigenti a tempo indeterminato, dato che non sono dei superman, stanno a tutt’oggi contando sui loro colleghi ex dirigenti per scadenza dei termini – non per esito delle indagini!

Per quale motivo allora la scelta politica di un’amministrazione, che invece di tutelare il capitale umano che merita, decide di partecipare alla macchina del fango, facendo di tutta l’erba un fascio e non preoccupandosi di diffondere una notizia non vera, che oltre a distorcere i fatti, rovina la reputazione di onesti collaboratori?

Avvoltoi

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Terra, etnia, tradizione

Povera Piacenza. Si arretra sui diritti, si indietreggia sulla tutela dell’ambiente, si progetta la chiusura degli spazi di aggregazione giovanili.

Però un amministratore accoglie e dà voce all’estrema destra identitaria e xenofoba. Quella dello slogan “Terra, entia, tradizione” per intenderci.

Ora, che i giovani padani rivendichino la libertà di invitare e ascoltare chi vogliono ci sta.

Non se ne abbiano però se poi i consiglieri Cugini e Rabuffi si indignano per un evento che celebra chi si é imbarcato per ostacolare le operazioni di recupero e salvataggio dei migranti al largo delle coste libiche, cioè per non fare sbarcare disperati in fuga da fame, guerre, torture.

Per noi quella di Defende Europe non é un’esperienza degna di un paese civile e volerla far passare come normale é l’ennesimo tentativo di dare cittadinanza alla banalità del male

Pessimo uso della casa delle associazioni, da chi oggi ha fatto capire di voler chiudere spazio 2 e spazio 4.

La medaglia d’oro di cui si fregia Piacenza racchiude in sè la difesa di valori su cui non si può arretrare, specie in un momento in cui venti di chiusura, discriminazione e nazionalismo stanno soffiando di nuovo forte a livello planetario.

Ci dica il Sindaco Barbieri cosa pensa della presenza di un suo assessore all’incontro con il rappresentante italiano di “generazione identitaria”, che al netto degli equilibrismi di chi tenta di farlo passare come un innocuo momento di dibattito democratico, altro non è che un proscenio concesso a un’associazione razzista.

Per quel che mi riguarda, sarò ovunque emergerà il bisogno di supportare chi è un passo indietro e di non abbassare la guardia verso i pericolosi indizi di un arretramento di sensibilità sociale che la Storia ci ha già dimostrato degenerare poi in tragica disumanità.

Ci sono fili rossi che si tengono, tanti puntini da unire come sulla settimana enigmistica, per ottenere la figura completa. Analogie e connessioni, parti che ahimè, poi finisce che fanno un tutto per nulla rassicurante.

Così, tra il “famo ‘sta sceneggiata” del presidente della Lazio Lotito dopo la vergogna con cui la sua curva fascista ha oltraggiato la memoria di Anne Frank e “é solo un incontro con una persona per approfondire” della Lega piacentina a proposito del nazistello dell’Illinois che gioca a fare il pirata per mare; tra “usciamo dalla rete antidiscriminazione” del Comune e “son solo goliardate” quelle della spiaggia o del ristorante che inneggiano al Duce, io vedo pelose affinità. Sottili, volutamente dissimulate ma pericolosissime.

Così come preoccupante é lo scherno di chi gira la frittata e ti dice che queste denunce dimostrano che sei tu l’antidemocratico. Io denuncio invece. E me ne vanto pure.

Pare superfluo ricordare le parole di Papa Francesco e il suo invito a gettare ponti tra i popoli. Eppure, anche in tema di coerenza cristiana, in troppi si affrettano a predicare bene, razzolando invece tremendamente male.

 

curiosità, in evidenza, politica, società
Che melma!

Il Re Mida, mal consigliato dal Sospetto e dall’Ignoranza, si accinge a giudicare il calunniato, trascinato per i capelli dalla Calunnia e accompagnato dalla Frode, l’Insidia e il Livore. A sinistra, la Penitenza guarda alla Verità, nuda e con lo sguardo levato al cielo.

