dispacci resistenti, open consiglio, risultati, società
La banda dell’ortica mese 6

Il secondo semestre del 2017 è stato per il Partito Democratico di Piacenza il periodo in cui imparare e abituarsi a essere minoranza.

Siamo soddisfatti del primo bilancio: abbiamo dimostrato di essere un gruppo coeso e motivato, che non sta in consiglio col broncio a leccarsi le ferite della sconfitta elettorale o a scaldare la poltrona.

Ci siamo dati l’ordine di scuderia di fare in modo che tutti e quattro si possa prendere la parola, argomentare i temi che meglio si conoscono e studiare quelli nuovi. Mai ci siamo mossi in modo individuale o legati a logiche di appartenenza di corrente su scala nazionale, men che meno ci sono stati scatti in avanti o prese di distanza dalla linea comune. Il dibattito al nostro interno è sempre stato franco e senza filtri, a volte pure ruvido, ma siamo sempre usciti con una sintesi accettata e sostenuta da tutti.

Mica era scontato (specie in un momento di difficoltà del partito come quello presente) e per questo penso che possiamo rappresentare un messaggio positivo a ben altri livelli di gestione del potere e un indicatore importante da consegnare ai cittadini in cerca di nuova credibilità della politica.

Stiamo impostando un percorso sui contenuti, supportati dalla segreteria cittadina e provinciale, oltreché dai componenti dell’ex giunta, che con autentico spirito di servizio si sono da subito messi a nostra disposizione.

In Consiglio abbiamo quasi sempre cercato di condividere col resto delle minoranze gli atti che intendevamo sottoporre e, nei confronti degli amministratori al governo, abbiamo mantenuto la promessa fatta alla prima seduta di un’opposizione senza sconti ma senza bastoni tra le ruote.

Data la presenza di molti amministratori alla prima apparizione in Consiglio, abbiamo assistito a tali e tanti “svarioni”, tecnici e comunicativi, che se non ci fossimo imposti di far prevalere la responsabilità sul gossip e la caciara, avremmo riempito pagine di giornale e scatenato polemiche a non finire.

Vogliamo costruire nel tempo un’alternativa seria e credibile, insieme a quanti decideranno di seguirci e darci fiducia. Vogliamo andare in controtendenza e privilegiare la costruzione di un percorso alla ricerca di consenso immediata, evitando di reagire in modo scomposto a offese e macchine del fango.

A dimostrazione dei nostri intenti propositivi e di contenuto, gli atti ispettivi presentati sono numerosi, parecchi dei quali non ancora calendarizzati nonostante siano abbondantemente scaduti tutti i termi temporali possibili e immaginabili.

Purtroppo, eccezion fatta per la mozione sugli orari Acer, nessuno è stato approvato dalla maggioranza, che ha pensato bene – in spregio alle dichiarazioni di collaborazione del neo Sindaco – di rispedire al mittente persino gli emendamenti alle linee di mandato, tra cui quello sulla mappatura delle barriere architettoniche per una città più a misura di disabile e quella sul protocollo per la legalità al polo logistico.

Sappiamo per esperienza quanto sia complicato governare nelle condizioni date oggigiorno. Ciò non di meno, l’augurio per il 2018 è che chi attualmente guida la città la smetta con i piagnistei e col dare colpe all’eredità ricevuta, per cominciare a far intravedere la sua linea senza dipendere dal passato. Le premesse uscite dalla presentazione delle linee di mandato non ci confortano, ma noi siamo positivi per natura.

Per ora le uniche tracce di cambiamento sono preoccupanti ma quasi simboliche: dalle iniziative che segnano un arretramento sul tema dei diritti (uscita rete Ready), alle risoluzioni contro la legge Fiano o lo Ius Soli, allo spazio di parola dato ad attivisti xenofobi.

In concreto, spiccano la chiusura del “pollaio” di Spazio 4 e quella già lasciata intendere di Spazio Belleville, oltre all’annullamento dell’ordinanza che favoriva il traffico su due ruote e al ripristino del doppio senso di marcia sul primo tratto del Corso.

Non pervenute iniziative a contrasto del degrado e a favore di una presunta sicurezza, fiore all’occhiello delle promesse elettorali: basta fare un giro nelle tradizionali zone che da sempre destano più preoccupazione per accorgersi che nulla è cambiato. Basta andare nei giardini pubblici per capire che il senso civico dei piacentini non dipende dal colore politico di chi governa. Basta usufruire dei parcheggi, girare nelle vie del centro o sui mercati per vedere che i problemi agitati come clave prima delle elezioni e sempre indicati come di immediata soluzione non hanno cambiato di una virgola le loro proporzioni. In compenso, è scappato il comandante della Polizia municipale.

