welfare e sanità
Reagire allo shock

Ore 15:01 di giovedì 25 maggio. Il whatsapp del mio dirigente aveva un tono grave come poche altre volte, ma mai mi sarei immaginato una disgrazia simile.

Chiamami appena puoi. Ho una notizia molto seria da darti.

Anche Piacenza, crocevia tra due delle regioni più avanzate d’Europa, città dei bambini, sede di servizi all’avanguardia riconosciuti e replicati a ogni livello, ha trovato i suoi mostri. Non in un asilo qualsiasi, ma in un c.d. “top di gamma”, con liste d’attesa tra le più lunghe e questionari di gradimento a prova di bomba. Eppure è successo, tra lo sgomento di tutti: cittadini, gestori, Comune.

Sono sotto choc. Mi sento vicino alle famiglie, ai bambini…li abbraccio tutti simbolicamente promettendo loro tutto il sostegno necessario.

Continuo a metterci la faccia, come ho sempre fatto, senza però abbandonare la convinzione che il welfare mix tra pubblico e privato sociale sia la strada maestra.

Genitori e bimbi a parte, che sono un capitolo speciale a cui dovremo dedicare tutti noi stessi, considero le due cooperative sociali coinvolte parti lese al pari del Comune e, nella gravità del momento, chiedo ai piacentini di continuare a credere nel sistema, che farà di tutto perché emergano le responsabilità individuali e – se confermate – paghino con rigore le conseguenze di azioni ignobili.

Dire che “il Comune é parte lesa” ha proprio il significato di intendersi al fianco delle vittime. Tutto il contrario dello “scaricabarile” che hanno denunciato un paio di candidati sciacalli, amanti dei comunicati ma poi sempre nelle retrovie, spesso assenti, che anche stavolta non hanno perso occasione per dimostrare politicamente l’encefalogramma piatto e umanamente una discutibile concezione di sensibilità, stile e tempismo.

Soprattutto adesso e proprio perché penso prima di tutto alle famiglie e ai bambini, chiedo aiuto perché non vinca la macchina del fango e non si ceda alle letture facili, alle generalizzazioni e alla disinformazione.

Piacenza é un modello per il sistema di controllo qualità e formazione congiunta. Non si lascia nulla al caso e il Comune tiene da sempre in modo fermo le redini della committente. La stretta collaborazione tra servizio pubblico e privato non solo serve a far crescere entrambi e a dare servizi migliori e più flessibili, ma permette anche di adattare l’offerta educativa, in termini di posti, alla domanda delle famiglie. Piaccia o non piaccia nessun Comune oggi sarebbe in grado di gestire con solo personale e strutture propri tutte le richieste. Senza la collaborazione del privato sociale molti bambini non troverebbero posto ai nidi.

Come sempre ci vuole misura e senso di responsabilità istituzionale, per muoversi in dinamiche molto complesse. É frustrante leggere come a volte tutta questa complessità sia spazzata via da commenti lapidari. Adesso dobbiamo ricostruire, non distruggere.

Con la forza della disperazione ribadisco che Piacenza non é questa. Quello che é successo é una distorsione aberrante, da indagare in ogni minimo dettaglio e punire con la massima severità, ma non é il sistema Piacenza, fatto di persone per bene, professionisti seri, imprese preparate e di qualità.

Un augurio sincero e sentito di buon lavoro. Io e le mie colleghe – tutte – siamo vicine a Lei, all’Amministrazione e alle famiglie coinvolte

Questa è la conclusione di una mail che mi é arrivata da un’educatrice, con allegato il certificato dell’ASL che attesta “grande competenza professionale e coinvolgimento personale”.

Chiedo uno sforzo per capire il mio sentimento nel riceverla.

Me la tengo stretta, insieme al «massima fiducia. Grande dolore ma massima fiducia» che alcuni genitori mi hanno detto ieri al nido Farnesiana, stringendomi la mano e guardandomi dritto negli occhi.  

Per adesso chiedo scusa alle mamme e ai papà piacentini e mi assumo verso la mia città la responsabilità che la delega comporta.

In un mondo dove si é più abituati a vedere il politico che svicola, io resto in prima linea fino in fondo perché non si ripetano obrobri simili.

Di più, per ora, non posso fare.

Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini
partecipazione, società
ASILI NIDO. Basta a un coordinamento pedagogico solo per addetti ai lavori
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

freepik bambiniIl coordinamento pedagogico territoriale di Piacenza (CPT), la rete che riunisce i coordinatori pedagogici dei servizi educativi zero-tre anni comunali, in convenzione e privati di tutta la provincia, passerà presto in capo al Comune capoluogo, che subentra alla Provincia quale riferimento gestionale.

Credo molto nell’importanza di questa squadra di esperti, chiamata a interrogarsi sulla qualità dei servizi educativi offerti ai nostri bambini. Per questo è mia ferma intenzione assumere il ruolo con il giusto protagonismo e l’abituale impegno.

Oggi ho incontrato i componenti del CPT, proponendo loro un percorso che li faccia uscire dalla riserva agli addetti ai lavori, per arrivare più direttamente ai cittadini e alle famiglie: farsi conoscere, far capire quanto è importante il loro lavoro, rendere evidente una volta per tutte cosa è l’integrazione del servizio tra pubblico e privato in territori virtuosi come il nostro.

Quando si parla di nidi è ancora troppo alto il rischio di ingessare discorsi e progettualità con impostazioni ideologiche che hanno perso senso, lasciando i genitori in balia di chi alza più la voce o dell’apprensione per alcuni fatti di cronaca (nazionale) che purtroppo salgono alla ribalta con una certa frequenza.

Urge momento di confronto con la città: partecipato, trasparente, informale, trattato con linguaggio semplice, numeri oggettivi ed esempi pratici. Per me è così che si costruisce fiducia.

 

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ASILI NIDO. Piacenza è in linea con gli standard di Lisbona
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

Com’è, come non è, quando si parla di nidi a Piacenza, c’è sempre qualcosa da puntualizzare. Succede così che, a margine della conferenza stampa regionale di presentazione dei dati 2014/2015 sui servizi educativi per la prima infanzia, la stampa locale, riprendendo la notizia, commetta un errore che cambia profondamente il valore del nostro impegno per una copertura importante dei posti bambino.

I titoli parlano più o meno tutti della città come ultima in Regione per i posti disponibili, trascurando però che il valore del tasso di copertura al 24,3%, non si riferisce a Piacenza città, ma alla totalità della provincia, suddivisa per distretti socio-sanitari.

asili nido_copertura

Il parametro, quando si parla di servizi per l’infanzia é l’obiettivo dato dall’indice di Lisbona, che fissa a un bambino su tre (33%) il traguardo.

Rispetto a questo riferimento, oggi il distretto di Levante (Fiorenzuola) si colloca al 17,2%, quello di Ponente (Castel San Giovanni) al 21,2%, Piacenza città al 33,7%. Il valore riportato deriva dalla media di questi tre dati [(17,2+21,2+33,7)/3].

asili nido_copertura verticaleLa differenza, come è facile intuire, non è da poco: la città infatti – nonostante la temporanea chiusura del Vaiarini e in attesa dell’apertura del nuovo asilo internazionale di via Sbolliè pienamente nei parametri di Lisbona.

Preciso tutto questo perché è giusto che i piacentini sappiano la verità – per quanto l’obiettivo debba sempre e comunque essere quello di migliorare in qualità e quantità  ma anche e soprattutto per rendere merito all’enorme lavoro che l’amministrazione sta compiendo in questo senso, supportata da una struttura tecnica e operativa di primo livello, fatta di dirigenti, funzionari ed educatori davvero encomiabili.

 

 

 

 

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risultati, società
ASILI NIDO, ecco finalmente i magnifici 9!
Non é tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa é sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto agli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere.- Stefano Cugini

freepik bambini6Che dire. La stampa parla dei “magnifici 9″ e in fondo ha pure ragione. Per me, dato il dibattito – a tratti ruvido e ideologico – che si è creato intorno a questo concorso, viste le polemiche e considerata la risposta in numeri che è arrivata dagli aspiranti (centinaia di persone da tutta Italia), adesso è il momento dell’orgoglio per un lavoro ben fatto.

Non perfetto, non risolutivo in assoluto, ma opportuno e trasparente.

