nuovi cittadini, politica, rassegna stampa, società, welfare e sanità
PROFUGHI: il senso del buonismo combattente
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

L’Afghanistan é un Paese in guerra. Se quattro persone, tra cui due minori, scappano a piedi dalle loro case e si fanno mezzo mondo per finire nel cassone di un Tir all’Ikea di Piacenza, la mia coscienza mi dice di preoccuparmi del loro stato di salute.

Credo nel principio di “restare umani”, come premessa. Prima di consegnarli ai servizi sociali, di espellerli o di classificarli clandestini, potenziali terroristi e inneggiare alle dissennate politiche migratorie di Trump.

Da piacentino ringrazio i Carabinieri, uomini veri, dentro una divisa da onorare. Ciò detto, subito dopo penso ai cittadini esasperati, che hanno ragioni da vendere, lasciati soli dalla politichetta dell’eterna polemica tra populismo e buonismo.

Oggi la gente é vittima di un sistema senza credibilità, litigioso e diseducativo. Che da destra non sembri vero passare all’incasso su un simile argomento è nell’ordine delle cose. Mi chiedo invece quando a sinistra, dove ci si è battuti per la libertà, la lotta alle disuguaglianze, la solidarietà tra popoli, ci si darà una sveglia.

Che un sindacalista mi confessi, mesto, come ormai anche tra gli iscritti dire dei profughi sia tabù (“abbiamo imparato a non andare sull’argomento”), è un grave segno dei tempi. La colpa è di chi parla di “percezione” come se si trattasse di un’allucinazione collettiva, di chi non si espone, perché oggi si perde consenso a girare il dito in questa piaga, di chi si ostina a proporre un “vogliamoci bene” fatto solo di diritti e mai di doveri.

Il diffuso malcontento è figlio di un’accoglienza fatta di approssimazione, scaricabarile e presunti privilegi, che contrasta con il sentimento comune del cittadino italiano, schiacciato da fisco, burocrazia e inefficienze, in una realtà dove il merito si vede col binocolo e la giustizia va al rallentatore. Si aggiungano crisi e conflitti su scala planetaria, si mescoli il tutto e come si fa poi a non capire chi cerca nell’altro un nemico su cui scaricare colpe e frustrazioni.

È giusto? No! Sono razzisti gli italiani? Macché! L’accoglienza è un valore universale, laico, imprescindibile. Finché esistono spazi, risorse e possibilità di farla in modo dignitoso e armonico con la tenuta sociale di un territorio. Però é altrettanto un valore il diritto al buon vivere dei cittadini ospitanti, che non devono essere messi nelle condizioni di pensare che altri stiano ricevendo aiuto a loro discapito (cosa peraltro non vera).

Altro che “cambiare argomento”! Qui bisogna tornare a dialogare, dare risposte e soluzioni, per disinnescare la radicalizzazione ideologica, con le sue spinte xenofobe e nazionaliste. O la semplice, ma non meno preoccupante, incazzatura del pensionato che ne ha le scatole piene.

La sicurezza si ottiene in primis con regole chiare, il rigore di farle rispettare, sanzioni certe. Cose che un Comune non può fare da solo. A Piacenza, dall’inizio del fenomeno, abbiamo tenuto in equilibrio solidarietà umana ed equità sociale. Sulle battaglie che servivano, servono e serviranno l’amministrazione c’è da prima, con più forza e più efficacia di chiunque altro: parlano i fatti, sfido chi se la sente a confutarli nel merito. Ma c’é ancora tanto da fare.

Dopo la fiacca gestione Alfano, il nuovo inquilino del Viminale, Marco Minniti, pare aver intrapreso la strada nel senso e col piglio giusti. A livello locale finché potremo, continueremo a proporre una politica dalla schiena dritta, che ritiene inconcepibile desistere di fronte ai tanti muri di gomma. Perché poi, al netto del risultato finale, é il modo in cui si gioca la partita che qualifica gli interpreti.

 

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SOCIETA’: Mein Kampf per tutti!
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura

mein-kampfDa adolescente ho letto il libercolo del futuro Fuhrer. Che Guevara nel cuore, il poster di John Lennon sopra al letto e Hitler sul comodino: roba da schizofrenici, vero?