Per il resto, clamorosa continuità, mascherata dietro all’impossibilità concreta di apportare significativi cambiamenti, come se i vari temi nevralgici non fossero già stati perfettamente noti, nei particolari, ai vari esponenti di Lega e Forza Italia già presenti nello scorso mandato.

Tutti i provvedimenti della giunta Dosi usati come simbolo di inefficienza e scelte sbagliate durante le elezioni e bollati con la promessa di essere eliminati sono stati invece mantenuti: dalle aliquote irpef, alla tassa di soggiorno, alla gestione dei profughi in capo ad Asp, alle aree demaniali, per arrivare a Borgo Faxhall e al comparto di Terrepadane.

Persino i famigerati biscotti sullo stradone Farnese, invece di essere rimossi come più volte detto, sono stati abbassati con costi non indifferenti.

“Far quadrare ciò che non sarebbe quadrato, a proposito di bilancio”

non è nulla di eccezionale ma solo il compito principale di qualunque amministrazione, in ogni anno di mandato. Come si fanno quadrare i conti dipende dalle scelte politiche di cui è giusto assumersi le responsabilità, senza demandare alla scarsità di risorse la risposta a ogni obiezioni di fronte a iniziative impopolari. C’è chi investe sull’educazione e la formazione dei giovani, chi sulle unità cinofile per la Polizia municipale.

“Qui nessuno è un fenomeno”

ha detto oggi il Sindaco Barbieri. Molto bene. Con questa affermazione, che condividiamo in pieno, speriamo si possa davvero aprire la stagione di governo e chiudere, cosa non chiara a molti consiglieri di maggioranza, la campagna elettorale basata sul principio che – come da verbale delle dichiarazioni di qualcuno:

“si sa, in quel periodo si può dire un po’ di tutto”.

6 mesi di governo di una DIS-GIUNTA, una squadra dissociata tra le promesse e i (pochi) fatti concreti.

Per ora resta la sensazione, plasticamente rappresentata nella conferenza stampa di stamattina, di un Sindaco molto impegnato a ostentare una sicurezza di facciata, in continua tensione per far combaciare tessere di un puzzle assai complicato, laddove l’agire di gran parte dei suoi assessori, nei fatti e nelle comunicazioni pubbliche, a voler essere magnanimi può essere definito estemporaneo e contraddittorio.

Per non parlare dei consiglieri di maggioranza, che in sei mesi hanno curiosamente presentato più interrogazioni rivolte alla loro stessa giunta di quante se ne potessero supporre in cinque anni.

Sei mesi restano comunque un tempo troppo ridotto per un giudizio definitivo.

Noi staremo a vigilare e proporre. Proporre e vigilare.

 

http://www.ilpiacenza.it/politica/il-pd-assessori-deboli-che-smantellano-ma-non-realizzano-le-promesse-elettorali.html

banca dati, in evidenza, risultati, welfare e sanità
Bilancio Asp, missione compiuta

«É una barca destinata ad affondare». «C’é il rischio di danno erariale». “Non si capisce la visione politica». «L’unica cosa chiara é che é tutto molto poco chiaro».

Questo dicevano gli “esperti” di politica e amministrazione più o meno due anni fa a proposito di Asp. «O si privatizza o si chiude». In quanti insistevano su questa linea. Sono stato un testone. Siamo stati un manipolo di visionari coraggiosi che hanno messo sul piatto posti e carriere per scommettere sul rilancio del Vittorio Emanuele e degli Ospizi civili.

Ieri, il bilancio preventivo 2017 ci ha detto, al netto di qualche tecnicismo, che il pareggio é una missione compiuta. Dal 2014 al 2016 il risanamento non ha comportato tagli ma assunzioni, da 123 a 235 persone.

I ricavi sono aumentati del 43% a fronte di un 24% di costi, i servizi sono cresciuti e la qualità garantita. Un miracolo? No, il lavoro operaio, vero, quotidiano, motivato di persone che ci hanno creduto. Una squadra, una famiglia, che dall’assessore, al dirigente, all’amministratore unico, al direttore, fino all’ultimo operatore, compresi i famigliari degli ospiti, ha remato in una sola direzione, dando una straordinaria dimostrazione che, insieme, la buona politica non é per niente un miraggio.

É il tempo del sollievo. É il tempo della soddisfazione. Questo dice il documento di sintesi. Ora si fa il pieno di entusiasmo e ci si pongono nuovi obiettivi ancora più ambiziosi. Grazie a tutti!

in evidenza, partecipazione, risultati, società, welfare e sanità
Ok al piano di riordino sanitario

L’ho detto in premessa di intervento: “mi impegnerò per essere impopolare e credo di riuscirci dalle prime parole. Sono un convinto sostenitore della democrazia rappresentativa e del ruolo che noi amministratori eletti abbiamo nei confronti dei cittadini. Con buona pace dei tanti tifosi della democrazia diretta o plebiscitaria!

