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POLITICA: “La mente è stronza”, firmato Beppe Grillo.
Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini

beppe grillo

 

La mente è stronza, il cervello é debole. Ma c’è un cervello che non sbaglia mai, ce l’hai qua, é il cervello della pancia

Così parlò Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe. In un amen, il nuovo manifesto si fa verbo, post ideologico con la bava alla bocca, frulla e incendia i piccoli e grandi Trump, Putin, Farage, Salvini che sono dentro di noi.

L’elogio della mediocrità macha, incazzata, forcaiola e onnicomprensiva. Molte urla, qualche gag e quegli incidenti di percorso chiamati secolo dei lumi, razionalismo, positivismo, spazzati via da un “vaffa” astuto e incantatore. Questo é il nuovo cyber fideismo gente: autopoietico, autoindulgente ed etero inquisitore.

Sto constatando, sia chiaro. Da libero pensatore, eretico innamorato delle complessità, delle contraddizioni, delle sintesi al rialzo.

Leggo i virgolettati e cerco di elaborare un pensiero critico usando l’unico cervello che ho. Non so se é debole o forte, stronzo o furbo. So che non c’entra con la pancia, che non per niente, cito un anonimo filosofo di strada, é più vicina al culo.

Il tempo, prima o poi, mostra le verità per quel che sono, senza sconti. Sarà così anche stavolta, per tutti. Io, rispetto a chi invoca istintività di massa in un contesto storico/sociale come questo, segno una differenza.

Mi oppongo, guardo da altre prospettive, obietto. Mi preoccupo, coltivo il dubbio e resisto.
Sapere aude!

Ho postato su Facebook queste mie considerazioni e le risposte contenute nei vari commenti mi hanno ahimé confermato le tesi di cui sopra, mostrandomi davvero un fideismo acritico, in cui non ci si soddisfa nel contraddittorio, non si contempla il rispetto per l’altrui opinione, quando questa è diversa. Se non ci si piega, parola per parola, sulle posizioni definite, si è liquidati come chi è dalla parte del torto, con insulti più o meno diretti.

Ne esce una comunicazione sempre e solo mirata a demonizzare l’avversario, non con letture oggettive o precisando, come ho fatto io, quando si tratta di opinione personale. Meme diffusi in rete facendoli passare per verità dogmatiche e autoassolvimento per bufale e sparate ad alzo zero con la necessità di intercettare consenso per realizzare il governo dei giusti.

Niente dubbi sulla bizzarra la teoria che per prendere voti si possa raccontare qualsiasi fandonia, credendo poi che chi la spara più grossa per arrivare a governare si trasformi in un modello di virtù e rettitudine una volta al potere.

Nemmeno una riflessione, non una critica alla ormai enorme mole di incongruenze, parole rimangiate, voltafaccia, bugie, e chi più ne ha più ne metta di un movimento che dipende da una società privata di marketing e che in quanto a malaffare e avvisi di garanzia, in rapporto ai territori governati, ha numeri più alti di chiunque altro.

Certezze incrollabili, che si rinsaldano nell’altrui critica e che mi fanno una paura dannata, perché tutte le vere dittature sono nate così, partendo per salvare il popolo dalla casta e finendo per reprimere il consenso e tentare la strada del pensiero unico.

Attenzione. Per me i venti di destra soffiano forti in tutto il mondo e non mi stancherò un secondo di oppormi a che non succeda altrettanto anche in Italia.

 

rassegna stampa, società
CRONACA. Il dibattito tra partiti? Uno schifo
Non é tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa é sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto agli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere.- Stefano Cugini

raggi-6751É una mia fissa quella di aspettarmi una certa qualità in politica. Cinque anni fa ho provato per la prima volta quest’esperienza perché convinto di avere qualcosa di mio da aggiungere alla generale voglia di cambiamento.

Ci si impegna per migliorare il mondo, in fondo: poco o tanto, quel che conta è mettercela tutta. Leggo il polverone scatenato a Roma dal compenso che la Sindaca Cinque Stelle ha concesso al suo nuovo capo di gabinetto e penso a quanta strada ci sia ancora da fare.

Non intendo entrare nel merito della somma in sé, da sempre convinto che la professionalità deve essere retribuita il giusto. Trovo urticante la morale di quelli che sanno parlare solo di indistinti tagli di stipendi e indennità, qualunquisti che farebbero le fortune di mediocri e riciclati, ovvero delle uniche categorie infine disposte a ricoprire a prezzi di saldo incarichi di responsabilità.

Rilevo solo che il premio alla competenza dovrebbe valere sempre. Invece, finché ci saranno metalmeccanici, impiegati, neolaureati precari e compagnia bella a far fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, per non parlar di mutui prima casa, tutte queste iper premure verso manager e mega consulenti danno fastidio come la sabbia nel costume da bagno.

É questione di misura, di un rapporto che dovrebbe legare il minimo di chi ha meno con il massimo di chi ha di più. Divagazioni a parte, a mortificarmi è ancora una volta la figuraccia che ci fa la politica, ormai incapace di trattare un tema senza buttarla in rissa.

C’è n’è per tutti. Di nuovo zero rispetto per l’opinione pubblica, stiracchiata di volta in volta a fare il tifo da stadio per questo o quel contendente, allevata in cattività per accogliere solo verità di parte e ostilità per ciò che è altro.

Così i Cinque Stelle, dove tocca a loro, scoprono che amministrare le complessità è esercizio che poco si addice all’indole manichea e che tante dita puntate erano male indirizzate, dovendo fare ora né più né meno di chi li ha preceduti. Appurare che non tutti gli amministratori con idee diverse sono cialtroni corrotti e compiacenti dovrebbe essere motivo di soddisfazione, potrebbe servire a rasserenare un po’ gli animi e ridurre la schiuma alla bocca. In fondo, leggendola da grillino che non sono, significa che non è proprio tutto da buttare, che si può riformare anche senza tsunami.

E invece no. Alle critiche si oppone un vittimismo isterico, agli attacchi si risponde alzando ancora più il tiro. Il destinatario é sempre il popolo, da aizzare in nome del benaltrismo e della lesa maestà ai nuovi salvatori.

Sulla vicenda Raineri la contro accusa a chi la mena con il maxi stipendio, che ordirebbe addirittura un “editto contro tutta la magistratura” è una capriola retorica mal riuscita, un depistaggio insensato. Peccato, la pretesa infallibilità sa di artificiale, fa tanto ipocriti.

D’altro canto, il Partito Democratico, scimmiottando lo stesso modo di fare che biasima, se l’é cercata. Un po’ di buon gusto non farebbe male. Abbiamo ereditato una Capitale al collasso dalla gestione Alemanno (che, fortuna sua, sembra invece uscito dai radar dei commenti) e non abbiamo avuto/non ci siamo dati il tempo per raddrizzare la barca come avevamo promesso, facendo anzi di tutto per esasperare i cittadini. Per l’uomo della strada, chi ci capisce qualcosa nella conduzione della questione Marino alzi la mano. L’immagine dei circoli romani poi, non é certo cosa di cui andare fieri.

Ecco, allora, per decenza e per rispetto di chi vota, che va accompagnato nell’acquisire strumenti di comprensione e scelta e non trasformato in tifoso da curva, si lasci lavorare la neo-Sindaca. Sarebbe anche (e non solo) questione di stile, che non é scritto da nessuna parte debba essere avulso dal confronto politico.

Opposizione costruttiva, questa sconosciuta. Una chimera, rara a tutti i livelli, pure dalle parti di Piazza Cavalli. Si dia a Virginia Raggi un tempo senza sconti, segnando tutto, controllando tutto. Ma invece che occupare le sue giornate a rispondere agli stessi attacchi che subisce chiunque si trova l’onere di governare (se non é decadenza, questa…), ci si distingua, spiccando per senso di responsabilità, dandole il giusto spazio per dimostrare di che pasta é fatta, lei e la sua squadra.

Rendere “pan per focaccia”, tra strilli, cartelli e show in Consiglio comunale dà solo vita a uno spettacolo deprimente, indegno di chi ritiene di avere argomenti seri da mettere sul tavolo. Sei mesi bastano, poi si sceglierà tra il “complimenti”, il “si, però…”, il “non ci siamo proprio”, fino al “vergognati”. Allora non ci saranno alibi, per chi é chiamato al giudizio come per chi é tenuto a rendere conto.

In fine, un pensiero al “consumatore” politico, al “target” di queste campagne elettorali perenni: la gente, la massa, specchio fedele della classe di rappresentanti che vota (quando può), che farebbe bene a pensare un po’ di più alla legge della domanda e dell’offerta e al fatto che se questo brutto modo di far politica va per la maggiore, con il bizzarro a prevalere quasi sempre sul contenuto, è perché paga in termini di consenso.

Che ci si debba dare tutti una regolata?

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partecipazione, società
CRONACA. Movimento 5 Stelle e nodi al pettine
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

Buonanotte ai manichei: «governare significa accettare i rischi della giungla giuridica, dei formalismi, della gabbia burocratica italica. Governare espone al rischio della scelta. Impone di entrare in contatto con una realtà che non è solo bianca o nera».

Da sempre discuto con chi taglia tutto a metà, con chi ti dà del “lei” solo perché «lei é del PD e noi col PD non vogliamo avere a che fare».

Non esiste il popolo degli onesti da una parte e il palazzo dei corrotti dall’altra, miei cari. La politica è lo specchio fedele della società. Sono sempre le persone a fare la differenza.

La virtù, ovunque si trovi, deve superare il pregiudizio per fare fronte comune contro il vizio. Altrimenti non stiamo capendo niente della complessità che ci circonda.

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partecipazione
ANZIANI: il M5S e la sua caccia alle streghe contro i volontari Auser
Amministro come so fare il volontario. Non prometto agli altri meraviglie ma lavoro con gli altri per un mondo migliore. Tutti i giorni. Con l’ottimismo ignorante di chi lo crede possibile se fatto insieme. Avete mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica.- Stefano Cugini

M5S2Non amo lo scontro ma trovo riprovevole che non si guardi in faccia niente e nessuno pur di pescare nel torbido, pur di instillare il dubbio che qualche losca trama guidi l’operato di chi amministra.

Voler attaccare frontalmente l’attività degli #anziani socialmente utili, ignorando l’importanza sociale del servizio (per chi dà e per chi riceve) è grave.

Parlare e scrivere di “compensi mascherati” e “bacini elettorali‘ è un’offensiva speculazione politica.

Io non riesco a pensare Piacenza senza i ‘nonni’ al mattino presto davanti alle scuole (giusto per fare un esempio). Chi farebbe quel servizio?

Poi lamentiamoci di una terza età sempre più sola e ai margini della società…

rimborsi all'auser scontro M5S - Cugini

 

 

 

 

 

 

 

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società
UNIONI CIVILI. Sul registro non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati.- Italo Calvino

lgbt lillaSpettacolo indegno ieri in Consiglo comunale (purtroppo non è il primo).

All’ordine del giorno l’istituzione del Registro delle Unioni civili. Tema controverso, ideologicamente polarizzante, inutile perdita di tempo per alcuni, cogente necessità per altri.

Che la destra avrebbe alzato le barricate era prevedibile. La veemenza che ha scelto come strategia mi è francamente parsa una vergognosa mancanza di rispetto, in primis ai cittadini: quei cittadini cui ieri qualcuno ha “rubato” buona parte dei gettoni di presenza che ci saranno accreditati.

La triste realtà è che ieri, per un argomento ampiamente dibattuto in commissione, visto, scritto, limato ed emendato con buona trasversalità, sarebbero bastati 30 minuti. Alcuni sgamati colleghi (Lega e Pdl n.d.r.), molto esperti di Consiglio comunale, hanno deciso di trasformare tutto in un circo, arrivando a minacciare il tumulto d’aula, facendo sospendere i lavori e presentando un centinaio di emendamenti per l’unica ragione di fare ostruzionismo e finire sui giornali.

Colleghi che, per inciso, non sono nuovi a lasciarsi trasportare dalla foga oratoria, tradendo un’incoerenza di cui ogni volta si sprecano gli esempi.

Dico: come si fa a farsi scudo, peraltro impropriamente, della nostra Costituzione, accusare altri di usarla solo quando fa comodo e contemporaneamente firmare i propri documenti su carta intestata “Lega Nord per l’INDIPENDENZA della Padania? L’articolo 5 non parla per caso della nostra Repubblica come “una e indivisibile”? Almeno un po’ di decenza. Se ti senti di appartenere a qualcosa che non esiste e vuoi la secessione, lascia stare la Carta fondamentale, dai!

Un pomeriggio a sentir sbraitare di priorità trascurate in nome di questo ordine del giorno, con in testa la voglia di ricordar loro quando hanno presentato la richiesta di istituzione del cimitero per gli animali da affezione (!). Si badi, nessuno dice che il tema non è meritevole di essere affrontato, ma questo di certo non è propriamente una priorità, visti i momenti…

Registro delle Unioni civili, si diceva: per questa destra strillante, un inutile atto simbolico. Primo: se è tanto inutile perché sbattersi così per preparare più di cento emendamenti? Secondo: anche se fosse un mero atto simbolico (e per me non è così), esiste forse qualcosa di più simbolico di una donna di colore che non cede il posto a un bianco? Eppure da questo gesto di Rosa Parks è cambiata la storia dei diritti civili nel mondo. Quando si dice l’importanza di un gesto simbolico…

Tra le tante sciocchezze sentite ieri sera, alcune delle quali preferisco non commentare perchè riaprirebbero una mia ferita privata che fatico a rimarginare, mi ha dato fastidio in modo particolare il richiamo alla possibilità di risolvere la questione con semplici “atti notarili”, il bisogno espresso di trovare uno spazio intermedio tra una libera scelta (la convivenza) e un “impegno compiuto” (il matrimonio)

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