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MINORI Orio al Serio – Tirana, sola andata.
Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

Luçiano, Elvis, Qani, Ernest, Albulen, Franc: così si chiamano i primi 6 ragazzi imbarcati all’Aeroporto internazionale di Bergamo, direzione Tirana. Nuovo anno in famiglia. Addio Piacenza.

Ho parlato di persona a questi giovani, e lo farò con tutti quelli che seguiranno. Li ho guardati negli occhi e garantisco che, a prescindere da tutto e nella convinzione di essere nel giusto, l’impatto emotivo di dire a dei minorenni che il loro progetto di vita (migliore) finisce lì e che un aereo li sta aspettando per far rientro a casa, non è cosa da poco.

Le reazioni sono diverse, a seconda della consapevolezza, della sensibilità, dell condizione personale di ognuno. Sicuro che non mi hanno ringraziato.

fatto blueSono soddisfatto? Certo, a patto che questo sia solo l’inizio, che si mettano insieme le piccole e grandi conquiste di questa azione caparbia e si portino a sistema, codificandole in nuove fonti normative che aiutino tutti.

Sono felice? No, per tante ragioni. Perché allontanare è peggio che accogliere; perché finora questa partita la stiamo giocando più o meno da soli; perché abbiamo ottenuto più noi con la perseveranza di chi ha una missione da compiere che tanti altri, con i loro contatti e le loro risorse, che in teoria i problemi agli enti locali dovrebbero risolverli, non farseli risolvere.

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Pazienza. Credo che quello che stiamo ottenendo possa diventare un grande insegnamento per tutti e una bella iniezione di fiducia nei cittadini, che hanno potuto constatare che non è vero che la politica se ne frega sempre e comunque di loro.

 

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MINORI: ecco la breccia nel consolato albanese!
La politica non si salva con le frasi a effetto, ma con il cuore e la passione di chi sente il privilegio, nei diversi ruoli, di rappresentare una comunità intera. Con la disponibilità di chi coglie il dovere di creare condizioni e occasioni per gli adulti del futuro. Con serietà, piedi per terra e coscienza di cosa vuol dire essere “cittadino”. Chi ama la politica cerca le persone, non le categorie. Chi ama la politica, prova a unire.- Stefano Cugini

woman albaniaTra brutte figure sulle TV nazionali e diffide legali patetiche, spunta dal Consolato d’Albania qualche atto concreto. E che atto!

Ho letto tutto d’un fiato: abbiamo davvero segnato il primo punto.

Davide ha tirato uno sganascione a Golia e stavolta pare non avergli fatto solo solletico.

Dopo la nota degli avvocati che di fatto chiede a Prefetti e Questori di Milano e Piacenza di tenermi lontano dagli uffici diplomatici di via Pirelli (ai quali darò presto adeguata risposta), ecco finalmente un’altro scritto dai toni molto più concilianti, che indica nell’oggetto nientepopodimeno che:

  • RIMPATRIO ASSISTITO RELATIVO AI MINORI

nota-albania-rimpatrio_2Piacenza ha creato quel precedente per il quale mi batto da agosto. Basta infinita burocrazia tra i servizi sociali e le commissioni ministeriali a Roma, per supplicare indagini nei paesi di provenienza. Basta stare mesi con le dita incrociate perché qualcuno ci scriva che forse ci sono le condizioni per chiedere ai ragazzi se ci danno il permesso per essere rispediti a casa (hai capito bene, di questo si tratta quando parliamo di “rimpatrio VOLONTARIO assistito“)

Ci siamo rivolti direttamente all’Albania, chiedendo:

“di contattare tempestivamente la famiglia del minore affinché si attivi per riprenderlo in consegna o, in alternativa, indichi se sul territorio nazionale siano presenti parenti che possano prenderlo in affidamento e assumerne la tutela”

Abbiamo fatto presente che (ed è questo che è stato indicato in diffida come nostra “velata minaccia”):

in caso di mancato riscontro, il Comune di Piacenza si riserva di consegnare entro 15 giorni il minore alle autorità consolari che rappresentano a tutti gli effetti lo stato albanese in territorio italiano

La risposta ci rende merito, chiedendoci di comunicare:

la data, l’ora e il punto di frontiera dal quale si effettuerà il rimpatrio assistito dei minori di cui sopra.

 

È un passaggio spartiacque, ed è solo l’inizio. Guai a fermarsi, questa conquista deve essere lo stimolo per recuperare altro entusiasmo, coinvolgere altri amministratori, far sentire ancora di più la nostra voce.


Se ancora non lo hai fatto, FIRMA la petizione su Avaaz.org: “Presidente della Repubblica d’Albania, fermi il flusso di minori albanesi, in Italia a sfruttare i servizi sociali.


Siamo nel giusto e adesso lo riconosce anche l’Albania.

Alla luce di questa svolta, rivendico l’efficacia del mio comportamento fuori dalle righe, almeno per l’ortodossia di una certa politica, molto brava a parlare e poco abituata ai fatti. Vorrei chiedere cosa hanno da dire adesso quelli che, comodamente seduti davanti alla tastiera di un computer, mi hanno accusato di campagna elettorale o piagnistei e propaganda.

A parlare sono buoni più o meno tutti. A urlare anche l’ultimo dei peones non fa fatica. Alla gente però serve chi lavora: ancora una volta sono indispensabili dei sani operai della politica che ci credono e buttano il cuore oltre l’ostacolo.

Per i cittadini, per i piacentini che pagano le tasse, è stata più concreta un’amministrazione pronta a rompere gli schemi e far saltare il banco o quelle opposizioni politiche che invece di unirsi in una causa sacrosanta e dare forza alla nostra azione, si sono limitate al tiro al bersaglio polemico e improduttivo?