La Conferenza Territoriale Socio Sanitaria di ieri è stata molto pesante: da un punto di vista politico ed emotivo le tensioni erano tante, come è normale che sia quando la posta in gioco è così alta.

In ballo c’era l’approvazione del riordino della rete ospedaliera, ovvero il futuro della sanità provinciale, dei presidi ospedalieri, delle case della salute, dell’Unità spinale di Villanova.

Molti politici contrari al piano hanno messo le mani avanti, dicendo di non sentirsi per questo “cattivi” o “responsabili”. Excusatio non petitaaccusatio manifesta, dicevano i latini. “Chi si scusa si accusa”, diciamo noi del popolo. Ma come: voti “NO” sostenendo che non è colpa tua ma dei cittadini che in quanto sindaco sei tenuto ad ascoltare?

Mannaggia, questa povera gente! Sempre tirata in ballo. Prima per attaccare i sostenitori del riordino, che sarebbero una “casta” sorda alla voce dei cittadini, poi come scudo per giustificare una linea che, pur rispettabile, fa acqua da molte parti. Facciamocene una ragione.

Eccola la mia posizione impopolare: il primo dovere di chi amministra per me non è (solo) quello di ascoltare la voce dei cittadini, ma di fare i loro interessi. Per quanto difficile da spiegare, non sempre le due cose coincidono. Per questo chi amministra deve avere il coraggio delle scelte difficili, che non portano consenso.

Ma quale “piano calato dall’alto”, macché “mancato ascolto”. In Italia se non si creano costantemente fazioni contrapposte, proprio non riusciamo a impostare la dialettica.

Che brutto usare l’opinione pubblica come alibi. Quanto svilisce il nostro ruolo di amministratori. Fino a prova contraria, i cittadini ci eleggono non per farsi tirare la giacca da una politica che antepone lo scontro all’assunzione di responsabilità, non per sentirsi chiedere che direzione prendere, ma per avere risposte e soluzioni ai problemi complessi e ai temi fondamentali di pubblico interesse. Altrimenti che ci stiamo a fare?

La sanità è cruciale e complessa per eccellenza. Nascondere l’incapacità di decidere dietro all’impegno a farsi portavoce della gente per me è tradire il mandato e ferire la democrazia. Chiediamo fiducia in campagna elettorale e assumiamo incarichi per avere il tempo e gli strumenti per acquisire le competenze che pochissimi normali cittadini possono avere. Questo è il senso della rappresentanza: mettere a frutto i privilegi che il ruolo ci assegna per studiare, approfondire, verificare e trasferire responsabilmente alla gente il grado di conoscenza sufficiente per farsi un’opinione non ingenua, non di pancia.

Ho il massimo rispetto per l’opinione pubblica, sia individuale che di gruppo. É uno stimolo a non distrarsi, a stare sul pezzo. É un termometro dell’importanza di una questione. La scelta finale però tocca alla politica democraticamente eletta. Il tempo e il voto della gente ci diranno se abbiamo fatto bene il nistro lavoro.

Il percorso di creazione e affinamento del piano di riordino è durato due anni ed è stato dibattuto in un’infinità di uffici di presidenza, conferenze, consigli comunali. Abbiamo incontrato i primari. La politica, stretta tra comitati e scontri tra partiti, ha chiesto l’opinione degli esperti a più riprese.

Quando finalmente questi esperti ci hanno messo la faccia, quando il “s’ha da fareper la salute dei piacentini lo hanno detto medici, operatori, infermieri, tecnici, uomini e donne di trincea, che la sanità la fanno per lavoro e missione tutti i giorni, sono stati accusati di farsi strumentalizzare come neanche nella Turchia di Erdogan! C’è chi ha detto loro, citando Pirandello, di usare molte maschere e poche facce. Dai, un po’ di serietà!

Avrei voluto vedere cosa avrebbe detto la gente se la politica avesse deciso di fregarsene delle opinioni di questi esperti, ignorando il loro parere e la loro competenza. Se gli esperti avessero detto in coro NO al piano e i politici lo avessero votato?

Invece il mondo della sanità a stragrande maggioranza ha detto SI e siccome per una parte politica questa presa di posizione non va nella direzione voluta, meglio allora tentare la delegittimazione e lisciare il pelo all’opinione pubblica contraria, alle paure, alle posizioni ingenue, al campanilismo.

E si che di errori passati ne sono già stati fatti tanti e le occasioni perse a favore di altri territori confinanti non stanno sulle dita delle mani. Eppure sembra che non si riesca a far tesoro delle esperienze.