Se ci ripenso ricordo, come fosse adesso, lo sguardo preoccupato di papà, che rientrava a tarda sera con il suo toni bisunto e le smorfie di chi al lavoro fatica per davvero.

Impossibile non notare la copertina rossa con la croce uncinata in bella mostra.

Carlo, il mio eroe proletario, che ha disseminato la strada dei suoi figli di consigli in briciole, senza briglie, lasciandoci sempre la responsabilità e il fresco brivido di sentirsi liberi di scegliere la via, in quel caso viveva la fatica di chi si sente in dovere di fermarti.

Finché un giorno, indicando “c’la roba lè“, ha trovato il coraggio di dirmi: “lassa lè, fat mia vegn di stran pinser“.

Rivedo la sua espressione sollevata, quando gli ho spiegato i motivi della mia lettura, la mia voglia di capire, di cercare in quelle pagine cosa aveva potuto drogare centinaia di migliaia di menti fino a sterminare milioni di vite.

mein-kampf

Non mi sconvolge il risultato del concorso del MIUR. Anzi, se nasce da precise scelte educative dei docenti, mi complimento con loro.

Pericoloso il fascino del male? Certo che si, ma le menti si formano stimolandole, sollecitandole con temi complessi. Il male, quello assoluto deve essere studiato fin dal suo stato embrionale; va capito, bisogna  preparare gli anticorpi, individuali e sociali.

Mi spaventano molto di più l’ignoranza, il disinteresse, la superficialità: vizi che portano a sottovalutare i sintomi e a ripetere quelli che possono sembrare errori o semplici leggerezze e invece sono i prodromi di nuove tragedie.

Ora vorrei capire le vere ragioni dell’inserimento in classifica del Mein Kampf. Poi potremo decidere se preoccuparci e quanto.

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MINORI: le IENE a Piacenza.
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

le-ieneQuella sui minori stranieri non accompagnati albanesi è prima di tutto una battaglia etica, di civiltà e giustizia sociale.

Non ci si può fermare, per correttezza nei confronti dei cittadini che pagano le tasse e dei minori che davvero hanno bisogno di aiuto dai servizi sociali, tra cui anche qualche albanese, che adesso rischia di finire nel mazzo.

Il video servizio de “Le Iene” dice molto. Le interviste in Albania e quella ai ragazzi, fatta qui a Piacenza, sono pugni nello stomaco a chi crede nei valori della fiducia, della giusta accoglienza e della solidarietà.

Adesso la legge che mi impone di farmi prendere in giro, pure dal Console (che figura che ci fa!), va cambiata. Così non può continuare. 

 

Dal blog “sportelloquotidiano.com” di Thomas Trenchi, scopro che a precisa domanda, Matteo Salvini comincia la solita tiritera da politicante di lungo corso:

il livello locale deve dire di no. Deve iniziare a dire dei no alle imposizioni che arrivano da Roma e dalle Prefetture, ma poi è un problema che si risolve a livello nazionale

Bene, e bravo il nostro Matteo! Tanto per sapere, oltre a parole al vento buone per tutte le stagioni, lui cosa ha concretamente fatto quando era al Governo e al Ministero dell’Interno c’era il suo amico Bobo Maroni? A quali strumenti ha pensato o ha proposto da quel di Bruxelles per permettere a noi amministratori locali di “dire di no” senza fare collezione di denunce? Il suo partito a Roma si è attivato in qualche modo, oltre a sbraitare “tutti a casa loro”, per proposte concrete, utili a risolvere a livello nazionale il problema che ricade sulle teste dei singoli comuni?

Se non avete soluzioni, finché non portate risposte, qualunque sia la vostra casacca, state zitti. Ci avete stufato! Maschere e parole, da ogni latitudine politica, a infrangersi contro la forza silenziosa degli operatori dei servizi sociali d’Italia, che lavorano giorno e notte con l’orgoglio della loro professionalità e la frustrazione per chi invece di venir loro in soccorso, si perde tra convegni e comparsate TV.

