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Ci meritiamo la PET e tanto altro

PET (Tomografia a Emissione di Positroni): si tratta di uno strumento essenziale per la gestione dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali di tutta l’area oncologica. Piacenza a oggi ne è sprovvista.

La nostra sanità per ora può ricorrere a questo fondamentale macchinario grazie a una convenzione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma.

Il principio per cui chiediamo alla Regione Emilia Romagna, attraverso una RISOLUZIONE che ci auguriamo ottenga il voto favorevole di tutto il Consiglio comunale (non appena riusciremo a convocarne di nuovo uno!) è molto semplice.

Dotare il nostro ospedale di una PET colmerebbe in primis una carenza della provincia tutta. In più, sarebbe un’azione concreta di contrasto alla mobilità passiva e di compatibilità con i tempi di cura previsti dalle linee guida regionali.

Insomma, se pensiamo al pesante tributo che anche noi stiamo pagando a causa del contagio da Coronavirus.

Se consideriamo la risposta eccezionale, in termini di professionalità, tempestività, competenza e dedizione al lavoro che il mondo sanitario generalmente inteso sta offrendo a Piacenza e provincia;

Se riteniamo che vorrà pur dire qualcosa l’importante riconoscimento ottenuto dalla sanità piacentina, con l’ospedale Guglielmo da Saliceto inserito nella classifica delle migliori strutture italiane del “Newsweek World’s best hospitals 2020”…

Beh, dai… alla luce di tutto questo, ci saremo anche meritati sul campo di essere degni di grande attenzione e di una positiva risposta alle sacrosante richieste della nostra sanità. O no?

Proprio ieri, il Commissario regionale all’emergenza Sergio Venturi, persona seria (che conosco da anni), ha detto che la Regione ripartirà da Piacenza. Ecco una prima, significativa, occasione.

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Ok al piano di riordino sanitario

L’ho detto in premessa di intervento: “mi impegnerò per essere impopolare e credo di riuscirci dalle prime parole. Sono un convinto sostenitore della democrazia rappresentativa e del ruolo che noi amministratori eletti abbiamo nei confronti dei cittadini. Con buona pace dei tanti tifosi della democrazia diretta o plebiscitaria!

La Conferenza Territoriale Socio Sanitaria di ieri è stata molto pesante: da un punto di vista politico ed emotivo le tensioni erano tante, come è normale che sia quando la posta in gioco è così alta.

In ballo c’era l’approvazione del riordino della rete ospedaliera, ovvero il futuro della sanità provinciale, dei presidi ospedalieri, delle case della salute, dell’Unità spinale di Villanova.

Molti politici contrari al piano hanno messo le mani avanti, dicendo di non sentirsi per questo “cattivi” o “responsabili”. Excusatio non petitaaccusatio manifesta, dicevano i latini. “Chi si scusa si accusa”, diciamo noi del popolo. Ma come: voti “NO” sostenendo che non è colpa tua ma dei cittadini che in quanto sindaco sei tenuto ad ascoltare?

Mannaggia, questa povera gente! Sempre tirata in ballo. Prima per attaccare i sostenitori del riordino, che sarebbero una “casta” sorda alla voce dei cittadini, poi come scudo per giustificare una linea che, pur rispettabile, fa acqua da molte parti. Facciamocene una ragione.

Eccola la mia posizione impopolare: il primo dovere di chi amministra per me non è (solo) quello di ascoltare la voce dei cittadini, ma di fare i loro interessi. Per quanto difficile da spiegare, non sempre le due cose coincidono. Per questo chi amministra deve avere il coraggio delle scelte difficili, che non portano consenso.

Ma quale “piano calato dall’alto”, macché “mancato ascolto”. In Italia se non si creano costantemente fazioni contrapposte, proprio non riusciamo a impostare la dialettica.

Che brutto usare l’opinione pubblica come alibi. Quanto svilisce il nostro ruolo di amministratori. Fino a prova contraria, i cittadini ci eleggono non per farsi tirare la giacca da una politica che antepone lo scontro all’assunzione di responsabilità, non per sentirsi chiedere che direzione prendere, ma per avere risposte e soluzioni ai problemi complessi e ai temi fondamentali di pubblico interesse. Altrimenti che ci stiamo a fare?

La sanità è cruciale e complessa per eccellenza. Nascondere l’incapacità di decidere dietro all’impegno a farsi portavoce della gente per me è tradire il mandato e ferire la democrazia. Chiediamo fiducia in campagna elettorale e assumiamo incarichi per avere il tempo e gli strumenti per acquisire le competenze che pochissimi normali cittadini possono avere. Questo è il senso della rappresentanza: mettere a frutto i privilegi che il ruolo ci assegna per studiare, approfondire, verificare e trasferire responsabilmente alla gente il grado di conoscenza sufficiente per farsi un’opinione non ingenua, non di pancia.