Piaccia o non piaccia, si torna sempre al fatto che non è la quantità di persone che si oppone o è a favore di qualcosa che garantisce conoscenze approfondite e competenze reali. Piaccia o no, quando parliamo del futuro della salute di una comunità intera, per me è più giusto ascoltare pareri consapevoli e competenti. Ecco il motivo per cui ho chiesto ai presenti, in quanti di loro salirebbero su un aereo dove il pilota, prima del decollo, volesse sapere dai passeggeri che rotta tenere e a che altezza volare.

In rappresentanza del Comune di Piacenza ho votato SI al piano e l’ho detto guardando simbolicamente negli occhi non solo i 100.000 piacentini ma tutti i 280.000 abitanti della provincia. Ho studiato due anni, chiesto, approfondito. Mi sono convinto. E se ancora avessi avuto qualche perplessità, mi hanno confortato i consigli di persone che della nostra salute hanno fatto una ragione di vita  e che hanno tutta la mia fiducia di cittadino e paziente.

Non amo i radicalismi, ma altrettanto fuggo dalle forme indefinite che inglobano tutto e il suo contrario.- Stefano Cugini
in evidenza, risultati, welfare e sanità
PiaceCare vicino a famiglie e anziani

Qui in assessorato abbiamo la fissa di qualificare l’offerta di servizi di cura alla persona e alla famiglia, per favorire l’intgrazione sociale e lavorativa di quei cittadini che sono o vogliono impegnarsi nei servizi socio-assistenziali a domicilio. Vogliamo aiutare i/le badanti, sostenerne la qualificazione e accompagnarne l’inserimento in un mercato del lavoro diverso da quello sommerso, così diffuso in questo ambito.

PiaceCare è un servizio sperimentale di intermediazione, nato apposta per far incontrare domanda e offerta. Si basa sulla creazione di un registro di assistenti familiari preparate/i e sull’attivazione di uno sportello all’Informasociale, dove potranno rivolgersi tutte le famiglie che desiderano assumere regolarmente un assistente per anziani non autosufficienti o disabili.

Per essere inseriti nel registro, gli/le assistenti familiari che ne faranno richiesta dovranno avere alcuni requisiti:

  • maggiore età;
  • avere la cittadinanza italiana o di un paese UE o essere in possesso di regolare titolo di soggiorno a fini lavorativi;
  • aver svolto almeno tre anni di impiego regolare nell’ambito delle attività di cura, documentati attraverso contratti di lavoro o buste paga, oppure avere un attestato di formazione nel lavoro di cura o nell’area servizi socio-sanitari (OSS, Dirigente di comunità, …);
  • essere in grado di presentare almeno una lettera di referenza di un datore di lavoro;
  • dimostrare adeguata conoscenza della lingua italiana, attestata attraverso il superamento di un test appositamente predisposto dal Comune (indicativamente corrispondente al livello A2).

All’informasociale si sosterranno i colloqui per acquisire, attraverso un’apposita check list – sottoscritta dall’interessato per presa visione – gli elementi necessari per effettuare l’incrocio tra domanda delle famiglie e offerta di assistenti.

Come Comune promuoveremo, in collaborazione con soggetti del terzo settore e con l’Ausl di Piacenza, percorsi formativi gratuiti per l’ottenimento dei requisiti. Saranno momenti di qualificazione condotti da esperti nelle varie aree di competenza e a cui gli aspiranti potranno accedere previo superamento del test di conoscenza della lingua italiana. Ci saranno momenti di aula e autoformazione in contesti e postazioni specificamente allestiti. Il corso si concluderà con un test di verifica.

Le famiglie che hanno intenzione di combattere il mercato sommerso e affidarsi a personale qualificato per assistere i propri cari, potranno rivolgersi allo sportello PiaceCare, contattando l’Informasociale. Fisseremo un appuntamento e approfondiremo in un colloquio il reale bisogno assistenziale e i vari elementi utili per individuare l’assistente famigliare più adatto. Ci impegnamo a fornire in 10 giorni lavorativi una rosa di candidati e i relativi CV.

L’unico impegno che chiediamo alla famiglia è quello di darci in seguito un riscontro sull’esito dei contatti con gli assistenti proposti e sull’esperienza avuta, perché il parere delle famiglie è indispensabile per la crescita stessa del servizio.

PiaceCare era nell’elenco di priorità di questo assessorato. Altra promessa mantenuta.

