politica
Sotto a chi tocca, Sindaco

Patrizia Barbieri è il nuovo Sindaco di Piacenza.

Ci ho messo molto impegno perché ciò non accadesse, ma i cittadini hanno deciso così e la loro scelta rappresenta la democrazia.

Spero solo di non sentire troppi analisti a elucubrare contro chi è stato lontano dalle urne. Tocca alla politica farsi domande, è lei l’origine della disaffezione.

Io sono un tesserato del Partito Democratico di Piacenza e ho ben chiaro a quale livello e di che profondità dovrà essere l’analisi di questa sconfitta senza appello.

Nel frattempo, congratulazioni al Sindaco, che è anche il mio Sindaco e alla quale auguro di cuore di saper interpretare il meglio per i piacentini.

L’opposizione seria, puntuale e senza sconti che farò in Consiglio comunale non è per nulla incompatibile con il tifo sincero che faccio in questo momento per la mia città e per il buon senso di chi ne terrà le redini nel futuro prossimo.

Adesso ho molte preoccupazioni, ma non è tempo di pregiudizi. Bisogna lavorare per un bene più alto, quello della res-publica.

in evidenza, partecipazione, politica, società, welfare e sanità
CITTADINANZA: chiedere fiducia è legittimo
Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

«Da assessore chiedere fiducia nelle istituzioni è alquanto pretenzioso, visto come vanno le cose nel nostro Paese».

Così mi ha apostrofato una cittadina l’altro giorno, sorpresa dal mio invito, mentre le spiegavo l’ennesima bufala su presunti lavori in corso per ospitare profughi (stavolta dalle parti di via Corneliana). A farle da contraltare, il Sig. Demetrio, mi ha invece chiamato per senso civico, segnalandomi una situazione su cui siamo riusciti a intervenire proprio grazie a lui. Ho risposto alla signora ed è stato bello capirci, superando (almeno un po’) la crosta di diffidenza, così come ho ringraziato il cittadino di buona volontà. Entrambi mi sono però serviti da spunto per un ragionamento più ampio riguardo la cittadinanza.

Il rapporto tra cittadini e istituzioni, in un quadro generale (sociale, economico, politico), è profondamente mutato rispetto a pochi decenni fa. Determinazione, mancanza di risorse, richiesta di aiuto.

Oggi più che mai chi amministra deve parlare senza filtri alla sua gente, perché è ora di ridefinire per davvero la natura della linea rossa che lega gli attori di una comunità.

Sono alla prima esperienza in Consiglio comunale, che da quasi cinque anni mi offre un osservatorio privilegiato per dire che se non riusciremo a rinsaldare un vero patto sociale, ci sarà poco da stare allegri.

Oggi non basta più a chi governa dimostrarsi un esempio di rettitudine, gestire in modo trasparente e moralmente irreprensibile la res publica, perché tale e tanto è il grado di sfiducia dei cittadini che il retro-pensiero pare inestirpabile.

Sia chiaro, questo disamore non è piovuto dal cielo. Il fascino del potere e la spasmodica ricerca del consenso immediato hanno creato cinismo e incapacità di programmare a lungo termine, di offrire una visione di futuro.

Tutto questo ha portato al rigetto generalizzato di questi tempi. Ciò detto, fare di tutta l’erba un fascio non aiuta nessuno. Oggi i Comuni sono soffocati da vincoli e trasferimenti sempre più scarsi.

Semplicemente, non possono più soddisfare tutte le richieste. Non è bello da dire, ma bisogna prima di tutto badare al sodo, alle necessità basilari, quelle che è compito di una politica accorta individuare.

Volenti o nolenti, ne deriva come la dose di responsabilità indispensabile per tirar fuori la testa da questa crisi, non solo economica, sia enorme e soprattutto in capo a ciascuno di noi.

Ai politici, che invece di vedere nel cittadino la semplice espressione di un voto, dovrebbero lavorare per il superamento di strategie e tattiche che inchiodano la crescita e la coesione e che nulla c’entrano con la ricerca del benessere collettivo.