Ho il massimo rispetto per l’opinione pubblica, sia individuale che di gruppo. É uno stimolo a non distrarsi, a stare sul pezzo. É un termometro dell’importanza di una questione. La scelta finale però tocca alla politica democraticamente eletta. Il tempo e il voto della gente ci diranno se abbiamo fatto bene il nistro lavoro.

Il percorso di creazione e affinamento del piano di riordino è durato due anni ed è stato dibattuto in un’infinità di uffici di presidenza, conferenze, consigli comunali. Abbiamo incontrato i primari. La politica, stretta tra comitati e scontri tra partiti, ha chiesto l’opinione degli esperti a più riprese.

Quando finalmente questi esperti ci hanno messo la faccia, quando il “s’ha da fareper la salute dei piacentini lo hanno detto medici, operatori, infermieri, tecnici, uomini e donne di trincea, che la sanità la fanno per lavoro e missione tutti i giorni, sono stati accusati di farsi strumentalizzare come neanche nella Turchia di Erdogan! C’è chi ha detto loro, citando Pirandello, di usare molte maschere e poche facce. Dai, un po’ di serietà!

Avrei voluto vedere cosa avrebbe detto la gente se la politica avesse deciso di fregarsene delle opinioni di questi esperti, ignorando il loro parere e la loro competenza. Se gli esperti avessero detto in coro NO al piano e i politici lo avessero votato?

Invece il mondo della sanità a stragrande maggioranza ha detto SI e siccome per una parte politica questa presa di posizione non va nella direzione voluta, meglio allora tentare la delegittimazione e lisciare il pelo all’opinione pubblica contraria, alle paure, alle posizioni ingenue, al campanilismo.

E si che di errori passati ne sono già stati fatti tanti e le occasioni perse a favore di altri territori confinanti non stanno sulle dita delle mani. Eppure sembra che non si riesca a far tesoro delle esperienze.

Piaccia o non piaccia, si torna sempre al fatto che non è la quantità di persone che si oppone o è a favore di qualcosa che garantisce conoscenze approfondite e competenze reali. Piaccia o no, quando parliamo del futuro della salute di una comunità intera, per me è più giusto ascoltare pareri consapevoli e competenti. Ecco il motivo per cui ho chiesto ai presenti, in quanti di loro salirebbero su un aereo dove il pilota, prima del decollo, volesse sapere dai passeggeri che rotta tenere e a che altezza volare.

In rappresentanza del Comune di Piacenza ho votato SI al piano e l’ho detto guardando simbolicamente negli occhi non solo i 100.000 piacentini ma tutti i 280.000 abitanti della provincia. Ho studiato due anni, chiesto, approfondito. Mi sono convinto. E se ancora avessi avuto qualche perplessità, mi hanno confortato i consigli di persone che della nostra salute hanno fatto una ragione di vita  e che hanno tutta la mia fiducia di cittadino e paziente.

Non é tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa é sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto agli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere.- Stefano Cugini

welfare e sanità
SALUTE: lungodegenze, finalmente una prospettiva.

Lungodegenze, sarà la volta buona? Nell’ultima seduta della CTSS (Conferenza territoriale sociale e sanitaria) il Direttore generale dell’Asl, Luca Baldino, si è scagliato contro le cliniche private convenzionate della città che, a suo dire, sono fuori standard.

Ora basta! Da troppo tempo riceviamo continue lamentele sulla qualità delle strutture delle cliniche private. Ho scritto una lettera indirizzata a tutti gli enti privati accreditati. O si adeguano in termini infrastrutturali e assistenziali agli standard previsti dalla Regione Emilia Romagna, oppure l’azienda USL dovrà necessariamente studiare alternative.

Dal Comune di Piacenza grande soddisfazione per le parole del Direttore, che ha scelto di rendere pubblico un nervo scoperto su cui da tanto tempo stiamo tirando la giacca all’Ausl. La nostra attenzione è datata, tanto da essere già stata sollevata in Consiglio comunale nel febbraio 2015, suscitando la piccata risposta dei diretti interessati.

Alla luce della presa di posizione di ieri, immagino improbabili nuove levate di scudi a difesa dell’esistente.

Mi ha fatto piacere essere citato come colui che, per conto dell’amministrazione, si è fatto portatore nel tempo delle istanze di molti piacentini. Quando si parla di anziani, disabili, persone fragili, cittadini spesso prossimi al fine vita, va da sè che sia i pazienti che i familiari meritino tutta l’attenzione e la delicatezza possibili, con una presa in cura attenta, dignitosa, di qualità: umana, organizzativa e professionale.