Vale per questa partita, come – purtroppo – per tantissime altre, più o meno note all’opinione pubblica.

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Oggi un amministratore deve muoversi con i valori che lo guidano, facendo quello che crede sia l’interesse di tutti, a prescindere dalle appartenenze politiche. Deve farlo mettendosi in gioco, dimostrandosi disposto a rischiare in prima persona per un bene superiore, perché non si muove per se stesso, ma rappresenta una comunità intera.

Faccio mio il messaggio di Papa Francesco in un suo discorso al Consiglio d’Europa, in cui ha richiamato:

“un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”.

Memoria, coraggio, sana e umana utopia

 

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Io e la faccia che ci metto
Per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste, che sappiano fare modestamente il loro mestiere. Sono necessarie, la buona fede, la serietà e l’impegno morale. In politica, la sincerità e la coerenza, che a prima vista possono sembrare ingenuità, finiscono alla lunga con l’essere un buon affare.- Piero Calamandrei

Mi piace questa intervista alla testata online Odysseo di Andria.

Mi ci ritrovo in pieno. Ho potuto dire tutto senza limiti di tempo e spazio. Non ci sono cose nuove, anzi rileggendo vedo tante ripetizioni (vorrà dire che sono coerente). Ma c’è il mio modo di pensare la politica, il ruolo, la causa dei minori.

Ci sono io, insomma. Se qualcuno avesse ancora dubbi sul come e il perché di questa presa di posizione, dei modi in cui la sto conducendo, del perché non posso fermarmi, ecco, credo che leggendo le risposte alle domande che mi sono state fatte, tutto sarà finalmente chiaro.

Si tratta di un modo d’essere, di uno specchio nel quale riconoscersi ogni mattina. Ora in ballo ci sono i minori, altre volte i profughi, gli anziani, i disabili, un favore a un amico o la parola da mantenere con uno sconosciuto.

Valori. Alla fine sono i valori che contano.

 

Dott. Cugini, lo scorso 29 Agosto, e poi ancora il 10 settembre, ha posto in essere dei gesti simbolici, in antitesi ad un sistema di accoglienza troppo spesso confusionario. Le andrebbe di raccontarceli? Come è finita la storia di Ciko?

Premessa: io non lascio dei minorenni in mezzo a una strada, nemmeno quando nei corridoi qualcuno me lo fa intravedere come soluzione. Non lo faccio per etica personale, per dignità istituzionale e perché è un vile atto di scarico di responsabilità su qualche altro territorio. Mille volte vergogna alla politica egoista che nasconde la polvere sotto il tappeto. I miei gesti del 29 agosto e del 10 settembre rappresentano prima di tutto la denuncia del fallimento di un sistema, che costringe un proprio esponente a un gesto eclatante pur di farsi ascoltare. Ho urlato alla luna per più di due anni l’ormai insostenibile pressione sugli enti locali rispetto all’arrivo continuo di minori stranieri non accompagnati, in particolare albanesi, e all’obbligo in capo ai Comuni della presa in carico senza limite, a prescindere dalle risorse disponibili. Mi sono rivolto a tutti i livelli, accusando il pericoloso scaricabarile che pesa sui bilanci, con capitoli di spesa non preventivabili, crea incertezza e tensioni, satura le comunità di accoglienza trasformandole in polveriere più simili a ghetti che a strutture socio-educative. Nello sconforto crescente ho preso atto della distanza tra chi oggi continua con la tattica, proponendo l’ennesimo tavolo di confronto, e gli ultimi, quelli con poche, se non nessuna, possibilità di far sentire la propria voce. Ho pensato ai ragazzi abbandonati, prima dai loro genitori e poi dal loro Stato, sicuro del fatto che non sarei stato io il terzo soggetto a lasciarli su una strada. Mi sono fatto solidale con gli operatori dei servizi sociali, carichi di competenza e volontà da far impallidire la gran parte dei politici, cui devono invece dire “obbedisco”. Li ho accompagnati in piena notte a ritirare giovani quasi adulti lasciati come pacchi agli oggetti smarriti, potendo valutare l’abisso che c’è tra questa trincea, fatta d’immediatezza e urgenza, e le sedi patinate, comode e scarsamente efficaci in cui ci ritroviamo a “cercare soluzioni”, dandoci tutto il tempo e la calma che ai tecnici sul campo non è concessa. Da queste premesse è nata la convinzione che, arrivati al punto di saturazione, come “ruota degli esposti” per questi ragazzi che da altre parti d’Italia respingono in spregio a leggi molto chiare, l’ambasciata o il consolato del Paese d’origine fossero meglio della sede dei servizi sociali. Ho così deciso di accompagnare a Milano l’ultimo arrivato, per far capire alle autorità diplomatiche albanesi la portata di questo fenomeno. Sono stato accolto e ascoltato dalla Console, che mi ha chiesto dieci giorni per un riscontro dal suo ministero e per attivare le pratiche di rimpatrio. Trascorso invano questo periodo e preso quindi atto di parole spese a vuoto, ho ripetuto il gesto, portando con me, insieme al primo ragazzo, i cinque che nel frattempo erano arrivati a Piacenza con le stesse sperimentate modalità. Sono state sette ore grottesche e surreali, in cui la Console generale, diretta superiore di chi mi aveva ricevuto il 29 agosto, ha continuato a professarsi incompetente per la soluzione del caso e a cercare di restituirmi i passaporti da me consegnati, fino alla decisione finale di chiamare Polizia e Digos, dando a loro i documenti e lasciandoli nell’evidente imbarazzo di dirimere la questione con il sottoscritto. In quanto a Ciko, protagonista, suo malgrado, di questa mia interpretazione sui generis del confronto tra istituzioni, siamo riusciti a rintracciare il parente che lo monitorava a distanza e che, ironia della sorte, si trovava proprio a Piacenza. Quando si dice essere presi in giro fino alla fine! Ovviamente lo abbiamo convinto ad assumersi le proprie responsabilità parentali e a prendersi cura del ragazzo.

