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PORTA GALERA 3.0 . Premio nazionale per la sicurezza urbana e stato dell’arte

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Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

La partecipazione al I Premio Nazionale FISU per la Sicurezza Urbana è l’occasione per un giusto riepilogo di cosa è Porta Galera 3.0 e di cosa è stato fatto fino a oggi.

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A fronte della situazione reale del Quartiere Roma e di quella percepita,  il Comune di Piacenza ha attivato un programma sperimentale di programmazione partecipata di interventi di riqualificazione ambientale e sociale del quartiere, volto a garantire maggiori livelli di sicurezza con azioni positive di ricostruzione del tessuto sociale della zona.

Il progetto ha preso avvio nella primavera del 2014 con la fase di progettazione e lancio pubblico dell’iniziativa. Il pieno sviluppo si è avuto nel 2015/2016.

Attraverso una call di proposte per migliorare la qualità della vita i cittadini hanno presentato 150 idee.

Sono stati quindi costituiti 4 gruppi di lavoro animati dai cittadini e condotti da facilitatori messi a disposizione dal Comune, in collaborazione con il Centro servizi per il volontariato:

  • Area sociale ed educativa
  • Area promozione culturale e animazione
  • Area riqualificazione urbana e commerciale
  • Area cura del quartiere e qualità ambientale

porta galera community lab

 

Pur assumendo un carattere fortemente sperimentale per metodologia e strumenti utilizzati, si inserisce in un’attenzione ai problemi del quartiere già presente. Il Comune tuttavia ne ha fatto un progetto stategico che impegna l’intera amministrazione e la comunità locale.

Come detto la zona interessata ha vissuto negli ultimi anni un processo di degrado e marginalizzazione. Anche se il tasso di reati non supera quello di altri quartieri la percezione di rischio e di abbandono dei residenti è molto alta. Nelle vie limitrofe alla stazione molte botteghe di quartiere hanno chiuso per lasciare spazio a vendite di liquori. Molti locali sono abbandonati e alcuni alloggi sovraffollati.

Il rischio di caratterizzare l’intera zona in negativo (nonostante le potenzialità presenti) rappresenta un pericolo mortale.

Oltre all’intensificazione dell’azione di controllo e repressione delle forze dell’ordine era necessario attivare uno sforzo straordinario per ridare vita a iniziative positive in ambito sociale, educativo, ambientale, culturale e di promozione economica. Riempire gli spazi (non solo fisici) grazie all’impegno diretto di chi abita o lavora nel quartiere: questa la filosofia vincente adottata.

  • Obiettivi:
    –    Ribaltare l’immagine negativa e i vissuti di insicurezza e disagio
    –    Convogliare verso iniziative di riqualificazione le energie presenti
    –    Riempire gli spazi vuoti per impedirne il degrado
    –    Gestire in modo creativo i conflitti
    –    Ricostruire il dialogo
    –    Rinsaldare il senso di appartenenza
    –    Prevenire e contrastare il disagio in particolare di bambini, giovani, anziani
  • Risultati attesi:
    –    Raccogliere un numero significativo di proposte (almeno cinquanta)
    –    Coinvolgere l’associazionismo (almeno 10 realtà)
    –    Coinvolgere i cittadini in azioni progettuali (almeno settanta)
    –    Costruire una rete Istituzionale di riferimento
    –    Attivare nuovi servizi innovativi sulla base della progettazione partecipata

Il progetto si iscrive nella strategia globale dell’Amministrazione comunale tesa a promuovere sicurezza attraverso azioni positive eterogenee che coinvolgono tutti i settori sensibili. Per questo è stato costituito un apposito gruppo di lavoro intersettoriale e una cabina di regia istituzionale. L’approccio partecipativo fortemente innovativo si basa sulla convinzione che solo un’azione bottom-up di protagonismo attivo dei cittadini possa garantire reali prospettive di cambiamento e di successo.