Mi ricorda un verso di Gabriele D’Annunzio:

Teco porti lo specchio di Narciso? Questo è piombato vetro, o mascheraio. Aggiusta le tue maschere al tuo viso, ma pensa che sei vetro contro acciaio.

 

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CASE POPOLARI: maquillage al Ciano
La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

acer sedeCiano, anche questa è fatta, altro taglio del nastro ricco di contenuto. In un periodo di crisi, carenza di risorse, polemiche, regò e cambiamenti di legge all’ordine del giorno, noi proseguiamo spediti nel nostro piano di sistemazione dell’edilizia residenziale pubblica, per dare ai piacentini alloggi popolari al passo coi tempi, in temi di vivibilità, efficientamento energetico, accessibilità. Barriera Farnese, Via Capra, Via XXI Aprile, ora anche San Sepolcro.

Parlare è facile, criticare ancora di più. Poi però qualcuno deve fare. E per fortuna, i nodi vengono al pettine.

ciano maquillage

 

 

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IMMIGRAZIONE: sono un buonista combattente
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

IMG_0362I fatti di Gorino, con una comunità barricata nelle sue paure, rappresentano uno spartiacque impossibile da trascurare.

Il corridoio é stretto e molto facile diventa fraintendere il messaggio che emerge dall’azione quotidiana di chi amministra. Sento allora, un’altra volta, il dovere di spiegare perché certi complimenti, di chi fiero mi snocciola una sua visione di mondo che mi ripugna, sono un campanello d’allarme.

La mia battaglia sull’accoglienza di minori stranieri non accompagnati e adulti richiedenti asilo non ha niente a che fare con quelle di chi urla il suo rifiuto incattivito, condito da una informe poltiglia di nazionalismo, ignoranza reazionaria, razzismo e vera o presunta incapacità di decodificare ciò che é complesso e globale.

Sono un buonista, lo confesso. Combattente però. E ostinato. Io non vedo razze ma persone, per me gli unici confini da difendere sono quelli dell’umanità. Mi hanno insegnato che si aiuta chi ha bisogno e che aiutare vuol sempre dire rinunciare a un po’ di tuo per qualcun altro. Ho imparato che questo prescinde dalla gratitudine o da quello che ci si aspetterebbe in cambio.

La rete di una comunità solidale, per crescere e attecchire, ha bisogno di consapevolezza, intenti condivisi, fiducia reciproca ed equità sociale, con organizzazione e rispetto delle regole a fare da collante. Altrimenti scatta il senso di precarietà e diffidenza, il rancore. E tutto salta, nell’egoismo che ogni guerra tra poveri produce in quantità.

Ammassare persone senza criterio in nome dell’emergenza, accettando passivamente irresponsabilità politica diffusa, vuol dire abdicare al ruolo di guida che i cittadini si aspettano da chi li governa, a ogni livello e con qualsiasi incarico. É essere forte con i deboli e debole con i forti. Significa tollerare che la dignità e i diritti umani siano compressi e creare a monte le condizioni favorevoli per chi vuol lucrare sulla disperazione e l’incapacità.

Se una legge pretende che un Comune continui a farsi carico di minori soli, ben oltre la sue possibilità, va cambiata. Specie se questi si allontanano da strutture di altre città, province, regioni, che hanno i medesimi obblighi di tutela; tanto più se arrivano da uno Stato connivente nella volontà di sfruttare i nostri servizi sociali. Così non si aiuta il bisogno di questi ragazzi e si “spappola” la tenuta sociale di una comunità, che da accogliente diventa ostile. Se chi é tenuto ad applicarla, invece di affiancarci e denunciare con noi il bisogno di cambiamento di un impianto normativo non più adatto, si ostina alla fredda interpretazione, ecco emergere il volto peggiore della burocrazia, lo scarica barile, il disimpegno.

Se la legge é percepita come sopruso dagli ultimi, gli indifesi, i senza potere, siano essi anonimi cittadini o piccoli, cocciuti, amministratori di provincia, indignarsi é un diritto e battersi perché si trovi una soluzione di garanzia collettiva, un dovere. Io mi oppongo e contesto un sistema oggi ingiusto e prendo le distanze da chi, potendo, non perde il sonno per migliorarlo.