Questo capolavoro del 1495 si può ammirare agli Uffizi di Firenze, luogo del bello, dove ricaricare le pile e togliersi un po’ delle tante scorie che la cattiveria di certa politicuccia ti lascia addosso. Un mese abbondante di volontaria astensione dai commenti su Facebook ha fatto il resto, facendomi capire quanto ci imbarbarisce star dietro allo schifo che la frustrazione altrui vomita costantemente sulla rete.

In questa categoria come non metterci il post di Tommaso Foti del 9 agosto in cui annuncia tronfio lo scoop – nientemeno – di un avviso di garanzia notificato a due ex assessori della ex giunta Dosi.

Tutti bisbigliano, nessuno lo scrive, #Foti lo dice.

Una chiosa piena di sottointesi, che dà la stura alla solita sfilza di commenti di ogni genere e tipo.

Non contento, il nostro, si stupisce pure che non siano arrivate le smentite! Cioè: uno spara la prima palla che gli passa per la testa e siccome oggi se qualcosa è su Facebook, deve per forza essere vera, tocca agli interessati smentire. Alla faccia del garantismo! Per Foti e i suoi ultras, tutti colpevoli fino a prova contraria

Quindi se io adesso posto che un ex deputato di destra, ora consigliere comunale a Piacenza, è stato filmato a toccare le tette alla Batosa ai giardini Margherita, dobbiamo considerare vera la notizia, salvo smentite?

Dice di non cercare gogne mediatiche. Ha ragione: questa è FOGNA. Calunnia gettata ad arte e con gratuita cattiveria (cui prodest?) che qualifica solo chi agisce in questo modo.

Premesso che a chi amministra un avviso di garanzia può arrivare per mille motivi e non per questo il destinatario è un mostro, resta il fatto che oggi, nell’opinione pubblica in cerca di auto da fè quotidiane, la semplice informazione equivale alla condanna morale, a essere bollati per eterno discredito.

A questo ha mirato Tommaso Foti, a gettare fango a piene mani su un numero ristretto e ben individuabile di persone. Eviti poi di rimarcare che lui non ha fatto nomi.

Non nego che la cosa mi ha creato una certa apprensione, nonostante la coscienza più che limpida. Mi sono domandato se vale la pena impegnarsi tanto a rischio di rimetterci anche la tua credibilità personale, con quel che ne deriva pure a chi ti sta vicino.

La risposta tecnica è stata quella di rivolgermi direttamente alla Procura della Repubblica, con la conferma dell’inesistenza di procedimenti a mio carico.

La scelta umana è tutta nell’immutata voglia di portare un granello di mio contributo personale affinché questa politica becera vada in soffitta. Riuscirci o meno non dipende certo da una persona sola, ma l’esempio è importante e mollare il colpo sarebbe come dirsi sconfitti.

Nel dubbio, ho preso il treno e sono andato agli Uffizi, per ricordarmi che Botticelli è molto, ma molto, meglio di Foti.

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Parole d’onore

Molta emozione, come al primo giorno di scuola. Avrei preferito un altro esordio, ma la democrazia è questa e l’onore di presiedere il primo consiglio comunale da consigliere più votato è grande.

Ho cercato di dire poche parole, ma sentite. Istituzionali.

“Ben trovati alla prima seduta di Consiglio del nuovo mandato amministrativo 2017-2022.

In qualità di consigliere anziano ho l’onore di aprire i lavori e gestirli fino all’esaurimento del 3° punto all’odg relativo alla nomina del Presidente.

Auguro di tutto cuore a ognuno di noi, consiglieri, assessori e Sindaco, con un pensiero speciale a chi entra per la prima volta in quest’aula, di sentire in ogni momento il privilegio del ruolo che siamo chiamati a interpretare e di tradurlo in un lavoro fecondo al servizio di Piacenza: leale, senza sconti, instancabile, di alto profilo e degno delle aspettative che la città ripone nella squadra di governo e in noi tutti.

