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PROFUGHI. Sull’accoglienza il Prefetto sbaglia parole, momento, contesto.

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Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

“Questa mattina sono arrivati 11 nuovi profughi che saranno sistemati nel Comune di Piacenza anche se non c’è la disponibilità”.

profughi richiedenti asiloDal Prefetto parole sbagliate, nel momento sbagliato, nel contesto sbagliato. Spiace leggere questi virgolettati che sanno tanto di resa.

Se la questione non si può risolvere a livello locale, conviene che assuma rilevanza regionale e, se serve, nazionale. Con questa linea ‪#‎piacenza‬ subisce e questa opzione non è considerabile.

Finora (non è la prima volta che lo sostengo) il nostro senso di responsabilità è stato mal ripagato, finendo coll’essere scambiato per arrendevolezza.

Non ci tocca che finirla di fare i dialoganti e cominciare a metterci per davvero di traverso. D’altronde è molto più semplice l’ostruzionismo.

Penso sia un atteggiamento debole e perdente, ma oggi sembra che qualcuno si impegni molto a far credere il contrario.

I nostri non sono i bla bla xenofobi dei soliti noti. Noi crediamo nel dovere dell’accoglienza a chi ha bisogno. Vale per i profughi, vale per tutti. Ci sentiamo in dovere – in quanto esseri umani – di offrire aiuto al recupero di una minima autonomia, nel rispetto della dignità delle persone.

Parlo di sostegno dato “anche” e non “al posto di”. Noi rigettiamo l’idea di alimentare la guerra tra poveri, lasciamo ad altri questo disgustoso esercizio.

Però, per garantire solidarietà umana ed equità sociale bisogna rispettare importanti equilibri, economici e organizzativi. Se mancano i presupposti per ottenere questa garanzia, per indisponibilità o mancanza del giusto carisma, allora è il momento di chiamarsi fuori e correre in solitaria.

Il film è già visto: la Prefettura, non riuscendo a trovare la quadra, si appella ai privati perché mettano locali a disposizione, salvo poi arrendersi di fronte a quei sindaci che fanno opera di dissuasione su questi soggetti (vantandosene pure pubblicamente).

Tra l’altro, la questione è maldestramente presa al contrario. Prima di cercare spazi da stipare di persone, sperando poi nel buon cuore di qualche associazione per arrabattare qualche forma di sostegno, bisogna individuare soggetti che abbiano davvero volontà, cultura, competenze per preparare un progetto di accoglienza degno di questo nome. Altrimenti si corre il rischio di attirare chi vede in tutto ciò solo una possibilità di guadagno.

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