Possibile sia solo sentito dire? Sarà pure ma, come quando si parla di sicurezza, la percezione è un aspetto da considerare in modo attento, perché qualcosa di vero porta sempre con sè. Già al precedente Direttore generale, Andrea Bianchi, avevo pìù volte chiesto di ampliare il raggio di azione dei comitati consultivi misti anche alle sedi di lungodegenze, proprio per avere un soggetto terzo in grado di portare la voce e gli occhi dei cittadini dentro alle strutture, per avere – e poter trasmettere – un punto di vista oggettivo.

Ora mi aspetto i sensibili miglioramenti che l’ing. Baldino ha chiesto, ma ribadisco il bisogno di studiare forme di monitoraggio periodico a tutela delle fasce più deboli di pazienti.

Ciò detto, resta ancora da affrontare il tema da un punto di vista più funzionale e strutturale, perché a oggi c’è una fascia di persone che esce dalla fase acuta e viene impropriamente collocata in lungodegenza dato che mancano soluzioni intermedie più adeguate, in attesa del recupero e del ritorno a casa. Questione complicata ma impellente, che chiama in causa il bisogno, anche alla luce della riorganizzazione della rete ospedaliera in corso, di approntare sul territorio un’offerta integrata che contempli tutte le dimensioni (sanitaria, socio-sanitaria e socio-assistenziale) anche attraverso la riconversione dei posti letto di ospedali e case di cura in letti di sollievo e a valenza sociale.

Inquadrato un punto, è bene pensare subito a quello successivo. I piacentini meritano risposte adeguate ai loro bisogni crescenti.

Non é tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa é sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto agli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere.- Stefano Cugini

nuovi cittadini, welfare e sanità
PROFUGHI: la colpa è una bella donna…

Amministro come so fare il volontario. Non prometto agli altri meraviglie ma lavoro con gli altri per un mondo migliore. Tutti i giorni. Con l’ottimismo ignorante di chi lo crede possibile se fatto insieme. Avete mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica.- Stefano Cugini

Come per i minori stranieri albanesi, anche per i profughi adulti non smetterò di denunciare una situazione grave, che incide sulla mancanza di un sistema d’accoglienza di qualità.

Per i piacentini noi dobbiamo continuare a battagliare, mettendoci tutto il senso di responsabilità necessario, anche supplendo a quello che a volte sembra mancare ad altri, specie a chi dovrebbe garantirci sonni tranquilli.

Siamo al paradosso. Che la Prefettura disponga l’esclusione dall’accoglienza di un profugo in dimissione dall’ospedale in seguito a una crisi psicotica è intollerabile.

Già è grave che il Comune non sia stato avvisato tempestivamente del caso, figuriamoci poi la scelta di buttare in mezzo a una strada una persona affetta da una patologia, a lungo ricoverata e compensata con farmaci specifici, un soggetto potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri, confezionando un limbo che lo trasforma da accolto a fantasma, appunto.

È inaudito che gli uffici territoriali del governo, cui spetta la supervisione dell’ordine e della sicurezza, responsabili dell’immigrazione, pensino di risolvere in questi termini una questione così delicata, scaricando costi, impegno e rischi sull’ente locale.

Chi crea problemi va tenuto d’occhio, non disperso tra la folla. Se si decide di allontanarlo dal progetto di accoglienza, si prendono accordi con Bologna o Roma per ricollocarlo, magari in un CIE (centri di identificazione ed espulsione).

Finiamola di dare addosso ai Comuni, diffondendo rischi, sfiducia, disordine e preoccupazione. Un allontanamento una tantum poteva servire da monito. Ora è una procedura di cui si sta abusando, un escamotage per liberare posti per altre accoglienze.

Ai piacentini non interessa avere chi elimina dalla contabilità i soggetti problematici per poter dire altri “si” quando il ministero chiama per le consegne.

 

Da amministratore non voglio fantasmi per le strade della mia città: senza controllo, senza regole, senza documenti. O aspettiamo che succeda qualcosa d’irreparabile per affrontare il problema con la giusta responsabilità e le dovute competenze?

 

«Il fatto spiegato da Cugini é stato ieri NEGATO dalla Prefettura».

Si può essere in disaccordo su molte cose, pure su tutto, ma quando una persona é seria e commenta dei fatti, é oggettiva. Siccome sono una persona seria, CONFERMO la ricostruzione della vicenda parola per parola.