  • Ci chiedevano un concorso chiuso, lo abbiamo fatto aperto, per quanto con una quota riservata.
  • Ci accusavano di voler dismettere la presenza del pubblico, abbiamo assunto 9 persone a tempo indeterminato, a cui se ne aggiungeranno circa altre 15 pescate dalla medesima graduatoria, con un contratto a tempo determinato.
  • Abbiamo organizzato qualcosa che non si vedeva da più di 20 anni.
  • Abbiamo inserito la conoscenza dell’inglese e del linguaggio dei segni.

Oggi, 9 persone hanno dato una svolta alla loro vita e io per questo sono fiero!

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società
ASILI NIDO. Per la tutela dei bambini, meglio il Grande Fratello o un lavoro di comunità?
La politica non si salva con le frasi a effetto, ma con il cuore e la passione di chi sente il privilegio, nei diversi ruoli, di rappresentare una comunità intera. Con la disponibilità di chi coglie il dovere di creare condizioni e occasioni per gli adulti del futuro. Con serietà, piedi per terra e coscienza di cosa vuol dire essere “cittadino”. Chi ama la politica cerca le persone, non le categorie. Chi ama la politica, prova a unire.- Stefano Cugini

freepik bambini4Dopo i terribili fatti di Milano, puntuale arriva la domanda se sia necessario installare telecamere in tutti i nidi della città.

Per come la penso io, mi inquieta l’idea del “Grande Fratello” perché penso che di fondo sia de-responsabilizzante.

Le persone non devono comportarsi bene perché si sentono costantemente osservate da un occhio elettronico ma perché sanno che è giusto farlo. È la differenza tra fare le cose per comportamento, temendo una sanzione, o perché ci si crede davvero. Vale in generale, figuriamoci nell’educazione dei più piccoli.

Nei nostri nidi c’è un impianto consolidato di supervisione quotidiana di ciò che succede. In termini di qualità del servizio erogato, di comportamenti del personale, di clima generale tra i bambini, le famiglie…

Il coordinamento pedagogico è uno strumento nato apposta per condividere esperienze e buone prassi. Non trascuriamo mai nessun campanello d’allarme. Nel caso poi di segnalazioni più specifiche, siamo i primi a collaborare con le forze dell’ordine per effettuare tutti i controlli che si ritengono adatti alle specifiche situazioni, con tutte le tecnologie del caso.

Mai abbassare la guardia ma mi sento di dire che a Piacenza siamo molto più tranquilli che altrove.

educatrici nido grande fratello

 

 

 

 

 

 

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partecipazione, rassegna stampa, società
ASILI NIDO: il mio contributo al Coordinamento pedagogico territoriale di Piacenza
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

freepik bambini4Il coordinamento pedagogico territoriale di Piacenza (CPT) è una rete che riunisce i coordinatori pedagogici dei servizi educativi zero-tre anni comunali, in convenzione e privati di tutta la provincia.

Alla luce delle trasformazioni sociali in atto nei servizi all’infanzia e delle novità di legge, con particolare riferimento alla 107/2015, il coordinamento ha deciso di offrire un contributo alla riflessione, attraverso la pubblicazione di un volume scritto a più mani con l’obiettivo di raccontare il percorso pedagogico compiuto e accogliere il punto di vista di tecnici e politici sul sistema educativo.

Quello che segue è il mio contributo, come al solito scritto cercando di non avere filtri…

Che la realtà in cui ci troviamo a vivere oggi sia connotata da un’evoluzione rapida e ricca d’incognite è un dato acquisito. L’attualità ci presenta il conto dell’assuefazione quasi acritica alla rete virtuale e ai social network, dell’isolamento progressivo e del dilagante analfabetismo di ritorno correlati, della tenuta sociale più che instabile di fronte a fenomeni migratori costanti e invasivi, che implicano ripensamenti culturali, normativi, organizzativi mai così complessi. Guerre, carestie, esodi, crisi del (turbo)capitalismo che ha messo in ginocchio una generazione: in poche parole, il mondo come l’abbiamo conosciuto noi quarantenni, quando eravamo bambini, non esiste più. Mi sembra evidente che le risposte che stiamo provando a dare, a fronte di domande che non sempre ci poniamo nel modo giusto, siano per lo più contingenti. Serve qualcosa di più strutturale, che consolidi la lettura della nuova realtà in un’attitudine. Da queste premesse partono le considerazioni sul tema dell’educazione zero-sei.

