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Ripar(t)iamo

Riparare e ripartire

"Non esiste alternativa che riempire di contenuti la politica cittadina. La giustizia farà il suo corso. Chi amministra ha il dovere di prendere atto di cosa non ha funzionato. Un centro destra finora inqualificabile e inadeguato, dimostra adesso di non saper neppure scegliere le persone. Il fallimento assume proporzioni gigantesche e a pagarne il fio è la nostra cara città.”

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i giorni da Presidente del Consiglio di un arrestato per Mafia, detenuto in regime di carcere duro

| L'eredita del centro-destra

"Un Presidente del Consiglio comunale al 41 bis per affiliazione alla 'Ndrangheta, rende impossibile sostenere che la Mafia in Comune non ha messo piede: a prescindere dal fatto che nessuno dei suoi loschi traffici, pare, avesse ancora intaccato le istituzioni.”

Saranno state le cinque, cinque e mezza di mattina, quando martedì 25 giugno il cellulare ha comunicato a squillare. La notizia è di quelle che non puoi aspettarti, e che non vorresti mai sentire. Lo dico subito, a scanso di equivoci: sto mettendo tutto me stesso per “mandare a casa” un’amministrazione che ritengo improduttiva e a tratti persino dannosa per la città che amo. Ma vorrei continuare a farlo sui contenuti della politica, non grazie alla mannaia della magistratura.

Scoprire che un mafioso (se i fatti saranno provati) è stato per due anni il tuo Presidente del Consiglio è un colpo al cuore, un trauma per chiunque abbia un briciolo di passione per l’impegno civile.

«Stamattina la città si è svegliata con la terribile notizia, data da giornali e telegiornali, dell’arresto del presidente del Consiglio comunale. Un ruolo così importante, tirato in ballo in un’inchiesta sulla ndrangheta, con capi d’accusa di tale gravità, è un danno all’immagine di Piacenza che, a memoria, non ha precedenti. Il gruppo consiliare del Partito Democratico, insieme a Piacenza in Comune, fedele alla linea garantista in cui fermamente crede, esprime seria preoccupazione e si augura che al più presto la vicenda sia chiarita». Sul piano politico, ci limitiamo a sperare in un immediato passo indietro di Giuseppe Caruso dalle sue cariche di presidente e consigliere, a tutela sua e dell’istituzione che fino a ieri sera ha rappresentato, su cui al momento incombono nubi e interrogativi che sconquassano la quotidiana amministrazione della cosa pubblica piacentina. A tal proposito, ci pare opportuna l’immediata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio, per un confronto collegiale sui prossimi passi concreti e per avere le dovute garanzie che nessuna azione dell’ente sia mai stata a rischio di condizionamento per le vicende oggetto di indagine»

Questo è il comunicato che abbiamo emesso al volo. Per mandare un messaggio chiaro, una mano tesa per assumerci insieme la responsabilità istituzionale di gestire uno dei momenti più neri della storia recente della città.

Libertà.it – 26 giugno

Peccato che l’invito sia stato subito rispedito al mittente con le prime note ufficiali della maggioranza che chiariscono subito la linea dell’arroccamento, basata sostanzialmente su 3 punti:

  1. i fatti concernenti l’arresto risalgono al 2015
  2. le imputazioni riguardano il ruolo di Caruso alle Dogane e non in Comune
  3. l’amministrazione è vittima di basse speculazioni politiche.
IlPiacenza.it – 30 giugno

Da quel momento in avanti, nessuno dalle parti di Palazzo Mercanti ha più cambiato strategia. Va detto che non devono aver avuto nemmeno molto tempo per capire l’errore, presi com’erano in una serie di incontri tra partiti (Lega, Fratelli d’Italia, Liberali e Forza Italia), lesti a consultare il manuale Cencelli per riassegnare lo scranno presidenziale.