 

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nuovi cittadini, partecipazione
PORTA GALERA: sei mesi di ambulatorio in via Pozzo

Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

ambulatorioIl primo aprile 2016, in una calda mattinata, abbiamo inaugurato l’ambulatorio di prossimità intitolato al mai dimenticato Arcangelo Dimaggio.

Uno spazio famoso ancora prima di aprire, sorto dove prima c’era un locale che si distingueva per i problemi di ordine pubblico causati nel quartiere e per le peggiori frequentazioni.

Un servizio dedicato in particolare ai c.d. “ultimi”, che in molti avevano accolto con polemiche, scetticismo, se non vera e propria ostilità.

Come sempre, le cose bisogna conoscerle. Oggi i locali, utilizzati dall’associazione ADM con i suoi 75 volontari (7 medici, 15 infermieri, 21 cittadini attivi), oltre che dalla guardia medica dell’azienda USL, sono aperti al pubblico 4 giorni a settimana e stanno rapidamente diventando un punto riconosciuto e apprezzato dagli abitanti della zona.

La grande soddisfazione dei responsabili dell’Arcangelo Dimaggio è meritata: circa 180 interventi, tra prestazioni mediche, infermieristiche, prelievi e servizi di orientamento socio-sanitario.

Presto un altro corso di formazione per volontari e già in cantiere nuove iniziative per aumentare le ore di servizio. Ennesima conferma del fatto che quando un bisogno è letto correttamente e affrontato con passione e organizzazione, i risultati non si fanno attendere.

Olè!

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società
SANITÀ. Piacenza avrà la sua Casa della Salute

La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

Le #casedellasalute sono un nodo fondante del piano di riorganizzazione dei servizi. É il contenuto a fare la differenza: quanto saranno funzionali alla presa in carico, nell’iniziativa e nella cronicità, quanto saranno parte attiva di una rete seriamente organizzata.

Se qualcuno crede che basti una targa fuori dalla porta e il taglio di un nastro con qualche foto e un bel buffet, si sbaglia di grosso. Il “cosa” e “comevalgono tanto il “dove” e il “quanto“.

case della salute

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società
SANITÀ. Sulla SLA la politica è chiamata a dar voce a chi non l’ha.

Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

disabili celesteBene per i malati di SLA il ripristino dell’esenzione. Ma se non vogliamo essere ipocriti e promotori di disuguaglianze, laddove invece sull’equità è basata buona parte di #futuroinsalute, allora dobbiamo estendere questi benefici a tutti i portatori di gravissime disabilità.

Questo ho detto oggi in Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, correttamente riportato dalla stampa.

L’assessore al Welfare del Comune di Piacenza, Stefano Cugini, ha chiesto che, dal prossimo anno, vengano fatte tutte le opportune valutazioni per far sì che tutti i portatori di gravi disabilità vengano inclusi in questo provvedimento, in modo da evitare disuguaglianze. 

La proposta è stata approvata all’unanimità dalla conferenza socio sanitaria, composta da tutti i sindaci della provincia. 

Compito della politica è dar voce a chi non l’ha, non assecondare solo le istanze di chi è più strutturato per farsi sentire!

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partecipazione, rassegna stampa, società
SANITÀ: lettera aperta ai candidati in Consiglio Regionale

Essere onesto può non farti avere tanti amici, ma ti farà avere quelli giusti.- John Lennon

ausl piacenzaLa sanità è il tema dominante della campagna elettorale. Non potrebbe essere altrimenti visto il peso di questa voce sul bilancio della Regione Emilia Romagna e considerata l’importanza che riveste per ognuno di noi.

Per questo, da cittadino, chiedo ai candidati consiglieri piacentini uno sforzo aggiuntivo, un impegno preciso.

La questione è assai delicata e da troppo tempo si trascura un dato di fatto, ovvero l’esistenza di una squadra che può (e vuole) dare una mano. Mi riferisco a tutti gli operatori, infermieri, medici, primari, dirigenti della nostra Ausl; al volontariato socio-sanitario: un vero patrimonio che vi consentirà, se opportunamente coinvolto, di fare la differenza nel vostro approccio con Bologna.

