partecipazione, risultati, welfare e sanità
FRAGILITA’: 100.000€ dal fondo anticrisi
La politica non si salva con le frasi a effetto, ma con il cuore e la passione di chi sente il privilegio, nei diversi ruoli, di rappresentare una comunità intera. Con la disponibilità di chi coglie il dovere di creare condizioni e occasioni per gli adulti del futuro. Con serietà, piedi per terra e coscienza di cosa vuol dire essere “cittadino”. Chi ama la politica cerca le persone, non le categorie. Chi ama la politica, prova a unire.- Stefano Cugini

fatto orangeA Piacenza, da aprile 2015, abbiamo detto basta all’assistenzialismo applicato al welfare, introducendo il “Patto di Reciprocità” (PDR). Ebbene si, abbiamo giocato d’anticipo e non è la prima volta.

A distanza di un anno e mezzo arriva – su scala nazionale – il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA), una misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un sussidio economico alle famiglie in condizioni disagiate, nelle quali siano presenti minorenni, figli disabili o donne in stato di gravidanza accertata.

Come per il nostro PDR, il sussidio è subordinato a un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa predisposto dai servizi sociali del Comune, in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché con soggetti privati ed enti no profit.

Il progetto coinvolge tutti i componenti del nucleo familiare e prevede specifici impegni per adulti e minori, sulla base di una valutazione globale delle problematiche e dei bisogni. L’obiettivo è quello di aiutare le famiglie a superare la condizione di povertà e riconquistare gradualmente l’autonomia.

Per accedere al beneficio il nucleo familiare deve ottenere un punteggio relativo alla valutazione multidimensionale del bisogno uguale o superiore a 45 punti. La valutazione tiene conto dei carichi familiari, nonché delle situazioni economica e lavorativa.

Il Comune di Piacenza a partire dal 2 settembre 2016 e fino al 31 ottobre 2016  ha accolto, istruito per quanto di competenza e trasmesso a INPS 170 domande di cui, a seguito dell’istruttoria di competenza di INPS, solo 34 sono state ammesse al beneficio. La parte decisamente predominante delle domande non accolte è stata esclusa per non aver raggiunto la soglia dei 45 punti. Da noi, al 31 ottobre 2016, parliamo di 98 nuclei (428 persone).

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Per aiutare queste famiglie escluse, d’accordo con le Organizzazioni Sindacali, abbiamo deciso di investire il Fondo Anticrisi 2016, a integrazione della misura nazionale del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) di cui al Decreto Ministeriale del 26 maggio 2016.

Riteniamo questa una scelta coerente con la nostra politica,  in particolare per il fatto di assumere la logica di collegare l’erogazione del contributo alla costruzione di un piano (in collaborazione tra servizi sociali, centro per l’impiego e, se necessario, AUSL) che preveda la responsabilizzazione del nucleo beneficiario e il suo inserimento in percorsi e interventi di politica attiva del lavoro con l’obiettivo di favorire l’occupabilità.

Inoltre l’erogazione mensile del contributo consente proprio di lavorare a un progetto condiviso con l’utente e di monitorarne l’andamento, cosa che più difficilmente si riesce a fare con la modalità del bando e dell’erogazione in un’unica soluzione.

In sintesi, come funzionerà?

  1. Formeremo la graduatoria in base al punteggio ottenuto nella valutazione SIA. In caso di parità di punteggio si considererà l’ordine cronologico di presentazione della domanda.
  2. Erogheremo un contributo anche in questo caso mensile, della durata di 6 mesi che, analogamente al SIA, sarà liquidato bimestralmente.
    Sulla base dei punteggi ottenuti nella valutazione multidimensionale relativa al SIA determineremo la collocazione in tre fasce correlate a tre differenti importi del contributo mensile per ogni componente del nucleo familiare (e attribuibile fino a un massimo di 5 componenti):
    – Punteggi uguali o superiori a 40 e inferiori a 45: contributo massimo;
    – Punteggi uguali o superiori a 30 e inferiori a 40: contributo medio;
    – Punteggi inferiori a 30: contributo minimo.
  3. Manterremo l’impostazione del SIA con riferimento ai piani di attivazione. Ogni beneficiario del contributo comunale dovrà quindi sottoscrivere un piano che preveda forme di attivazione e responsabilizzazione: interventi per favorire il reinserimento lavorativo (attività responsabilizzanti, tirocini, attività di formazione professionale), assunzione di impegni di cura, prevenzione e tutela della salute, etc., comunque nella prospettiva del perseguimento di una maggiore autonomia e del superamento della condizione di povertà.
  4. Escluderemo il riconoscimento del contributo del Fondo Anticrisi per l’anno 2017 dalla cumulabilità con altri sussidi comunali nell’anno 2017.

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banca dati
COMMISSIONE WELFARE. Numeri alla mano, Piacenza ancora sugli scudi.
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

contratto socialeEcco un altro capitolo del lavoro silenzioso e costante di tutti i giorni. Lontano dalla ribalta, difficile, coinvolgente, impegnativo.

