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FATTO! Bandito il concorso pubblico per educatori degli asili nido.

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Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

freepik bambini5Oggi il Comune di Piacenza ha condiviso con i sindacati la scelta di bandire un concorso pubblico per gli educatori di asilo nido. Ci sarà una quota riservata del 40% per la stabilizzazione del personale precariio e la restante quota aperta a tutti.

Ho fortemente sostenuto questa opzione e me ne assumo la responsabilità, ben sapendo che alcune persone saranno scontente. Per me è un messaggio importante rivolto ai giovani, un segnale di speranza nella possibilità di trovare un futuro nel pubblico impiego.

Oltre tutto, a Piacenza, abbiamo una responsabilità doppia, visto che ospitiamo la facoltà di scienze della formazione dell’università Cattolica.

Tra l’altro, per fugare ogni dubbio e confutare alcune posizioni di parte (CGIL in primis), occorre dire che la scelta di bandire un concorso pubblico, con riserva di posti, per l’assunzione a tempo indeterminato di 9 educatori è proprio volta a superare il precariato attualmente esistente.

L’attuazione di questo obiettivo non può prescindere da un adeguato accesso dall’esterno perché così dispongono le procedure di reclutamento in vigore per la Pubblica Amministrazione. La norma infatti prevede che le Amministrazioni possano riservare l’accesso ai concorsi al personale che, alla data del 30.10.2013, abbia maturato, nell’arco temporale degli ultimi 5 anni, almeno 3 anni di servizio nella stessa qualifica con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato alle dipendenze dell’Ente, purché tale riserva di posti rispetti il limite massimo del 50% delle risorse finanziarie complessivamente disponibili per assunzioni.  Con riferimento al Comune di Piacenza, il numero di educatrici (in servizio) in possesso dei 3 anni di anzianità richiesti dalla normativa, è molto limitato.

Da qui la decisione di bandire un concorso pubblico per 9 posti di cui 4 riservati a favore delle educatrici in possesso dei 36 mesi di servizio alla data dianzi citata. In caso di concorso totalmente riservato infatti, fermo restando il vincolo di legge di cui sopra, il numero delle educatrici già in servizio impossibilitate a partecipare sarebbe stato di gran lunga superiore a quello delle ammesse.

La scelta del concorso pubblico si propone al contrario di favorire la più ampia partecipazione delle educatrici precarie allo scopo di non disperdere le professionalità acquisite.

Ritengo di poter ragionevolmente affermare che queste educatrici, nell’affrontare le prossime prove concorsuali, metteranno a frutto e valorizzeranno le esperienze formative, i saperi e le pratiche pedagogiche che hanno avuto modo di conoscere e sperimentare in questi anni di lavoro al nido.

In definitiva, sono molto soddisfatto: il Comune ha aperto alla partecipazione, offrendo speranza e possibilità a tanta gente.

Abbiamo pensato a un percorso capace di interpretare la migliore sintesi tra garanzie offerte alle educatrici che già collaborano con il servizio pubblico e l’opportunità per le giovani generazioni, che vivono di precariato o sono in cerca di una prima occupazione post-laurea.

Con un occhio sempre più attento alla qualità e l’inserimento tra i titoli preferenziali della conoscenza dell’inglese e del linguaggio dei segni.

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