Investire sui bambini è una polizza assicurativa a lunga scadenza. È un mandato vero e proprio, una strategia la cui produttività sarà misurabile nel grado di consapevolezza della società prossima ventura, su quanto questa sarà a proprio agio con i nuovi mutati contesti. L’obiettivo è creare le condizioni affinché i bambini di oggi diventino gli adulti che affronteranno il domani con i giusti strumenti di decodifica: dinamici, resilienti, multiculturali e poliglotti. In questo percorso il ruolo di governance istituzionale è primario: semplice da individuare, molto più complesso da interpretare. Ci sono fili da riannodare, paradigmi da ripensare e sintesi da trovare, scardinando anche steccati ideologici che oggi hanno perso ragion d’essere. In altri termini, spetta ai vari protagonisti del territorio, mi limito al locale, pianificare un modello coerente, uniforme e massimamente diffuso, facendosi poi interpreti presso i superiori livelli di governo, della messa in circolo delle buone prassi per confrontarle con altre e testarne efficienza, efficacia e riproducibilità su più ampia scala. C’è bisogno di tutti, pubblico, terzo settore, sistema universitario, famiglie. Servono motivazioni forti e una guida ferma, compito cui è giusto si faccia carico, con fiero protagonismo, l’Ente locale di riferimento – il Comune capoluogo per quanto ci riguarda, chiamato a coordinare e dare stabile impulso alle potenzialità di ogni nodo della rete.

Da politico/amministratore, con quel che basta di umiltà per non improvvisarmi tecnico esperto, posso permettermi una suggestione. Penso allora alla “dimensione del cortile”, al giorno d’oggi poco più che un ricordo. Chi ne ha ancora memoria e nostalgia non potrà che concordare su luoghi di crescita e formazione, spazi di vita reale in provetta. Nei cortili le età si mescolavano e s’incontravano. Pur essendo la contiguità anagrafica un aggregatore naturale, era chiara la presenza di “più grandi” e “più piccoli”, chiamati a una sorta di autoregolamentazione forzata. Erano infatti l’incontro e la convivenza tra dissimili a disegnare equilibri dinamici e a dare stabilità al sistema. A differenza della strada, il cortile, pur connotato dall’apprendimento “in esterno”, era luogo protetto e supervisionato, con gli occhi più o meno discreti degli adulti sempre a tiro.

Mutatis mutandis credo che un primo punto a favore di un unico progetto pedagogicoche abbracci l’intera fascia della prima infanzia, stia proprio nella ricchezza che deriva dal co-protagonismo e dall’interazione di età diverse, con le dinamiche di ruolo che si creano spontanee. Idem per quanto riguarda il valore del divertimento all’aperto, che nel Nord Europa entra a pieno titolo nella programmazione pedagogica. Altro elemento forte è la c.d. democraticità. Il cortile era luogo inclusivo e accogliente, dove bastava accettare le regole del gioco per farne parte, senza doversi preoccupare della provenienza o del tenore di vita. Al pari, ci serve un meccanismo che intercetti sempre più gli esclusi e gli inclusi a intermittenza. Che si tratti di fragilità economica, di marginalità sociale o d’impossibilità a conciliare i tempi di vita e di lavoro della famiglia, abbiamo il dovere di tendere all’universalismo e dare per questo risposte sempre più flessibili e personalizzate.

I bambini hanno bisogno di cogliere la ricchezza insita nelle molteplici forme di diversità e per poterlo fare, devono essere messi nelle condizioni di testarle. Il tema di dove porre l’asticella per contemperare duttilità del servizio e qualità della proposta educativa è molto delicato. Ne è parte l’accreditamento dei servizi, verso il quale condivido la preoccupazione di non generare percorsi ingessati, sulla falsariga di quanto è accaduto in ambito socio-sanitario, mentre sono molto scettico sui pericoli di un’eccessiva de-regolamentazione e di troppa autonomia di valutazione degli standard, pur nel dovuto rispetto delle linee guida della Regione. Se da un lato siamo chiamati a capire che sacrificare una quota spinta di personalizzazione per cristallizzare gli elevati standard educativi raggiunti ci spingerebbe oggi a un’offerta impossibile da cogliere per molti e di conseguenza minoritaria, non possiamo che essere, dall’altro, molto chiari e consapevoli nel non voler correre i rischi di snaturare l’impianto formativo, scivolando verso formule di custodia temporanea che avvicinerebbero troppo le nostre eccellenze al modello dei baby parking.