Senza slancio morale, senza una nuova stagione resistente, per riprenderci i valori che ci connotano come esseri umani, coltiviamo solo odio e insicurezze, confondendo sempre più vittime e carnefici.

Respingo dunque la solidarietà di quelli che “stiano tutti a casa loro” o “prima gli italiani, i piacentini, quelli del mio quartiere, della mia via, del mio palazzo, del mio pianerottolo“. Biasimo la brutta politica che cerca sempre il colpevole in altri da sé e resta con le mani in mano. Mi sento rappresentante di una cultura accogliente ma giusta, che sta attenta a non discriminare, in nessuna direzione.

Voglio solo poter fare bene il lavoro a cui ho l’onore di dedicarmi ancora per un po’. Pretendo che mi siano forniti gli strumenti adatti per aiutare nel migliore dei modi tutti quelli che hanno bisogno, educare ai comportamenti consoni in una realtà per molti nuova, dimostrare che ha sbagliato indirizzo a chi sgarra, si crede troppo furbo o ha l’ambizione di fare il mantenuto. A prescindere da dove arriva o dal fatto che parli straniero, italiano o dialetto, che é davvero l’ultimo dei nostri problemi.

 

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SOCIETA’: tra istruzione, solidarietà e ordinanze anti bivacco
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

Mi è stata chiesta una riflessione sul modo di vivere gli spazi, sulla la socialità di un luogo e su come si possa favorirla. Per la Treccani la socialità è il modo di raggrupparsi degli individui di una data specie e il suo grado dipende dalle condizioni locali, più o meno favorevoli.

Penso a Porta Galera e alla sua multiculturalità, eco di una genetica sociale in costante ridefinizione, ai bar e marciapiedi quali luoghi dello stare insieme. Prendiamo il Caffè طفل di via Capra, dove la bevuta in compagnia è uso, folklore che toglie tempo alla famiglia e lascia sole le donne in casa, a occuparsi di faccende e bambini. Giudicare è esercizio soggettivo.

Il dato di fatto, purtroppo, è che la birra con gli amici di rado resta una sola. Le idee si confondono al crescere dei bicchieri, le chiacchiere diventano punti di reputazione, urla e insulti strumenti per opporre verità inconciliabili. Non di rado dalle parole si passa ai fatti per motivi futili, sia una partita persa a domino, una bicicletta contesa, o l’onore di un gruppo, presupposto per dimostrare chi è migliore di chi.

Mettiamoci poi l’umanità barcollante che scambia angoli delle vie per orinatoi, incutendo il timore dell’ebbro in chi la incontra ubriaca e vociante per strada, o il richiamo della natura a poco prezzo, soddisfatto con chi, nei dintorni, “l’amore se lo sceglie per professione”. Quadro desolante, cui aggiungere le mogli, chiamate ad accogliere, a tarda sera o a notte fonda, la brutta copia etilica dei loro compagni. Pare dura immaginare una società che si sviluppa su questi presupposti, vero?

Eppure, basta tornare a quando la zona di via Capra era “al Canton di Stall”, cambiare “طفل” con “bambino”, il suo omonimo italiano, e al posto di un locale che nemmeno esiste con quel nome, immaginare l’Ostaria tanto cara ai nostri nonni, dove ci si accapigliava per un carico a briscola e sbronzava con qualche scudlein ad vèi rus (mica birre e domino!) – ed ecco il biasimo di adesso diventare nostalgia d’allora.

Confrontando tempi, abitudini, protagonisti, le analogie si sprecano: poca scolarizzazione, basso reddito, molta strada da fare sul rispetto della condizione femminile. Era un’epoca, pure quella, in cui regolare a cazzotti i conti tra i piasintein dal sass e i furaster era normale, anche se il ricordo lo rende meno volgare delle odierne risse tra magrebini, albanesi o sudamericani.

la fabbrica dei grilli_socialità

Rimessi al loro posto i particolari, il resto fa parte della nostra storia. Potere della memoria, che annacqua derive simili a ciò che ora condanna senza appello, persino compiaciuta di un campanilismo che, quando il mondo sembrava risolversi in un quartiere, muoveva la stessa prontezza di oggi nel vendicare torti e regolare conti in un bar o in mezzo a una strada.