É un augurio pesante il mio, difficile da realizzare in modo compiuto nei cinque anni che ci attendono. Ma sono tali e tante le sfide a cui saremo collegialmente chiamati che questa assunzione di responsabilità potrebbe rappresentare la più alta premessa per affrontarle nel migliore dei modi, nell’interesse esclusivo dei piacentini, senza distinzione di sesso, nazionalità, lingua, provenienza e religione, opinione politica, condizioni personali e sociali.

Auspico comune impegno perché ogni cittadino riconosca sempre (cit. Statuto – art. 4/1) «la capacità di adattare l’azione amministrativa all’evoluzione dei valori, delle caratteristiche socio economiche della comunità locale e delle caratteristiche dell’ambiente fisico in cui essa vive». Buon lavoro”.

in evidenza, politica
Quattrocentodiciassette

Se esistesse il titolo di Mr. Preferenze gli spetterebbe a pieno diritto. Si perché in questa tornata elettorale l’assessore uscente al welfare Stefano Cugini,  45 anni, è riuscito a rimpinguare il non ricchissimo bottino del PD con ben 417 voti.

Primo fra i candidati consiglieri, seguito a ruota da Massimo Polledri della Lega Nord e da Lorenzo Colla della lista Piacenza Più.

Che Cugini fosse un uomo di peso, all’interno dello schieramento del centro-sinistra, già si sapeva tanto che si era parlato di lui come papabile candidato sindaco prima che dal cilindro uscisse il nome del professor Paolo Rizzi. Ma qualcuno, un po’ malignamente, pensava che le tante polemiche sul tema profughi e soprattutto la vicenda del Nido Farnesiana potessero danneggiarlo. Invece dalle urne è uscito decisamente vincitore.

Come c’è riuscito Cugini?

Io credo avendo fatto il mio lavoro negli ultimi tre anni. La grande soddisfazione è che questi voti, secondo me, sono veramente frutto di un mandato interpretato mettendoci la faccia, prendendo anche posizioni scomode in difesa dei miei concittadini. Questo alla fine ha pagato perché in campagna elettorale non è che abbia fatto qualcosa di diverso o di particolare per andare a prendere preferenze chissà dove.

La vicenda che ha contrassegnato gli ultimi giorni della Giunta Dosi, ossia quella del Nido Farnesiana, temeva la potesse danneggiare in questa corsa?

Dico la verità: quando è successo è stata talmente devastante, come situazione, che non ho pensato al tema elettorale. In quel momento ho scelto di dedicarmi al campo specifico abbandonando qualunque altro tipo di discorso. Non nego che il risultato finale, in termine di consenso, anche a fronte di quello che è successo negli ultimi quindici giorni, penso premi il fatto che ancora una volta ci ho messo la faccia, non mi sono sottratto alle responsabilità. Probabilmente i cittadini questa cosa la hanno apprezzata. L’hanno apprezzata negli ultimi tre anni e l’hanno apprezzata anche negli ultimi quindici giorni.

La strada per il ballottaggio ora è in salita con Rizzi che parte dietro alla Barbieri. Nel caso – dal vostro punto di vita malaugurato – che non riusciste a vincere, Cugini cosa tornerà a fare della sua vita?

Cugini si cercherà un lavoro perché per evitare qualsiasi contestazione – che poi c’è stata puntualmente – quando sono stato nominato assessore mi sono licenziato dalla cooperativa sociale presso cui lavoravo. Avrei potuto andare in aspettativa ma ho preferito dimettermi. Quindi Cugini eventualmente tornerà a cercare un lavoro come fanno decine di migliaia di cittadini italiani ed europei. Dopo di che, nel caso malaugurato appunto che non si riesca in questa emozionante rincorsa, farò una opposizione dura e costruttiva per i prossimi cinque anni. La politica è fatta di maggioranze ma anche di opposizione.

Ci sono 417 persone (e forse anche più visto il numero importante di schede nulle) che mi hanno scelto e che continuerò a rappresentare, a prescindere dal ruolo.

Ce la potete ancora fare?

Certo, assolutamente. Sono un ottimista per natura. Anzi ritengo che le vittorie che arrivano dopo una rincorsa diano ancora più soddisfazione di quando si parte favoriti.

