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Il muro anti Magozia

Prima i sanrocchini

"Chi di campanilismo ferisce, di campanilismo perisce”. Senza minimamente fare i conti con le conseguenze concrete, ora la Lega piacentina deve pure tenere il moccolo ai suoi colleghi dell'altra sponda del Po.

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anni di durata della denominazione "Piacenza Nord"

| Il fine analista

"Sono contento che ci sia questa polemica, perché significa che c’è chi non ha nulla di grave a cui pensare“. Qualcuno per favore gli dica che sta governando lui.

Ora, embargo alla Magozia e muro a Piazzale Milano.

Non basta che ogni mattina approdino sulla nostra riva, portandoci via il lavoro, sposando le nostre genti, frequentando le nostre scuole, contaminando il nostro dialetto. Pure il cartello autostradale ci scippano. Cosa si aspetta a troncare le relazioni diplomatiche con gli abitanti dell’altra sponda del Po? Che diamine: “prima i piacentini” vorrà pur dire qualcosa! 

Al netto dell’iperbole, voluta perché fosse chiaro il senso della provocazione, sottolineo un’altra chiave di lettura, che affonda nelle continue prove di forza tra partiti e che sta alla base del pantano amministrativo in cui ristagna la nostra città da ormai 20 mesi. 

Non fosse paradossale, ci sarebbe da sorridere a pensare che Piacenza, “Cenerentola“, “ultima provincia dell’Impero”, dimenticata da Bologna per colpa di chi c’era prima, oggi, grazie a quelli che “W la Lombardia, è sbeffeggiata da San Rocco e Guardamiglio: un bel passo avanti, niente da dire. 

Questioni di ripicche e bracci di ferro. Nel nostro consiglio comunale Tommaso Foti minaccia ritorsioni contro Auchan e blocchi del ponte di Po?

A Roma, in tutta risposta, la Lega al governo si trastulla a far restare con un palmo di naso Fratelli d’Italia, non prima di aver dato rassicurazioni sulla toponomastica del casello, poi puntualmente ritrattate. 

Non potendo riporre speranze nei Liberali, che senza indicazioni dall’alto non battono nemmeno le palpebre, e in Forza Italia locale, che in maggioranza ha il peso specifico dell’acqua distillata, ci si sarebbe aspettato qualche segno di vita dai leghisti piacentini.

Macché, tutti buoni e zitti, attenti, da un lato, a tenere il profilo basso e far da silente sponda al “prima i sanrocchini” del collega sottosegretario Guidesi e, dall’altro, a non contraddire il Foti pensiero, per non irritare chi fa il bello e il cattivo tempo nella compagine che guida la città

Quantomeno singolare, da consiglieri che millantano percentuali di consenso a tre cifre e che godono di numeri schiaccianti in aula.

Buon viso a cattivo gioco, si direbbe, in attesa che il dimissionario Foti (se fossi nel Sindaco, da destra, lo implorerei di ripensarci) trasferisca la sua ingombrante figura a tempo pieno in Parlamento, liberando spazio vitale a coloro che mal sopportano il rischio costante di essere zittiti o apostrofati in pubblico come apprendisti alle prime armi, o di dover aspettare da altri il via libera prima di schiacciare il pulsante, a volte in dissenso da se stessi

Un autentico cul de sac, dal quale le diverse correnti in palese scontro della Lega piacentina – in Consiglio comunale abituate a gonfiare il petto e trattare con l’arroganza dei numeri chi si oppone con i contenuti – non sanno come uscire,

“vasi di terra cotta, costretti a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro”.

Peccato che, mentre qualche pulcino studia da gallo, la città perda una traccia di sé sulla carta geografica, si ingolfi di nuove concentrazioni di traffico, dimostri inconsistenza sul piano politico, prenda sberle da un governo amico e da quella Lombardia che alcuni si ostinano a dipingere come la Terra promessa cui chiedere confortevole asilo.

Bel marketing territoriale.

C’è quanto basta per rimpiangere Cenerentola

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