La vera scommessa sta nel ripensare e ripensarsi e qui il ruolo del coordinamento pedagogico, nel quale andrebbe rimediata l’assenza delle rappresentanze della scuola dell’infanzia, emerge in tutta la sua pregnanza, per garantire qualità e al tempo stesso mettere in circolo competenze, esperienze, informazioni tra i vari attori pubblici e privati. Intanto che ci siamo, potremmo anche cogliere l’occasione per superare, una volta per tutte, la dicotomia pubblico/privato, che resiste, in taluni, tra letture politiche anacronistiche e mal celato desiderio di rendere residuale l’intervento pubblico. Si tratta di una strumentalizzazione dannosa e dispendiosa, in termini di tempo ed energie, che emerge a ogni piè sospinto in dibattiti sterili, dove spesso sono coinvolte le famiglie perché prendano posizioni “ingenue”.

Proprio il coordinamento pedagogico dimostra quanto virtuoso sia l’agire il sistema integrato dei servizi, per un’offerta di livello da rivolgere a una platea sempre più ampia di persone. Eccolo, il combinato disposto qualità/quantità, che passa dalla responsabilità dell’Ente locale, titolare di una committenza pronta connessa a quote di gestione diretta tali da non far perdere la consapevolezza necessaria per regolare il sistema.

Penso a un equilibrio variabile in base alla domanda, alle risorse, alla capacità di sperimentare nuove frontiere, forte della fiducia reciproca in una partnership testata, certificata e da valorizzare con il privato sociale. Concepire la contrapposizione laddove è richiesta l’integrazione è una scelta perdente che non possiamo permetterci, nell’interesse delle famiglie utenti, la cui soddisfazione deve restare il nostro unico punto di riferimento.

Nell’asilo internazionale che vedrà presto la luce in via Sbolli proviamo a trasferire tutte queste convinzioni. Dall’uniformità di progetto sulla fascia 1 – 6 anni, alla compresenza di italiano e inglese, passando per la mutuata esperienza nordeuropea circa l’allestimento e l’utilizzo degli spazi esterni, fino a una sviluppata flessibilità organizzativa, per arrivare alla definizione di una graduatoria sperimentale in cui il criterio economico entri in gioco solo in sede di calcolo della retta e non conti nel definire la priorità d’accesso, che saranno invece determinate esclusivamente dalle condizioni occupazionali e famigliari.

È infatti impossibile ignorare l’esistenza di famiglie penalizzate nell’accesso dagli attuali parametri, ancora collegati al reddito, ma con altrettanto reali esigenze di presa in carico dei figli nei tradizionali orari lavorativi. Non solo: ritengo importante politicamente il messaggio che abbiamo voluto dare, una volta optato per la gestione diretta del nuovo polo, prevedendo il convenzionamento “compensativo” di un’altra struttura, onde evitare letture fuorvianti e mantenere un equilibrio coerente tra tipologie di gestione sul territorio. Se i patti sono chiari e condivisi e i soggetti si fidano tra loro, l’intero sistema trarrà un costante giovamento dal lavoro di rete.

 

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partecipazione, rassegna stampa, società
ASILI NIDO al quartiere San Giuseppe: il Comune non lascia, raddoppia
Non é tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa é sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto agli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere.- Stefano Cugini

‪#‎Asili‬: a ‪#‎Piacenza‬ guardiamo avanti e progettiamo un futuro ancora più ricco di servizi e qualità. Stiamo costruendo qualcosa di nuovo e bello per la città, in barba alla crisi e ai pessimisti.

Sono certo che in breve anche chi oggi è spaventato dai cambiamenti si renderà conto che ci guadagna una comunità intera.

asili al quartiere san giuseppe1asili al quartiere san giuseppe2

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società
ASILI NIDO: col concorso cambieremo la vita a 9 persone
Essere onesto può non farti avere tanti amici, ma ti farà avere quelli giusti.- John Lennon

Il concorso per i 9 posti di educatore a Piacenza non riesce proprio a fare a meno delle polemiche.

concorso nidi libertàEbbene, anche fossero state 1 milione in fila, penso alle 9 persone a cui ‪#‎piacenza‬ cambierà la vita in meglio, con un posto fisso a tempo indeterminato che prima non avevano.