Agli amministratori, che proprio dal momento di profonda difficoltà devono trovare le forze per azioni coraggiose, per leggere la realtà con occhi nuovi, scegliendo di non star fermi, in attesa che passi la buriana. La necessità di fare efficienza, non tagli, e di ragionare fuori dagli schemi per inventarsi soluzioni nuove serve a sopravvivere, non a essere più fighi.

A noi cittadini, perché partecipare non è solo farsi occhio del Grande Fratello, ma anche e soprattutto coinvolgimento e spirito di iniziativa. Chiediamo rigore ma siamo sempre pronti a trovare una scorciatoia, non chiediamo lo scontrino ma pretendiamo servizi al top, esigiamo strade perfette, parchi giochi esemplari, centri sportivi all’avanguardia, eventi di grido, chilometri di piste ciclabili e verde curato ma poi parcheggiamo sui marciapiedi e sulle aree per disabili, ignoriamo i limiti di velocità, gettiamo a terra ogni cosa che ci passa per le mani, diamo per scontato che qualcun altro toglierà dalla strada i nostri mozziconi, le cartacce o quel che lasciano i nostri fidati amici a quattro zampe.

Ricevo telefonate per chiedere “al Comune” di togliere “i ciuffi d’erba che sbucano dal marciapiede davanti casa” o sms che mi fanno notare come “le tal panchine abbiano bisogno di una riverniciata”.

Il mondo dorato degli spot Mulino Bianco è molto bello, un po’ inquietante forse. Comunque sia, è fiction. Se non capiamo la realtà, saremo condannati a una rincorsa che non porterà mai al traguardo. Ogni intervento di manutenzione, ripristino, sostituzione, se va bene è nell’ordine di qualche migliaio di euro, che quasi sempre mancano! Se si recuperano per aggiustare una scala mobile o un’altalena distrutta da vandali in cerca di emozioni, saranno inevitabilmente tolti a qualche altra opera, a qualche altro servizio.

Bisogna avere il coraggio di riformulare il messaggio: quando parliamo di cittadinanza attiva non stiamo proponendo (solo) un simpatico passatempo a chi si gode la pensione: serve aiuto. Non è una vergogna ammetterlo.

Un grande contributo può arrivare dal recupero di una buona dose di educazione civica: è gratis, bastano impegno e volontà. Non è più tempo di dire “non tocca a me”.

Il pre-requisito della partecipazione è il rispetto del bene comune, la sensibilità verso cose e persone, da praticare e trasmettere ai propri figli. Poi vuol anche dire darsi da fare e agire quello spirito di gratuità che ti fa sentire l’orgoglio di migliorare l’ambiente in cui vivi.

Don Giacomo Panizza, anima di Progetto Sud, scrive:

«Questa è la bellezza di essere cittadini e cittadine, di rinnovarsi come persone che vivono a testa alta, di dare un nuovo senso e una nuova organizzazione alla vita».

Non sono stato molto diplomatico, ma sincero sì, perché spero che la prossima volta alla signora non venga in mente di darmi del “pretenzioso” solo perché chiedo fiducia nelle istituzioni.

società
CRONACA. Quando il dibattito è melma di ignoranza e cattiveria
Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.- Henry David Thoreau

«Più puntualità da parte del Comune per il pagamento dell’assegno ai disabili»

Interrogazione di Maria Lucia Girometta

disabilità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prigionieri dell’idea di ‪#‎casta‬. Hai voglia a essere trasparente, dialogante, a fare i salti mortali, a restare sul pezzo. Ormai, a prescindere, è il retropensiero a dominare. La ‪#‎politica‬ sbaglia, è corrotta, mente. Quanta opinione pubblica non ammette alternative a questo mantra.

Così oggi leggo che i contributi ai privati di ‪#‎Roncaglia‬ per il post ‪#‎alluvione‬ (primo Comune a erogarli) sono tardivi, assegnati “alla carlona” e agli “amici degli amici” per giunta!

Pensare che abbiamo voluto una commissione con rappresentanti dei cittadini. Figuriamoci se avessimo deciso tutto da soli nelle segrete stanze…

Neanche il tempo di contare fino a dieci ed ecco che siamo accusati (lettera allegata all’interrogazione) di “indirizzare le risorse del ‪#‎sociale‬ su altri capitoli di spesa” e “speculare sfruttando i diritti della persone disabili e anziane“.