Dal punto di vista giuridico e sociologico il sistema dell’accoglienza dei minori non accompagnati in Italia meriterebbe indubbiamente una rivisitazione. Quali le criticità insite nel sistema attualmente vigente? Quali le modifiche che, in virtù della sua esperienza istituzionale, apporterebbe al sistema attuale?

Qui si tratta di difendere con le unghie e con i denti il diritto ad accogliere con dignità, efficacia ed efficienza chi ha davvero bisogno. In gioco c’è l’utilizzo corretto di risorse pubbliche, soldi da impegnare al meglio. È una battaglia etica, perché chi china la testa di fronte a cose ingiuste o che mostrano punti deboli da sanare – in questo caso una legge – si rende colpevole. Le relazioni tra Stati dovrebbero essere virtuose, così da non sacrificare la scomodità di temi come questo ai vari accordi economici ed equilibri diplomatici, che, per quanto importanti, andrebbero instaurati sulla preventiva verifica di alcuni indicatori base circa la credibilità e l’affidabilità morale di una nazione. Per quanto riguarda la revisione della legge, in primo luogo, un Comune che dimostra di non avere più strutture cui appoggiarsi per un’accoglienza rispettosa degli standard normativi e della dignità umana, dovrebbe poter contare sulla collaborazione delle sedi diplomatiche dei paesi d’origine. Servirebbero concordati internazionali affinché uno Stato sovrano si accolli l’obbligo di svolgere indagini rapide e puntuali su un minore, suo connazionale, e predisporre il rimpatrio, nel preminente interesse del minore stesso. In attesa del rientro assistito nel Paese d’origine, l’ente locale con la momentanea tutela dovrebbe essere sostenuto economicamente proprio da questo Stato, per il temporaneo mantenimento dei servizi e delle strutture di accoglienza. I superiori livelli di governo dovrebbero altresì garantire per via normativa l’obbligo di rintracciabilità dei genitori e la loro imputabilità per abbandono dei figli. Anche il tema della distribuzione territoriale, che non può limitarsi ai Comuni capoluogo sedi di Questure o snodi ferroviari, dovrebbe essere adeguatamente normato. Oggi temo si sia ancora molto lontani da tutto questo. Ci vuole la voglia di conoscere a fondo il problema, grande volontà di risolverlo, buona dose di coraggio. Detto tra noi, al momento non metterei la mano sul fuoco sulla presenza di tutte queste pre-condizioni. Di certo serve una politica dalla schiena dritta, che ritiene inconcepibile desistere di fronte all’attualità che assomiglia a tratti a un muro di gomma. Perché poi si può vincere o perdere, ma il modo in cui si gioca la partita non è affatto banale.

Il servizio trasmesso dalla trasmissione televisiva “Le Iene” racconta un vero e proprio sistema escogitato per accelerare le procedure per il rilascio, da parte delle competenti autorità, del permesso di soggiorno. Raggiri similari potrebbero accentuare quell’avversione che, da qualche tempo, alberga in una parte della Popolazione Italiana ed è fomentata dal costante incremento della presenza di stranieri nelle proprie città e quartieri?

Certamente sì, perché questi raggiri danno l’idea di un impianto normativo fragile e di un lassismo istituzionale nei confronti di chi se ne vuole approfittare, che contrasta con il sentimento comune del cittadino italiano, mediamente convinto, oggi, di essere stritolato da pressione fiscale, burocrazia e inefficienze varie. Il fatto che su questi sentimenti alcune forze politiche giochino la loro irresponsabile partita di consenso personale, non fa altro che acuire fenomeni di radicalizzazione ideologica, nazionalismo e xenofobia. Va però anche detto che, in questo momento, l’esasperazione della gente è pure figlia di un’accoglienza in cui la logica emergenziale continua a prevalere su quella strutturale, in un misto di pressapochismo e scaricabarile a ogni livello. Un Comune non può subire gli arrivi senza tutele superiori, perché questo mina alla base la tenuta sociale e fa esplodere l’idea di trattamenti privilegiati. Bisogna avere il coraggio di puntare il dito contro un impianto che oggi privilegia i furbi. Procure, tribunali, Questure, non possono limitarsi al “compitino”, a fare i passacarte preoccupandosi di consegnare nel più breve tempo possibile ai Comuni i minori in arrivo e considerando poi terminato il loro compito. Finché non si arriverà a codificare sul serio le diverse responsabilità e a promuovere una reale collaborazione, sia tra Stati sovrani, che nei rapporti istituzionali tra il livello centrale e quelli periferici locali, ci sarà sempre l’ultimo anello della catena a restare con il “cerino in mano”, con pochissimi argomenti per convincere i propri cittadini di non essere vittime di discriminazione al contrario.

Lei è un assessore del Comune di Piacenza, città con circa centomila abitanti. In particolare è a capo dell’assessorato welfare e sostegno alle famiglie: un assessorato quindi costantemente a contatto con le più disparate problematiche, che affliggono le diverse fasce della popolazione. Vi è allo stato attuale, secondo Lei, una disparità, da un punto di vista assistenziale, nel trattamento tra italiani e stranieri? A quale punto è il processo di integrazione nella città di Piacenza?