Certo c’è da lavorare, c’è da crederci. Però io, da dentro, ho coscienza di tutto quello che abbiamo fatto, in particolare ho coscienza di quello che è stato fatto sul sociale, sul welfare. Non nego che sarei molto preoccupato dall’impostazione che sul sociale darebbe un governo della città di destra.

Perché qui si continua a parlare di centro destra ma nel caso di malaugurata sconfitta di Rizzi sarebbe la Lega a governare la città, insieme a Fratelli d’Italia, e quindi sarebbe un governo di destra, scelto ovviamente, democraticamente dai piacentini ma pur sempre con tutto il “portato” culturale che li contraddistingue.

Dove potete andare a pescare i voti visto che né da una parte né dall’altra sembrano probabili apparentamenti?

I voti si vanno a prendere parlando con la gente e rilanciando i messaggi che evidentemente sono stati colti poco.  C’è un dato di astensionismo molto alto e quindi ci sono tutti i margini, all’interno di questo astensionismo, per andare a prendere i voti che ci servono per questo sorp
asso. C’è un elettorato che ha votato a sinistra che mi auguro non voglia assolutamente prendere in considerazione che sia la destra a governare la città. Poi c’è un elettorato moderato che è quello di Massimo Trespidi che – in quota parte – è fatto anche di persone che preferiscono un governo di centro-sinistra a quello di destra.

C’è qualcosa che vi potete rimproverare come giunta uscente? Il risultato migliore della Barbieri è frutto anche di una amministrazione Dosi che non è piaciuta?

C’è sempre da rimproverarsi qualcosa. Credo che l’autocritica distingua le persone intelligenti. E’ innegabile che abbiamo lavorato in condizioni molto difficili sotto tutti i punti di vista, dovendo gestire emergenze che nessuno mai aveva gestito; mi viene in mente l’alluvione e poi l’arrivo massiccio di profughi. Tutti temi molto impattanti anche dal punto di vista mediatico e di percezione da parte delle persone. L’abbiamo fatto con il massimo impegno. E’ chiaro che lavorare continuamente in emergenza, con una scarsità di risorse importante, ti espone – in momenti di crisi – a critiche, alcune delle quali sono sacrosante e sulle quali bisogna ragionare. Altre le ho viste molto più strumentali o figlie di poca conoscenza … ma ci stanno. Questa è la democrazia. Io continuo a dire che il sistema elettorale locale è comunque il migliore in assoluto.

Alla fine quello che decideranno i piacentini andrà ovviamente rispettato. Io penso che i piacentini sapranno riconoscere in mezzo al contesto che stiamo vivendo quanto di buono è stato fatto e potrebbero premiarlo ancora con la loro scelta al ballottaggio. 

Carlandrea Triscornia – Piacenzaonline.info

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Bilancio Asp, missione compiuta

«É una barca destinata ad affondare». «C’é il rischio di danno erariale». “Non si capisce la visione politica». «L’unica cosa chiara é che é tutto molto poco chiaro».

Questo dicevano gli “esperti” di politica e amministrazione più o meno due anni fa a proposito di Asp. «O si privatizza o si chiude». In quanti insistevano su questa linea. Sono stato un testone. Siamo stati un manipolo di visionari coraggiosi che hanno messo sul piatto posti e carriere per scommettere sul rilancio del Vittorio Emanuele e degli Ospizi civili.

Ieri, il bilancio preventivo 2017 ci ha detto, al netto di qualche tecnicismo, che il pareggio é una missione compiuta. Dal 2014 al 2016 il risanamento non ha comportato tagli ma assunzioni, da 123 a 235 persone.

I ricavi sono aumentati del 43% a fronte di un 24% di costi, i servizi sono cresciuti e la qualità garantita. Un miracolo? No, il lavoro operaio, vero, quotidiano, motivato di persone che ci hanno creduto. Una squadra, una famiglia, che dall’assessore, al dirigente, all’amministratore unico, al direttore, fino all’ultimo operatore, compresi i famigliari degli ospiti, ha remato in una sola direzione, dando una straordinaria dimostrazione che, insieme, la buona politica non é per niente un miraggio.