E chissenefrega se i bilanci sono pubblici, se le risposte alle interrogazioni non si contano più, se c’è una commissione ‪#‎welfare‬ che ci tiene sotto il microscopio (giustamente) da sei mesi!

Per amministrare, se sei onesto, ci vuole davvero tanta abnegazione. Perché, se ci tieni, non riuscirai mai a fare spallucce davanti a tutta questa melma di ignoranza e cattiveria. E per me è giusto così. Già detto e lo ripeto: caso mai riuscissi a non prendermela più, smetterei di impegnarmi in politica.

Bon! Sfogo terminato e condiviso. Adesso, avanti tutta, che mollare non è contemplato e bisogna andare di corsa! 🙂

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società
UNIONI CIVILI. Ognuno augura quel che vuole.
Amministro come so fare il volontario. Non prometto agli altri meraviglie ma lavoro con gli altri per un mondo migliore. Tutti i giorni. Con l’ottimismo ignorante di chi lo crede possibile se fatto insieme. Avete mai visto un volontario fare promesse? Il volontario coglie un bisogno, si attiva per risolverlo, cerca chi lo può aiutare. Ai proclami preferisco la fatica.- Stefano Cugini

lgbt2Oggi in aula c’è chi ha augurato ai bimbi nati e che nasceranno a ‪#‎piacenza‬ di crescere con una mamma e un papà.

Io auguro a tutti i bimbi – del mondo – di nascere e crescere con una famiglia che li ami, li protegga, li cresca liberi (di condizione e di pensiero).

 

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curiosità, nuovi cittadini
CITTADINANZA. Lo sai che chi inizia un discorso con “io non sono razzista”…
 
In politica vanno di moda quelli che sono “fedelissimi” di qualcun altro (che poi il “qualcun altro” cambi nel tempo è discorso a parte); io invece sono fedele ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e alle idee che mi sono formato crescendo. E sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.- Stefano Cugini

manifesto della razzaDella serie: “quella strana idea di piacentinità”

Dovrò rispondere in Consiglio comunale a un esponente di minoranza che mi pone alcuni quesiti su Acer e Erp.

La 1° domanda è: “quanti alloggi in città sono occupati da famiglie piacentine e quanti da famiglie di cittadini stranieri”.

Sono in difficoltà. Dando per scontato (anche se così non è, parlando di abitazioni) che con il termine “occupati” intenda dire “assegnati” e non “abitati senza titolo”, eccomi brancolare nel buio circa la definizione di “famiglie piacentine”.

Su quali parametri dovremmo fare questo censimento? Chi mi definisce, per favore, un piacentino?

Non so proprio dove recuperare gli indicatori scientifici del “piacentino del sasso”. Chiedo aiuto.

  • nato a Piacenza o residente?
  • se residente, da quanto tempo?
  • se nato a Piacenza, si intende solo la città o anche la provincia?
  • genitori: solo piacentini o valgono anche gli stranieri, i magotti, i terún?
  • se genitori piacentini: ne basta uno o entrambi?
  • nonni: tutti e 4 piacentini o ci accontentiamo di 3, 2, 1.
  • albero genealogico: fino a quale grado risalire?
  • dialetto: test di conoscenza o vale l’auto-dichiarazione?

Ammesso poi che si riesca a connotare questo arianesimo de noantri, andrebbe dunque esteso dal singolo alla famiglia. E allora, nuovo giro di giostra! Quando una famiglia può dirsi piacentina? Tutti i componenti o ne basta uno? Da quanto deve vivere in città il nucleo? ecc. ecc. ecc.

Mah. Ho provato a scherzarci su. Ma è un sorriso amaro il mio. Molto amaro.

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partecipazione
ASILI NIDO. A Piacenza sono e resteranno un servizio educativo
Ci spaventano le cose che non conosciamo, ma a volte è meglio conoscere una cosa per provarne una sana e consapevole paura.- Stefano Cugini

freepik bambini clearLe polemiche strumentali di chi conosce (o dovrebbe) la realtà dei fatti e chiede cose fuori portata mi lasciano quel senso di disagio umidiccio e appiccicoso.