I numeri del bilancio dicono di no. Piacenza è la seconda città italiana per residenti di origine straniera, ma le percentuali di risorse destinate a immigrazione e msna sono sotto al 10%. Complessivamente direi che non ci sono problemi d’integrazione: niente che ci distingua da altre città di pari dimensioni, anzi. Ciò nondimeno, è un dato di fatto che le ondate migratorie straordinarie di questa fase storica, insieme all’insicurezza mondiale data dalla crisi, dai conflitti, dal terrorismo, abbiano un peso sulla percezione della gente. Un’amministrazione seria deve tener presente tutti questi fattori, senza sottovalutarne l’effetto che si ottiene mescolandoli. Solidarietà umana ed equità sociale sono due cardini della tenuta di una comunità finché stanno in equilibrio. La presenza preponderante della prima a scapito della seconda indebolisce il senso di uguaglianza di trattamento che un’amministrazione è tenuta a riservare a tutti i suoi cittadini bisognosi. Il peggior prodromo per le c.d. “guerre tra poveri”, in cui ci si sente abbandonati da chi dovrebbe esercitare il ruolo di guida e trasmettere responsabilità e si cerca nell’altro il nemico su cui scaricare colpe e frustrazioni, identificandolo come la causa delle disgrazie personali e della sottrazione di aiuto. Bisogna tenere costantemente la barra dritta nella comunicazione con la propria comunità, perché una volta che passa (o è fatta passare, ad arte) l’idea che qualcun altro stia beneficiando di risorse che potrebbero essere destinate a te, per quanto non corrispondente a realtà, sradicarla è molto difficile.

Pragmatismo e astrattismo: luci e ombre di un buon amministratore. Quali le linee guida, o meglio le stelle polari, del suo agire amministrativo?

I cittadini sono la stella polare, il mio riferimento costante. Anche quando mi confronto in ufficio con i miei collaboratori, mi accorgo di indicare spesso la finestra per dire che “dobbiamo pensare a chi sta la fuori”. I cittadini non hanno bisogno di amministratori che ricordano in ogni momento le criticità: quelle le vedono da soli. Hanno bisogno di rappresentanti credibili, che diano una visione e propongano soluzioni, spiegando quello che fanno e facendo quello che dicono. È il volontariato ad avermi prestato alla politica. Amministro come so fare il volontario, con l’ottimismo ignorante di chi crede possibile un mondo migliore se si lavora insieme. Si è mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica; a un cattivo compromesso, il valore di una giusta battaglia. Faccia, bisogna essere disposti a metterci la faccia, a stare in mezzo alla gente: non è tempo per gli infallibili e per quelli che “la colpa è sempre di qualcun altro”. I miei supereroi sono gli onesti operai con le borse sotto gli occhi per la fatica quotidiana e il sorriso pronto di chi ha sogni da inseguire e condividere. Quando qualcuno mi chiede “come va”, ripeto a disco rotto: “chi lavora in fabbrica o in miniera fa più fatica”. È un modo per non prendersi troppo sul serio, altra cosa importante per chi ha un ruolo pubblico. Dobbiamo coltivare il senso di precarietà personale, perché è con la precarietà degli altri che abbiamo a che fare. Con un po’ di enfasi posso dire che il più bel complimento ricevuto è di chi mi ha definito “assessore operaio”. La politica, infatti, deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.

 

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MINORI: l’Albania ci diffida al rispetto della convenzione di Vienna!
Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta.- Dante Alighieri, Inferno, canto III

bandiera-albaniaSiamo nell’era della post-verità, ormai essere dalla parte giusta o sbagliata, dire la verità o bugie, sperare nella legge o esserne vittima, sembrano variabili dipendenti dal momento e dagli attori in campo.

Così capita che, mentre ancora stai a sfregarti le mani per il bel servizio delle Iene, pensando a come capitalizzare tanta improvvisa notorietà, provando a dare un contributo perché finalmente si risolvano questioni grottesche, muri di gomma, falle di legge, ecco che ti arriva una bella diffida su carta intestata di uno studio legale milanese per violazione della Convenzione di Vienna!

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Sbalorditi come Renzo Tramaglino da Azzeccagarbugli, scopriamo che – nonostante un’inchiesta che dimostra come famiglie e ragazzi prendano letteralmente in giro i servizi sociali italiani – il fatto di aver chiesto ancora una volta aiuto al Consolato del Paese da cui i minori provengono è letto come una “velata minaccia“.

A tal punto che si notifica a Questure e Prefetture di Milano e Piacenza di “vigilare sull’applicazione della Convenzione, PRENDENDO TUTTE LE MISURE APPROPRIATE A IMPEDIRE CHE SIANO VIOLATE LE STANZE CONSOLARI“.

Capito? Guai a disturbare. C’è in ballo la dignità del Console.

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Pazienza per la dignità dei minori, quella dei cittadini italiani che con le loro tasse pagano il soggiorno vacanza; chissenefrega della dignità di un assessore trattato da facinoroso e fatto allontanare dalla Polizia.

Una cosa è chiara. Il livello di volontà del Consolato di collaborare alla soluzione del problema. Prima ti ignora, poi ti respinge, infine ti fa scrivere dagli avvocati. Mi sembra giusto che questo lo sappiano tutti.

La curiosità sta in quello che si trova scritto proprio nella citata Convenzione, che all’articolo 5, ha nei comma “a”, “e”, “h”, alcuni spunti interessanti.

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A voi il giudizio. A voi stabilire se questi signori stanno proteggendo gli interessi dei propri cittadini (forse è proprio così, a questo punto), se stanno prestando loro soccorso e assistenza, se stanno tutelando i minorenni.

Nel frattempo, ho appena scoperto che il video del servizio, dal sito delle IENE e da YOUTUBE è stato rimosso. La cosa, detto tra noi, mi inquieta un po’…

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MINORI: le IENE a Piacenza.
La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

le-ieneQuella sui minori stranieri non accompagnati albanesi è prima di tutto una battaglia etica, di civiltà e giustizia sociale.