Un lavoro a contatto con il disagio e la fragilità. Sono orgoglioso della mia squadra. È un privilegio guidarla. Per questo reagisco male quando c’è chi prova a sminuire tanta complessità con frasi ad effetto, a criticare senza conoscere, a buttar lì titoli sciocchi per arrogarsi meriti inesistenti.

Da inizi gennaio, 309 persone ai servizi sociali si sono viste attivare un progetto personalizzato (di cui 93 straniere).

181 persone (37 straniere) che nel 2014 hanno ricevuto un totale di 70.000€ di contributi pubblici.

A oggi, 87 persone coinvolte nella fase sperimentale della reciprocità. 59 volontari inseriti nel progetto ministeriale a fronte dei 170 totali a livello nazionale. La piccola Piacenza ancora una volta sugli scudi in quanto a impegno.

Anche uno stupido, a volte, può avere una bella intuizione, ma è la trama di condizioni da creare e la dedizione di chi le crea a fare la differenza e trasformarla in azioni concrete.

gli emersi e gli invisibili

 

 

 

 

 

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curiosità, risultati
SERVIZI SOCIALI. Lo sai che a Piacenza, con il Patto di reciprocità e i contratti sociali, l’assistenzialismo non è di casa?
 
Amministro come so fare il volontario. Non prometto agli altri meraviglie ma lavoro con gli altri per un mondo migliore. Tutti i giorni. Con l’ottimismo ignorante di chi lo crede possibile se fatto insieme. Avete mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica.- Stefano Cugini

La reciprocità consiste nel dare senza perdere e prendere senza togliere.

patto di reciprocitàÈ più di una sfida. È il mio “meta-obiettivo” di mandato, che va oltre e dà valore a tutti gli altri: reciprocità come fondamento del nuovo welfare. Parlare di nuovo welfareça va sans dire, impone un cambio di approccio rispetto all’impianto finora conosciuto e applicato.

Ecco, il mio impegno sarà quello di chiudere a Piacenza la stagione di un welfare che invece di ridurre, finisce col consolidare le disuguaglianze. Un modello assistenzialista è in crisi irreversibile e va cambiato.

E’ giusto farlo in nome di condizioni storiche mutate; è giusto farlo anche per dimostrare ai tanti operatori dei Servizi sociali, che da anni si sbattono e sperimentano la trincea per creare vera inclusione sociale, che la loro esperienza e le indicazioni fornite possono essere messe a frutto e canalizzate nella giusta direzione.

Come Amministrazione possiamo essere protagonisti in tal senso.

Oggi le disparità che siamo chiamati ad affrontare sono tali e tante da superare la nostra capacità di distribuire fondi. Non siamo più in grado, con le risorse della fiscalità, di garantire diritti individuali a cui non corrispondono doveri di solidarietà. Bisogna generare valore diffuso dai benefici economici che concediamo e per farlo l’idea di DIRITTO INDIVIDUALE deve evolvere in quella di DIRITTO SOCIALE.

Dicono bene gli analisti della Fondazione Zancan:

oggi il welfare è un sistema assistenziale gestito a costo e non a investimento, che non cerca forme più efficaci di aiuto e sviluppo sociale.
Le poche risorse a disposizione devono cominciare a “rendere”; diritti e doveri devono legarsi indissolubilmente in una nuova assunzione di responsabilità collettiva. Oggi i servizi a riscossione individuale non chiedono e non incentivano solidarietà e responsabilizzazione sociale.

Non possiamo non cambiare il modello; dobbiamo riuscire a tenere in circolo i diritti, perché siano (ri)messi a disposizione di nuovi portatori di bisogni.

Ogni aiutato che valorizza le proprie capacità è anche moltiplicatore di valore. È un’opzione etica, visto che anche agli ultimi va riconosciuto il diritto di contribuire a una socialità che si rinnova, nel momento in cui diventa più capace di essere solidale

Cosa significa tutto questo?
Vuol dire istituire un “contratto di Comunità” con associazioni datoriali, sindacali, del Terzo Settore, con forme di rappresentanza dei cittadini, per introdurre un progetto che miri a transitare verso un welfare comunitario generativo, con un “IMPEGNO DI DIRITTO SOCIALE” che preveda l’accettazione in capo agli assegnatari di contributi comunali (persone disoccupate o in stato di disagio, con o senza minori a carico), di un percorso programmato di interventi di inclusione sociale per sé (analisi bilancio familiare, percorsi di formazione e ricerca lavoro, …) e di cittadinanza attiva in favore della comunità.

Oggi finalmente si delibera in Giunta il contratto sociale che nei fatti dà il via al #nuovowelfarepiacenza fondato sulla reciprocità.

Link: Nasce un nuovo welfare: ricevi se dai qualcosa in cambio

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