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RONCAGLIA. Un pranzo povero in una giornata da incorniciare

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Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

roncaglia un pranzo poveroSabato si é tenuto a Roncaglia il tradizionale pranzo di ringraziamento degli “anziani socialmente utili” del Comune.

Per il secondo anno ho proposto la versione “povera”, uno stare insieme alla buona, che privilegia la dimensione famigliare al ristorante.

É una scelta precisa, simbolica ancor prima che economica. L’impegno verso il prossimo deve cercare relazioni senza sosta, mescolarsi, arricchirsi nel confronto. Oggi non ha senso cantarsela e suonarsela da soli. E credo che anche il contesto abbia il suo valore.

Così, lungi dal voler sminuire il momento dedicato a questi piacentini, che per tutto l’anno si mettono a disposizione della comunità, ai camerieri in livrea ho preferito il servizio al tavolo offerto da noi amministratori e dal personale dell’assessorato, dai giovani scout, dai residenti della frazione, che hanno risposto “presente!” perché dal 14 settembre sanno meglio di chiunque altro quanto può essere di conforto stare insieme.

Ai professionisti ho sostituito le cuoche per passione di Roncaglia, perché se é vero che il cibo é cultura, allora un piatto di pasta, o il brasato con polenta fatto in casa, in queste case, possono trasmettere messaggi e valori importanti.

Chi c’era si é goduto una bellissima giornata. Chi é mancato, ha perso un’occasione per “caricare le pile” e riflettere sui motivi più autentici che ci spingono al volontariato. I simboli sono importanti. Così sabato i locali di una ex scuola che persone appassionate hanno salvato dal diventare uno scheletro vuoto, quegli spazi che la furia dell’acqua e del fango hanno provato a distruggere, sono stati teatro di vita, calore, convivialità, festa.

Ho molto bene impressi i visi straniati e la disperazione dei primi momenti, quando la Natura ci ha messo in ginocchio con la sua violenza improvvisa. Sento ancora, amaro, il senso di impotenza che ho provato in quelle prime drammatiche ore.

Vedere sabato quelle stesse facce allegre e sorridenti, lo ammetto, per me é stata una specie di rinascita. Sabato nessuno ha guardato con tristezza il livello dell’inondazione tatuato sui muri, diventato anzi il simbolo della vittoria di chi é tenace e non molla mai, privilegia la concretezza ai fronzoli, preservando però quella profonda umanità che cerca senza sosta nel prossimo, al di là di tutto, un compagno di viaggio.

Abbiamo organizzato un momento in cui la comunità degli anziani volontari ha abbracciato quella degli alluvionati e da questa abbiamo ricevuto in cambio la forza per impegnarci ancora di più nelle attività di tutti i giorni.

Il mio grazie più sentito a tutte le anime belle che hanno avuto un ruolo, grande o piccolo, in questo pomeriggio da incorniciare.

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