Altra cosa sono le preoccupazioni delle famiglie che si interrogano su temi di valore. Non ho e non avrò mai risposte buone per tutte le stagioni: posso solo portare il mio pezzettino di contributo al confronto.

La gestione degli asili nido in capo ai servizi sociali pare proprio un atto di lesa maestà e un attentato alla logica educativa che deve giustamente qualificare il servizio. Premesso che ho cominciato a lavorare in una situazione già definita, non ponendomi in tutta sincerità il tema di questa distinzione, penso per principio che, al di la delle categorie, sia la sostanza delle azioni messe in campo a qualificare un intervento in un senso o nell’altro.

Negli anni Settanta le battaglie sostenute e vinte hanno sicuramente avuto la loro ragion d’essere e per questo dobbiamo ringraziare i protagonisti di allora. Oggi però le condizioni sono diverse e certi elementi di rischio superati.

Tanto nel bene, quanto nel male, è la qualità del lavoro svolto a incidere sull’educazione dei bambini, non certo l’assessorato di riferimento. La stessa Regione Emilia Romagna, amministrazione punto di riferimento in Europa quando si parla di servizi per l’Infanzia, ha da anni in capo all’Assessorato al Welfare la responsabilità politico-amministrativa sul settore e gia questo potrebbe convincerci della bontà della scelta adottata dall’Amministrazione Dosi.

Ciò detto, mi preme rassicurare circa alcuni punti fermi: i nidi a Piacenza sono e resteranno un servizio a valenza prevalentemente educativa. Questa è la nostra storia e la nostra cultura che in nessun modo vogliamo svendere o modificare.

L’impianto normativo, le direttive regionali, le regole di funzionamento, gli standard di qualità, l’organizzazione dei servizi, le professionalità impiegate, i progetti in campo nei due anni passati (e nei prossimi a venire) non hanno subito alcuna modifica che possa indicare una strada diversa da quella che, coraggiosamente, la nostra città ha da tempo intrapreso in merito alla promozione e gestione dei servizi di nido.

La struttura operativa del Comune, il dirigente capo, i vari responsabili di area, i coordinatori pedagogici sono rimasti gli stessi. E lavorano esattamente come prima, anzi più di prima per fronteggiare con il massimo impegno le difficoltà del momento.

Nessun organismo di scala sovracomunale che ha competenze sulla materia (Provincia e Regione) ha registrato assenze o disimpegni del Comune di Piacenza. Anzi.

Che cosa è successo allora? Semplicemente si è voluto, come nell’Amministrazione regionale, creare la miglior condizione utile a garantire il futuro di questi servizi incardinandone la responsabilità politica esattamente là dove si programmano tutti i servizi alle persone e alle famiglie di questa città.

E’ una scelta di garanzia per gli stessi nidi e soprattutto per i bambini e i loro genitori. E i due anni che abbiamo alle spalle ne sono la prova più convincente.

Lungi da me l’idea di improvvisarmi pedagogista, mi sento comunque di sostenere questa scelta che non solo non ha arretrato di un millimetro la centralità educativa dei servizi, ma mira a garantirne e migliorarne – laddove possibile – il futuro.

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welfare e sanità
La mia prima intervista da Assessore ai servizi sociali
Se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.- Stefano Cugini

skyline piacenza

Dalle 7,30 del giorno dopo la nomina, Stefano Cugini si è presentato in assessorato per buttarsi nel nuovo lavoro

«con tutte le energia di cui sono capace»

libertà prima

Il suo è l’assessorato al welfare, che ricomprende servizi sociali e abitazioni, ma anche la delega all’infanzia.

«Mi sono calato in una dimensione totalizzante, ho subito preso contatto con i dirigenti e abbiamo cominciato a lavorare, non intendo dire che prima non si lavorasse, ma solo che non ho dieci mesi di tempo di rodaggio per imparare, me ne sono dato uno per conoscere la macchina, c’è da correre subito»

Come ha vissuto le giornate travagliate del rimpasto di giunta, le dure critiche degli assessori usciti di scena tra cui Giovanna Palladini che ha ricoperto il welfare sino a qui?