Il punto di osservazione non è cosa da poco. Dalla prospettiva può dipendere il nostro modo di considerare vizi e virtù di un agire, la nostra disposizione al pregiudizio o a stare nelle contraddizioni per uscirne insieme.

Mal comune mezzo gaudio, quindi? Neanche per idea. Da un grande pensatore del Novecento l’invito a respingere la politica del “tanto peggio, tanto meglio, che è solo “un progressivo adattamento a un processo regressivo”.

La ricetta, per quella “forza attiva, concorrente a quella che passivamente si adatta alla fatalità”, rimanda, come allora, a ciò che splende nell’idea di socialità: sapere, agire solidale, confronto. Se si è davvero civili, i reati si perseguono, ma ignoranza e maleducazione si affrontano.

Facile parlare di ruspe con la bava alla bocca. Altra cosa è cercare, attraverso la cultura e il sostegno reciproco, di gettare il seme del riscatto sociale negli ultimi, coltivare conoscenze, consapevolezza, dignità.

Formare persone libere, partendo dai più piccoli, con gli strumenti per capire che esiste una scelta diversa dagli stili di vita nei quali sono soliti crescere. Viva dunque la colletta per i libri di testo ai bambini poveri! A lungo termine efficace come nessuna ordinanza anti bivacco potrà mai essere, nell’eterna distanza tra chi formula visioni di prospettiva e il fiato corto di chi cerca risposte guardandosi l’ombelico.

fotografia: archivio Gianni Croce – Piacenza

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nuovi cittadini, rassegna stampa, società
MSNA: finalmente si batte un colpo!
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

RERGiornata passata in Regione per questioni davvero importanti, tra cui – manco a dirlo – quella dei profughi, in generale, e dei minori stranieri non accompagnati, in particolare. Prima in Cabina di Regia con la vicepresidente Elisabetta Gualmini e poi in Anci, si è finalmente condivisa una presa di posizione comune, concretizzata in una lettera a più firme da indirizzare al Viminale, ai prefetti dell’Emilia Romagna e al Tribunale dei minori.

Sul tema #msna, oltre ai nuovi arrivi dell’Albania, che dimostrano la strafottenza di uno Stato nei nostri confronti, qualcosa sembra muoversi sul piano della consapevolezza e – soprattutto – del coraggio istituzionale. Nonostante il mancato sostegno della Regione al mio “blitz” al consolato albanese di Milano, il dialogo fitto tra territori é proseguito senza sosta.

Voglio pensare che questo appello, dal grande significato politico, sia figlio anche di quel gesto eclatante. Noi non ci fermiamo di sicuro…

Il succo della questione? Nè più né meno di quello che vado dicendo da tempo: non ce la facciamo più. La bomba a orologeria su msna è pronta ad esplodere, tanto più che a quelli che si rivolgono direttamente alle prefetture e ai servizi sociali, presto si aggiungeranno quelli ripartiti dai vari centri di accoglienza, ormai ingolfati.

E’ ora che la politica faccia davvero la sua parte, senza tentennamenti e altre valutazioni che non siano quelle di togliere gli enti locali da questa china pericolosissima per i bilanci e la tenuta sociale.

Da questo punto di vista è essenziale la collaborazione tra istituzioni, questure in primis, che devono intensificare – come bene ha fatto quella di Forlì – le attività investigative. Limitarsi a comunicare ai servizi sociali l’arrivo e la consegna dei ragazzi non è mai stata e ora non può più essere la corretta interpretazione dei propri doveri e del rispetto verso gli altri interlocutori del territorio.

Non dobbiamo rendere meno attrattivo il nostro #welfare, ma aggiornare la legge e perseguire chi prova ad aggirarla.

Adesso i riflettori della stampa regionale e nazionale sono accesi. Il mio obiettivo era questo. Facciamo tutti in modo che non si spengano fino a che non si sarà trovata la soluzione al problema.