La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini
nuovi cittadini, risultati, welfare e sanità
MINORI Orio al Serio – Tirana, sola andata.
Amministro come so fare il volontario. Non prometto agli altri meraviglie ma lavoro con gli altri per un mondo migliore. Tutti i giorni. Con l’ottimismo ignorante di chi lo crede possibile se fatto insieme. Avete mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica.- Stefano Cugini

Luçiano, Elvis, Qani, Ernest, Albulen, Franc: così si chiamano i primi 6 ragazzi imbarcati all’Aeroporto internazionale di Bergamo, direzione Tirana. Nuovo anno in famiglia. Addio Piacenza.

Ho parlato di persona a questi giovani, e lo farò con tutti quelli che seguiranno. Li ho guardati negli occhi e garantisco che, a prescindere da tutto e nella convinzione di essere nel giusto, l’impatto emotivo di dire a dei minorenni che il loro progetto di vita (migliore) finisce lì e che un aereo li sta aspettando per far rientro a casa, non è cosa da poco.

Le reazioni sono diverse, a seconda della consapevolezza, della sensibilità, dell condizione personale di ognuno. Sicuro che non mi hanno ringraziato.

fatto blueSono soddisfatto? Certo, a patto che questo sia solo l’inizio, che si mettano insieme le piccole e grandi conquiste di questa azione caparbia e si portino a sistema, codificandole in nuove fonti normative che aiutino tutti.

Sono felice? No, per tante ragioni. Perché allontanare è peggio che accogliere; perché finora questa partita la stiamo giocando più o meno da soli; perché abbiamo ottenuto più noi con la perseveranza di chi ha una missione da compiere che tanti altri, con i loro contatti e le loro risorse, che in teoria i problemi agli enti locali dovrebbero risolverli, non farseli risolvere.

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Pazienza. Credo che quello che stiamo ottenendo possa diventare un grande insegnamento per tutti e una bella iniezione di fiducia nei cittadini, che hanno potuto constatare che non è vero che la politica se ne frega sempre e comunque di loro.

 

partecipazione, risultati, welfare e sanità
FRAGILITA’: 100.000€ dal fondo anticrisi
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

fatto orangeA Piacenza, da aprile 2015, abbiamo detto basta all’assistenzialismo applicato al welfare, introducendo il “Patto di Reciprocità” (PDR). Ebbene si, abbiamo giocato d’anticipo e non è la prima volta.

A distanza di un anno e mezzo arriva – su scala nazionale – il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA), una misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un sussidio economico alle famiglie in condizioni disagiate, nelle quali siano presenti minorenni, figli disabili o donne in stato di gravidanza accertata.

Come per il nostro PDR, il sussidio è subordinato a un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa predisposto dai servizi sociali del Comune, in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché con soggetti privati ed enti no profit.

Il progetto coinvolge tutti i componenti del nucleo familiare e prevede specifici impegni per adulti e minori, sulla base di una valutazione globale delle problematiche e dei bisogni. L’obiettivo è quello di aiutare le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l’autonomia.

Per accedere al beneficio il nucleo familiare deve ottenere un punteggio relativo alla valutazione multidimensionale del bisogno uguale o superiore a 45 punti. La valutazione tiene conto dei carichi familiari, nonché delle situazioni economica e lavorativa.

Il Comune di Piacenza a partire dal 2 settembre 2016 e fino al 31 ottobre 2016  ha accolto, istruito per quanto di competenza e trasmesso a INPS 170 domande di cui, a seguito dell’istruttoria di competenza di INPS, solo 34 sono state ammesse al beneficio. La parte decisamente predominante delle domande non accolte è stata esclusa per non aver raggiunto la soglia dei 45 punti. Da noi, al 31 ottobre 2016, parliamo di 98 nuclei (428 persone).

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Per aiutare queste famiglie escluse, d’accordo con le Organizzazioni Sindacali, abbiamo deciso di investire il Fondo Anticrisi 2016, a integrazione della misura nazionale del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) di cui al Decreto Ministeriale del 26 maggio 2016.

Riteniamo questa una scelta coerente con la nostra politica,  in particolare per il fatto di assumere la logica di collegare l’erogazione del contributo alla costruzione di un piano (in collaborazione tra servizi sociali, centro per l’impiego e, se necessario, AUSL) che preveda la responsabilizzazione del nucleo beneficiario e il suo inserimento in percorsi e interventi di politica attiva del lavoro con l’obiettivo di favorire l’occupabilità.

Inoltre l’erogazione mensile del contributo consente proprio di lavorare a un progetto condiviso con l’utente e di monitorarne l’andamento, cosa che più difficilmente si riesce a fare con la modalità del bando e dell’erogazione in un’unica soluzione.

In sintesi, come funzionerà?

