Ieri il Consiglio comunale ha approvato la variante per costruire il NUOVO OSPEDALE alla FARNESIANA. Il Partito Democratico non ha partecipato al voto, in dissenso, ora come a luglio 2019, nel merito e nel metodo.

Noi ci siamo presi per primi, nel 2015, la responsabilità di aver voluto il nuovo ospedale. A questa giunta, l’assunzione dell’onere di farlo realizzare in una zona sbagliata.

La scelta del suolo agricolo della Farnesina arriva a valle del frettoloso accantonamento delle nostre opzioni pubbliche (stralciate subito dagli approfondimenti).

Un’insistenza in spregio alla questione ambientale, al rispetto – fino allo scherno – di chi produce lavoro e posti di lavoro (sfruttando già quell’area con progetti di agricoltura biologica) e con molte perplessità sui piani urbanistico, viabilistico e in merito alla pertinenza del percorso amministrativo (variante anziché accordo di programma, anche in considerazione della conclamata necessità di ripensare il progetto alla luce delle criticità emerse con la pandemia). 

Per non dire che saremmo tra i pochi – se non gli unici – a costruire un ospedale vicino a un carcere.

Con il voto di ieri, hanno creato le condizioni per colare quasi 200.000 mq di cemento su un’area verde fuori dalla tangenziale e, al tempo stesso, rendere appetibile (leggasi: altre colate di cemento) l’area già edificabile dirimpetto, entro la tangenziale (area 5 – lotto AL9 Cascine).

Ieri il capogruppo di Fratelli d’Italia ha ricordato il percorso partecipativo deliberato dalla Giunta Dosi a gennaio 2017, lamentando che da allora nulla si è mosso.

Si è però scordato di dire che a giugno 2017 ci sono state le elezioni che hanno consegnato Piacenza alla sua coalizione, trascurando di imputare la mancata partecipazione a chi è al governo da quasi tre anni!

A proposito di ritardi, finalmente è emerso, senza più possibilità di equivoci, dopo un tira-molla che dura da anni:

a) che le lungaggini sono figlie del percorso amministrativo messo in piedi da questa giunta, dal momento in cui ha inteso escludere l”utilizzo di aree pubbliche dismissibili e da noi individuate nel PSC come ambiti di trasformazione, quindi naturalmente vocate a servizi strategici come un ospedale (vedi ex PERTITE). La variante, con tutti i passaggi burocratici che l’hanno preceduta e che ne seguiranno, nasce dalla scelta di andare su aree private.

b) che AUSL non avrebbe potuto presentare un progetto definitivo (dal costo di svariati milioni di euro) senza l’individuazione di un’area precisa da parte del Comune;

Per quanto ci riguarda, a suo tempo abbiamo avviato un percorso partecipato per aiutare la città a comprendere le ragioni di questa straordinaria opportunità.

Abbiamo proposto, sostenuto e motivato la scelta di un area, l’ex Pertite, ideale da un punto di vista urbanistico (recupero di un bene pubblico in via di dismissione collocato in zona strategica) ambientale (un ospedale nel cuore di un grande parco, senza consumo di nuovo suolo) ed economico (bonifica e parco senza oneri x il Comune), difendendo la proposta addirittura con la richiesta di un nuovo referendum popolare (rigettata).

Chi chiede a gran voce il DIBATTITO PUBBLICO ORA, avrebbe potuto sostenere la partecipazione anche ALLORA;

Ci siamo opposti a chi, in campagna elettorale, ha assunto posizioni variabili tra scetticismo e contrarietà, a partire dal Sindaco Barbieri per arrivare a tutta la coalizione che l’ha sostenuta. Immaginate che sciagura sarebbe stata, alla luce di quanto accaduto, avessimo perso questo treno!

Abbiamo subito la “palla avvelenata” sul chi fa cosa tra Comune, Regione e Ausl. Un “è nato prima l’uovo o la gallina” tra area e progetto che ci è costato almeno due anni di ritardo – che noi imputiamo a questa amministrazione.

Ciò non di meno, guardiamo all’INTERESSE PREVALENTE. Il PD ha voluto e vuole per Piacenza un nuovo, moderno ed efficiente ospedale, in un sistema sanitario a governance pubblica, inserito in un circuito ospedaliero provinciale complementare nei suoi presidi con la rete della medicina territoriale. 

Pensiamo per la nostra provincia a un modello di organizzazione sanitaria all’avanguardia. Non solo un ospedale. un modello di organizzazione in cui struttura e territorio non sono alternativi, ma complementari.

È giunta dunque l’ora dei CRONO-PROGRAMMA seri e vincolanti: sosteniamo da tempi non sospetti che il termine degli 8-10 anni, alla luce di quello che abbiamo sofferto e stiamo soffrendo non è più attuale. 

Come ci muoviamo da adesso per il PROGETTO? Aspettiamo la fine dell’ITER DELLA VARIANTE (più o meno passa un altro anno)? Predisponiamo un BANDO? Individuiamo un COMMISSARIO, sulla scorta dell’esperienza di GENOVA?

NON CI ACCONTENTEREMO di sentirci ancora dire che i prossimi passi spettano a qualcun altro. SIA IL COMUNE DI PIACENZA a fare delle proposte e a DETTARE L’AGENDA in nome del pubblico interesse della città e della provincia.

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