Repubblica msna_29 settembre

Repubblica msna 30_9

 

 

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curiosità, diritti, rassegna stampa
SINTI. Chi vuol la ruspa al campo nomadi fa spendere ai piacentini 10 volte tanto

Leggo le polemiche sul bando per la gestione del campo sosta Sinti e mi chiedo, ancora una volta, quando il dibattito politico riuscirà a essere maturo.

Con tutto quello che sentono, vivono e sopportano, i cittadini hanno il diritto di sobbalzare quando una notizia sembra sconfinare nell’assurdo. Poi però, passato l’attimo, sarebbe bello voler prima capire che sfogare l’impulsività.

Tocca a chi amministra aiutarli in questo esercizio; spetterebbe a tutta la politica parlare per cognizione di causa senza accendere nuove tensioni. Purtroppo, ci risiamo con la fiera della demagogia, con le sue sciocchezze, falsità, i luoghi comuni adatti a tutte le stagioni.

Il clima da scazzottata al saloon andrebbe lasciato agli spaghetti western, dove fa ridere. Nella vita reale è pericoloso, perché poi c’è sempre chi finisce per prenderlo sul serio.

Prima di entrare nel merito, faccio una premessa per disinnescare i cecchini dei c.d. “buonisti”, categoria che preferisco di gran lunga a quella dei “cattivisti”, di solito “razzisti”, “intollerantisti”, “discriminatoristi”, ma che mi fa venire l’orticaria quando etichettata a sproposito.

Che i Sinti di Torre della Razza abbiano ancora tanta strada da fare per dimostrarsi davvero interessati all’integrazione è un dato di fatto e sarà il caso si diano una mossa in questo senso, perché non basta dirsi italiani e piacentini solo se c’è qualche diritto da reclamare. Da quando abbiamo introdotto a Piacenza il patto di reciprocità, per cui chi ottiene aiuti e contributi dal Comune è tenuto a dare qualcosa in cambio, in termini d’impegno a favore di tutti, la “spina dorsale di vetronon va più di moda e l’assistenzialismo ha smesso di abitare da queste parti.

Glielo ripeto da un paio d’anni: no a percorsi preferenziali per l’ingresso nelle case popolari, no alle micro-aree per chi non si dimostra solvente con la propria piazzola al campo. Se ai diritti non leghiamo i doveri, resta sempre qualcuno che paga al posto di altri. Alla gente per bene, così non va.

I delegati del campo sanno quali impegni abbiamo sottoscritto insieme, e sanno quando. Non sono previste altre deroghe e si annunciano tempi grami per chi si crede più furbo. E’ un principio che ho già espresso in altri ambiti di mia competenza, per essere coerente con l’azione amministrativa.

sinti_alternative al campo nomadi

Ciò detto, parola ai numeri: 130.000€ l’anno di bando significa 3€ al giorno impegnati per attività di sostegno a ogni residente. Troppo? Direi proprio di no se le alternative invocate costano dalle tre alle dieci volte tanto.

Lo dicano ai piacentini, quei politici dallo sguardo corto, che gridano all’insulto ai cittadini onesti e parlano di ruspa da mattina a sera, quanto costerebbe alle loro tasche. Spieghino che la chiusura del campo, inaugurato dalla giunta di centro-destra del Sindaco Guidotti, porterebbe più disagi che vantaggi, dando per certo il ritorno alla condizione preesistente, con soste non autorizzate e di fatto incontrollabili sotto i ponti, nei piazzali, lungo le strade. Confermino, se ne sono consapevoli, che in quel caso la sola presa in carico dei minori in comunità di accoglienza autorizzate, per i quali grava l’obbligo di legge, impegnerebbe risorse pubbliche tra i 365.000 e il 1.460.000€.