  1. Formeremo la graduatoria in base al punteggio ottenuto nella valutazione SIA. In caso di parità di punteggio si considererà l’ordine cronologico di presentazione della domanda.
  2. Erogheremo un contributo anche in questo caso mensile, della durata di 6 mesi che, analogamente al SIA, sarà liquidato bimestralmente.
    Sulla base dei punteggi ottenuti nella valutazione multidimensionale relativa al SIA determineremo la collocazione in tre fasce correlate a tre differenti importi del contributo mensile per ogni componente del nucleo familiare (e attribuibile fino a un massimo di 5 componenti):
    – Punteggi uguali o superiori a 40 e inferiori a 45: contributo massimo;
    – Punteggi uguali o superiori a 30 e inferiori a 40: contributo medio;
    – Punteggi inferiori a 30: contributo minimo.
  3. Manterremo l’impostazione del SIA con riferimento ai piani di attivazione. Ogni beneficiario del contributo comunale dovrà quindi sottoscrivere un piano che preveda forme di attivazione e responsabilizzazione: interventi per favorire il reinserimento lavorativo (attività responsabilizzanti, tirocini, attività di formazione professionale), assunzione di impegni di cura, prevenzione e tutela della salute, etc., comunque nella prospettiva del perseguimento di una maggiore autonomia e del superamento della condizione di povertà.
  4. Escluderemo il riconoscimento del contributo del Fondo Anticrisi per l’anno 2017 dalla cumulabilità con altri sussidi comunali nell’anno 2017.

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risultati, welfare e sanità
CASE POPOLARI: decadenze e mitigazioni
Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini

acer sedeChe in tema di edilizia residenziale pubblica si stia facendo una lotta ai furbetti senza quartiere e precedenti credo sia ormai evidente.

Le case popolari devono essere nella disponibilità temporanea di chi ha più bisogno. Non sono un bene ereditario: è dura da far capire ma è un messaggio giusto e un cambio culturale doveroso.

Proprio perché ritengo importante raggiungere l’equità sociale sistemando le cose che non vanno, prima di qualsiasi altra novità, mi sono battuto in Regione per non introdurre da gennaio gli aumenti dei canoni che erano già stati previsti. A Bologna hanno capito, condiviso e premiato la convinzione con cui abbiamo portato avanti la nostra idea.

Con il nuovo regolamento, l’accesso e la permanenza in ERP sono impostati sul valore ISEE e sulla consistenza del patrimonio immobiliare.

Stiamo incrociando i dati e verificando quante situazioni “strane” saltano fuori. Alcune giustificazioni sono tanto fantasiose da rimanere a bocca aperta di fronte a chi prova a rendersi convincente!

Conformemente a quanto previsto dall’art. 15 c. 1 lett. 3 della Legge e alla Delibera si stabilisce che, per l’accesso e la permanenza, i nuclei debbano possedere i seguenti requisiti:

ACCESSO PERMANENZA
LIMITI VALORE ISEE € 17.154,00 € 24.016,00
LIMITI VALORE PATRIMONIO MOBILIARE € 35.000,00 € 49.000,00

Il superamento di uno solo dei due limiti è sufficiente per precludere l’assegnazione dell’alloggio ERP e/o per determinare la decadenza dall’assegnazione ERP per perdita del requisito del reddito.

Il provvedimento di decadenza implica:

  • l’automatica risoluzione del contratto di locazione;
  • il rilascio dell’alloggio con decorrenza dal 356esimo giorno successivo alla data di dichiarazione di decadenza (e comunque non oltre la data di scadenza del contratto);
  • l’applicazione del canone concordato (ex L 431/1998);

I requisiti per l’accesso e la permanenza devono essere posseduti al momento della presentazione della domanda, permanere al momento dell’assegnazione e successivamente nel corso della locazione,

A tal fine, la situazione reddituale e la permanenza dei requisiti di assegnazione sono accertate con cadenza annuale, come previsto dall’art. 33 comma 1 della Legge.

A norma dell’art. 30 comma 4bis della Legge, il provvedimento di decadenza ha natura definitiva, indica il termine di rilascio dell’alloggio, costituisce titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario e di chiunque occupi l’alloggio e non è soggetto a proroghe.

MITIGAZIONI

Tutto ciò premesso, rigoroso ma equo, resta un dato di fatto: noi non abbandoniamo chi ha bisogno!

Valuteremo i singoli casi, affiancheremo e sosterremo i nuclei che, pur destinatari di pronuncia di decadenza si trovino in condizioni di particolare fragilità e vulnerabilità o presentino un superamento contenuto del valore ISEE o di patrimonio mobiliare, abbiamo previsto la possibilità di sospendere l’emissione del provvedimento di decadenza:

  • solo in via di prima applicazione,
  • per un periodo massimo di due anni, non rinnovabile.

