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SOCIETA’: Mein Kampf per tutti!
Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.- Dante Alighieri, Inferno, canto III

Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura

mein-kampfDa adolescente ho letto il libercolo del futuro Fuhrer. Che Guevara nel cuore, il poster di John Lennon sopra al letto e Hitler sul comodino: roba da schizofrenici, vero?

Se ci ripenso ricordo, come fosse adesso, lo sguardo preoccupato di papà, che rientrava a tarda sera con il suo toni bisunto e le smorfie di chi al lavoro fatica per davvero.

Impossibile non notare la copertina rossa con la croce uncinata in bella mostra.

Carlo, il mio eroe proletario, che ha disseminato la strada dei suoi figli di consigli in briciole, senza briglie, lasciandoci sempre la responsabilità e il fresco brivido di sentirsi liberi di scegliere la via, in quel caso viveva la fatica di chi si sente in dovere di fermarti.

Finché un giorno, indicando “c’la roba lè“, ha trovato il coraggio di dirmi: “lassa lè, fat mia vegn di stran pinser“.

Rivedo la sua espressione sollevata, quando gli ho spiegato i motivi della mia lettura, la mia voglia di capire, di cercare in quelle pagine cosa aveva potuto drogare centinaia di migliaia di menti fino a sterminare milioni di vite.

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Non mi sconvolge il risultato del concorso del MIUR. Anzi, se nasce da precise scelte educative dei docenti, mi complimento con loro.

Pericoloso il fascino del male? Certo che si, ma le menti si formano stimolandole, sollecitandole con temi complessi. Il male, quello assoluto deve essere studiato fin dal suo stato embrionale; va capito, bisogna  preparare gli anticorpi, individuali e sociali.

Mi spaventano molto di più l’ignoranza, il disinteresse, la superficialità: vizi che portano a sottovalutare i sintomi e a ripetere quelli che possono sembrare errori o semplici leggerezze e invece sono i prodromi di nuove tragedie.

Ora vorrei capire le vere ragioni dell’inserimento in classifica del Mein Kampf. Poi potremo decidere se preoccuparci e quanto.

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in evidenza, memorie resistenti, partecipazione, politica
POLITICA: parlare ai giovani per ricordargli che sono il futuro.
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

Ieri ho avuto l’onore e l’opportunità di stare per un paio d’ore con alcuni studenti dell’Università Cattolica di Piacenza, a condividere con loro un progetto di cui vado molto fiero e che a breve conto di presentare. In chiusura ho chiesto qualche secondo per un mio appello personale:

Occupatevi di politica ragazzi. Siete il futuro, la storia ci insegna cose e la cronaca ce le mostra. Fate politica o la politica si farà voi. Che voi siate militanti o semplici spettatori, siate informati, critici, consapevoli. Se leggete qualcosa, ponetevi domande scomode, scavate a fondo. Se un politico vi parla, fategli domande scomode, mettetelo in difficoltà. Avete l’onere di cambiare il mondo, diventando capo di stato o insegnando al prossimo il valore di un semplice grazie. Oggi é un’impresa, ma può essere la sfida più bella di una vita intera.

Così ho detto loro, e mi sono sentito benissimo.

 

 

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MEMORIA. Srebrenica, per non dimenticare
Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura.- Stefano Cugini

BHPoi decidi che ‪#‎Srebrenica ti chiama e trovi che tra i tuoi compagni c’è chi ha perso il fratello in guerra e si era sempre rifiutato di fare questo viaggio della memoria e ora crede che sia venuto il momento perché non puoi andare da solo e chi invece viene per accompagnare il suo amico che accompagna l’italiano perché lui è proprio di quelle parti e la strada la conosce e sarà una nuova occasione per salutare i tanti suoi cari sterminati nel 1995.

Così, scritto tutto d’un fiato. Senza virgole. Perché anche tu che leggi ti senta un po’ soffocare come è successo a me pochi minuti fa.

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memorie resistenti, partecipazione
MEMORIA. 25 aprile, resistenza è…
Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.- Dante Alighieri, Inferno, canto III

partigiani1#‎25aprile ‪#‎resistenza‬ è storia di uomini, gente comune che si è presa sulle spalle l’idea di libertà e ha deciso di costruire un futuro, senza la garanzia di farne parte.

Resistenza è amicizia, sono valori, è senso del dovere, paura, sacrificio. #resistenza è sbagliare e ripartire; è coraggio, ricerca di cambiamento, orgoglio per qualcosa di più alto, che unisce e genera.