Tra l’altro, se fossero corretti, ammetterebbero che i soldi per il bando non li abbiamo distratti da altre voci ma presi dal bilancio del sociale, quello per cui orgogliosamente diciamo di non aver toccato un euro, con una spesa anzi aumentata dal 2012 al 2015 di quasi un milione e mezzo di euro. Bilancio grazie al quale attiviamo interventi a contrasto dell’esclusione sociale, della vulnerabilità, della povertà e a tutela dei minori e delle famiglie. Sono azioni di prevenzione e sostegno che incidono sulla sicurezza e valgono per tutti: sinti, stranieri residenti e piacentini purosangue, che senza supporto dei servizi finiscono a volte per offrire alla città figli che in branco percuotono guardie giurate o danno coltellate ai coetanei per futili motivi.

Singolare poi che quelli sempre pronti agli appelli per una città più sicura, se la prendano ora con un bando che garantisce “il costante controllo delle presenze e dei mezzi” e la registrazione degli “spostamenti dei nuclei in entrata e in uscita mediante attività di guardiania”. Potere della propaganda!

Chi ha parlato finora, dimostra di non conoscere l’argomento, o almeno di far finta. Dire che trasformeremo il campo in camping significa non aver capito che andiamo proprio nella direzione opposta. Di certo rivela l’ignoranza della situazione reale dell’area, in cui il tasso di rotazione è prossimo a zero. Anzi, è proprio questa stanzialità diffusa e di lungo periodo che oggi ci fa pretendere che la particolare storia e cultura di chi nomade lo è solo in via residuale, non siano usate come scuse per trattamenti di favore.

Potrei aggiungere che mentre altrove i contratti per le forniture sono tutti in capo ai Comuni, a Piacenza ogni piazzola ha il suo allaccio; potrei spiegare come sia stata soppressa la linea di trasporto scolastico dedicata per assegnare il compito direttamente alle famiglie. Direi volentieri della completa scolarizzazione e dell’assenza di presenze abusive. Per ora invece mi fermo qui.

Alla luce di quanto ho scritto spero sia chiaro ai tanti cittadini onesti che il vero insulto nei loro confronti è di chi si vuol candidare alla guida della città e continua imperterrito a non capire la differenza tra la responsabilità di amministrare e gli slogan di un’opposizione astiosa, improduttiva e diseconomica, che invece di 100.000€ preferisce spenderne 1.500.000.

*foto Cravedi tratta da Libertà.it 

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CRONACA. Il dibattito tra partiti? Uno schifo
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

raggi-6751É una mia fissa quella di aspettarmi una certa qualità in politica. Cinque anni fa ho provato per la prima volta quest’esperienza perché convinto di avere qualcosa di mio da aggiungere alla generale voglia di cambiamento.

Ci si impegna per migliorare il mondo, in fondo: poco o tanto, quel che conta è mettercela tutta. Leggo il polverone scatenato a Roma dal compenso che la Sindaca Cinque Stelle ha concesso al suo nuovo capo di gabinetto e penso a quanta strada ci sia ancora da fare.

Non intendo entrare nel merito della somma in sé, da sempre convinto che la professionalità deve essere retribuita il giusto. Trovo urticante la morale di quelli che sanno parlare solo di indistinti tagli di stipendi e indennità, qualunquisti che farebbero le fortune di mediocri e riciclati, ovvero delle uniche categorie infine disposte a ricoprire a prezzi di saldo incarichi di responsabilità.

Rilevo solo che il premio alla competenza dovrebbe valere sempre. Invece, finché ci saranno metalmeccanici, impiegati, neolaureati precari e compagnia bella a far fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, per non parlar di mutui prima casa, tutte queste iper premure verso manager e mega consulenti danno fastidio come la sabbia nel costume da bagno.

É questione di misura, di un rapporto che dovrebbe legare il minimo di chi ha meno con il massimo di chi ha di più. Divagazioni a parte, a mortificarmi è ancora una volta la figuraccia che ci fa la politica, ormai incapace di trattare un tema senza buttarla in rissa.

C’è n’è per tutti. Di nuovo zero rispetto per l’opinione pubblica, stiracchiata di volta in volta a fare il tifo da stadio per questo o quel contendente, allevata in cattività per accogliere solo verità di parte e ostilità per ciò che è altro.

