welfare e sanità

Primo mese al Nuovo Welfare

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Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura.- Stefano Cugini

Stefano CuginiIl 14 Gennaio ho firmato l’accettazione della nomina ad Assessore al Nuovo welfare del Comune di Piacenza e, come prevedibile, non sono più riuscito ad aggiornare questo blog, cui sono davvero affezionato.

Provo a rimediare oggi, cercando di riassumere per sommi capi un mese di impegno totalizzante.

I rimpasti di giunta sono sempre dei piccoli terremoti, in cui gli elementi umani e politici si mischiano: terreno fertile per attacchi e strumentalizzazioni, provocano attimi di disorientamento nei cittadini. La cosa positiva è che tolgono ogni possibile alibi.

Sono stato alla larga dalle polemiche, “silenziandomi” per una settimana intera, in cui ne ho sentite di tutti i colori.

Mi sono gettato a capofitto nel lavoro, cosciente che il mio apprendistato non avrebbe potuto pesare sulle spalle dei piacentini (Libertà_prima intervista).

Diciamo che non ho avuto tempo per la “luna di miele”, vista la contrarietà di parte della minoranza alla mia nomina (in virtù della mia esperienza lavorativa). Fedele al motto “male non fare, paura non avere“, non ho chiesto sconti e non averne sta nell’ordine delle cose. Come sempre spiace il pregiudizio, quel mal sottile della politica che dimentica la res publica e muove il primo passo per delegittimare l’avversario, anzichè vedere se e su quali punti sia possibile costruire un percorso condiviso. Ma ce ne faremo una ragione

Nonostante un assessorato che riconduce a sè un’infinità di temi, quasi tutti di grande impatto, devo dire che la sensazione di spaesamento è durata pochissimo, merito di come sono stato accolto e, probabilmente, del fatto che grazie al mio provenire dal mondo del volontariato, già conoscevo molti dei miei interlocutori.

Quando si comincia una nuova avventura, la prima cosa da fare è mettere in fila le priorità, peraltro già chiare nel mio ruolo di consigliere comunale. L’obiettivo a lunga scadenza è quello di dare un senso al prefisso “nuovo” che sta davanti a “welfare”, rispetto al quale urge ripensare l’intera architettura, con coraggio e fantasia.

Ça va sans dire, la stella polare è il programma scelto dai piacentini, che ci hanno voluto per tradurlo in realtà. Rispetto alle mie deleghe, sono più di venti i punti che dovrò affrontare; il mio primo mese è servito a focalizzare le linee di indirizzo da cerchiolino rosso, ognuna delle quali si può leggere come contenitore di più punti:

  1. Garantire il sistema dei servizi, anche attraverso un ripensamento minuzioso delle tariffe e la riorganizzazione del sistema dei contributi («Ho chiesto agli uffici di confrontare tutte le voci per capire dove è possibile recuperare risorse, dove si può redistribuire diversamente. La logica che ci guida è dare una mano a chi ha meno ed è più in difficoltà, inevitabilmente chiedendo aiuto e sforzi a chi si può permettere di più» – Libertà, 23/01/2014). Le tariffe, come ci ricorda la Costituzione Italiana (art. 53) devono essere non solo proporzionali, ma anche progressive. L’erogazione di un contributo economico deve abbandonare la logica della contingenza per incardinarsi in via esclusiva nelle misure di accompagnamento all’autonomia.
  2. Favorire l’accesso alla casa, attraverso il consolidamento dei rapporti e la massima valorizzazione di ACER per contrastare il disagio abitativo.
  3. Qualificare la rete dei servizi per l’infanzia e i minori, anche pensando a un polo sperimentale per approcci pedagogici innovativi e alla realizzazione di una struttura accoglienza minori con funzioni di servizio per tutto il territorio provinciale.
  4. Incrementare l’offerta e la qualità dei servizi per anziani e disabili: questo è un macro tema, che ha tra i suoi punti di caduta il ripensamento del ruolo del Comune in ASP, il consolidamento di una collaborazione sistematica molto stretta, l’affidamento di nuovi servizi, la realizzazione di una nuova Casa Residenza Anziani non autosufficienti e scelte coraggiose in tema di lungodegenze e cure intermedie. In generale, direi, la progressiva sovrapposizione di sanitario e sociale per rispondere meglio a bisogni sempre più vari e personalizzati.
  5. Migliorare i servizi per la salute. Altro macro tema, in cui confluiscono le sinergie tra Comune e AUSL per un’attività di distretto forte e riconoscibile. In questo senso, la questione 118 è stata emblematica e ha gettato le basi per i prossimi appuntamenti con la Regione Emilia Romagna, dove il piatto forte sarà la definizione delle nostre eccellenze e la visione che vorremo dare alla sanità piacentina nei prossimi 20 anni. Per esempio, penso che non sia troppo presto per immaginare ill nuovo ospedale. Ma non ci si ferma qui: parlare di servizi per la salute significa anche garantire maggiore controllo e monitoraggio della spesa, ridurre i tempi per esami e visite specialistiche, sostenere l’associazionismo socio-sanitario, aumentare il numero delle farmacie, rafforzare la rete di cure palliative, migliorare la prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno
  6. Dimostrare ancora più attenzione alle fasce deboli, valutando la fattibilità di nuove strutture di accoglienza temporanea per donne vittima di violenza, minori, persone senza fissa dimora; mettendoci il massimo impegno per rimuovere le barriere architettoniche, promuovendo percorsi di prevenzione per il contrasto al disagio minorile, al bullismo, agli abusi su minori, alla violenza psicologica e fisica
  7. Promuovere l’integrazione, la coesione sociale, la legalità, il rispetto delle differenze. Parliamo di confronto con le associazioni LGBT, del dialogo tra culture diverse, di ius soli e voto amministrativo ai cittadini immigrati. In questo punto rientra il terzo macro tema, ovvero VIA ROMA, riguardo al quale presenterò presto il percorso di “Porta Galera 3.o
  8. Condividere con il sistema economico del territorio il welfare locale. Va ridefinito il meccanismo delle attività responsabilizzanti, dei tirocini e dei percorsi occupazionali. Vorrei valutare con le associazioni di categoria la possibilità di mettere a sistema una strategia di welfare aziendale diffuso. Ci sono esempi da cui trarre insegnamento.

Sono stati 30 giorni significativi, per nulla teorici. Solo uno di questi temi è ancora completamente sulla carta; altri sono abbozzati, altri in fase di più attenta analisi, alcuni già discretamente strutturati; uno – virtù e fortuna del principiante – è addirittura andato in porto, rimandando all’attenzione generale l’efficacia del #sistemapiacenza (quando riesce ad attivarsi).

Cosa prevedo di portare in dote nel prossimo futuro? Scherzando con un’amica ho detto: “il mio ottimismo ignorante“. Mi è venuta così, pensando a tutte le persone che mi hanno fatto notare il periodo di crisi, l’importanza delle deleghe assunte, le difficoltà da affrontare. Un po’ per gioco (ma un po’ no), ho chiesto a tutti i miei collaboratori di non parlare più di problemi ma di opportunità, ripeto a me stesso e a chi mi è intorno che essere positivi e propositivi è contagioso.

I cittadini non hanno bisogno di amministratori che ricordano in ogni momento le criticità: quelle le vedono da soli. Hanno bisogno di rappresentanti che diano una visione, una speranza, che portino soluzioni. I temi sul tavolo restano gli stessi. Nessuno ci obbliga ad affrontarli come un macigno sulle spalle. Sia chiaro, non si tratta di nascondere la testa sotto la sabbia ma – in fondo – di impegnarsi seriamente senza prendersi troppo sul serio.

Per dirla con il Victor Frankenstein di Mel Brooks:

Ottimismo? Altroché! Ignoranza? Forse…intanto stiamo a vedere cosa salta fuori.
Ad maiora

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