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MEMORIA. La Resistenza nel piacentino

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La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

25 aprile l'unitàLa Resistenza nel piacentino.

I primi caduti della guerra di liberazione a Piacenza furono i militari che si opposero, il 9 settembre 1943, all’occupazione della città da parte dei tedeschi.  Anche alcuni civili rimasero coinvolti nel combattimento.

Tra settembre e ottobre si diede vita al Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N). Piacentino. Vi concorsero gli antifascisti che avevano subito carcere e confino politico sotto il regime e forze nuove.

Lo studio dell’avv. Francesco Daveri ne fu il centro. (Il Daveri morirà a Gusen in campo di concentramento). Formazioni G.A.P. e S.A.P. operanti in città furono presto organizzate.

In montagna trovarono rifugio dapprima i militari alleati fuggiti dalla prigionia dopo l’8 settembre 1943 poi gli antifascisti in pericolo d’arresto, sbandati e coloro che non intendevano rispondere ai bandi delle chiamate alle armi del costituito stato fascista: la Repubblica Sociale Italiana.

Si costituirono con questi elementi piccole bande, anche sotto il comando di ufficiali italiani e stranieri, bande che poi concorsero ad unificarsi, formando le brigate e poi le divisioni.

Una di queste bande fu quella dell’Alzanese (Piozzano) che sarà il nucleo della futura divisione Giustizia e Libertà che, nel marzo 1945, prenderà la denominazione di I° Divisione Piacenza. Occuperà la zona più vasta del piacentino e avrà il numero più alto di componenti.

Nell’estate del 1944 aveva liberato e occupava i territori tra Trebbia, Luretta, Tidone dalla città di Bobbio a Rivergaro, da Momelliano a Pianello e Zavatterello. In Val d’Arda dalle bande si passò alla costituzione della 38.ma Brigata Garibaldi Piacenza.

Il 24 maggio 1944 i partigiani della 3 8. ma occuparono militarmente il Comune di Morfasso, liberandolo.

Il 25 maggio 1944 il comandante Selva (Wladimiro Bersani) nominava i funzionari del Comune e dava inizio all’amministrazione democratica del comune di Morfasso.

Comunicava ufficialmente al Prefetto, al Procuratore, al Questore della Provincia di Piacenza della R.S.I. l’avvenuta liberazione e occupazione Partigiana della zona.

Nell’estate del 1944 si passò alla formazione della I° Divisione Garibaldina di Piacenza “Wladimiro Bersani” che nella primavera del 1945 prenderà la denominazione di Divisione Vai d’Arda.

Occuperà i territori ai confini con la provincia di Parma, dell’alta val d’Arda della val Chiavenna e della val Vezzeno dai comuni di Morfasso al Preventorio antitubercolare di Bettola e Gropparello.

A Peli (Coli), sin dal Settembre 1943 vi sarà una concentrazione di antifascisti che avranno un certo peso nella formazione dalle bande alle brigate: tra questi Emilio Canzi (“Ezio Franchi”) che nell’estate del 1944 verrà eletto quale Comandante Unico della Xlll° zona, (la piacentina nella suddivisione disposta dal C.L.N. Alta Italia) con sede a Bettola.

In Val Nure erano presenti 3 brigate che, solo nel marzo 1945, verranno a formare la Divisione Val Nure. Occuperà il territorio dell’alta val Nure da Ferriere a Ponte dell’Olio.

La mattina del 28 aprile 1945 la città fu liberata con l’ingresso delle forze partigiane, dopo due giorni di combattimento con reparti tedeschi in ritirata.

La forza complessiva partigiana, alla Liberazione, ammontava a 6.636 effettivi e le perdite, in tutto l’arco dell’attività partigiana, furono 926 caduti e 924 feriti.

Alla città di Piacenza verrà conferita la medaglia d’Argento al Valor Militare commutata in Medaglia d’Oro con Decreto Presidenziale del 29 Aprile 1996.

 

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