  • Progettazione dell’intervento e messa a punto di strumenti e metodi
  • Informazione capillare e primo confronto pubblico con la cittadinanza
  • Costituzione del gruppo di lavoro e della cabina di regia
  • Confronto con la Regione e inserimento del progetto tra le azioni pilota di Community Lab
  • Analisi dei bisogni e raccolta delle informazioni di contesto
  • Lancio della campagna di raccolta delle proposte progettuali
  • Elaborazione e diffusine delle idee raccolte
  • Costituzione dei quattro gruppi di lavoro dei cittadini
  • Fase di progettazione partecipata dei gruppi con costante confronto con i tecnici comunali
  • Elaborazione di un report dei progetti scaturiti dai gruppi
  • Confronto tra cittadini e istituzioni sulla fattibilità delle iniziative proposte
  • Fase di progettazione partecipata

In via di elaborazione un progetto sperimentale di comunicazione delle eccellenze e delle buone prassi attivate. All’interno della cabina di regia di progetto, che ha avuto una funzione propulsiva di varo del programma sono rappresentate tutte le realtà cittadine e di quartiere sensibili:

  • Mondo della scuola
  • Volontariato e associazionismo
  • Ordine degli architetti
  • Forze dell’ordine
  • Parrocchie
  • Associazioni di categoria

Principali risultati pienamente coerenti con gli obiettivi sopra richiamati e al di sopra delle aspettative:

  • Raccolta di 150 idee dai cittadini
  • Costituzione di quattro gruppi di progettazione partecipata con il coinvolgimento di oltre 100 persone
  • Coinvolgimento di oltre venti realtà del territorio
  • Gestione del sito e di un’intensa campagna di informazione e sensibilizzazione testimoniata da una vasta rassegna stampa in cui l’immagine del quartiere viene trasformata. Non fanno più notizia solo i fatti di cronaca nera ma anche le azioni positive

Relizzazioni principali in risposta alle proposte avanzate dai gruppi di cittadini:

  • Attivazione di un Centro per le famiglie di quartiere con numerose iniziative sul territorio (sostegno genitoriale con particolare attenzione alle donne straniere; consulenza psico-educativa e legale; informazione e orientamento ai servizi e alle opportunità del territorio, attivazione di forme di auto-mutuo aiuto)
  • Attivazione di un ambulatorio-sociale di quartiere in collaborazione con Emergency
  • Apertura del Centro di aggregazione e di mediazione interculturale Belleville frequentato da circa 100 ragazzi e 20 associazioni
  • Avvio del progetto “College Alberoni” a favore della scuola primaria di quartiere con attività. E’ risultato uno degli elementi di successo del progetto. Sulla base delle proposte avanzate da cittadini, insegnanti, genitori si sono avviate attività pomeridiane aggiuntive di carattere formativo, di recupero scolastico e di animazione educativo-sportivo. In occasione dell’inaugurazione della nuova facciata restaurata della scuola la dirigente ha riconosciuto pubblicamente la grande attenzione riservata dal comune alla scuola. Stesso discorso vale per le attività di sostegno e mediazione linguistica svolta grazie al Comune in orario scolastico che ha caratterizzato l’esperienza della scuola Alberoni come buona prassi all’interno del lavoro di redazione del “Patto territoriale per la scuola” extrascolastiche e sportive di cui fruiscono un centinaio di allievi.
  • Recupero con iniziative artistiche e commerciali di una porzione abbandonata  del grattacielo dei Mille.
  • Realizzazione di numerose iniziative di animazione culturale e commerciale da parte del gruppo di cittadini “Matti da galera”
  • Predisposizione di un piano di riduzione del traffico del 30%
  • Predisposizione di un piano per il recupero dei negozi sfitti con dehors e arredi urbani.

Il successo dell’iniziativa è dovuto alla determinazione assoluta messa in campo dall’Amministrazione e alla metodologia partecipativa messa in campo. L’abbandono di scorciatoie paternalistiche a la pazienza e sapienza delle modalità operative adottate ha consentito ai cittadini di sentire proprio il processo attivato, riconoscendo pubblicamente l’enorme lavoro fatto e le realizzazioni che ne sono scaturite. Il progetto ha contribuito sicuramente a cambiare il volto del quartiere, come testimoniato anche dai riscontri dei media.

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