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Lordo Faxhall

Brutta politica

"Se l'avversario diventa un nemico, se scansi i problemi e non approfondisci con chi può darti una mano, se non fai ricorso alle tue competenze e demandi alla magistratura i tuoi compiti, significa che sei alla frutta.”

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10 giugno: approvazione del progetto Borgo Faxhall

| Degna d'attenzione

E' la doppia morale del Sindaco, che su Borgo Faxhall vede elementi degni di attenzione, tali da ricorrere alla Procura della Repubblica, mentre su tanto altro (vedi Boat) nulla scorge. Mah.

Due principi base che tengono insieme tutto il ragionamento a seguire:

  1. Essere garantisti significa credere all’innocenza delle persone, fino a prova contraria.
  2. Se l’avviso di garanzia diventa rinvio a giudizio, chi ha sbagliato è giusto che risponda, secondo quanto prevede la legge.

Fatte queste premesse, nel caso di specie che riguarda Borgo Faxhall, provvidenzialmente saltato fuori nel pieno di una crisi della giunta che ha appena portato a un sofferto rimpasto, sono tre i livelli sui quali è opportuno soffermarsi.

Prima di tutto, il piano umano: sotto questo aspetto un pensiero va agli indagati e alle loro famiglie, che di certo non stanno passando un momento sereno. Varrebbe forse la pena, invece di affrettarsi in comunicati stampa in cui ci si appunta la medaglia sul petto, di raccomandare prudenza, ricordando che l’avviso si chiama “di garanzia” proprio a tutela di chi lo riceve.

Abbiamo purtroppo imparato che in Italia, per il sentire comune, ormai equivale a una condanna, con buona pace di chi poi, a distanza di mesi, dopo aver perso spesso faccia e reputazione, viene avvisato della conclusione delle indagine senza dar luogo a procedere.

Questione di stile: se manca, non lo si può di certo inventare.

Passiamo al livello amministrativo: per quanto ci riguarda, non si fa un plissé. Se la Procura ritiene ci siano elementi da approfondire, benissimo fa a indagare.

Che il Sindaco senta il bisogno di specificare la massima collaborazione, è tanto superfluo quanto squallido.

Paolo Dosi ha rilasciato un’intervista in tal senso in tempi non sospetti e noi consiglieri abbiamo più volte riportato in aula lo stesso principio. Per noi la massima collaborazione è uno stile di vita. Non sentiamo il bisogno di dichiararla.

Il sonno, dunque, è tranquillissimo.

Tengo per ultimo il piano politico, verso il quale mi salta in mente il detto che basta non fare per non sbagliare.

Sembra questo il motto di un’amministrazione inadeguata quale quella presente, che vive di comunicati e false certezze, mentre arranca tra la fatica antropologica di dar seguito a pratiche pensate da altri e l’incapacità di decidere sui temi strategici.

Il pantano assoluto su Piazza Cittadella, Terrepadane, Ospedale, Borgo Faxhall, Bando periferie: spocchiose stroncature dell’altrui lavoro, scuse a ripetizione per giustificare fermi, ritardi, dilazioni, illazioni continue, nulla di fatto in termini di proposte alternative.

Colpisce che una giunta di avvocati, con il supporto costante dell’avvocatura comunale e tutti i pareri che gli stessi uffici hanno già rilasciato negli anni, con la possibilità di chiedere agli ex amministratori succedutisi nel tempo, oltre che ai vari dirigenti competenti, abbia deciso di lavarsene le mani e demandare al magistrato i compiti per assolvere i quali c’è stato il voto dei cittadini.

Mai visto un Sindaco rivolgersi in Procura, non per un reato, ma per un fatto “degno di attenzione“.

Illuminante in proposito la dichiarazione dell’amministratore di Borgo Faxhall, Cesare Bertola, che sui tempi per la riqualificazione che ora sembrano allungarsi a dismisura, tuona:

«Si era intravisto uno spiraglio alla fine del mandato della precedente Giunta Dosi, poi invece abbiamo visto che la nuova Amministrazione ha preferito portare gli atti in Procura, piuttosto che affrontare la situazione. Si sono parati le spalle, si sono guardati bene dal rimboccarsi le maniche. E noi commercianti rimaniamo là, in attesa che “Dio che ce la mandi buona”

Fa specie che su una vicenda intricata come Boat, che tra le altre cose è costata il posto all’ex assessore Putzu, il Sindaco quasi migliore del mondo e la sua squadra non abbiano invece intravisto elementi degni di attenzione, nonostante l’allarme lanciato da mesi.

Idem per molte pratiche di Acer, per le Farmacie e per tanto altro ancora.

Su queste partite han deciso che la Procura evidentemente non andava disturbata.

Peccato per questa deriva forcaiola, che trasforma l’avversario politico in un nemico da abbattere solo per nascondere la propria insipienza.

Se così è, ed è evidente che sia proprio così, ahimè non resta che metter da parte per un po’ la politica del dialogo costruttivo e adeguarsi a regole di ingaggio cui mai avremmo pensato di dover sottostare.

Ce ne faremo una ragione e, dato che per noi, tanto per fare un esempio, la fretta con cui sono state tolte le aree pubbliche gratuite dalle scelte per il nuovo ospedale, è – eccome – un elemento degno di attenzione, dato pure che abbiamo carte a riguardo che sono ancora più elemento di attenzione, facciamo così: stiamo a vedere se e quando arriveranno a un risultato, individuando il terreno e garantendo che la struttura nuova si faccia proprio a Piacenza e non altrove in Regione.

Poi partirà l’inevitabile (a questo punto) richiesta di accesso agli atti, i quali, senza indugio, saranno portati in Procura della Repubblica.

Come elementi degni di attenzione.

Perché se in città qualcuno ha deciso che la politica va demandata in via del Consiglio, allora che sia tutta la politica, non solo quella indigesta al Sindaco.

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Che melma!

Il Re Mida, mal consigliato dal Sospetto e dall’Ignoranza, si accinge a giudicare il calunniato, trascinato per i capelli dalla Calunnia e accompagnato dalla Frode, l’Insidia e il Livore. A sinistra, la Penitenza guarda alla Verità, nuda e con lo sguardo levato al cielo.

Questo capolavoro del 1495 si può ammirare agli Uffizi di Firenze, luogo del bello, dove ricaricare le pile e togliersi un po’ delle tante scorie che la cattiveria di certa politicuccia ti lascia addosso. Un mese abbondante di volontaria astensione dai commenti su Facebook ha fatto il resto, facendomi capire quanto ci imbarbarisce star dietro allo schifo che la frustrazione altrui vomita costantemente sulla rete.

In questa categoria come non metterci il post di Tommaso Foti del 9 agosto in cui annuncia tronfio lo scoop – nientemeno – di un avviso di garanzia notificato a due ex assessori della ex giunta Dosi.

Tutti bisbigliano, nessuno lo scrive, #Foti lo dice.

Una chiosa piena di sottointesi, che dà la stura alla solita sfilza di commenti di ogni genere e tipo.

Non contento, il nostro, si stupisce pure che non siano arrivate le smentite! Cioè: uno spara la prima palla che gli passa per la testa e siccome oggi se qualcosa è su Facebook, deve per forza essere vera, tocca agli interessati smentire. Alla faccia del garantismo! Per Foti e i suoi ultras, tutti colpevoli fino a prova contraria

Quindi se io adesso posto che un ex deputato di destra, ora consigliere comunale a Piacenza, è stato filmato a toccare le tette alla Batosa ai giardini Margherita, dobbiamo considerare vera la notizia, salvo smentite?

Dice di non cercare gogne mediatiche. Ha ragione: questa è FOGNA. Calunnia gettata ad arte e con gratuita cattiveria (cui prodest?) che qualifica solo chi agisce in questo modo.

Premesso che a chi amministra un avviso di garanzia può arrivare per mille motivi e non per questo il destinatario è un mostro, resta il fatto che oggi, nell’opinione pubblica in cerca di auto da fè quotidiane, la semplice informazione equivale alla condanna morale, a essere bollati per eterno discredito.

A questo ha mirato Tommaso Foti, a gettare fango a piene mani su un numero ristretto e ben individuabile di persone. Eviti poi di rimarcare che lui non ha fatto nomi.

Non nego che la cosa mi ha creato una certa apprensione, nonostante la coscienza più che limpida. Mi sono domandato se vale la pena impegnarsi tanto a rischio di rimetterci anche la tua credibilità personale, con quel che ne deriva pure a chi ti sta vicino.

La risposta tecnica è stata quella di rivolgermi direttamente alla Procura della Repubblica, con la conferma dell’inesistenza di procedimenti a mio carico.

La scelta umana è tutta nell’immutata voglia di portare un granello di mio contributo personale affinché questa politica becera vada in soffitta. Riuscirci o meno non dipende certo da una persona sola, ma l’esempio è importante e mollare il colpo sarebbe come dirsi sconfitti.

Nel dubbio, ho preso il treno e sono andato agli Uffizi, per ricordarmi che Botticelli è molto, ma molto, meglio di Foti.