«Mi è spiaciuto molto vedere esternazioni di questo tenore da rappresentanti istituzionali che hanno avuto un ruolo e una esperienza politica importante. Poi c’è l’elemento umano che chiaramente è stato preponderante, ma istituzionalmente hanno fatto una gaffe clamorosa. Io comunque questa cosa l’ho subita, posso solo dire che a un certo punto mi è arrivata la telefonata del sindaco Dosi che mi ha chiesto la disponibilità all’incarico»

Lei è di quella maggioranza renziana del Pd che i bersaniani hanno accusato di avere ordito all’ombra del rimpasto una vera e propria epurazione.

«Sono opinioni che lascio agli altri. E’ da più di un anno che nel gruppo consiliare si era presa coscienza che occorreva un cambio di passo nell’azione di governo. Che non significava necessariamente cambio di persone. Poi il sindaco si è confrontato con chi ha ritenuto, ne è uscito un esito ben lontano dalle epurazioni»

E, parlando di welfare, quale “cambio di passo” dobbiamo concretamente attenderci rispetto alla gestione Palladini?

«Il sindaco mi ha chiamato per guardare dal 14 gennaio in poi, indietro non mi volto, in questo terreno di polemica non entro»

Ma si sente con le carte in regola per il colpo d’ala che Dosi e il Pd chiedono alla giunta?

«Altroché, io darò il massimo e alla fine tireremo le somme. Certo la situazione generale è complicatissima e non dipende solo dai singoli. Però qui l’entusiasmo c’è, sono ottimista per natura»

Che cosa c’è nella sua agenda?

«Il 31 gennaio inaugureremo gli appartamenti protetti alla Besurica – servizi per anziani autosufficienti -, poi c’è tutta una serie di linee di mandato su cui stiamo mettendo la testa: il ragionamento sulle Asp (Aziende dei servizi alla persona, ndr), il tema dell’accreditamento che da provvisorio diventa definitivo, stiamo facendo lo studio di fattibilità per la nuova casa di riposo, vanno date risposte ai bisogni crescenti dei disabili. E c’è da ragionare, in vista del bilancio di previsione 2014, sulle tariffe dei servizi»

Sono in arrivo aumenti?

«Ho chiesto agli uffici di confrontare tutte le voci per capire dove è possibile recuperare risorse, dove si può redistribuire diversamente. La logica che ci guida è dare una mano a chi ha meno ed è più in difficoltà, inevitabilmente chiedendo aiuto e sforzi a chi si può permettere di più»

Le politiche sull’integrazione finiscono spesso al centro delle polemiche. In primis la situazione di Quartiere Roma sulla quale il sindaco ha annunciato un nuovo modus operandi.

«La prossima settimana avremo il primo incontro del nuovo tavolo inter-assessorile su quartiere Roma che ho avuto l’incarico di coordinare. La questione vogliamo prenderla in mano in modo strutturale, e ho intenzione di allargare il confronto a un tavolo di lavoro a cui inviterò anche i consiglieri comunali di minoranza. Ne ho già parlato con alcuni di loro, come Marco Colosimo (Piacenza Viva, ndr), chiedendone la disponibilità. Tutti saranno benvenuti, tutti quelli che vogliono dire la loro, perché questo non può essere un tema solo di maggioranza, via Roma è di tutta la città. Certo che se si parte dallo slogan “tolleranza zero”, che non posso condividere, allora meglio stare a casa»

Parliamo di abitazioni.

«C’è il piano casa che stiamo portando avanti con l’idea di fare uno sportello unico insieme ad Acer: consentirebbe a noi di avere un’ottimizzazione delle risorse e ai cittadini di trovare tutto in un’unica sede»

Il sindaco nelle scorse settimane ha inserito tra i progetti prioritari del 2014 il “polo dell’infanzia” da realizzare con Acer in un’area dietro a viale Martiri della Resistenza. Una soluzione pronta per il 2015-16, dove anche ricollocare le sezioni di materna dell’asilo Vaiarini che chiude dal prossimo anno.

«In campo c’è quell’ipotesi, su cui probabilmente cadrà la scelta, ma mi sono permesso di indicarne altre due o tre altrove da tenere in considerazione e che stiamo valutando»

Tra le sue deleghe c’è anche la sanità.