#resistenza è attitudine, modo di essere, spinta morale. Resistere ai mali del mondo è ciò che fa di un popolo una comunità di eroi. Ora e sempre.

#‎quipiacenza‬ ‪#‎lamebelapiaseinsa‬ ‪#‎oraesempreresistenza‬

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memorie resistenti, società
MEMORIA. La bicicletta di Mussolini
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

la bicicletta di mussoliniLa bicicletta di #mussolini è un acquerello, la capacità di muovere ricordi, quegli accenni del nonno che non hanno mai voluto diventare racconti.

Sguardi e non detti, perché se per un bambino tutto é favola, non sempre un adulto sa essere un cantore.

Il profumo del sugo in cucina, la Carmen e qualche ghirigoro di quotidianità in tempi fanatici, dove un grembiulino rosso ti poteva procurare guai, la pelle pallida attirare attenzioni non proprio cavalleresche del “mongolo” e quel vicino di casa che, «anche se era fascista, mi aveva visto nascere, e se non c’era lui quel giorno…».

Bravo Stefano Longeri. Bella fotografia, esempio di storie piccole dentro a una troppo grande.

Un libro semplice, gentile, familiare. Perché #Piacenza é questa cosa qua e a furia di esaltare le ideologie in soffitta, finisce che, dimenticandoci da dove siam partiti, finiremo per non godere del pezzo di strada che ci é toccato in sorte.

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MEMORIA. Sant’Anna di Stazzema, che orgoglio tornare!
Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini

"sant'anna di stazzema"Sant’Anna di Stazzema è come sospesa in una dimensione tutta sua. È un monito, oltre il tempo, senza spazio. Non andrebbe visitata durante le commemorazioni, ma in un giorno qualunque, quando sei solo e ti sembra quasi di sentirti gli occhi addosso di chi, su quei prati, non ha scelto, non era pronto a morire. Di chi non c’è più per l’atrocità dei suoi simili, per l’odio cieco del distruttore.

Ho fatto questa esperienza qualche anno fa e non mi è più uscita dalla testa e dal cuore. Ieri il ritorno, con il grandissimo orgoglio di rappresentare la mia città. Indossare la fascia tricolore è qualcosa di speciale, per chi ci crede davvero.

Oggi, in molte parti del mondo, nulla è cambiato in termini di massacri e barbarie.

Tocca a noi. Tocca anche a noi, in ogni piccolo dannatissimo attimo della nostra giornata, di tutti i nostri giorni, per tutta la nostra vita.

Fonte: Libertà.it

Come ogni anno, non mancava il gonfalone della città di Piacenza tra i labari e gli stendardi presenti alla cerimonia di commemorazione della strage di Sant’Anna di Stazzema, di cui ricorreva, il 12 agosto, il 70° anniversario.
Un appuntamento che l’assessore al Nuovo Welfare, Stefano Cugini, definisce “intenso e molto toccante”, sottolineando come dal borgo toscano “arrivi il monito alle giovani generazioni per opporsi all’oblio, alla dimenticanza. Ricordare è fondamentale, per comprendere ciò che è stato e preparare la strada affinché un simile abominio non abbia a ripetersi. Questo triste evento si è celebrato, del resto, in un momento in cui la barbarie della guerra è ancora forte e diffusa su scala internazionale: visitare luoghi come Sant’Anna di Stazzema, per ripercorrerne la storia, è la strada giusta per acquisire una responsabilità collettiva che spinga ciascuno di noi, a cominciare da chi ha ruoli e funzioni istituzionali, a farsi interprete e testimone dei valori imprescindibili della pace, del rispetto del prossimo, del dialogo tra i popoli”.

“Anche il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini – conclude Stefano Cugini – ha invitato i giovani rappresentanti delle scuole italiane ad appropriarsi del futuro per farne un luogo di memoria e di ricerca della verità, mentre Enrico Pieri, presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna, sopravvissuto alla strage del 1944, guardando i ragazzi ha raccontato loro di aver superato il rancore, perché conscio dell’inutilità dell’odio che anima tutte le guerre. In un silenzio irreale e intenso, carico di significato, li ha invitati a seguire il suo esempio”.