Terminato il periodo di sospensione, il Comune, persistendo la condizione di superamento di uno dei due valori, dichiarerà la decadenza dall’assegnazione oppure, in caso contrario, l’archiviazione del procedimento.

La sospensione può essere concessa esclusivamente nei seguenti casi:

  1. superamento del valore ISEE o di patrimonio mobiliare fino a un massimo del 10%:
ACCESSO SUPERAMENTO DEL 10 %
LIMITI VALORE ISEE € 17.154,00 € 26.417,00
LIMITI VALORE PATRIMONIO MOBLILIARE € 49.000,00 € 53.900,00
  1. superamento del valore ISEE o di patrimonio mobiliare fino a un massimo del 20% ma in presenza delle condizioni di particolare vulnerabilità e fragilità del nucleo:
    1. nucleo composto esclusivamente da persone con invalidità certificata come risultante da DSU e con almeno un membro del nucleo con invalidità certificata di livello grave o non autosufficienza, così come da definizione di cui all’Allegato 3 al DPCM 159/2013;
    2. nucleo composto esclusivamente da persone anziane ultra settantenni e con almeno un membro del nucleo con invalidità certificata risultante da DSU;
    3. nucleo in cui sia presente almeno un minore destinatario di provvedimento di tutela da parte del Tribunale, o un minore con certificazione di disabilità grave o non autosufficienza così come da definizione di cui all’Allegato 3 del DPCM 159/2013.
ACCESSO SUPERAMENTO DEL 20%
LIMITI VALORE ISEE € 17.154,00 € 28.819,20
LIMITI VALORE PATRIMONIO MOBILIARE € 49.000,00 € 58.800,00
  • Il superamento della % di maggiorazione dei valori di oltre 20 punti costituisce condizione di decadenza del nucleo che esclude ogni possibilità di sospensione.

C’è tanto di quel lavoro dietro a queste scelte…

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nuovi cittadini, risultati, welfare e sanità
MINORI: ecco la breccia nel consolato albanese!
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

woman albaniaTra brutte figure sulle TV nazionali e diffide legali patetiche, spunta dal Consolato d’Albania qualche atto concreto. E che atto!

Ho letto tutto d’un fiato: abbiamo davvero segnato il primo punto.

Davide ha tirato uno sganascione a Golia e stavolta pare non avergli fatto solo solletico.

Dopo la nota degli avvocati che di fatto chiede a Prefetti e Questori di Milano e Piacenza di tenermi lontano dagli uffici diplomatici di via Pirelli (ai quali darò presto adeguata risposta), ecco finalmente un’altro scritto dai toni molto più concilianti, che indica nell’oggetto nientepopodimeno che:

  • RIMPATRIO ASSISTITO RELATIVO AI MINORI

nota-albania-rimpatrio_2Piacenza ha creato quel precedente per il quale mi batto da agosto. Basta infinita burocrazia tra i servizi sociali e le commissioni ministeriali a Roma, per supplicare indagini nei paesi di provenienza. Basta stare mesi con le dita incrociate perché qualcuno ci scriva che forse ci sono le condizioni per chiedere ai ragazzi se ci danno il permesso per essere rispediti a casa (hai capito bene, di questo si tratta quando parliamo di “rimpatrio VOLONTARIO assistito“)

Ci siamo rivolti direttamente all’Albania, chiedendo:

“di contattare tempestivamente la famiglia del minore affinché si attivi per riprenderlo in consegna o, in alternativa, indichi se sul territorio nazionale siano presenti parenti che possano prenderlo in affidamento e assumerne la tutela”

Abbiamo fatto presente che (ed è questo che è stato indicato in diffida come nostra “velata minaccia”):

in caso di mancato riscontro, il Comune di Piacenza si riserva di consegnare entro 15 giorni il minore alle autorità consolari che rappresentano a tutti gli effetti lo stato albanese in territorio italiano

La risposta ci rende merito, chiedendoci di comunicare:

la data, l’ora e il punto di frontiera dal quale si effettuerà il rimpatrio assistito dei minori di cui sopra.

 

È un passaggio spartiacque, ed è solo l’inizio. Guai a fermarsi, questa conquista deve essere lo stimolo per recuperare altro entusiasmo, coinvolgere altri amministratori, far sentire ancora di più la nostra voce.


Se ancora non lo hai fatto, FIRMA la petizione su Avaaz.org: “Presidente della Repubblica d’Albania, fermi il flusso di minori albanesi, in Italia a sfruttare i servizi sociali.


Siamo nel giusto e adesso lo riconosce anche l’Albania.

