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PROFUGHI: Corte Bossina, esempio di come non si fa accoglienza.

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In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

Si può chiamare in tanti modi: cocciutaggine, ostinazione, anticonformismo. Per me é coerenza. Se continui a urlare al vento le cose ovvie che amministrando hai il dovere di garantire alla tua gente (parlo di sicurezza, dignità, rispetto delle regole) e in troppi fanno orecchie da mercante, poi finisce che ti muovi direttamente, per il bene comune.

Ho un elenco di servizi mantenuti, migliorati o aggiunti per i nostri anziani, i nostri disabili, i nostri minori e le nostre famiglie. Questa é equità sociale.

Ai nostri profughi, che sono esseri umani, che non ci siamo scelti ma dobbiamo in qualche modo gestire in mezzo a tanta dabbenaggine ed egoismo, cerchiamo di trasmettere valori e aiuto, con lo stesso impegno e rispetto che usiamo per tutti. Questa é solidarietà umana.

blitz a cascina bossina
Ho fatto un bel casino negli ultimi giorni, presidiando la richiesta del Sindaco all’Ausl per un sopralluogo di verifica delle condizioni igienico-sanitarie a Corte Bossina, struttura in cui si accolgono (male, a mio giudizio) un gran numero di richiedenti asilo.

Andatevi a rileggere il discorso di JFK sui diritti civil, 11 giugno 1963.

Questa Nazione è stata fondata da uomini di origini e nazionalità diverse, in base al principio di uguaglianza di tutti gli uomini. Ogni volta che vengono minacciati i diritti di uno di essi, anche i diritti degli altri ne risultano sminuiti. Oggi siamo impegnati in una lotta mondiale per promuovere e tutelare i diritti di tutti coloro che aspirano ad essere liberi” (…) Ciò che dobbiamo affrontare è prima di tutto un problema morale.

A partire dallo schifo che abbiamo trovato e a prescindere dalla possibilità di sistemare le cose che non vanno, penso che posti come questo debbano essere chiusi proprio perché se ne fregano dei valori di riferimento che prescindono da qualsiasi prescrizione normativa, dei protocolli, delle convenzioni o degli avvisi. Valori non derogabili per un’accoglienza seria, dignitosa ed educante, funzionale al percorso di inserimento e integrazione che coincide “con” e continua “dopo” il progetto individualizzato in struttura.

Al contrario, il mancato rispetto e la non trasmissione di questi valori, rendono ancora più precaria questa già difficilissima gestione di un fenomeno ormai strutturale, favorendo tensione sociale, incomprensione reciproca, emarginazione, mancato rispetto delle regole di civile convivenza.

cascina bossina

Se non trasmettiamo questi valori, ci prepariamo a consegnare forze fresche alla delinquenza locale. Spetta alle istituzioni, se degne di questo nome, non solo sanzionare i gestori che pensano più all’utile d’impresa che all’aspetto umanitario, fino a escludere quelli che reiterano le inadempienze o ne commettono di particolarmente gravi, ma cacciare dal sistema chi ignora la giusta filosofia. Per autotutela e monito a tutta la rete di accoglienza.

I cittadini, che subiscono disagi crescenti in proporzione allo scarso coordinamento istituzionale, hanno il diritto di sentirsi tutelati da chi li rappresenta, potendo contare sull’efficacia dei progetti, la prontezza dei controlli, la trasparenza della rendicontazione.

Non è ammissibile correre il rischio che s’ingenerino, nella percezione pubblica, zone d’ombra e timori rispetto a possibili infiltrazioni di malaffare, come già più volte è capitato altrove.

Quegli imprenditori che si fingono filantropi, a casa nostra, devono capire che il loro modo di fare impresa non va d’accordo con la filosofia di accoglienza che il Comune di Piacenza sta portando avanti, con fatica ma con altrettanta forza e coerenza, a tutela di tutti, in primis della comunità piacentina.

Al Sig. Loranzi, proprietario di cascina Corte Bossina, che mi ha definito uno “che si agita con riflessioni e dichiarazioni prive di ogni fondamento di verità, dettate da risentimenti, velleità personali e ricerca continua di visibilità sulla stampa“, rispondo che la mia velleità é far bene il mio lavoro, anche se dà fastidio a qualcuno. Per i fondamenti di verità, invece, é affare della Procura della Repubblica.

Nella nostra città, d’ora in poi chi deroga scandalosamente da questi principi, lo denunciamo. Senza se e senza ma. Perché o si traccia una strada diversa, o si é conniventi.

Così, tanto per essere chiari.

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