RESPONSABILITÀ POLITICHE ENORMI

Col passare dei giorni, è anzi aumentata sempre di più la bava alla bocca contro tutto e tutti, convinti forse di riuscire così, con un vittimismo fuori contesto, a normalizzare e ridimensionare responsabilità politiche enormi (chi ha messo in lista Caruso? Chi lo ha proposto e se lo è votato quale Presidente del Consiglio?) e distogliere – come fosse possibile – l’attenzione dal problema numero uno:

Libertà.it – 26 giugno

INFANTILI!

Così ha reagito Patrizia Barbieri alla nostra richiesta di cercare insieme la conferma che non ci siano stati in questi due anni tentativi di condizionamento della macchina comunale.

A nulla sono bastate le motivazioni con cui il giudice delle indagini preliminari ha giustificato l’arresto (carcere duro – 41 bis):

Libertà.it – 28 giugno

ANTIVIRUS

Ho provato, senza successo, a far capire che chiunque, scoprendo di aver connesso al proprio computer una chiavetta infetta, per prima cosa non si affretta a dire che il pc è pulito, perché l’usb è stata infettata chissà quando e chissà dove: si fa girare immediatamente l’antivirus… se davvero si tiene alla salute del computer…

“Gli inquirenti hanno escluso per ora che l’attività criminale di Caruso abbia intaccato il Comune di Piacenza. Noi vogliamo essere più realisti del re e faremo tutto quanto in nostro potere, in autonomia, per confermare questa versione, perché vogliamo dare garanzie ai nostri cittadini”

Quale grande segno di forza e di trasparenza sarebbe derivato da un comunicato del genere! Invece niente di tutto ciò: solo strilla contro le speculazioni politiche.

Pur sforzandosi, non si capisce perché, in una situazione così straordinaria, chi ha il dovere di guidare la città si ostini a fare il contrario di quel che il buon senso richiederebbe.

INADEGUATEZZA

Non mi vengono in mente altre risposte plausibili.

Caso mai ci fossero stati ancora dei dubbi, la scelta del nuovo Presidente del Consiglio, che avrebbe potuto e dovuto essere l’occasione per un dialogo tra tutte le forze presenti in aula, si è ridotta di nuovo a basse trattative di potere tutte in seno alla maggioranza, metodi stantii che nemmeno quel che é successo han saputo cambiare, da cui è uscito il nome di un 24enne leghista (Davide Garilli, a cui auguro buon lavoro), alla prima esperienza e per giunta nemmeno presente al momento dell’elezione, perché in vacanza: un altro poco invidiabile primato.

Purtroppo, sperando che su questa faccenda sia stata scritta la parola fine, duole constatare che non c’é ravvedimento. Niente autenticità nella presa di coscienza. Solo rimozione, arroccamento e contrattacco, benaltrismo a grandi dosi e minacce di ritorsioni legali che fan tanto intimidazione.

Che dire: occasione mancata. Il re é morto. Lunga vita al re.

RIPARARE E RIPARTIRE

Qui si parla di Piacenza, la nostra casa. Senza la disponibilità sincera di tutti a essere qualcosa di più e di meglio, resteremo deboli e in pericolo.

É il momento di far fronte comune, di provare la vicinanza tra le forze sane del territorio. Dobbiamo ricostruire insieme nuovi anticorpi. 

La buona politica si nutre di passione, partecipazione spontanea ma anche di consapevolezza.

Credo che una frustata come quella che é arrivata sulla schiena di ogni persona per bene della città ci imponga il dovere di tornare all’abitudine di eleggere donne e uomini che conosciamo o su cui possiamo facilmente farci un giudizio personale, diretto. A livello locale serve la politica “della porta accanto”, in cui la reputazione torni a essere un valore non negoziabille.

Per bandire gli impresentabili é ora di smetterla di demandare a scatola chiusa alle segreterie e ai capetti di turno le scelte dei candidati. Tanto poi, lo vediamo in questi giorni, quando succede il disastro, son tutti pronti al gioco delle tre scimmiette. 

1076

A oggi mancano 1076 giorni a fine mandato della destra al governo. Serve una rinascita civica per escludere che possano essere 1077.

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