Ho provato sulla mia pelle le “transumanze”, il precariato, la disoccupazione e sono convinto che chi amministra, non potendo dare soluzioni per tutti, debba almeno infondere speranza.

Sarebbe stato molto più ingiusto voltarsi dall’altra parte e non fare nulla. Nove é meglio di zero.

Io posso essere d’accordo al 101% con chi lamenta che il mercato del lavoro in generale è uno schifo. Ditemi però, allora, da piccolo amministratore di provincia cosa avrei dovuto fare? Dato che il mondo è malato, avrei fatto meglio a evitare di mettere in sicurezza 9 persone, perché è un numero esiguo?

Un concorso per posti da educatore a tempo indeterminato nel pubblico non si faceva dalla notte dei tempi. Basta ascoltare queste interviste per capire che dare una speranza di futuro è un dovere.

Io non sono all’ONU, non sto a Palazzo Chigi. Lavoro per un po’ in via Taverna, nell’assessorato più bello del mondo, orgoglioso e privilegiato del ruolo che ricopro. Per accettare il quale, mi sono licenziato. Se travolto dal pessimismo cosmico (fondatissimo) me ne stessi a guardare in alto, sarei un indegno rappresentante dei cittadini e un purtroppo degno interprete delle pessime derive che certa politica ha preso.

Dato che mi impegno per dare un esempio diverso, sono fiero del piccolo contributo offerto con il nostro piccolo, partecipatissimo bando. A proposito, la stabilizzazione integrale, che avrebbero voluto i sindacati, non avrebbe avuto lo stesso respiro. Sempre più convinto della scelta.

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risultati
FATTO! Ridotti i tempi di pagamento delle P.A.
La politica è fatta dalle persone e nessuno ha primogeniture ed esclusive. Solo insieme si cresce. Se c’è onestà intellettuale e vero amore per la causa del bene comune, le diverse appartenenze sono contenitori che indicano vie possibili, non compartimenti stagni che creano realtà parallele.- Stefano Cugini

pagamentiHo appena firmato la lettera ai gestori dei nidi per comunicare l’impegno del Comune a ridurre i tempi di pagamento dagli attuali 60 giorni a 30.

Anche questa é attenzione al territorio.

 

 

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società
ASILI NIDO. Sul bando educatrici ci credo e vado avanti
La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

asili nidoIn questi giorni i sindacati e alcuni consiglieri comunali si sono espressi molto negativamente sulle modalità del concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di nove educatrici di asili nido.

La loro contrarietà alla scelta che ho sostenuto per conto dell’amministrazione è netta, a tratti ruvida, datata. La distanza è totale: dalla mancata stabilizzazione integrale delle precarie storiche, alla soglia dei 40 anni prevista dal regolamento per accedere al bando, fino al presunto sperpero di risorse pubbliche per la formazione e l’aggiornamento di personale che non potrà entrare in ruolo in pianta stabile.

Il tema è complesso e, impattando sulla vita lavorativa di molte persone, merita di essere trattato con il massimo rispetto. Da tutti però, perché a passare per quello che è “contro” qualcuno o tratta le questioni a cuor leggero, non ci sto.

Arrivano momenti in cui la passione del proprio impegno prende il sopravvento sulla diplomazia istituzionale che (forse) sarebbe da preferire.

Essere amministratori significa prendere delle decisioni e assumersene le responsabilità. Da questo punto di vista, vado avanti con la coscienza serena di chi crede di aver deciso per il meglio. Chi la pensa diversamente non mi ha convinto del contrario: sicuro, non nella forma; di fatto nemmeno nella sostanza.

Ma approfondiamo un pochino la vexata quaestio.

Nel 2008/2009 si è molto ridimensionato il fenomeno del precariato di lungo periodo grazie all’assunzione di 28 precarie “storiche”. Almeno in teoria, perchè questo contingente ha perso in breve più del 30% dei suoi effettivi, in seguito alle domande di inidoneità  fisica presentate dopo l’acquisizione del tempo indeterminato e al conseguente distaccamento in mansioni altre rispetto al contatto diretto coi bambini.