Non ci si può fermare, per correttezza nei confronti dei cittadini che pagano le tasse e dei minori che davvero hanno bisogno di aiuto dai servizi sociali, tra cui anche qualche albanese, che adesso rischia di finire nel mazzo.

Il video servizio de “Le Iene” dice molto. Le interviste in Albania e quella ai ragazzi, fatta qui a Piacenza, sono pugni nello stomaco a chi crede nei valori della fiducia, della giusta accoglienza e della solidarietà.

Adesso la legge che mi impone di farmi prendere in giro, pure dal Console (che figura che ci fa!), va cambiata. Così non può continuare. 

 

Dal blog “sportelloquotidiano.com” di Thomas Trenchi, scopro che a precisa domanda, Matteo Salvini comincia la solita tiritera da politicante di lungo corso:

il livello locale deve dire di no. Deve iniziare a dire dei no alle imposizioni che arrivano da Roma e dalle Prefetture, ma poi è un problema che si risolve a livello nazionale

Bene, e bravo il nostro Matteo! Tanto per sapere, oltre a parole al vento buone per tutte le stagioni, lui cosa ha concretamente fatto quando era al Governo e al Ministero dell’Interno c’era il suo amico Bobo Maroni? A quali strumenti ha pensato o ha proposto da quel di Bruxelles per permettere a noi amministratori locali di “dire di no” senza fare collezione di denunce? Il suo partito a Roma si è attivato in qualche modo, oltre a sbraitare “tutti a casa loro”, per proposte concrete, utili a risolvere a livello nazionale il problema che ricade sulle teste dei singoli comuni?

Se non avete soluzioni, finché non portate risposte, qualunque sia la vostra casacca, state zitti. Ci avete stufato! Maschere e parole, da ogni latitudine politica, a infrangersi contro la forza silenziosa degli operatori dei servizi sociali d’Italia, che lavorano giorno e notte con l’orgoglio della loro professionalità e la frustrazione per chi invece di venir loro in soccorso, si perde tra convegni e comparsate TV.

Mi ricorda un verso di Gabriele D’Annunzio:

Teco porti lo specchio di Narciso? Questo è piombato vetro, o mascheraio. Aggiusta le tue maschere al tuo viso, ma pensa che sei vetro contro acciaio.

 

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IMMIGRAZIONE: sono un buonista combattente
Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

IMG_0362I fatti di Gorino, con una comunità barricata nelle sue paure, rappresentano uno spartiacque impossibile da trascurare.

Il corridoio é stretto e molto facile diventa fraintendere il messaggio che emerge dall’azione quotidiana di chi amministra. Sento allora, un’altra volta, il dovere di spiegare perché certi complimenti, di chi fiero mi snocciola una sua visione di mondo che mi ripugna, sono un campanello d’allarme.

La mia battaglia sull’accoglienza di minori stranieri non accompagnati e adulti richiedenti asilo non ha niente a che fare con quelle di chi urla il suo rifiuto incattivito, condito da una informe poltiglia di nazionalismo, ignoranza reazionaria, razzismo e vera o presunta incapacità di decodificare ciò che é complesso e globale.

Sono un buonista, lo confesso. Combattente però. E ostinato. Io non vedo razze ma persone, per me gli unici confini da difendere sono quelli dell’umanità. Mi hanno insegnato che si aiuta chi ha bisogno e che aiutare vuol sempre dire rinunciare a un po’ di tuo per qualcun altro. Ho imparato che questo prescinde dalla gratitudine o da quello che ci si aspetterebbe in cambio.

La rete di una comunità solidale, per crescere e attecchire, ha bisogno di consapevolezza, intenti condivisi, fiducia reciproca ed equità sociale, con organizzazione e rispetto delle regole a fare da collante. Altrimenti scatta il senso di precarietà e diffidenza, il rancore. E tutto salta, nell’egoismo che ogni guerra tra poveri produce in quantità.

Ammassare persone senza criterio in nome dell’emergenza, accettando passivamente irresponsabilità politica diffusa, vuol dire abdicare al ruolo di guida che i cittadini si aspettano da chi li governa, a ogni livello e con qualsiasi incarico. É essere forte con i deboli e debole con i forti. Significa tollerare che la dignità e i diritti umani siano compressi e creare a monte le condizioni favorevoli per chi vuol lucrare sulla disperazione e l’incapacità.

Se una legge pretende che un Comune continui a farsi carico di minori soli, ben oltre la sue possibilità, va cambiata. Specie se questi si allontanano da strutture di altre città, province, regioni, che hanno i medesimi obblighi di tutela; tanto più se arrivano da uno Stato connivente nella volontà di sfruttare i nostri servizi sociali. Così non si aiuta il bisogno di questi ragazzi e si “spappola” la tenuta sociale di una comunità, che da accogliente diventa ostile. Se chi é tenuto ad applicarla, invece di affiancarci e denunciare con noi il bisogno di cambiamento di un impianto normativo non più adatto, si ostina alla fredda interpretazione, ecco emergere il volto peggiore della burocrazia, lo scarica barile, il disimpegno.

Se la legge é percepita come sopruso dagli ultimi, gli indifesi, i senza potere, siano essi anonimi cittadini o piccoli, cocciuti, amministratori di provincia, indignarsi é un diritto e battersi perché si trovi una soluzione di garanzia collettiva, un dovere. Io mi oppongo e contesto un sistema oggi ingiusto e prendo le distanze da chi, potendo, non perde il sonno per migliorarlo.

Senza slancio morale, senza una nuova stagione resistente, per riprenderci i valori che ci connotano come esseri umani, coltiviamo solo odio e insicurezze, confondendo sempre più vittime e carnefici.

Respingo dunque la solidarietà di quelli che “stiano tutti a casa loro” o “prima gli italiani, i piacentini, quelli del mio quartiere, della mia via, del mio palazzo, del mio pianerottolo“. Biasimo la brutta politica che cerca sempre il colpevole in altri da sé e resta con le mani in mano. Mi sento rappresentante di una cultura accogliente ma giusta, che sta attenta a non discriminare, in nessuna direzione.

Voglio solo poter fare bene il lavoro a cui ho l’onore di dedicarmi ancora per un po’. Pretendo che mi siano forniti gli strumenti adatti per aiutare nel migliore dei modi tutti quelli che hanno bisogno, educare ai comportamenti consoni in una realtà per molti nuova, dimostrare che ha sbagliato indirizzo a chi sgarra, si crede troppo furbo o ha l’ambizione di fare il mantenuto. A prescindere da dove arriva o dal fatto che parli straniero, italiano o dialetto, che é davvero l’ultimo dei nostri problemi.

 

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MSNA. Sui minori albanesi sono disposto a metterci il coraggio anche per chi ne dimostra meno

In molti ieri mi hanno chiesto come mi sono sentito dopo l’uscita dei primi titoli sulla neanche troppo velata presa di distanza della Regione Emilia Romagna rispetto ai miei blitz al Consolato albanese.

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Che dire. Nella sostanza, non è che potessi aspettarmi qualcosa di diverso. Come avrebbe potuto la vice presidente prendere le parti di un amministratore disposto a superare il confine di ciò che è oggi (ingiustamente) sancito dalla legge? Si è scelta la linea istituzionale, tra l’altro per rispondere a un’interrogazione formale. Niente di più appropriato.

Poi c’è la forma, e qui la questione cambia. Pur tra dovute precisazioni, un supplemento di coraggio retorico non avrebbe guastato a mio parere, per vicinanza umana e solidarietà di parte.

La frase dell’avallo era davvero necessaria o poteva restare implicita? Quando il gioco si fa duro, quanto contenuto politico è bene dare a una risposta di questo genere, in cui senza dubbio restare sul piano squisitamente tecnico è molto più comodo? Mi sembra ovvio che qui la mia visione è lontana da quella di Viale Aldo Moro.

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Come mi sento adesso?

Solo, se guardo alla politica, dove l’unica persona a prendere le mie difese senza se e senza ma, col giusto piglio – nella forma e nella sostanza – è stato il mio Sindaco. Per il resto, molto pudore, ai limiti della titubanza. Equilibrismi stucchevoli e tanto silenzio. Oltre ai soliti commenti della destra piacentina, quella più esperta, che conta ormai decenni di pratica e attività: aria fritta, rincorsa all’altrui impegno per esercizio di critica fine a se stesso.

Per fortuna sento vicina, molto vicina, la gente comune, i molti cittadini che in questi giorni mi fermano per strada, mi scrivono messaggi e mi telefonano. Nel bene e nel male, l’opinione pubblica sa essere più diretta e più coraggiosa di tanti rappresentanti dalla pancia piena o dalle ambizioni forti. La gente oggi apprezza chi sta scomodo e un motivo ci sarà pure.

Non sono un martire e non sono stupido. So molto bene che queste forme di “pensiero (e azione) laterale” creano mal di pancia e altrettanta diffidenza. Per varie ragioni.

Ma non rinnego niente di quanto fatto. Nemmeno la modalità che ho scelto. E non ho alcuna intenzione di fermarmi.

Il problema è noto a tutti, le strade da percorrere, pure. Le soluzioni si conoscono. Serve volontà e rapidità. Chi oggi continua con la tattica, chi propone tavoli di confronto a oltranza, chi mi vorrebbe più allineato, pensi per un attimo – per favore – ai ragazzi abbandonati, prima dai loro genitori e poi dal loro Stato.

Pensi agli operatori dei servizi sociali, quelli senza voce e senza risorse, con carichi di competenza e volontà da far impallidire la gran parte dei politici a cui devono invece dire “obbedisco”. Si soffermi un attimo a cogliere nel profondo le loro difficoltà di tutti i giorni.

Li accompagni in piena notte a ritirare giovani quasi adulti lasciati come pacchi agli oggetti smarriti. Valuti l’abisso che c’è tra questa trincea, fatta di immediatezza e urgenza, e le sedi patinate, comode e scarsamente efficaci in cui ci ritroviamo a “cercare soluzioni”, dandoci – noi politici – tutto il tempo e la calma che ai tecnici sul campo non è concessa.

Pensino, lor signori, a tutte queste cose e forse proveranno quel briciolo di vergogna che ho provato io.

Resto dell’idea che la politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.

 

 

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MSNA: sui minori abbandonati la mia è disobbedienza civile con l’Albania

IMG_2655Dopo la prima puntata al Consolato albanese, il 29 agosto, come promesso mi sono ripresentato in via Pirelli a Milano, questa volta con 6 ragazzi. Dall’ultimo passaggio, altri cinque minori si sono presentati ai servizi sociali di Piacenza, a dimostrazione che l’allarme lanciato dal 2014 a oggi è terribilmente serio.

Qui si tratta di difendere con le unghie e con i denti il diritto ad accogliere con dignità, efficacia ed efficienza chi ha davvero bisogno.

C’é in gioco l’utilizzo corretto di risorse pubbliche, soldi da impegnare al meglio. É una battaglia etica, perché chi china la testa di fronte a cose ingiuste – in questo caso una legge – si rende colpevole.

Lo faccio anche per me, che so fare politica solo a schiena dritta. Desistere di fronte al muro di gomma in cui mi sono imbattuto sarebbe uno stress insopportabile.

Poi si può vincere o perdere. Quello é secondario. Conta invece il modo in cui giochi la partita.

lettera console albanese_2_flettera console albanese_2r

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bene, per correttezza istituzionale ho anticipato la mia visita con una lettera ufficiale, a cui non è seguita risposta alcuna. D’altronde nemmeno in precedenza i diplomatici di Tirana si sono degnati di un riscontro, il che dimostra quanto interesse ripongono sul tema.

In compenso, sono stati assolutamente disponibili a lasciarmi in corridoio sette ore, prima di chiamare volanti della Polizia e Digos per riconsegnarmi passaporti e ragazzi, loro connazionali abbandonati dai genitori e dal loro Stato.

Ho bisogno di aiuto, di sentire vicino tanta gente che la pensa così. La stampa mi sta aiutando molto, sia quella locale – Libertà mi ha seguito e ha dato grande visibilità a questa giusta battaglia – sia quella nazionale, con Repubblica pronta a inserire la perseveranza di Piacenza tra le sue pagine principali.

Pure Radio Rai, con la trasmissione “restate scomodi“, ha voluto mettere l’accento sul caso (la mia intervista va dal minuto 00:19:19 al minuto 00:28:34).

E anche online, zerocinque23.com, non ha mancato di dimostrarsi sul pezzo.

Il primo risultato, altra prova di un traffico poco chiaro, è che a stretto giro qualche parente è saltato fuori. Piccola ma importantissima soddisfazione, non fosse che per due ragazzi collocati, un altro – sempre albanese – ci è stato consegnato dalla Questura per l’immediata presa in carico.

msna_riconsegnati ai parenti due minori albanesi

Purtroppo, già dalla patinata riunione in Prefettura a Bologna, successiva al blitz milanese, è emerso chiaro come la politica che “può risolvere” per il momento si accontenti di parlare per “cercare” soluzioni.

Ho bisogno che il nostro grido diventi assordante. Sui social in tanti mi hanno dimostrato solidarietà. Non dobbiamo abbassare la guardia, altrimenti tutto questo impegno sarà stato inutile.

Comunque sia, sto già studiando le prossime mosse: restate sintonizzati!

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curiosità, nuovi cittadini, società
MSNA. Io non abbandono i minori albanesi non accompagnati. Li porto al loro Consolato
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

msna azzurroRegionale per Milano delle 7:55. Un carro merci, lento e caldo. Come promesso ho organizzato una “gita” al Consolato albanese, con tanto di minore al seguito. Non sono atteso, nessuno ha risposto alla mia lettera di venerdì scorso. Ovviamente la cosa non è bastata a farmi desistere.

Il quadro che mi ero prefigurato prevedeva una mia richiesta di colloquio con il Console, a cui sarebbe seguita in tutta risposta l’impossibilità di ricevermi; nuovo appello per parlare con il secondo funzionario più alto in grado e probabile muro di incomprensibilità/incomunicabilità burocratica/dipolomatica. Da li in poi avrei recitato a soggetto.

consolato albaneseNiente di tutto questo: benché non attesi, siamo ricevuti in un tempo sufficientemente breve per non svenire dalla calura di un appartamento stipato di gente come neanche qualche gestore con i profughi, con una temperatura da fusione dei lobi delle orecchie.

La Console è cordiale e ascolta molto attenta. Interrompe, chiede di capire meglio i passaggi che le sfuggono, prende nota. Io intanto mi sforzo di parlare italiano il più lentamente possibile perché non sfugga niente dei concetti che intendo esprimere.

Dopo un’introduzione sui numeri dell’accoglienza a Piacenza, sui continui arrivi, sulle percentuali assolutamente sparametrate di MSNA (minori stranieri non accompagnati) albanesi rispetto al totale, arrivo al sodo, riassumento questi pochi principi:

  1. per noi l’accoglienza di un minore è un dovere, oltre che legale, morale. Per questo, da amministratore, sono orgoglioso della professionalità dei miei collaboratori e non intendo fare come altre città (ho portato prove documentali) che affidano i minori a se stessi, nè suggerire al mio servizio di attuare condotte meno opportune per disincentivare gli arrivi.
  2. perché i principi di equità sociale e solidarietà umana stiano insieme, devo essere messo nelle condizioni di tutelare davvero la minore età dei ragazzi, altrimenti diventa un’istigazione a delinquere istituzionale, oltre che nei confronti dei minori stessi che, se abbandonati, qualche espediente per tirare avanti devono pur trovarlo.
  3. considerata la frequenza degli arrivi i presupposti di cui sopra non ci sono, motivo per cui, dato che per senso dello Stato ed etica personale tendo a rispettare le leggi ma appurato che di fatto sono costretto a violarle, tra abbandonare un minore albanese per strada o abbandonarlo sul suo suolo patrio (come è a tutti gli effetti il Consolato), sceglierò sempre e comunque la seconda opzione.
  4. ho bisogno di un canale diretto con la sede diplomatica per avvisare di ogni arrivo e un impegno affinché sia trasmessa al Ministero competente in Albania, ogni volta, veloce richiesta di autorizzazione al rimpatrio.

ragazzini come pacchi

La Console ha parlato con il ragazzo, che le ha spiegato il viaggio in Italia alla ricerca di una vita migliore (!). Per quanto mi riguarda, le ho detto che ora, per come sono messi i servizi, io posso solo peggiorare la sua situazione.

Alla fine mi ha chiesto una settimana, impegnandosi a trasmettere entro oggi richiesta al Ministero per il rimpatrio del giovane. Per il resto si è detta disponibile a creare il canale di cui al punto 4.

Me ne sono andato ammonendola del fatto che, nulla ricevendo ne prossimi giorni, entro i primi di settembre tornerò al Consolato per consegnare il passaporto e il ragazzo.

Mi ha detto, testuali parole, “ho capito, è stato chiaro“. Resto pieno di perplessità ma quantomeno abbiamo fatto da apripista. Dubito che finisca qui, ma per ora – come nella sigla di Star Trek:

“siamo arrivati là dove nessun uomo è mai giunto prima”.