 

A partire da questa considerazione, ecco alcune parole chiave:

  • Competenza: è fondamentale acquisire la migliore conoscenza possibile sull’argomento. La cognizione giusta per decodificare i pareri che emergeranno dai confronti periodici che dovrete fare con questa squadra. Quella consapevolezza utile a distinguere le “dritte” autoreferenziali dai saggi consigli. Non trascurate gli operatori, quelli bravi e quelli meno bravi. Sono portatori di esperienze e professionalità, di virtù e vizi. Sanno e vivono tutto ciò che di eccellente, di migliorabile e di malaugurato è agito in questo settore. Da soli, cari futuri consiglieri e/o assessori, non sarete mai in grado di cogliere le sfumature di un mondo troppo complicato per essere compreso da neofiti. Coinvolgete, ascoltate, fatevi una vostra idea, confrontatela, stabilite una linea politica e praticatela senza indugio. Cominciate a studiare e non fermatevi. Mai.
  • Tempismo: sulle questioni bisogna arrivarci puntuali. Se c’è visione d’insieme, si riesce addirittura ad anticipare il corso degli eventi: in carenza di questa prospettiva, il minimo sindacale sta nella capacità – tutt’altro che facile – di non arrivare secondi. Solo così si potrà far sentire la voce di Piacenza e tutelare le nostre eccellenze. Lasciate stare il campanile. Ululare alla luna non serve. La piacentinità ha senso se è davvero utile al territorio e se si gioca una partita che ha reali chances di vittoria. Il “caso” 118 è emblematico. Per 11 anni nessuno ha mosso un dito per perorarne la causa. A giochi fatti, quando i buoi avevano lasciato il recinto, ecco tutti (quasi, per fortuna) a urlare i loro “no” fuori tempo massimo, giusto per farsi notare e poter poi addossare ad altri la colpa. C’è voluto coraggio e testardaggine per riprendere il filo del discorso e portare a casa la tutela di alcune peculiarità che parevano ormai compromesse. Per quanto importantissima, si è comunque trattato di una toppa; un lavoro diplomatico efficace, svolto (nelle condizioni date) al meglio delle possibilità, ma ciò nonostante meramente emergenziale.
  • Realismo: ho assistito a un incontro, organizzato da due candidati, in cui sono emerse voci molto interessanti. Un noto primario ha parlato di Ausl “a statuto speciale”. Una suggestione certo, ma per evidenziare come il nostro essere territorio di confine vada valorizzato per quel che è e non visto sempre e solo come un limite. Siamo la porta su altri territori, su un’altra Regione. Possiamo e dobbiamo diventare attraenti per l’enorme potenziale di mobilità attiva che potremmo intercettare. Abbiamo eccellenze da difendere, tecnologie sulle quali investire, ma esistono ottimizzazioni e razionalizzazioni inevitabili, per quanto indigeste. Per questo vi dico, occhio ai distinguo: l’area vasta è una cosa (che personalmente condivido), l’azienda unica di area vasta un’altra (che personalmente avverso). Imparate con rapidità queste e altre differenze, per sedervi ai tavoli con cognizione di causa. Non siate cinghia di trasmissione acritica e settaria ma collettori e sapienti elaboratori di strategie.
  • Onestà: non solo quella che vi permetterà di stare alla larga da vicende giudiziarie, ma quella intellettuale, che vi guiderà nel “fare cultura”, nel dire come stanno veramente i fatti, sia quando saranno a nostro favore che quando implicheranno sacrifici. I cittadini non ne possono più delle cose fatte a scapito dell’avversario, quando non per interesse personale, invece che a favore della collettività. Solo in questo modo la politica potrà sperare di recuperare quel rapporto di fiducia che rasenta oggi lo zero. È imprescindibile per il bene di tutti: della gente comune, che per cambiare in meglio questa società deve tornare a credere nel valore del voto; di quegli amministratori competenti e zelanti, che ogni giorno si impegnano per dare il giusto significato alla condizione di “servitori dello Stato”, nonostante il peso del discredito unanime e indistinto causato da colleghi farabutti.

Auspico che vorrete far vostri questi punti, per attitudine e non per comportamento elettorale.
Con ottimismo civico e tanta passione politica, vi auguro buon lavoro!

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welfare e sanità
Primo mese al Nuovo Welfare

Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

Stefano CuginiIl 14 Gennaio ho firmato l’accettazione della nomina ad Assessore al Nuovo welfare del Comune di Piacenza e, come prevedibile, non sono più riuscito ad aggiornare questo blog, cui sono davvero affezionato.

Provo a rimediare oggi, cercando di riassumere per sommi capi un mese di impegno totalizzante.

I rimpasti di giunta sono sempre dei piccoli terremoti, in cui gli elementi umani e politici si mischiano: terreno fertile per attacchi e strumentalizzazioni, provocano attimi di disorientamento nei cittadini. La cosa positiva è che tolgono ogni possibile alibi.

Sono stato alla larga dalle polemiche, “silenziandomi” per una settimana intera, in cui ne ho sentite di tutti i colori.

Mi sono gettato a capofitto nel lavoro, cosciente che il mio apprendistato non avrebbe potuto pesare sulle spalle dei piacentini (Libertà_prima intervista).

