Sede infame

"Quando tutto diventa slogan per intercettare gli istinti, i limiti si spostano verso il basso e ogni trovata sembra lecita, goliardica, efficace. E invece si palesa solo la disgustosa natura di chi cova nazionalismi antistorici e odio razzista. Non importa il simbolo o il nome: si chiama destra, e mi fa schifo.”

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"MI PIACE" SULLA PAGINA CASA POUND PIACENZA

| Piacenza medaglia d'oro offesa

Non si difende la democrazia sdoganandone i controvalori e dando il benvenuto senza batter ciglio a chi li professa: così la si violenta, la si deprime, la si rinnega.

Non mi sento antidemocratico ad ammettere repulsione per l’annunciata apertura della sede piacentina di Casa Pound: sono solo antifascista.

Ê un modo di essere che mi pervade senza riserve, figlio dei valori e delle tradizioni tramandate, dei racconti, degli studi, degli esempi e delle testimonianze che mi sono state donate, in cui mi sono imbattuto, che sono andato a cercare.

Non mi si venga a dire oggi che se ne disprezzo le idee mi metto sullo stesso piano di chi nella mia città, medaglia d’oro al valor militare per il sacrificio offerto nella lotta di liberazione dalla barbarie nazi-fascista, sceglie di inaugurare una sezione chiamandola “la scure”.

Eh, no, è la storia che ci distingue, con le sue lezioni che tracciano un solco profondissimo tra chi se ne fa beffe e chi invece è ancora capace di indignarsi e comprendere che si sta passando il segno, nella sbornia della post ideologia.

C’è una banalità del male di ritorno, ammantata di conformismo e dabbenaggine, che macina e rigurgita slogan e abominevoli convinzioni, rispolvera colpevole menefreghismo verso dimostrazioni di violenza, arroganza, intolleranza che i troppi epigoni di vecchi squadrismi seminano con sempre meno timore, nella sottovalutazione, quando non è connivente strizzata d’occhio, di un sistema che per il consenso o l’interesse particolare sarebbe disposto a vendere l’anima.

Democrazia è fare i conti col passato senza pregiudizio, è approfondire i “ma anche”, provare a dipanare le dosi di torto e ragione o gli intrecci tra memoria e nostalgia che il trascorrere dei decenni, l’ignoranza diffusa e una morale collettiva ormai decadente rendono a volte inestricabili.

Ma non si difende la democrazia sdoganandone i controvalori e dando il benvenuto senza batter ciglio a chi li professa: così la si violenta, la si deprime, la si rinnega.

Si abbia per favore il coraggio di resistere, di dire no, di riappropriarsi, col dissenso manifesto e la forza degli argomenti, del senso autentico delle conquiste pagate con il sangue dei nostri padri e delle nostre madri.

Guardo basito il volantino con abbinato il nome della mia città a quello di Casa Pound, con la sua grafica ammiccante al regime e il nero dominante.

Al solo pensiero che è passata appena una settimana dal giorno della memoria provo un senso di disagio indicibile, che scelgo di condividere in forma pubblica, mettendoci la firma e la faccia.

È una presa di distanza netta, che interesserà forse pochi ma sento di dovere alla mia coscienza, nel nome della dignità di un gonfalone e di una medaglia che mi stanno grandemente a cuore, per solidarietà con tutti quelli che, come me, odiano gli indifferenti.

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