PET (Tomografia a Emissione di Positroni): si tratta di uno strumento essenziale per la gestione dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali di tutta l’area oncologica. Piacenza a oggi ne è sprovvista.

La nostra sanità per ora può ricorrere a questo fondamentale macchinario grazie a una convenzione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma.

Il principio per cui chiediamo alla Regione Emilia Romagna, attraverso una RISOLUZIONE che ci auguriamo ottenga il voto favorevole di tutto il Consiglio comunale (non appena riusciremo a convocarne di nuovo uno!) è molto semplice.

Dotare il nostro ospedale di una PET colmerebbe in primis una carenza della provincia tutta. In più, sarebbe un’azione concreta di contrasto alla mobilità passiva e di compatibilità con i tempi di cura previsti dalle linee guida regionali.

Insomma, se pensiamo al pesante tributo che anche noi stiamo pagando a causa del contagio da Coronavirus.

Se consideriamo la risposta eccezionale, in termini di professionalità, tempestività, competenza e dedizione al lavoro che il mondo sanitario generalmente inteso sta offrendo a Piacenza e provincia;

Se riteniamo che vorrà pur dire qualcosa l’importante riconoscimento ottenuto dalla sanità piacentina, con l’ospedale Guglielmo da Saliceto inserito nella classifica delle migliori strutture italiane del “Newsweek World’s best hospitals 2020”…

Beh, dai… alla luce di tutto questo, ci saremo anche meritati sul campo di essere degni di grande attenzione e di una positiva risposta alle sacrosante richieste della nostra sanità. O no?

Proprio ieri, il Commissario regionale all’emergenza Sergio Venturi, persona seria (che conosco da anni), ha detto che la Regione ripartirà da Piacenza. Ecco una prima, significativa, occasione.

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