Così i Cinque Stelle, dove tocca a loro, scoprono che amministrare le complessità è esercizio che poco si addice all’indole manichea e che tante dita puntate erano male indirizzate, dovendo fare ora né più né meno di chi li ha preceduti. Appurare che non tutti gli amministratori con idee diverse sono cialtroni corrotti e compiacenti dovrebbe essere motivo di soddisfazione, potrebbe servire a rasserenare un po’ gli animi e ridurre la schiuma alla bocca. In fondo, leggendola da grillino che non sono, significa che non è proprio tutto da buttare, che si può riformare anche senza tsunami.

E invece no. Alle critiche si oppone un vittimismo isterico, agli attacchi si risponde alzando ancora più il tiro. Il destinatario é sempre il popolo, da aizzare in nome del benaltrismo e della lesa maestà ai nuovi salvatori.

Sulla vicenda Raineri la contro accusa a chi la mena con il maxi stipendio, che ordirebbe addirittura un “editto contro tutta la magistratura” è una capriola retorica mal riuscita, un depistaggio insensato. Peccato, la pretesa infallibilità sa di artificiale, fa tanto ipocriti.

D’altro canto, il Partito Democratico, scimmiottando lo stesso modo di fare che biasima, se l’é cercata. Un po’ di buon gusto non farebbe male. Abbiamo ereditato una Capitale al collasso dalla gestione Alemanno (che, fortuna sua, sembra invece uscito dai radar dei commenti) e non abbiamo avuto/non ci siamo dati il tempo per raddrizzare la barca come avevamo promesso, facendo anzi di tutto per esasperare i cittadini. Per l’uomo della strada, chi ci capisce qualcosa nella conduzione della questione Marino alzi la mano. L’immagine dei circoli romani poi, non é certo cosa di cui andare fieri.

Ecco, allora, per decenza e per rispetto di chi vota, che va accompagnato nell’acquisire strumenti di comprensione e scelta e non trasformato in tifoso da curva, si lasci lavorare la neo-Sindaca. Sarebbe anche (e non solo) questione di stile, che non é scritto da nessuna parte debba essere avulso dal confronto politico.

Opposizione costruttiva, questa sconosciuta. Una chimera, rara a tutti i livelli, pure dalle parti di Piazza Cavalli. Si dia a Virginia Raggi un tempo senza sconti, segnando tutto, controllando tutto. Ma invece che occupare le sue giornate a rispondere agli stessi attacchi che subisce chiunque si trova l’onere di governare (se non é decadenza, questa…), ci si distingua, spiccando per senso di responsabilità, dandole il giusto spazio per dimostrare di che pasta é fatta, lei e la sua squadra.

Rendere “pan per focaccia”, tra strilli, cartelli e show in Consiglio comunale dà solo vita a uno spettacolo deprimente, indegno di chi ritiene di avere argomenti seri da mettere sul tavolo. Sei mesi bastano, poi si sceglierà tra il “complimenti”, il “si, però…”, il “non ci siamo proprio”, fino al “vergognati”. Allora non ci saranno alibi, per chi é chiamato al giudizio come per chi é tenuto a rendere conto.

In fine, un pensiero al “consumatore” politico, al “target” di queste campagne elettorali perenni: la gente, la massa, specchio fedele della classe di rappresentanti che vota (quando può), che farebbe bene a pensare un po’ di più alla legge della domanda e dell’offerta e al fatto che se questo brutto modo di far politica va per la maggiore, con il bizzarro a prevalere quasi sempre sul contenuto, è perché paga in termini di consenso.

Che ci si debba dare tutti una regolata?

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PORTA GALERA. Alla Fabbrica dei grilli è tempo di scuola
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

Investire sui bambini è una polizza assicurativa a lunga scadenza. È un mandato vero e proprio, una strategia la cui produttività sarà misurabile nel grado di consapevolezza della società prossima ventura, su quanto questa sarà a proprio agio con i nuovi mutati contesti.

L’obiettivo è creare le condizioni affinché i bambini di oggi diventino gli adulti che affronteranno il domani con i giusti strumenti di decodifica: dinamici, resilienti, multiculturali e poliglotti.

Quinto capitolo della Fabbrica dei Grilli: clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

la fabbrica dei grilli_scuola

 

 

 

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