Diciamo che non ho avuto tempo per la “luna di miele”, vista la contrarietà di parte della minoranza alla mia nomina (in virtù della mia esperienza lavorativa). Fedele al motto “male non fare, paura non avere“, non ho chiesto sconti e non averne sta nell’ordine delle cose. Come sempre spiace il pregiudizio, quel mal sottile della politica che dimentica la res publica e muove il primo passo per delegittimare l’avversario, anzichè vedere se e su quali punti sia possibile costruire un percorso condiviso. Ma ce ne faremo una ragione

Nonostante un assessorato che riconduce a sè un’infinità di temi, quasi tutti di grande impatto, devo dire che la sensazione di spaesamento è durata pochissimo, merito di come sono stato accolto e, probabilmente, del fatto che grazie al mio provenire dal mondo del volontariato, già conoscevo molti dei miei interlocutori.

Quando si comincia una nuova avventura, la prima cosa da fare è mettere in fila le priorità, peraltro già chiare nel mio ruolo di consigliere comunale. L’obiettivo a lunga scadenza è quello di dare un senso al prefisso “nuovo” che sta davanti a “welfare”, rispetto al quale urge ripensare l’intera architettura, con coraggio e fantasia.

Ça va sans dire, la stella polare è il programma scelto dai piacentini, che ci hanno voluto per tradurlo in realtà. Rispetto alle mie deleghe, sono più di venti i punti che dovrò affrontare; il mio primo mese è servito a focalizzare le linee di indirizzo da cerchiolino rosso, ognuna delle quali si può leggere come contenitore di più punti:

  1. Garantire il sistema dei servizi, anche attraverso un ripensamento minuzioso delle tariffe e la riorganizzazione del sistema dei contributi («Ho chiesto agli uffici di confrontare tutte le voci per capire dove è possibile recuperare risorse, dove si può redistribuire diversamente. La logica che ci guida è dare una mano a chi ha meno ed è più in difficoltà, inevitabilmente chiedendo aiuto e sforzi a chi si può permettere di più» – Libertà, 23/01/2014). Le tariffe, come ci ricorda la Costituzione Italiana (art. 53) devono essere non solo proporzionali, ma anche progressive. L’erogazione di un contributo economico deve abbandonare la logica della contingenza per incardinarsi in via esclusiva nelle misure di accompagnamento all’autonomia.
  2. Favorire l’accesso alla casa, attraverso il consolidamento dei rapporti e la massima valorizzazione di ACER per contrastare il disagio abitativo.
  3. Qualificare la rete dei servizi per l’infanzia e i minori, anche pensando a un polo sperimentale per approcci pedagogici innovativi e alla realizzazione di una struttura accoglienza minori con funzioni di servizio per tutto il territorio provinciale.
  4. Incrementare l’offerta e la qualità dei servizi per anziani e disabili: questo è un macro tema, che ha tra i suoi punti di caduta il ripensamento del ruolo del Comune in ASP, il consolidamento di una collaborazione sistematica molto stretta, l’affidamento di nuovi servizi, la realizzazione di una nuova Casa Residenza Anziani non autosufficienti e scelte coraggiose in tema di lungodegenze e cure intermedie. In generale, direi, la progressiva sovrapposizione di sanitario e sociale per rispondere meglio a bisogni sempre più vari e personalizzati.
  5. Migliorare i servizi per la salute. Altro macro tema, in cui confluiscono le sinergie tra Comune e AUSL per un’attività di distretto forte e riconoscibile. In questo senso, la questione 118 è stata emblematica e ha gettato le basi per i prossimi appuntamenti con la Regione Emilia Romagna, dove il piatto forte sarà la definizione delle nostre eccellenze e la visione che vorremo dare alla sanità piacentina nei prossimi 20 anni. Per esempio, penso che non sia troppo presto per immaginare ill nuovo ospedale. Ma non ci si ferma qui: parlare di servizi per la salute significa anche garantire maggiore controllo e monitoraggio della spesa, ridurre i tempi per esami e visite specialistiche, sostenere l’associazionismo socio-sanitario, aumentare il numero delle farmacie, rafforzare la rete di cure palliative, migliorare la prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno
  6. Dimostrare ancora più attenzione alle fasce deboli, valutando la fattibilità di nuove strutture di accoglienza temporanea per donne vittima di violenza, minori, persone senza fissa dimora; mettendoci il massimo impegno per rimuovere le barriere architettoniche, promuovendo percorsi di prevenzione per il contrasto al disagio minorile, al bullismo, agli abusi su minori, alla violenza psicologica e fisica
  7. Promuovere l’integrazione, la coesione sociale, la legalità, il rispetto delle differenze. Parliamo di confronto con le associazioni LGBT, del dialogo tra culture diverse, di ius soli e voto amministrativo ai cittadini immigrati. In questo punto rientra il terzo macro tema, ovvero VIA ROMA, riguardo al quale presenterò presto il percorso di “Porta Galera 3.o
  8. Condividere con il sistema economico del territorio il welfare locale. Va ridefinito il meccanismo delle attività responsabilizzanti, dei tirocini e dei percorsi occupazionali. Vorrei valutare con le associazioni di categoria la possibilità di mettere a sistema una strategia di welfare aziendale diffuso. Ci sono esempi da cui trarre insegnamento.

