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PROFUGHI e leggende urbane

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Essere onesto può non farti avere tanti amici, ma ti farà avere quelli giusti.- John Lennon

RumorsCome i coccodrilli nelle fognature, l’autostoppista fantasma e le teorie del complotto, si sta diffondendo a Piacenza la nuova leggenda urbana sui profughi.

30 euro al giorno più 2,50 euro per le sigarette e tariffe agevolatissime per l’uso del cellulare. Questo sarebbe il trattamento riservato, in spregio alla crisi e alle difficoltà dei piacentini.

Il punto è, come per ogni leggenda che si rispetti, che qualcuno ci crede. Ok allora, smontiamo la favola una volta per tutte. NON E’ VERO NIENTE. Che sia chiaro, perché credere a ‘sta fandonia destabilizza.

Chi la butta in giro allora? Due categorie di imputati: gli ignoranti e gli sciacalli della politica (eh già, siam sotto elezioni). 30 euro al giorno vanno in tasca a quelli che si occupano del vitto e dell’alloggio. Purtroppo con la crisi la fila di alberghi, ostelli, bed & breakfast, agriturismo disposti a rispondere “presente” per 30 € è lunga.

Si può essere d’accordo o meno ma è un dato di fatto che sono soldi che tornano in circolo a dare ossigeno ad attività alberghiere e di ristorazione locali.

I profughi vedono i 2,50 euro. Nessuna tariffa agevolata per l’uso del cellulare, solo una scheda telefonica per una telefonata intercontinentale.

Per questa nuova emergenza l’Amministrazione non distoglie un euro al sistema di welfare territoriale. Stiamo continuando con la linea dell’equilibrio tra solidarietà umana ed equità sociale e non abbiamo intenzione di assecondare chi vorrebbe scindere i due principi. Abbiamo dato risposte molto nette di fronte ai casini degli ultimi tre mesi e nessuno sta ottenendo dal Comune di Piacenza favoritismi di alcun tipo, né li riceverà in futuro.

Se poi da Roma o da Bruxelles arriveranno progetti specifici e relative risorse, questo è un altro paio di maniche.

A chi non ha altri argomenti se non attaccare un certo buonismo, ricordo che la responsabilità della gestione dei nuovi arrivi è in capo alle Prefetture, che amministrano i fondi, individuano i gestori privati e tirano le fila dei rapporti con i soggetti disponibili a fornire aiuto e accoglienza.

I “punti di raccolta” decisi dal Ministero sono i comuni capoluogo. Questo vuol dire che i flussi sono indirizzati qui a Piacenza. Siamo d’accordo? Non siamo d’accordo? Siam buoni o cattivi? Chissenefrega! Il Ministero mica ci chiede il permesso in anticipo, anzi: di solito siamo informati a stretto giro dall’arrivo dei pullman.

Preso atto di ciò, abbiamo detto subito al Presidente della Provincia e a tutti i Sindaci degli altri Comuni: “signori, un po’ per uno“. La Prefettura ha condiviso e si è attivata per favorire il confronto.

Risultato? A parte pochi illuminati, per il resto sonore pernacchie. Molte scuse, alcune delle quali sarebbe un insulto all’intelligenza definire credibili.

Vuoi mettere quanto è facile dire “non li vogliamo, stiano a casa loro” e lasciarci con il cerino in mano? Oltre il conto ci sono le elezioni, l’occasione perfetta per dar fiato agli slogan e perdere il coraggio di assumersi le responsabilità meno popolari, ancorché necessarie.
Povera Italia

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