curiosità, diritti, partecipazione, welfare e sanità
Portatori sani di barriere
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

Provare l’esperienza diretta di essere cieco, anche se assistito, cambia la tua percezione del mondo.

Teoria e pratica sono due cose diverse, che devono coesistere il più possibile. Per natura cerco l’approccio scientifico, sul campo, convinto come sono che si possono capire le cose se te le spiegano e stai attento, ma si capiscono ancora meglio se le provi in prima persona.

Così ho fatto ieri, lasciandomi guidare per le vie di Piacenza da chi cieco lo è davvero. Ho ascoltato, esterrefatto di accorgermi come è vero che il cervello cambia in fretta il suo modo di approcciare il mondo quando non dispone della vista. Bastano poche decine di minuti e gli altri sensi aumentano di intensità: provare per credere. Tutto ha una tecnica, ogni cosa va imparata, dal corretto utilizzo del bastone, al marciapiede come unico approdo (teoricamente) sicuro, al muro come punto di riferimento.

Così cominci a realizzare la presenza di spazi pieni, intervallata dai portoni aperti o dalle vie che incroci – e all’inizio non distingui; il diverso rumore degli ostacoli che incontri, il rimbombo o l’aria che gira in modo particolare quando attraversi spazi vuoti, le voci delle persone, che si amplificano, i loro corpi che ti urtano distratti, con la faccia incollata allo smartphone. Ti scopri a sentire cose che da “normale” nemmeno ti immaginavi, come quei ragazzetti che “vorrebbero tanto farti lo sgambetto“.

Mi ha colpito – non guardandola ma vedendola forse davvero per la prima volta – la nostra inciviltà. Tutto ciò che facciamo per comodo, perché “è soltanto un attimo“, perché “a chi vuoi che dia fastidio“, concorre a formare un percorso a ostacoli pieno di pericoli per chi è portatore di disabilità.

A prescindere dalle montagne di soldi che servirebbero (e serviranno) oggi per una città finalmente libera da ogni genere di barriere architettoniche, siamo tremendamente e vergognosamente indietro sul piano culturale: produciamo barriere di ogni genere e tipo solo grazie allo scarso senso civico, alla maleducazione, al menefreghismo, al benaltrismo con cui ci giustifichiamo la coscienza, sempre pronti a vedere problemi o una colpe più grandi di quelle che stiamo impacchettando noi per il prossimo.

Oggi, se avessi il genio della lampada disposto a esaudire uno tra questi due desideri, ovvero abbattere immediatamente tutte le barriere architettoniche della città o infondere educazione civica nei piacentini, non avrei dubbi e sceglierei il secondo.

Perché finché non saremo persone migliori, cittadini migliori (non solo a Natale), finché pretenderemo sempre un vigile o una telecamera dietro ogni angolo per sanzionare il cattivo – che non sono mai io, perché se capita a me una giustificazione al mio comportamento la trovo sempre – fino a quando non impareremo a non girarci dall’altra parte se qualcuno non rispetta le regole, dalla sigaretta gettata a terra, al passaggio in bicicletta dove è proibito, alla sosta sugli spazi per i disabili, …, fino a quel momento sarà una battaglia persa.

bruciato-defibrillatore

Fino a quando ci sarà qualche cretino che per gioco ruba e brucia un DEFIBRILLATORE, ogni euro investito in attività virtuose a favore del prossimo sarà potenzialmente buttato via.

Da dove cominciamo questa rivoluzione?

partecipazione, welfare e sanità
DISABILI: dopo di noi finalmente legge. Ora serve lo scatto culturale
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

dopo-di-noiFavorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità.

Dopo aver illustrato le linee generali della legge agli amici di Afagis, qualche settimana fa, l’altra sera, grazie alla Fondazione Pia Pozzoli, ho potuto parlarne con la relatrice, on. Elena Carnevali, in una serata partecipata e davvero interessante.

Piacenza ha già fatto un bel pezzo di strada, anche se – come al solito – in pochi lo sanno. I progetti dei week end di sollievo, quelli sperimentali sull’autismo, il “civico11” dove ragazzi speciali provano una vita autonoma in un appartamento su misura per loro, dando addirittura vita a una redazione radio web.

Sono solo alcuni esempi di un territorio, il nostro, con sensibilità particolare.

Peccato che in consiglio, banco lega nord, ci sia ancora chi chiede la costruzione di più strutture, dove invece l’indirizzo della legge, in linea coi desiderata delle famiglie, spinge per una maggiore valorizzazione della domiciliarità e del co-housing.

Si vede che qualcuno è un po’ distratto

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welfare e sanità
DISABILI: The Special Need e il sesso degli Hangeli per parlare di amore e disabilità
Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura.- Stefano Cugini

the special need

Nicole e Federica, operatrici dei #servizisociali, mi hanno proposto entusiaste di dar gambe al laboratorio “il sesso degli Hangeli“, perché approfondire i nessi tra sfera relazionale-sessuale e la #disabilità giovanile vuol dire affrontare tabù e una condizione troppo spesso messa in un angolo.

Mi sono ricordato di una bella fiaba che mi aveva fatto tanto pensare: The Special Need l’ho visto qualche anno fa in Fondazione. Un documentario, dai tratti poetici, in cui si affrontano i temi cardine della natura umana, declinati però sul versante della disabilità.

La storia è quella di Enea, ragazzo autistico di 29 anni, alla ricerca di una sfera affettivo-sessuale che sente mancare e dei suoi amici, Alex e Carlo, che decidono di aiutarlo a realizzare il desiderio di avere un rapporto, dirigendosi prima in un bordello in Austria e poi in Germania, a Trebel, dove esiste un centro in cui anche i disabili possono imparare a conoscere la sessualità.

I non detti e i tempi volutamente dilatati raccontano la storia di un viaggio, in primis interiore; un’avventura fatta di continue ridefinizioni dei ruoli e delle traiettorie, sempre alla ricerca di sintonia con le esigenze di Enea. Un percorso che porterà a una crescita collettiva.

Tanta poesia, nessun vittimismo o buona intenzione a costo zero. Il film riannoda il filo rosso, riporta la sottocategoria degli esseri umani disabili dentro a quella macro degli “esseri umani“, esseri sociali, geneticamente predisposti al viaggio, all’interazione, a una vita fatta di relazioni, amicizia, sessualità.

Negarlo sarebbe inutile: siamo portati al pensiero rassicurante, viviamo di euristiche e creiamo categorie per stare con i nostri simili o con coloro cui vorremo assomigliare.

Ogni interazione ci porta a immedesimarci e, dato che a nessun normodotato vien naturale pensarsi disabile, tendiamo ad alzare i muri, ad applicare lo schermo del pregiudizio a tutto ciò che ci allontana dalla nostra rete protettiva.

Ecco allora che, pur essendo amore, la sessualità per definizione connaturati alla nostra stessa esistenza, diventano argomenti difficili nel combinato disposto con i nostri tabù, più o meno inconsci, come appunto quello della disabilità.

Dire a Nicole e Federica di andare avanti e portarmi il più bel progetto che riusciranno a pensare è stato un attimo. Perché queste sfide mi piacciono un sacco..

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curiosità, partecipazione, risultati
CASE POPOLARI. Lo sai che la guerra alle barriere architettoniche la facciamo insieme ai piacentini?
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

ccmbaComitato consultivo misto per il benessere ambientale CCMBA: non è solo una nuova sigla, ma un modo diverso e inclusivo per fare sistema e parlare di patrimonio immobiliare pubblico.

D’ora in avanti spazio ai cittadini portatori di disabilità ogni volta che si tratterà di ristrutturare un immobile.

La partecipazione deve essere calata nel concreto, altrimenti resta uno slogan.

Così ho pensato “Porta Galera 3.0″, così mi immagino ACER.

Prossimo passo: CCM (comitati consultivi misti) in ASP. Di sicuro presenterò questa proposta all’Amministratore unico.

Vediamo cosa ne nascerà…

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