É il tempo del sollievo. É il tempo della soddisfazione. Questo dice il documento di sintesi. Ora si fa il pieno di entusiasmo e ci si pongono nuovi obiettivi ancora più ambiziosi. Grazie a tutti!

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Asilo internazionale: la conquista più bella!

Faccio parte di un’amministrazione che ha attraversato forse il più difficile periodo dal dopoguerra a oggi. Rivendico un’attività frenetica, a dispetto di chi parla di torpore e immobilismo, con tanti risultati ottenuti o in cantiere (basta scorrere la linea del tempo qui sotto).

L’asilo internazionale di via Sbolli però mi resterà nel cuore. Sarà il ricordo più bello di questa esperienza unica. Non tutti gli amministratori hanno la fortuna nel loro mandato di poter inaugurare un asilo. Io ci sono riuscito in tre anni. Non era un progetto nel cassetto: è stato pensato, voluto con caparbietà, si è creata la rete, si sono superate difficoltà economiche e burocratiche, si è costruito. Lo si è trasformato in una conquista collettiva, pubblico e privato insieme per il bene della comunità.

Ricordo come fosse oggi le perplessità iniziali, i “chi te lo fa fare“, “non è il momento giusto“, “c’è la crisi, i genitori tengono i bambini a casa“, “a Piacenza la fascia 0-6 anni comunale non esiste“.

Niente, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, perché ancora prima che una struttura avevo in testa un messaggio di speranza, un simbolo, la prova che crediamo nel futuro e nelle giovani generazioni.

Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto con me. Grazie soprattutto ai genitori, che in pochi giorni hanno allontanato le mie paure (“e se poi non ci sono iscrizioni?“).

Abbiamo letto un bisogno e la risposta è stata immediata e clamorosa. Quando guidi una comunità e ti accorgi che il bisogno letto era corretto, è la più grande soddisfazione che possa capitarti. Se poi di mezzo ci sono i bambini, beh, voli per un po’ a un metro da terra. Oh Yes! 🙂

Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini
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Ok al piano di riordino sanitario

L’ho detto in premessa di intervento: “mi impegnerò per essere impopolare e credo di riuscirci dalle prime parole. Sono un convinto sostenitore della democrazia rappresentativa e del ruolo che noi amministratori eletti abbiamo nei confronti dei cittadini. Con buona pace dei tanti tifosi della democrazia diretta o plebiscitaria!

La Conferenza Territoriale Socio Sanitaria di ieri è stata molto pesante: da un punto di vista politico ed emotivo le tensioni erano tante, come è normale che sia quando la posta in gioco è così alta.

In ballo c’era l’approvazione del riordino della rete ospedaliera, ovvero il futuro della sanità provinciale, dei presidi ospedalieri, delle case della salute, dell’Unità spinale di Villanova.

Molti politici contrari al piano hanno messo le mani avanti, dicendo di non sentirsi per questo “cattivi” o “responsabili”. Excusatio non petitaaccusatio manifesta, dicevano i latini. “Chi si scusa si accusa”, diciamo noi del popolo. Ma come: voti “NO” sostenendo che non è colpa tua ma dei cittadini che in quanto sindaco sei tenuto ad ascoltare?

Mannaggia, questa povera gente! Sempre tirata in ballo. Prima per attaccare i sostenitori del riordino, che sarebbero una “casta” sorda alla voce dei cittadini, poi come scudo per giustificare una linea che, pur rispettabile, fa acqua da molte parti. Facciamocene una ragione.

Eccola la mia posizione impopolare: il primo dovere di chi amministra per me non è (solo) quello di ascoltare la voce dei cittadini, ma di fare i loro interessi. Per quanto difficile da spiegare, non sempre le due cose coincidono. Per questo chi amministra deve avere il coraggio delle scelte difficili, che non portano consenso.

Ma quale “piano calato dall’alto”, macché “mancato ascolto”. In Italia se non si creano costantemente fazioni contrapposte, proprio non riusciamo a impostare la dialettica.