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Francesco Daveri
Essere onesto può non farti avere tanti amici, ma ti farà avere quelli giusti.- John Lennon

Francesco Daveri (Emilio)

Francesco Daveri (Emilio)Nato a Piacenza il 1° gennaio 1903, morto a Gusen il 13 aprile 1945, avvocato, medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Di anni 42. Nato a Piacenza il 1º gennaio 1903. Avvocato.
Coniugato e padre di 6 figli. Frequenta il Seminario vescovile di Piacenza fino al ginnasio, poi, nell’ottobre del 1919, è ammesso al Collegio Alberoni.
Nel 1921 abbandona la carriera ecclesiastica ed entra a far parte della “Gioventù cattolica” e della “Federazione universitaria cattolica italiana” (FUCI). Nell’ottobre del 1922 diventa membro del Consiglio della Federazione diocesana, di cui è nominato Segretario per la propaganda nel 1924 e Segretario per le missioni nel 1926. Dal 1927 al 1929 è nel gruppo dirigente della FUCI, poi, dal 1930, la sua adesione alle federazioni e ai circoli cattolici si intiepidisce, in concomitanza con il progressivo accendersi della sua militanza antifascista.
Accanto all’impegno nell’Azione Cattolica, nei primi anni 30 Daveri comincia ad allacciare rapporti e relazioni con molti antagonisti del regime. Nel dicembre del 1942 la sua famiglia è sfollata a Bobbio (PC), ma egli decide di rimanere a Piacenza: qui infatti può svolgere al meglio sia la professione di avvocato che l’attività di oppositore al fascismo. Dopo il 25 luglio 1943, interviene presso il prefetto De Bonis per far scarcerare coloro che avevano manifestato tra le vie del capoluogo per la caduta di Mussolini.
Il 1º settembre lo stesso De Bonis lo nomina Membro della Giunta provinciale amministrativa.
Dopo l’8 settembre è tra i fondatori del Cln di Piacenza, che si costituisce e riunisce periodicamente nel suo studio. Attivo su diversi fronti, grazie alle sue conoscenze all’Arsenale militare ed in varie caserme piacentine gestisce ed organizza il rifornimento di armi per le prime bande partigiane dislocate in Val Nure ed in Val Trebbia.
Condannato dal tribunale della RSI a 5 anni di reclusione per aver bruciato un ritratto di Mussolini (il 26 luglio) assieme all’amico e compagno Raffaele Cantù, nel gennaio del 1944 Francesco Daveri entra in clandestinità, assumendo l’identità di Lorenzo Bianchi. Il 16 marzo 1944 è costretto a rifugiarsi in Svizzera; a Lugano entra in contatto con i servizi segreti alleati, ed in particolare con quelli britannici.
Proprio in virtù di questi rapporti, nel luglio del 1944 ritorna in Italia, a Milano, a svolgere importanti mansioni per conto del Servizio informazioni del Comando generale del CVL. Nello stesso mese Ferruccio Parri in persona gli affida l’incarico di gestire gli scambi di denaro, armi e approvvigionamenti tra Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia.
Il 4 agosto è nominato anche Ispettore militare per il Nord Emilia.
Tradito da una delazione, Daveri è arrestato il 18 novembre 1944 da alcuni membri dalla SD-SIPO (la polizia di sicurezza tedesca), che irrompono nell’edifico al civico numero 1 di Via Sandri, a Milano, dove egli sta organizzando un grosso trasferimento di materiale bellico e grano tra Milano e Piacenza.
Arrestato con l’accusa di spionaggio, è incarcerato a San Vittore con il nome di Lorenzo Bianchi (come risulta dal registro del penitenziario). Torturato ed interrogato più volte all’Hotel Regina (sede della Gestapo e delle SS di Theodor Emil Saevecke), ogni tentativo di liberarlo fallisce.
Il 16 gennaio 1945 è inviato al Lager di Bolzano, e vi rimane per circa due settimane. Il 1º febbraio è caricato su uno degli ultimi convogli ferroviari diretti a Mauthausen, dove giunge il giorno 4 dello stesso mese.
Trasferito nel sottocampo di Gusen II, è destinato al lavoro nella cava di Sankt Georgen. Ammalatosi a causa delle terribili condizioni di prigionia, si spegne nell’infermeria del lager nella notte tra il 12 e il 13 aprile 1945.
Dopo la liberazione gli è stata conferita la Medaglia d’argento al valor militare alla memoria, la Medaglia d’oro al valor civile (assegnata dal Comune di Piacenza, in data 23 aprile 1965) e l’Attestato di benemerenza da parte del Comando Alleato.
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