Sono stati 30 giorni significativi, per nulla teorici. Solo uno di questi temi è ancora completamente sulla carta; altri sono abbozzati, altri in fase di più attenta analisi, alcuni già discretamente strutturati; uno – virtù e fortuna del principiante – è addirittura andato in porto, rimandando all’attenzione generale l’efficacia del #sistemapiacenza (quando riesce ad attivarsi).

Cosa prevedo di portare in dote nel prossimo futuro? Scherzando con un’amica ho detto: “il mio ottimismo ignorante“. Mi è venuta così, pensando a tutte le persone che mi hanno fatto notare il periodo di crisi, l’importanza delle deleghe assunte, le difficoltà da affrontare. Un po’ per gioco (ma un po’ no), ho chiesto a tutti i miei collaboratori di non parlare più di problemi ma di opportunità, ripeto a me stesso e a chi mi è intorno che essere positivi e propositivi è contagioso.

I cittadini non hanno bisogno di amministratori che ricordano in ogni momento le criticità: quelle le vedono da soli. Hanno bisogno di rappresentanti che diano una visione, una speranza, che portino soluzioni. I temi sul tavolo restano gli stessi. Nessuno ci obbliga ad affrontarli come un macigno sulle spalle. Sia chiaro, non si tratta di nascondere la testa sotto la sabbia ma – in fondo – di impegnarsi seriamente senza prendersi troppo sul serio.

Per dirla con il Victor Frankenstein di Mel Brooks:

Ottimismo? Altroché! Ignoranza? Forse…intanto stiamo a vedere cosa salta fuori.
Ad maiora

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risultati
FATTO! 118, la centrale operativa di Piacenza resterà attiva.

sanità 118 blu118: le chiamate saranno per Parma, ma a Piacenza la centrale operativa resterà e si occuperà dei trasporti inter ospedalieri. Ma c’è di più il coordinamento del soccorso nell’Area vasta (Piacenza, Parma e Reggio Emilia) sarà targato Piacenza e, soprattutto, anche le professionalità piacentine entreranno direttamente nell’elaborazione del nuovo sistema tecnologico che, attraverso un input satellitare, renderà puntuali gli interventi ovunque arrivi la chiamata.

118_libertà

E poi quello che in questi anni è stato il fiore all’occhiello degli interventi di soccorso, vale a dire il “Progetto vita” chiamato tecnicamente nel documento la procedura del “codice blu” rappresenterà un esempio da seguire in tutta l’Area vasta.

Piacenza esporta dunque la sua esperienza e il suo know how viene riconosciuto come valore aggiunto della nuova geografia dell’emergenza.

Ma su questo – è stato detto in Comune nell’illustrazione dei contenuti del documento sottoscritto – si dovrà vigilare attentamente, un compito che svolgerà d’ora in poi il Comitato nato per difendere e sostenere l’attività del 118 piacentino.

Il tutto, però, non succederà prima del 2015, infatti il primo accorpamento a partire sarà Reggio Emilia.

«Insieme si vince» – «Se si cammina insieme si vince. E sul 118 Piacenza, istituzioni e associazioni hanno portato a casa un gran risultato. Piacenza si è fatta ascoltare a Bologna e, nero su bianco, la Regione ha riconosciuto la professionalità e le eccellenze piacentine nel campo dell’emergenza».

L’assessore comunale al Welfare Stefano Cugini, presente ieri a Bologna, non cela la soddisfazione mentre, accanto Paolo Rebecchi, coordinatore provinciale Anpas, Mariolina Califano presidente del Comitato che riunisce tutte le associazioni del soccorso e Renato Zurla, presidente provinciale della Croce Rossa dà l’annuncio della firma di un protocollo con la Regione nel quale spiccano alcune questioni significative che sono state il cuore delle rivendivazioni piacentine (il documento è riportato qui sotto integralmente).

Cugini, ripercorrendo gli ultimi giorni di confronto in vista della Conferenza sociale e sanitaria programmata per domani, (i tre documenti sottoscritti saranno illustrati ai sindaci insieme al progetto di area vasta) ha messo l’accento sulla ricerca del dialogo.

Citando un poeta persiano ha detto:

Al di là delle idee di ciascuno esiste un luogo e là incontriamoci

Oggi – ha specificato – quel luogo lo abbiamo trovato e siamo riusciti a fare sintesi nell’interesse della città. Con le nostre proposte siamo stati credibili e il risultato è stato portato a casa».

Ha rivendicato il pragmatismo del confronto

Non amiamo l’estetica del conflitto come altri hanno fatto. Fare una battaglia di nicchia, come opporsi all’area vasta e restare fermi solo sulla richiesta di non spostare la centrale operativa rivendicando un risultato che non sarebbe arrivato, ci avrebbe fatto prendere qualche applauso in più, ma l’obiettivo era un altro: tenere alto il tono delle eccellenze che Piacenza ha maturato. Oggi i fatti sono arrivati e non abbiamo più bisogno di fare battaglie. Le faremo, se e quando gli accordi presi non venissero rispettati»

«Salvo un pezzo di storia – Soddisfatto Paolo Rebecchi (Anpas). «Che dire? La vittoria principale sta tutta in una frase “L’Ausl di Piacenza non prevede di smantellare la funzione di centrale operativa” era questo il punto essenziale delle nostre battaglie, un pezzo di storia che abbiamo difeso e che ha visto l’attenzione delle istituzioni, il Comune e anche la Provincia.

La nostra preoccupazione, rispetto al progetto della Regione, riguardava il timore che tutto il sistema costruito qui venisse meno e il problema non era dove “cadeva” la telefonata, era in gioco il modello del soccorso. Ora il risultato ottenuto è importante».

Parole positive anche dagli altri protagonisti del confronto. Da Marilena Califano del Comitato del 118. Dopo due anni di campagna di sostegno in questi due giorni si è avuta un’accelerazione e questo, naturalmente, ci è molto gradito. Una lotta lunga che però non è mai stata strumentale. Ha messo in evidenza.

Il nostro Comitato ritiene importante il risultato portato a termine in riferimento alla C. O. 118 di Piacenza, in una situazione in cui tutto ci appariva senza certezze. Le ultime ore, che hanno portato alla sigla dei tre documenti, per noi rappresentano un punto cruciale per la salvaguardia di una storia che ha permesso a Piacenza di avere un’eccellenza nel proprio territorio a servizio di tutti i cittadini. (…). Ci dispiace apprendere che qualcuno si possa sentire escluso da questo obbiettivo (…). Crediamo sia molto importante far chiarezza, in riferimento a quanto si è davvero mantenuto. Non ci stiamo a veder minimizzato un lavoro di circa due anni. Crediamo che comportamenti di un certo tipo non abbattono qualcuno, ma feriscono tutti. (…) Se c’era chi sapeva o poteva far meglio, sarebbe stato il caso che lo avesse fatto prima. (…)

Infine Renato Zurla che, a nome della Croce Rossa ha ringraziato per il risultato ottimo in cui il “sistema Piacenza” ha pagato. Ha ricordato come già una decina di anni fa il sistema piacentino dell’emergenza e dell’urgenza fu riconosciuto come specificità dalla Regione e in particolare – ha messo in rilievo – la Regione ha sempre creduto nello stretto rapporto tra il pubblico e il sistema del volontariato. Quello che funziona a Piacenza è un esempio per tutta la Regione. Ora non resta che dare concretezza a quanto sottoscritto.

Documenti tecnici – Accanto al documento di impegno politico ne sono stati siglati altri due di carattere tecnico, uno sottoscritto dai tre direttori generali delle Ausl di Piacenza, Parma e Reggio Emilia sulla valorizzazione dei professionisti dell’azienda nel sistema territoriale e un altro tra la direzione dell’Ausl, Anpas e Croce Rossa sulle opportunità organizzative e di valorizzazione dei professionisti dell’azienda di Piacenza nel sistema territoriale.

118 documento

E l’incipit di questo documento è chiaro «L’assegnazione a Piacenza del ruolo di coordinamento del Comitato di direzione e controllo di attività di centrale 118 deriva dal fatto che Piacenza, anche per la sua natura di azienda territoriale con la gestione diretta degli ospedali di riferimento, risulta avere una consolidatas epserienza digestione unitaria della fase della chiamata e attivazione del soccorso territoriale e di accesso all’ospedale secondi percorsi clinici definiti».

fonte: Libertà

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