Lunedì 27 aprile 2020 si è celebrato a Piacenza il primo Consiglio comunale dell’era Covid-19. Niente aula, solo schermi di computer, tablet, cellulari. Ognuno a casa sua, con le sue frustrazioni e capacità di tenuta dei nervi.

Mi sono sentito – una volta ancora – di lanciare l’appello alla politica affinché la smetta di avvelenare i pozzi, accompagnando in questa fase il lavoro di chi deve farci uscire dall’incubo, senza creare ulteriori tensioni e distrazioni.

Non ho chiesto tanto: basterebbe accettare l’idea che ci si può pure prendere una pausa, evitando di dire o scrivere banalità a ogni costo. Il mondo sopravvive anche senza le nostre opinioni, specie se frutto della poca o nessuna competenza/esperienza, tipica dei tuttologi improvvisati.

E invece la rete brulica di politici che usano i social come una mitraglia, sparando oggi sul Governo, domani sulla Regione, dopodomani sul Direttore dell’Ausl, che a detta di qualche amministratore (comodo comodo dal divano di casa sua), dovrebbe dimettersi. O essere rimosso.

Anche questo è un segno dell’uscita dalla fase 1. Passato il primo grande spavento, dove molti degli inquisitori di oggi non si sono risparmiati telefonate all’italiana per scavalcare qualche fila per accertamenti vari (perché poi, qualcuno, te lo confida pure…) eccoli ora in cerca del capro-espiatorio.

Beninteso, a favore di telecamera (o webcam), tutti chierichetti pronti a invocare senso di responsabilità e comunione di intenti, salvo poi, appena scivola sotto le dita una tastiera e si spalanca davanti la prateria del web, trasformarsi in Torquemada, lesti a mandare al rogo la loro personale platea di peccatori incompetenti.

Solo il Sindaco di Piacenza si salva, in un curioso processo di assoluzione/beatificazione che una certa politica piacentina sta portando avanti, senza che se ne capisca la coerenza.

Lo dico dal punto di vista di questi campioni di sicumera: se davvero Piacenza è nel più profondo girone dell’Inferno e, secondo il principio che “se la squadra non gira, si cambia l’allenatore“, beh, si sappia che il soggetto in questione è proprio il primo cittadino.

Essendo il Sindaco la più alta carica in campo sanitario, pure il Direttore dell’Ausl, in un certo senso, ne è subalterno. Dal che deriva, a rigor di logica, che…

se dopo due mesi ci troviamo a questo punto, la prima figura a doversi far da parte dovrebbe essere proprio l’unica che qualcuno si ostina a preservare: Patrizia Barbieri.

La favoletta delle “mani legate” in attesa di disposizioni dall’alto regge solo per chi non ha mai amministrato. La politica è fatta di scelte. Per esempio fu una scelta, all’inizio (a posteriori, sciagurata), quella di ridurre gli orari degli esercizi pubblici (invece di chiuderli tout court), “per garantire un minimo di socialità“.

Le scelte, col senno di poi, possono rivelarsi giuste o sbagliate, ma questo è il compito di chi governa.

Bene. Se oggi ci fosse da votare la sfiducia a Patrizia Barbieri, non avrei dubbi a votare contrario.

Per alcuni semplici motivi:


rispetto umano per quello che sta vivendo e per le pressioni a cui ogni giorno è sottoposta, in seguito a una situazione imprevista e mai affrontata prima;
riconoscimento per l’impegno incondizionato, al netto dei risultati e delle valutazioni soggettive sui risultati;
consapevolezza che è al vertice della piramide informativa, motivo per cui ha decisamente più elementi lei per prendere decisioni di qualcun altro.
convinzione che oggi la priorità sia quella di uscire da questa tempesta (e per farlo occorre tutta la concentrazione possibile di chi ha ruoli di responsabilità) e non quella di cercare colpevoli.

Vale per il Sindaco, vale per il Direttore dell’Ausl, vale per il Presidente della Regione (o vogliamo per caso parlare del duo Fontana/Gallera?). Vale pure per il Governo. Non esiste un livello, oggi, che non sia indissolubilmente interconnesso agli altri: nel bene e nel male.

Ecco perché provo profondo disagio a leggere colleghi tanto impegnati, nonostante i ripetuti inviti ad abbozzare, a diffondere le tossine della sfiducia e dell’allarmismo. Lo trovo un comportamento incompatibile con il ruolo che ricopriamo, oltreché davvero intempestivo.

Ergersi capi branco di un’opinione pubblica disorientata è facile

ma un po’ di decenza, santo cielo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *