partecipazione, welfare e sanità
I nervi del Direttore

Sotto attacco perché tutelo i soldi pubblici e la qualità dei progetti in carcere. Ebbene si, facendo il proprio lavoro senza guardare in faccia nessuno capita che il “sistema” reagisca.

L’impegno porta al cambiamento e ciò che cambia in qualche modo destabilizza e risulta indigesto a chi vive di status quo.

Nel caso della Dott.ssa Zurlo, questo fastidio ha raggiunto picchi così alti che nel 2016 mi ha segnalato alla Regione Emilia Romagna per “gravi violazioni delle norme” e “illiceità di determinazioni operate in violazione di protocolli e leggi regionali”A tanto è arrivata la Direttrice del carcere di Piacenza, nei miei confronti.

Tutto, dall’inizio ha una sua coerenza. I fatti sono noti agli addetti ai lavori e anche ai piacentini che hanno avuto la pazienza di seguire la cronaca dalla stampa.

La sintesi è presto fatta: essendo il Comune responsabile dell’uso dei fondi pubblici, in questo caso come in tutte le altre iniziative del c.d.”piano di zona“, non accetta approssimazioni, usi poco critici di risorse e risposte non convincenti.

Per rispetto dei cittadini contribuenti e della stessa popolazione reclusa, in questi anni si è chiesta e mai ottenuta, una verifica puntuale delle azioni messe in campo e delle decisioni unilaterali prese su iniziative svolte all’interno della Casa Circondariale.

Le motivazioni che mi hanno portato nel 2016 a decidere per lo spostamento della progettualità principalmente verso le attività di esecuzione penale esterna derivano da numerosi e lunghi colloqui con una controparte che non ha inteso cogliere il senso delle mie parole o forse non ha creduto che a queste sarebbero seguiti i fatti.

Per questo motivo ho detto che le decisioni prese – non unilateralmente ma di concerto con il Comitato – rimarranno tali fintanto che non cambieranno le relazioni istituzionali fra Casa circondariale e Comune di Piacenza, nel senso della più ampia trasparenza e nel vero rispetto dei ruoli.

A proposito della denuncia di un anno fa. Io stesso ho chiesto alla Regione una formale valutazione del caso, con relativa risposta. Le carte parlano da sé e rimettono in asse la realtà, confermando la piena conformità del mio comportamento, che ricordo è agito in nome, per conto e nell’interesse dell’intera comunità.

A questo punto mi sarei aspettato scuse istituzionali da chi ha lanciato accuse così pesanti. Invece è arrivato un nuovo attacco mezzo stampa, con una ricostruzione fantasiosa del contesto, che ha fatto sorridere chi ne conosce le dinamiche.

Nonostante tutto, continuo a pensare che il tempo sia galantuomo e l’importante per me è aver fatto capire che esistono amministratori pubblici che sull’utilizzo dei soldi di tutti sono molto, ma molto, ma molto vigili, con buona pace di quelli che se la prendono per lesa maestà.

Se non tutelo e non interpreto la voce dei cittadini, che ci sto a fare?

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CARCERE. La misura è colma. A far gli ipocriti non si va da nessuna parte

Quello del 26 novembre è stato un  Comitato Locale Esecuzione Penale Adulti da “nodi che vengono al pettine“. Dopo mesi di tensioni e di stallo ho detto ciò che andava detto, alla presenza di tutti i protagonisti, locali e regionali.

carcere è muro tra volontari e direzione

 

Il Comune è al servizio di tutti ma non è servo di nessuno. Se qualcuno ha pensato o è stato indotto negli anni a credere diversamente, male. Non transigo su questo principio, ricordando a me stesso prima che agli altri che gestiamo soldi pubblici, che devono essere destinati al bene comune, non a soddisfare o rabbonire piccoli cabotaggi appannaggio di pochi. Se il C.L.E.P.A. (Comitato Locale Esecuzione Penale Adulti), come la stessa ‪#‎RER‬ ha ribadito pochi giorni fa, deve continuare a essere il tavolo della progettazione in tema di esecuzione penale, serve la garanzia che le idee al vaglio poggino su un’effettiva lettura dei bisogni e sulla capacità di dare risposte coerenti, creando meccanismi di tutela rispetto a tentativi di scelta, da chiunque agiti, che privilegino altri criteri, da ricondurre non di rado a motivazioni personalistiche, simpatie o antipatie individuali.

A stretto giro la nota della Direttrice Caterina Zurlo a Libertà, in cui contesta la mia visione asserendo che è tutto ok. Inevitabile, per chiarezza nei confronti di chi legge, la mia nuova replica:

carcere parli il volontariato

In questa video intervista a Elena Caminati, della redazione online di “Zerocinque23“, c’è tutto il mio pensiero e la mia amarezza, anche e non solo per il sasso lanciato da un volontariato poi incredibilmente veloce a nascondere la mano.

Per me l’importante è credere di fare la cosa giusta, quasi a prescindere dalle conseguenze. Da questo punto di vista sono tranquillo e le difficoltà in aumento mi danno solo tanta voglia di impegnarmi ancora di più.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

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CARCERE. A Piacenza il più alto numero di “messi alla prova”
Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

carcereCarcere, oggi in sala consiglio riunione del clepa (Comitato locale esecuzione penale adulti).

La rappresentante dell’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) ha fatto i complimenti a #piacenza, una delle città della Regione Emilia-Romagna con il più alto numero di soggetti #messiallaprova.

La messa alla prova è una scommessa molto importante, che si rivolge soprattutto a una fascia giovane di persone, cercando di prevenire il radicarsi e il ripetersi di comportamenti deviati”.

Con la sospensione del procedimento, l’imputato viene affidato all’ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE) per lo svolgimento di un programma di trattamento che preveda come attività obbligatorie:

 

 

  • l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, consistente in una prestazione gratuita in favore della collettività;
  • l’attuazione di condotte riparative, volte a eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato;
  • il risarcimento del danno cagionato e, ove possibile, l’attività di mediazione con la vittima del reato.

Il programma può prevedere l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche.

Al termine del periodo fissato, il giudice valuta in udienza l’esito della prova e, in caso positivo, dichiara l’estinzione del reato. (dal sito del Ministero della Giustizia).

Noi ci crediamo, per noi il carcere deve essere rieducazione e reinserimento.

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CARCERE: scuola, lavoro e umanizzazione della pena
La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

jailIl Comune intende esercitare un rinnovato protagonismo in sede di Comitato locale, stimolando la Direzione Carceraria e dando indirizzi tangibili su partecipazione e attivismo.

Scuola e lavoro sono temi importantissimi.

Il volontariato in carcere è chiamato alla rete, a fare passi avanti in materia di collaborazione, altrimenti le singole associazioni e i progetti perdono enormemente di significato.

Il sostegno dell’Amministrazione dipenderà da questa voglia di crescere insieme e su questo è bene riflettere senza vincoli: ogni azione può essere confermata, ma anche rivista; ogni attore può essere ripensato.

carcere nuovi progetti

Servono motivazioni vere e gratuità. Una cosa è certa: abbiamo preparato il terreno, creato le condizioni.

Ora, little less conversation and little more action!

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risultati
FATTO! Carcere, rivoluzionato il CLEPA: lo voglio più snello e operativo
Non amo i radicalismi, ma altrettanto fuggo dalle forme indefinite che inglobano tutto e il suo contrario.- Stefano Cugini

carcere arancioCarcere di Piacenza. Il Governo ci aveva chiesto un progetto in un mese. In meno di 30 giorni abbiamo fatto di più: ci siamo dati una nuova forma, un metodo e una visione complessiva.

Ieri si è ufficialmente insediato il nuovo CLEPA (Comitato Locale Esecuzione Penale Adulti), che riunisce tutti gli enti e le associazioni del territorio impegnate sul tema della popolazione carceraria.

La presidenza di questo coordinamento è in capo al Comune di Piacenza, nella figura dell’assessore ai servizi sociali, in virtù della titolarità sulle iniziative afferenti il Carcere inserite nella programmazione sociale dei Piani di Zona locali.

Parola d’ordine: operatività. Si è pensato a un contenitore capace di sterilizzare il rischio di autoreferenzialità, a un organismo snello nella composizione e reattivo nella programmazione, capace di intercettare solo quei progetti che hanno un effettivo vantaggio per i detenuti. Tutti i soggetti coinvolti hanno colto e condiviso il senso di questa impostazione.

La sfida sta nel dimostrare che pur riducendo della metà la composizione numerica, si può valorizzare l’inclusionedare visibilità a chiunque abbia un’idea utile. Poche persone con l’onere di portare la voce del territorio e spazio ai tecnici per mettere in pratica le linee di indirizzo. Tempi certi e tappe predefinite.

Avanti con proposte concrete, dunque. Tre i filoni sui quali convergere:

  1. sport/cultura
  2. formazione lavoro
  3. scuola

Questo, prevalentemente – ma non solo – per una questione di sano “egoismo civico“.

Siccome abbiamo a cuore il benessere della comunità, crediamo che umanizzare le condizioni di detenzione e fornire occasioni di socializzazione e formazione professionale sia il modo migliore per traguardare il vero reinserimento. Confidiamo nella possibilità di riscatto umano e pensiamo che solo restituendo soggetti non marginalizzati e reduci da una reclusione priva di stimoli si possa sperare di ridurre i rischi di recidiva, di limitare il numero di chi vedrà ancora nella delinquenza l’unico modo per tirare avanti.

Chi ha sbagliato deve avere la possibilità di redimersi e di tornare a produrre capitale sociale e valore aggiunto per la collettività cui farà riferimento.

Il compito di creare queste condizioni spetterà, oltre al Comune di Piacenza (anche per il tramite del Garante dei diritti delle persone private di libertà) e al Direttore della Casa circondariale, alle rappresentanze di Provincia, Prefettura, Asl, scuola, associazionismo, cooperazione, mondo dello sport.

Particolarmente significativo l’ingresso nel CLEPA della Fondazione di Piacenza & Vigevano, che ho inteso quale soggetto da inserire a pieno titolo nelle fasi di valutazione della progettualità e non semplicemente come destinatario delle richieste di finanziamento ex post.

Tornando ai progetti, non solo si è convenuto di rimettere in circolo quelli consolidati per valutarne punti di forza e criticità nella logica di premiare la reale capacità di fare rete tra associazioni.

Il vero scatto in avanti viene dalla nuova progettualità, mai come ora ricca e interessante.

Si va dall’agricoltura sociale ad alcune ipotesi di imprenditoria intramuraria già ben strutturate, passando per l’attività sportiva organizzata.

Il filo rosso che tiene tutto è la convinzione di trasferire valori, cultura dello studio e del lavoro, del rispetto per sé e per il prossimo, occupando in modo produttivo tempi altrimenti morti e fornendo occasioni per un futuro migliore.

In tutto ciò trova il suo spazio anche il progetto di attivazione dei laboratori artigianali di cui già si era parlato con i Sottosegretari Ferri e Reggi durante la loro visita del 29 aprile.

Quella discussa ieri ci è sembrata una gran bella proposta, che mira a fornire un’adeguata “cassetta degli attrezzi” ai futuri dimittendi, per inserirsi nel mondo del lavoro con competenze adeguate.

Il settore di riferimento sarà quello edile: la partecipazione e il superamento dell’esame finale permetterà di acquisire Certificati di Qualità o di Competenza, previsti dalla Regione Emilia Romagna e riconosciuti in tutta l’area UE. Ora è il turno degli esperti, che si troveranno nei prossimi giorni per valutare tutti i parametri più tecnici e operativi.

Il concetto di sussidiarietà deve essere riempito di contenuti tangibili, altrimenti resta solo un termine chic per i programmi elettorali.

A prima vista, siamo sulla strada giusta.

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CARCERE. Primo incontro con la Direttrice e grande sintonia
 
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

Utilissimo incontro con il Direttore del Carcere delle Novate, Dott.ssa Caterina Zurlo. Gettate le basi per consolidare la sinergia tra Comune e Istituto penitenziario.

Grande sintonia riguardo:

  • protocollo d’intesa sull’umanizzazione della pena come riferimento imprescindibile;
  • Comitato locale rivisto e snellito, per essere convocato con periodicità e diventare l’unico tavolo operativo su cui far passare le varie progettualità.
  • affidamento al CSV di Piacenza della rappresentanza del terzo settore al tavolo.
  • creazione di un’equipe di lavoro mista tra nostri educatori e loro, per condividere strumenti, obiettivi, modalità e linguaggio.
  • scuola, formazione lavoro e sport quali temi su cui concentrarsi, oltre a completare alcuni percorsi già avviati come lo sportello anagrafe o l’ottimizzazione dei progetti di accoglienza, di sostegno ai dimittendi e di miglioramento delle condizioni di vita.

Le premesse ci sono tutte, ora al lavoro!

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