A bocce ferme, il prossimo consiglio comunale di Piacenza, avrà tre opposizioni:

  • destra/destra,
  • centro/destra,
  • sinistra.

Così hanno deciso gli elettori. 

Alternativa per Piacenza dal canto suo ha avviato un percorso che cova in sé una scintilla davvero interessante, anche se per passare da una romantica utopia a una seria proposta politica serviranno tempo, dedizione e gioco di squadra senza pari. 

Non sarà titanica, ma le dimensioni dell’impresa sono ragguardevoli. Torniamo all’idea dei costruttori di cattedrali, quei mastri artigiani che mettevano tutta la loro perizia in ogni singola pietra del basamento, sapendo che non avrebbero mai visto l’ultima e più alta guglia a lavoro finito, ma non per questo sentendosi meno coinvolti e protagonisti in qualcosa più grande di loro.

ApP non ha senso se la si pensa come esperimento fine a se stesso, ennesimo atomo di un microcosmo politico che a sinistra vive di perenni divisioni e contrasti. ApP deve ambire alla cultura di governo, cercando di calamitare tutte le sensibilità, individuali o già organizzate, che sperano di veder uscire dalla riserva un mondo oggi privo di reale rappresentanza, specie a livello locale.

Quando parlo di cultura di governo non penso alla sinistra già “istituzionalizzata”, ormai dentro alle dinamiche di gestione del potere (non lo intendo in senso dispregiativo, governare è gestire il potere) ma a una sinistra civicadi pronto soccorso e salvataggio per chi oltre alle parole non riconosce più una vera mano tesa, un impegno di strada, una vicinanza reale: una sinistra civica interlocutore credibile.

Stare in trincea non significa sposare posizioni dogmatiche e intransigenti. Questa non è ApP.

Si può essere radicali pur rimanendo educati e inclusivi. Si può essere sicuri della propria identità pur cercando di capire le ragioni dell’altro, non sempre e solo imponendo le proprie. Verificare sintesi possibili per il bene pubblico, non è opportunismo, ma responsabile maturità.

Un amico mi ha detto che la mia è “pedagogia dell’agire politico”, per sua natura ostinatamente contraria ai risultati immediati che populismo e aggressività possono portare quando si riesce a far presa sull’insoddisfazione generale. Niente di nuovo: quando lanciai l’appello per la costituzione di Alternativa per Piacenza, a giugno del 2020, parlai di “centro educativo progressista”. 

Più di 4.000 persone hanno colto il messaggio. Noi non ci limiteremo alle parole di due eletti in consiglio comunale, già presi come siamo dall’ambizione di dar vita a una comunità di passioni ideali, iniziative concrete, convivialità.

I primi passi sono i più stentati, ma cercare una scorciatoia in avvio sarebbe tradire il principio per cui se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.

A noi e a chi osserva ApP da fuori, dico (cit. H.D. Thoreau):

“non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere”.

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