Per un momento mettiamo il caso che prima i piacentini fosse realtà: zona rossa coronavirus in primo piano solo per il contenimento sanitario, mentre per il sostegno economico alle categorie in ginocchio, Piacenza sopra tutto e tutti.

Priorità al nostro orticello. Potremmo dirci soddisfatti? Soprattutto, sarebbe LA soluzione del problema?

Prima di rispondere, contare fino a 10.

In piena emergenza epidemia, cominciano a uscire i decreti del Governo per disporre gli aiuti al sistema produttivo. Licenziato il primo (e annunciato il secondo), la macchina delle polemiche si è messa subito in moto.

Non siamo tutelati, manca questo, manca quello, arriverà, vergogna, dimissioni, sciacalli. E via di questo passo.

A rischio di sembrare blasfemo (e non è davvero mia intenzione), mi domando come si faccia, per chi ha il dono della fede, ad accettare che persino guerre, carestie, violenze, malattie, ingiustizie, tragedie facciano parte di un disegno più grande e allo stesso tempo, messo il piede fuori da un luogo sacro, non riuscire a investire un briciolo di fiducia in esseri umani che stanno gestendo una crisi nel nostro interesse.

Fede e fiducia hanno la stessa radice.

Peccherò di ingenuità ma non credo esista una persona oggi, a qualunque titolo impegnata a prendere decisioni e di qualunque appartenenza politica, che non senta su di sé, autentica, la responsabilità di tutelare la propria comunità al meglio delle condizioni date.

Ho fiducia. Voglio avere fiducia. L’unica via, per mettere ognuno il suo piccolo mattoncino nei gesti quotidiani (così da essere di aiuto e non di intralcio) è quella di fidarsi un po’ di più del prossimo.

Rispettare i ruoli, le conoscenze e le competenze.

Accettare come normale che altri abbiano un quadro di informazioni, che a noi manca, con cui ora dopo ora scegliere il da farsi, sarebbe segno di maturità. L’ansia da tuttologi fa solo male.

Per quanto sia dura da digerire, prima i piacentini non funziona: lo sguardo o è d’insieme o non è: ho già scritto che se fossimo esclusi dalle misure di sostegno in fase di studio per la zona rossa, gli effetti sarebbero drammatici.

Non mi sembra però che ci sia un livello istituzionale che uno, dal Comune, passando per la Regione, fino al Governo, che non abbia presente la nostra situazione specifica, pur nella necessità di collocarla in un quadro generale più complesso.

Il punto 3 del DPCM appena uscito cita in modo chiaro Piacenza, segno che non siamo fuori dai radar.

Il compito della politica locale, dei sindacati, delle associazioni di categoria è di vigilare che le promesse siano mantenute ed essere – tutti insieme – massa critica perché non si spenga l’eco delle nostre priorità.

Prima però di lanciare allarmi e puntare il dito…un minimo di fiducia nell’altrui impegno non guasterebbe.

Nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo, trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi potrebbe essere una buona regola di civiltà.

Vorremo sempre la fiducia del prossimo. Ma siamo così restii a concederla, seppur a tempo e condizionata alla prova dei fatti.

Che bello sarebbe uno sforzo comune per uscire da questo periodo, oltre che sani, anche migliori.

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