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CRONACA. Quando il gruppo si fa branco

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La politica è fatta dalle persone e nessuno ha primogeniture ed esclusive. Solo insieme si cresce. Se c’è onestà intellettuale e vero amore per la causa del bene comune, le diverse appartenenze sono contenitori che indicano vie possibili, non compartimenti stagni che creano realtà parallele.- Stefano Cugini

vigilante aggreditoGruppetto di giovani. Tutti sulla ventina. Tutti piacentini.

Mi è venuta voglia di andare sulle bacheche di quei leoni da tastiera che si infiammano quando uno straniero ne combina una, alla ricerca di qualche commento. Ma ho desistito. Nessuno è immune dal rischio del “ma anche“.

E invece, eccomi qui, con poche considerazioni. Forse questo è l’ennesimo caso che dimostra come l’imbecillità non ha razza.

Forse, a fronte di un piacentino che ne accoltella un altro in Piazza Cavalli o di una comitiva come questa, che prende a spintoni una guardia giurata e le ruba pure la radio, è arrivato il momento di capire quanto l’educazione civica sia una mancanza più grande delle ronde per le strade.

Quando il gruppo si fa branco sono dolori per una comunità intera. Significa che a fallire sono la famiglia, la parrocchia, lo sport, la scuola, la politica.

Pare che questi ragazzi piacentini (tra cui due ragazze) fossero ubriachi come lo sono spesso i sudamericani, urlassero come è uso tra i nordafricani. Di certo sono stati aggressivi, come capita a stranieri – stupidi come sono stati loro – ma probabilmente con qualche fragilità sociale, culturale ed economica in più.

Nessuna scusa, niente giustificazioni. Occorre trovarci d’accordo sul distinguo tra rispetto e menefreghismo, educazione e arroganza, senso civico e delinquenza, dimensioni che si sovrappongono ma non trovano giustificazione nella diversa provenienza, culto, lingua.

Quando forse affronteremo le vere polarità per quello che sono, senza cercare nette distinzioni cromatiche, senza salvare o condannare a prescindere, cominceremo a ricostruire dai brandelli di questo fallimento collettivo.

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