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PROFUGHI. Equa distribuzione e qualità, o si parte da qui o non si arriverà mai.

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Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

mario morcone

Interessante convegno in Provincia, con il capo dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, Prefetto Mario Morcone.

Ci sono tanti problemi da affrontare quando si parla di immigrazione, molti temi che ho sollevato più volte, spesso in desolata solitudine.

Ci sono anche diversi modi per porre le questioni. Nell’occasione le prese di posizione, soprattutto dei sindaci, hanno svariato su tutto l’arco delle possibilità. Ciò detto, preso atto dell’impossibilità di un agire solidale tra i sindaci per un’equa distribuzione che alleggerisca il peso di alcuni comuni e renda più semplice la gestione globale, non resta – premessa a qualsiasi cosa – che introdurre meccanismi vincolanti.

In poche parole, o si obbligano i territori o la partita è persa. Fatto questo, con adeguati incentivi, bisogna puntare sulla qualità, per assicurare il più possibile l’estromissione dai bandi di affaristi senza scrupoli o semplicemente di chi può vantare solo esperienze alberghiere ma incompetenza totale per una dignitosa presa in carico.

Per questo, ho rimesso in fila le richieste al Dott. Morcone, consegnandogliele a fine incontro, con l’accordo di approfondire quanto prima in quel del Viminale:

1. proseguire nell’azione di stimolo alla Comunità europea e internazionale, affinché si intervenga nei modi necessari presso i paesi origine dei flussi, tramite azioni umanitarie, di presidio militare e supporto alle forze dell’ordine locali, al fine di prevenire e contenere i fenomeni di sfruttamento dell’emergenza umanitaria che stanno alimentando il malaffare e le organizzazioni criminali;

2. riparametrare i criteri di accoglienza attraverso regole condivise a livello nazionale, più stringenti in termini di garanzia di qualità della presa in carico e di distinzione dei soggetti aiutati, in grado di rispondere da un lato alle esigenze di sicurezza e ordine pubblico rivolto ai cittadini italiani, dall’altro al dovere di favorire chi davvero proviene da situazioni di guerra e crisi umanitaria;

3. incentivare l’equa distribuzione dell’accoglienza e creare reali condizioni di solidarietà istituzionale nella presa in carico, introducendo una volta per tutte meccanismi premiali per gli enti che accolgono e sanzionatori per quelli che rifiutano la presa in carico, limitando o escludendo questi ultimi da finanziamenti o percorsi di distribuzione di risorse.

4. dare priorità all’utilizzo di strutture statali inutilizzate o anche solo parzialmente utilizzate, ivi comprese caserme e sedi di Prefetture, attraverso il supporto di operatori professionali, mantenendo la logica di piccoli gruppi di lavoro, al fine di incrementare il controllo sulle spese sostenute ed evitare la speculazione da parte di gestori senza scrupoli;

5. adottare su scala nazionale le azioni previste dal programma triennale della Regione Emilia Romagna per l’integrazione dei cittadini stranieri, ovvero:

a. promozione e coordinamento in ambito locale delle iniziative per l’apprendimento e l’alfabetizzazione alla lingua italiana;

b. mediazione e formazione culturale;

c. informazione e conoscenza diffusa dei diritti e dei doveri connessi alla condizione di cittadino straniero.

6. dare mandato alle Regioni al fine di:

a. vincolare la partecipazione ai bandi a soggetti di comprovata esperienza in termini di accoglienza nella marginalità, escludendo chi può vantare unicamente competenze alberghiere, al fine di evitare la speculazione su di una partita molto delicata e soggetta a facili strumentalizzazioni;

b. definire un Regolamento unico e stringente di accoglienza nelle strutture, da condividere con tutti i gestori, per introdurre parametri unitari e una gradualità di azioni verso i comportamenti non congrui, dalla sanzione all’allontanamento, suddivisa in casistiche differenziate per tipologia di condotta deviata;

c. inserire il mancato rispetto delle regole di soggiorno nelle strutture da parte delle persone accolte tra i criteri ostativi per la permanenza nelle sedi di accoglienza, in attesa della definizione delle procedure volte a valutare il riconoscimento o la negazione dello status;

d. prevedere l’obbligatorietà in capo ai soggetti gestori di convenzioni per utilizzo di lavori socialmente utili, manutenzione del territorio, arredo urbano, evitando che la cosa sia lasciata alla buona volontà degli amministratori locali, e alla disponibilità eventuale dei singoli ospiti;

e. prevedere per i soggetti ospitati l’obbligo della frequenza ai corsi di alfabetizzazione, formazione culturale e attività tecnico-formative predisposte dai gestori o dall’Ente pubblico, dai lavori socialmente utili ai corsi di formazione professionali attivati

f. intensificare i controlli sulle strutture di accoglienza, da affidarsi a gruppi composti da rappresentanti delle locali Prefetture e dei Comuni sedi delle strutture medesime e creare un albo pubblico dei verbali di sopralluogo;

g. prevedere l’immediata revoca dell’affidamento, salvo la dovuta applicazione di apposite penali, verso i gestori assegnatari di bando che si siano resi responsabili di violazioni delle predette prescrizioni o che tengano un comportamento – documentato – più incline al fine di lucro che all’accoglienza umanitaria, in termini di rispetto della persona, inclusione, equità e diritti, cittadinanza, anti discriminazione;

7. perseguire in ogni modo gli accordi internazionali e gli adeguamenti normativi che consentano l’immediato rimpatrio dei soggetti che violino questi protocolli e compromettano il funzionamento del sistema di accoglienza così come costruito.

8. promuovere azioni di welfare generativo, ovvero di superamento della logica assistenziale, premiando la solidarietà tra territori, incentivando l’equa distribuzione numerica, favorendo la coesione sociale e disinnescando le possibili strumentalizzazioni.

La battaglia continua…

 

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