Che brutto usare l’opinione pubblica come alibi. Quanto svilisce il nostro ruolo di amministratori. Fino a prova contraria, i cittadini ci eleggono non per farsi tirare la giacca da una politica che antepone lo scontro all’assunzione di responsabilità, non per sentirsi chiedere che direzione prendere, ma per avere risposte e soluzioni ai problemi complessi e ai temi fondamentali di pubblico interesse. Altrimenti che ci stiamo a fare?

La sanità è cruciale e complessa per eccellenza. Nascondere l’incapacità di decidere dietro all’impegno a farsi portavoce della gente per me è tradire il mandato e ferire la democrazia. Chiediamo fiducia in campagna elettorale e assumiamo incarichi per avere il tempo e gli strumenti per acquisire le competenze che pochissimi normali cittadini possono avere. Questo è il senso della rappresentanza: mettere a frutto i privilegi che il ruolo ci assegna per studiare, approfondire, verificare e trasferire responsabilmente alla gente il grado di conoscenza sufficiente per farsi un’opinione non ingenua, non di pancia.

Ho il massimo rispetto per l’opinione pubblica, sia individuale che di gruppo. É uno stimolo a non distrarsi, a stare sul pezzo. É un termometro dell’importanza di una questione. La scelta finale però tocca alla politica democraticamente eletta. Il tempo e il voto della gente ci diranno se abbiamo fatto bene il nistro lavoro.

Il percorso di creazione e affinamento del piano di riordino è durato due anni ed è stato dibattuto in un’infinità di uffici di presidenza, conferenze, consigli comunali. Abbiamo incontrato i primari. La politica, stretta tra comitati e scontri tra partiti, ha chiesto l’opinione degli esperti a più riprese.

Quando finalmente questi esperti ci hanno messo la faccia, quando il “s’ha da fareper la salute dei piacentini lo hanno detto medici, operatori, infermieri, tecnici, uomini e donne di trincea, che la sanità la fanno per lavoro e missione tutti i giorni, sono stati accusati di farsi strumentalizzare come neanche nella Turchia di Erdogan! C’è chi ha detto loro, citando Pirandello, di usare molte maschere e poche facce. Dai, un po’ di serietà!

Avrei voluto vedere cosa avrebbe detto la gente se la politica avesse deciso di fregarsene delle opinioni di questi esperti, ignorando il loro parere e la loro competenza. Se gli esperti avessero detto in coro NO al piano e i politici lo avessero votato?

Invece il mondo della sanità a stragrande maggioranza ha detto SI e siccome per una parte politica questa presa di posizione non va nella direzione voluta, meglio allora tentare la delegittimazione e lisciare il pelo all’opinione pubblica contraria, alle paure, alle posizioni ingenue, al campanilismo.

E si che di errori passati ne sono già stati fatti tanti e le occasioni perse a favore di altri territori confinanti non stanno sulle dita delle mani. Eppure sembra che non si riesca a far tesoro delle esperienze.

Piaccia o non piaccia, si torna sempre al fatto che non è la quantità di persone che si oppone o è a favore di qualcosa che garantisce conoscenze approfondite e competenze reali. Piaccia o no, quando parliamo del futuro della salute di una comunità intera, per me è più giusto ascoltare pareri consapevoli e competenti. Ecco il motivo per cui ho chiesto ai presenti, in quanti di loro salirebbero su un aereo dove il pilota, prima del decollo, volesse sapere dai passeggeri che rotta tenere e a che altezza volare.

In rappresentanza del Comune di Piacenza ho votato SI al piano e l’ho detto guardando simbolicamente negli occhi non solo i 100.000 piacentini ma tutti i 280.000 abitanti della provincia. Ho studiato due anni, chiesto, approfondito. Mi sono convinto. E se ancora avessi avuto qualche perplessità, mi hanno confortato i consigli di persone che della nostra salute hanno fatto una ragione di vita  e che hanno tutta la mia fiducia di cittadino e paziente.

Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini