Problema: data la riduzione dei numeri, considerato il sistema elettorale, calcola l’aumento % di signorsì nel prossimo Parlamento.

É ormai da un po’ che ho dichiarato la mia posizione sul prossimo referendum. Penso sia corretto dire pure cosa mi ha mosso a decidere per il NO. Nessuna dietrologia in ottica equilibri di maggioranza (?) o di governo: solo e soltanto l’opinione formata in merito al senso del mio voto – qui e ora, alle condizioni date – depurata dai vari rivoli che un’analisi non di pancia su un simile quesito di per sé sviluppa.

Come ha detto un amico, la democrazia si dovrebbe pesare, non contare, intendendo con ciò che i problemi sono figli di una classe politica sulla cui generale affidabilità non si può certo mettere la mano sul fuoco.

Realizzare l’utopia di un mondo formato da cittadini/elettori/governanti modello farebbe del nostro Paese un Eldorado irraggiungibile per qualsiasi altro Stato del pianeta! Allora si che i numeri non avrebbero più importanza, al pari dei costi di un apparato che, funzionando, varrebbe ogni euro speso in tasse.

La realtà é però ben altra: da anni viviamo tempi grami, in cui abbiamo fatto tutto il contrario che creare una classe dirigente fondata su merito, etica e competenze. Ormai, non solo in politica, é caduto ogni pudore che dovrebbe rendere socialmente inaccettabile il far carriera senza valori radicati. Siamo quelli che l’ascensore sociale lo prendono di solito scondinzolando dietro qualche capo, a sua volta signorsí di qualche capo più capo…così via, fino ai massimi livelli.

Essere leali oggi paga molto meno che essere fedeli. Se ci pensiamo, é singolare l’assenza del vincolo di mandato nei consigli comunali, fino al Parlamento, quando poi ne esiste uno non scritto che orienta le fortune (o le disgrazie), tutte interne a partiti e movimenti. Possiamo chiamarlo vincolo di devozione a chi tira le fila in quel dato momento e contesto. É quel meccanismo perverso che ha generato i Razzi e gli Scilipoti, per soprassedere sul piano locale e sulla cronaca recente.

A mio modo di vedere, al netto delle intenzioni, aver soppresso i consigli di quartiere e le province, tanto per fare un esempio, ha finito col togliere capillarità al rapporto diretto tra base e rappresentati, con una riduzione numerica di questa seconda categoria che ha reso più facile a chi comanda gestire l’obbedienza, spesso acritica, di cui si nutrono gli innumerevoli cerchi magici su cui oggi ruota il sistema. Idem per le leggi elettorali criminali a livello nazionale, che tolgono la possibilità di scegliersi il candidato attraverso il voto, costringendo invece a prendere pacchetti preconfezionati nei quali i peones, é un dato di fatto, abbondano.

Alle ultime elezioni politiche, nel mio partito, le liste sono state fatte dietro la porta chiusa di un segretario, in nome di un “voglio, posso, comando” senza rispetto di nessuno. Altrove é accaduto lo stesso, solo che per alcuni il potere assoluto del capo é un elemento costitutivo dai tempi di Bossi, mentre altri hanno finto la partecipazione online, poi stralciata ai piani alti da Di Maio e Co.

Questo é quel che succede oggi. Per me numeri ridotti – settembre 2020 – limiteranno ancora di più il lavoro sui territori, rendendo invece ancor più facile ai leader tenere a bada le truppe cammellate, attraverso caminetti sempre più ristretti.

Con meno parlamentari e questa legge elettorale, la % di signorsì aumenterà.

ça va sans dire.

Dunque, per quel che mi riguarda, prima ci si dimostri in grado di sviluppare proposte di alto livello per pesare davvero chi, su delega del popolo, rappresenta la democrazia e dopo, solo dopo, si potrà parlare di come e quanto questa febbricitante democrazia sia davvero da contare.

Ecco il perché del mio voto.

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