«Il tema più d’attualità è il servizio 118 e la riorganizzazione che ha in animo la Regione. Ma se l’indirizzo dell’area vasta sarà portato avanti in generale su tutte le partite, dobbiamo iniziare a ragionare delle nostre eccellenze sanitarie per evitare di farci trovare spiazzati. Un nuovo protagonismo a Piacenza dobbiamo quindi provare a darlo»

Lei si è dimesso da Unicoop per ragioni di opportunità visto l’ambito di attività sociale della cooperativa che partecipa a vari bandi pubblici. Come giudica le critiche ai rapporti tra Unicoop e il Comune sollevate in consiglio da Fdi e M5s?

«Le trovo gravissime, attaccano una cooperativa che a Piacenza dà lavoro a 300 e rotte persone e che ha contratti seri e onesti. Per quanto mi riguarda non so che cosa avrei dovuto fare di più. Se è bastato bene, se non è bastato bene lo stesso, io sono a posto con la mia coscienza»

Gustavo Roccella
gustavo. roccella@liberta. it

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società
UNIONI CIVILI. Sul registro non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
Un politico può promettere. Un amministratore deve dimostrare.- Stefano Cugini

lgbt lillaSpettacolo indegno ieri in Consiglo comunale (purtroppo non è il primo).

All’ordine del giorno l’istituzione del Registro delle Unioni civili. Tema controverso, ideologicamente polarizzante, inutile perdita di tempo per alcuni, cogente necessità per altri.

Che la destra avrebbe alzato le barricate era prevedibile. La veemenza che ha scelto come strategia mi è francamente parsa una vergognosa mancanza di rispetto, in primis ai cittadini: quei cittadini cui ieri qualcuno ha “rubato” buona parte dei gettoni di presenza che ci saranno accreditati.

La triste realtà è che ieri, per un argomento ampiamente dibattuto in commissione, visto, scritto, limato ed emendato con buona trasversalità, sarebbero bastati 30 minuti. Alcuni sgamati colleghi (Lega e Pdl n.d.r.), molto esperti di Consiglio comunale, hanno deciso di trasformare tutto in un circo, arrivando a minacciare il tumulto d’aula, facendo sospendere i lavori e presentando un centinaio di emendamenti per l’unica ragione di fare ostruzionismo e finire sui giornali.

Colleghi che, per inciso, non sono nuovi a lasciarsi trasportare dalla foga oratoria, tradendo un’incoerenza di cui ogni volta si sprecano gli esempi.

Dico: come si fa a farsi scudo, peraltro impropriamente, della nostra Costituzione, accusare altri di usarla solo quando fa comodo e contemporaneamente firmare i propri documenti su carta intestata “Lega Nord per l’INDIPENDENZA della Padania? L’articolo 5 non parla per caso della nostra Repubblica come “una e indivisibile”? Almeno un po’ di decenza. Se ti senti di appartenere a qualcosa che non esiste e vuoi la secessione, lascia stare la Carta fondamentale, dai!

Un pomeriggio a sentir sbraitare di priorità trascurate in nome di questo ordine del giorno, con in testa la voglia di ricordar loro quando hanno presentato la richiesta di istituzione del cimitero per gli animali da affezione (!). Si badi, nessuno dice che il tema non è meritevole di essere affrontato, ma questo di certo non è propriamente una priorità, visti i momenti…

Registro delle Unioni civili, si diceva: per questa destra strillante, un inutile atto simbolico. Primo: se è tanto inutile perché sbattersi così per preparare più di cento emendamenti? Secondo: anche se fosse un mero atto simbolico (e per me non è così), esiste forse qualcosa di più simbolico di una donna di colore che non cede il posto a un bianco? Eppure da questo gesto di Rosa Parks è cambiata la storia dei diritti civili nel mondo. Quando si dice l’importanza di un gesto simbolico…

Tra le tante sciocchezze sentite ieri sera, alcune delle quali preferisco non commentare perchè riaprirebbero una mia ferita privata che fatico a rimarginare, mi ha dato fastidio in modo particolare il richiamo alla possibilità di risolvere la questione con semplici “atti notarili”, il bisogno espresso di trovare uno spazio intermedio tra una libera scelta (la convivenza) e un “impegno compiuto” (il matrimonio)

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società
Quale verità sul 118 di Piacenza
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

ambulanzaVenerdì sera, al termine del Consiglio comunale ero affranto. Dico davvero: sconsolato dalla strumentalizzazione del dibattito sul 118 cui avevo assistito.