Alla luce di questa svolta, rivendico l’efficacia del mio comportamento fuori dalle righe, almeno per l’ortodossia di una certa politica, molto brava a parlare e poco abituata ai fatti. Vorrei chiedere cosa hanno da dire adesso quelli che, comodamente seduti davanti alla tastiera di un computer, mi hanno accusato di campagna elettorale o piagnistei e propaganda.

A parlare sono buoni più o meno tutti. A urlare anche l’ultimo dei peones non fa fatica. Alla gente però serve chi lavora: ancora una volta sono indispensabili dei sani operai della politica che ci credono e buttano il cuore oltre l’ostacolo.

Per i cittadini, per i piacentini che pagano le tasse, è stata più concreta un’amministrazione pronta a rompere gli schemi e far saltare il banco o quelle opposizioni politiche che invece di unirsi in una causa sacrosanta e dare forza alla nostra azione, si sono limitate al tiro al bersaglio polemico e improduttivo?

Vale per questa partita, come – purtroppo – per tantissime altre, più o meno note all’opinione pubblica.

msna_rimpatrio

Oggi un amministratore deve muoversi con i valori che lo guidano, facendo quello che crede sia l’interesse di tutti, a prescindere dalle appartenenze politiche. Deve farlo mettendosi in gioco, dimostrandosi disposto a rischiare in prima persona per un bene superiore, perché non si muove per se stesso, ma rappresenta una comunità intera.

Faccio mio il messaggio di Papa Francesco in un suo discorso al Consiglio d’Europa, in cui ha richiamato:

“un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”.

Memoria, coraggio, sana e umana utopia

 

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risultati, welfare e sanità
CASE POPOLARI: 3 nuovi alloggi per l’emergenza abitativa.
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

abitazioni erp gialloEmergenza abitativa. Non dobbiamo lasciare niente al caso, anche i piccoli passi sono importanti.

Ecco che per il 2017 abbiamo integrato la dotazione di alloggi destinati all’emergenza abitativa con ulteriori 3 locali, di cui due grandi (circa 80 mq), attrezzati e destinati a nuclei con persone disabili.

Si tratta di appartamenti di proprietà del Comune, che vanno ad aggiungersi alla dotazione ERP e che, da Regolamento comunale per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 14, comma 1), sono espressamente finalizzati ad affrontare la precarietà e l’emergenza, con concessioni provvisorie annuali, prorogabili per un massimo di due anni ma non convertibili in assegnazioni definitive.

emergenza_abitativaSono alloggi d’emergenza: se da un lato ci servono a dare sollievo a famiglie in difficoltà, dall’altro dobbiamo essere fermi, malgrado le immancabili contestazioni, nel far rispettare il regolamento d’uso di questi alloggi, che sono temporanei e si basano sulla rotazione.

Al termine della concessione, il nucleo deve cioè obbligatoriamente riconsegnare l’alloggio libero da persone e cose e senza pendenze economiche. Nel caso in cui ciò avvenga nei termini previsti, lo stesso potrà presentare domanda di assegnazione di alloggio ERP.

In caso di inosservanza, saremo costretti a procedere con l’esecuzione forzata, con la famiglia chiamata a farsi carico delle spese e automaticamente esclusa dalla procedura di assegnazione ERP per 10 anni!

Negli ultimi 4 anni, questa nostra scelta di destinare una quota degli alloggi ERP per affrontare temporanee situazioni di emergenza abitativa ci ha consentito di rispondere ai bisogni di 48 famiglie in situazione di grave difficoltà socio/economica. 

Mi sembra un risultato molto significativo.

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risultati, welfare e sanità
CASE POPOLARI: al via le decadenze
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

Si, é lotta quotidiana, incessante ricerca di giustizia ed equità sociale in un mondo refrattario ai cambiamenti e a mettersi in discussione, più incline a guardare la pagliuzza negli occhi degli altri che la trave nei propri.

furbetti-acer

Perché se con l’ISEE presentato nel 2014, prima del nuovo calcolo, avevi un indicatore di più o meno 14.000€ e grazie al lavoro di incrocio dei dati nel 2015, nuova versione, la tua posizione diventa di quasi 50.000€, con una giacenza media di 60.000€ sul conto corrente e quasi 300.000€ di patrimonio mobiliare, capisci anche tu che io ti metto fuori. Devo farlo.

Saranno pure i risparmi di una vita, ma ciò non toglie che ti puoi permettere un affitto privato. Eh già, devi proprio liberarmi l’alloggio, nei tempi giusti, ma senza ripensamenti.

Si. Me lo liberi anche se mi strilli incavolato nero che lo facciamo per dare le case agli stranieri e “minacci” di rivolgerti alla stampa, al Gabibbo, a Barbara d’Urso…

Pensi che mi diverta? Sbagli. So solo che è giusto così.

Ordine di scuderia: avanti tutta con le decadenze!

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