Oggi è ora di programmare il futuro dei servizi e di abbassare l’età media del personale educatore, superiore ai 50 anni. Per tenere alta la quota di posti in gestione diretta (educatrici dipendenti del Comune di Piacenza), dobbiamo dotarci di una pianta organica con la più lunga aspettativa possibile di permanenza in servizio attivo.

Da queste considerazioni è nato un bando di concorso pubblico (il primo dopo tanti anni) che, pur riconoscendo la garanzia di continuità per una quota riservata di stabilizzazione, mira a dare una speranza di lavoro pubblico alle nuove generazioni (a Piacenza abbiamo un liceo socio-psico-pedagogico e un corso di laurea in scienze della formazione) e a lanciare un messaggio alle famiglie, a fornire la prova tangibile dell’investimento sull’educazione dei nostri piccoli cittadini.

Tra l’altro, giova far notare ai detrattori più distratti che così impostato, il concorso “apre” a un universo di precarie altrimenti escluso.

La stabilizzazione tanto amata dai sindacati e da qualche collega consigliere richiede requisiti specifici di anzianità, che sono in possesso di “sole” 17 persone. L’attuale graduatoria di precarie che lavorano o hanno lavorato per il Comune di Piacenza conta 143 unità. Ciò significa che se avessimo assecondato certe pressioni avremmo escluso decine e decine di lavoratrici e lavoratori che oggi invece possono giocarsi le loro chance.

A chi dice poi che quattro posti di riserva sui nove totali sono pochi, suggerisco di esercitarsi nella lettura dei numeri, perché sostiene il contrario dell’evidenza: i 4 posti riservati alla stabilizzazione sono nelle disponibilità di 17 concorrenti (circa il 25%), mentre i 5 “liberi” sono contendibili – ad oggi – da oltre 200 persone (2.5%).

Ne deriva che le possibilità a disposizione delle operatrici precarie in possesso di requisiti per aggiudicarsi uno dei posti sono dieci volte superiori (per ora) alla possibilità di chi compete per i restanti cinque.

Si sta facendo un gran dire del limite di età imposto dal bando. Comprendo bene la frustrazione di chi resta escluso, ma l’esistenza di una soglia deriva dalla natura di lavoro usurante attribuita alle caratteristiche di servizio.

Il lavoro dell’educatore, come tutte le attività di cura, richiede infatti una specifica competenza professionale unita a una forte motivazione e a un costante impegno fisico.

Nell’assolvere le proprie mansioni, in particolare quelle legate all’accudimento del bambino piccolo, l’educatore deve dispiegare una buona dose di energia, attenzione e sensibilità: tutte capacità che comportano un coinvolgimento globale.

Non lo dico io; è stabilito dalle disposizioni dei contratti nazionali e dalla legislazione in vigore sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Prova ne sia che le OO.SS., le stesse che vorrebbero la modifica del regolamento per eliminare la soglia dei 40 anni, a ogni confronto chiedono percorsi di uscita anticipati e il ricollocamento in altra mansione.

Tra l’altro,  il limite di età vale solo per le assunzioni a tempo indeterminato. Per il ricorso a personale con altri inquadramenti non esiste limite, motivo per cui non è vero che ad alcune persone sarà negata la possibilità di ulteriori collaborazioni in seno ai nidi comunali.

Veniamo poi alla vera “arrampicata sugli specchi“. Per quanto riguarda l’investimento di risorse pubbliche in attività di formazione, aggiornamento, progettazione, riteniamo che si tratti di un dovere in capo a ogni ente virtuoso, che preserva il livello educativo e al tempo stesso costituisce un patrimonio dei singoli educatori.

Chi parla di sprechi o è ignorante, o è in malafede. Il Comune in questi anni, grazie alla formazione offerta, ha strutturato un servizio di qualità che è da tutti riconosciuto; a loro volta, le collaboratrici e i collaboratori, per quanto precari, hanno goduto di percorsi di accrescimento delle loro competenze, che rappresentano un valore aggiunto spendibile in futuro in termini di professionalità acquisita.

Mi assumo tutto il carico del percorso intrapreso dall’amministrazione. Ci metto la faccia, senza certezze assolute e conscio che la perfezione non è di questo mondo.

Mi piacerebbe solo maggiore serenità nelle analisi da parte di chi rappresenta categorie di persone; uno sguardo più ampio, ancorato alla realtà dei tempi e delle situazioni contingenti. È chiedere troppo?

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