Dai, oggi può bastare. Solo oggi però!

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nuovi cittadini
MSNA. Il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati è al collasso
La politica deve essere operaia, fatta di esempio e sacrificio. Senza il primo non c’è credibilità. Senza il secondo manca la spinta al miglioramento.- Stefano Cugini

msna verdeNon è possibile continuare. Quando la legge è sbagliata, chi non vuol comunque violarla deve trovare strade alternative. Per quanto dirompenti. Si tratta di dovere civico, oltre che di principio etico.

A ottobre 2014 dicevo che l’accoglienza dei msna minori stranieri non accompagnati ci vede al collasso e impossibilitati a ulteriori prese in carico. I miei gridi di aiuto, gli appelli per una situazione che è una vera e propria “bomba a orologeria” si sono sprecati, ma non è servito.

Oggi il collasso è compiuto (vedi situazione e numeri in città). Ciò nonostante, ci è imposta l’accoglienza sotto la minaccia di denunce penali. Se i miei collaboratori, professionisti esemplari e con decenni di esperienza sono al panico da arrivo, significa che così non può continuare.

Una legge assurda prevede che la Questura consegni tassativamente al Comune ogni minore non accompagnato che le si presenta. Indipendentemente dalla nostra capacità ricettiva.

“Non hai più posti? Non è un mio problema”.

E il paradosso è che le Questure, così dicendo, stanno eseguendo solo quanto disposto dalla legge.

Basta! I Comuni non possono restare sempre, per tutto, con il cerino in mano. Subiamo un flusso anomalo di ragazzi, soprattutto albanesi ed egiziani, quasi sempre prossimi alla maggiore età, spesso problematici e violenti.

Ora è arrivato il momento di sollevare il sacrosanto clamore su una situazione che fa acqua da tutte le parti. Siamo in un contesto normativo ipocrita dietro il quale tutti i livelli istituzionali si fanno scudo fino all’ultimo anello, il Comune, che non ha altri a cui lasciare la palla avvelenata.

Che in ambito istituzionale mi si “suggerisca” di far sentire meno a proprio agio i ragazzi, così se ne vanno per conto loro e passano la voce, è offensivo per il lavoro dei miei operatori, oltre che del senso stesso di servizio allo Stato e alla comunità.

Quello degli albanesi deve essere un capitolo a parte nel grande libro dei MSNA: parliamo di giovani provenienti da un Paese che non è in guerra e spesso da territori che non sono in condizioni di povertà.

Sono gli stessi familiari ad accompagnarli in Italia e poi a ripartire. Succede allora che, per la legge, se i servizi sociali non li prendono in carico, il Sindaco va incontro a una denuncia per abbandono di minore, mentre i genitori, quando i figli hanno superato il 14mo anno di età, pare non siano perseguibili per lo stesso reato.

Dalla politica tante, tantissime parole, ma finora scarsi risultati.

  • Voglio poter consegnare questi ragazzi alla loro ambasciata, perché, come “ruota degli esposti”, è meglio quella che la sede dei servizi sociali di un qualunque comune italiano.
  • Ambisco ad accordi internazionali, in cui uno Stato sovrano abbia l’obbligo di svolgere velocemente le indagini per fare un quadro della situazione di un ragazzo suo connazionale e predisporre il rimpatrio, nel preminente interesse del minore.
  • Chiedo procedure di rimpatrio assistito efficienti ed efficaci, soprattutto rapide. Oggi lo strumento ha la stessa utilità di un dagherrotipo nell’era della fotografia digitale! La mia legge deve mettermi in condizioni di organizzare il rientro dei ragazzi albanesi che si presentano alla porta del mio assessorato (tranne ovviamente i casi in cui il bisogno di cura è palese).
  • Mi aspetto dagli accordi di cui sopra che, in attesa del rimpatrio assistito, sia lo Stato di provenienza del minore a stipulare convenzioni con gli Enti locali e con le Prefetture per l’allestimento di strutture di accoglienza, contribuendo ai costi di sostegno e mantenimento dei servizi.
  • Invoco genitori rintracciabili e imputabili per aver abbandonato i loro figli.
  • Imploro più controlli alle frontiere aeree e marittime.
  • Reclamo una legge che permetta una distribuzione territoriale, poiché oggi sono troppo penalizzati i Comuni capoluogo come Piacenza, sede di Questura (dove si presentano) e snodo ferroviario (dove arrivano).
  • Supplico più collaborazione tra istituzioni per smascherare la rete che sta dietro a questi arrivi programmati.

Se un amministratore di provincia è lasciato solo dai livelli superiori di governo, sarà un’impresa per lui non far sentire i propri cittadini abbandonati dalla politica. Io non mi rassegno a questa idea e siccome voglio sentirmi orgoglioso del mio Stato, mi metto a urlare più forte.

Ho provato tutte le strade ma senza risultato. Ora scrivo io al Console e vediamo se e cosa risponde.

minori stranieri non accompagnati

Oggi intanto dobbiamo andare a ritirare in Questura l’ennesimo ragazzo.

Finché non arriverà qualche risposta, fino a quando qualcuno non sarà veramente disposto ad ascoltare l’appello di un amministratore di trincea ritengo indispensabile un’azione forte di protesta.

Lo ribadisco. Ho deciso di non fermarmi. Lo faccio per i ragazzi, quelli davvero fragili, che hanno bisogno di un sistema accogliente, dotato di risorse e strutture per tutelare la loro minore età. Lo faccio per il personale dei servizi sociali, che da me si aspetta decisioni e risposte, non solo disposizioni. Lo faccio per tutti i colleghi amministratori stanchi di troppe parole, soluzioni solo prospettate e strategie politiche con il passo “della mula vecchia.

Se non basta questa, ne studierò altre.

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