Oggi, dopo aver letto Libertà, dopo qualche telefonata e un po’ di sms, mi è venuta voglia di “buttar dentro”.

Ma si, che si faccia da parte il PD, che da mesi lavora e condivide in modo serio una visione matura e responsabile.

Ma si, lasciamo campo libero alla Lega e alla destra, ancora una volta in compagnia del M5S: che continuino ad arringare le folle con i loro slogan populisti.

Vediamo dove ci porterà la loro intransigenza.

Non mi dilungo sull’incredibile stravolgimento di quanto io e Stefano Borotti abbiamo detto in Consiglio comunale: i verbali con la trascrizione degli interventi sono pubblici.

Chi pensa che il nostro “j’accuse” di populismo fosse rivolto ai cittadini e ai rappresentanti del comitato non solo sbaglia, ma è in malafede.

Chi crede che il PD stia lisciando il pelo alla Regione per “velleità politiche” è tanto fuori strada quanto in errore. Cosa grave, dal momento che dall’inizio abbiamo chiarito la nostra posizione con una serie di interlocutori, proprio perché convinti dell’importanza di confrontarci con chi ha competenza indiscussa.

Tra questi, appunto, anche chi oggi veste i panni del detrattore.

Bene. Far politica implica assumersi responsabilità: cambiare opinione è legittimo. Se qualcuno lo ha fatto, lo dica. Noi no.

Vorrei chiedere a chi avrà la bontà di leggere, che razza di critica è quella che Tommaso Foti ha rivolto al nostro ordine del giorno. Lo ha definito una resa, la prova di ignorare l’ABC della politica perché – udite udite – “per ottenere cinque bisogna chiedere dieci”, perché se si parte dalla mediazione si arriverà a mediare sulla mediazione.

Punti di vista. Noi non vogliamo prendere in giro i piacentini. Abbiamo individuato quello che per noi è un punto di caduta che considera tutti i valori in campo e da lì non intendiamo muoverci.

Lo abbiamo detto a luglio, lo abbiamo ribadito venerdì. Noi non spariamo alto per poi mediare. Preferiamo individuare la soluzione che crediamo essere la migliore e non trattare più. Non abbiamo garanzie di successo, ma per noi è serio fare così.

Se a qualcuno non sta bene, massimo rispetto. Anche se quel qualcuno parla continuamente di efficienza e poi è contro la logica di Area vasta, anche se quel qualcuno a Piacenza è contro l’accorpamento del 118 e in Regione è a favore della fusione addirittura delle intere Ausl.

Il documento che abbiamo presentato e che riporto di seguito è frutto di tanti confronti e delle informazioni reperite dalle risposte date a più di un’interrogazione presentata (da tutte le forze politiche) all’assessore Lusenti.

Quei documenti li abbiamo chiesti e ottenuti noi, li aveva in mano il consigliere Foti, li può avere qualunque altro collega. In quei documenti la visione della Regione è abbastanza chiara.

Nessuno, PD escluso, ne ha fatto cenno. Nessuno ha parlato della disponibilità dichiarata dalla Regione a lasciare in capo alle singole Ausl l’emergenza territoriale. Lo sloganNO allo spostamento del 118, senza se e senza ma” è di certo più immediato.

Il PD di Piacenza non vuole fare sconti a Lusenti. Chiediamo anzi prove inconfutabili e conferma delle garanzie che ci sono state anticipate: per esempio, se il documento che definisce l’implementazione tecnologica non passa, cade tutto il discorso accorpamento. Queso è chiaro e fuori discussione.

Se però otterremo quanto chiesto con l’odg (e con il documento di luglio), avremmo fatto un ottimo servizio alla comunità, come riconosciuto dallo stesso Foti, prima di ritenerlo impossibile.

O forse, davvero, sarebbe meglio far qualche sorriso in più, lisciare sul serio qualche pelo in più – magari proprio agli amici del comitato – fare un po’ di cinema senza esporsi troppo.

O addirittura, lo ripeto, farsi proprio da parte. E aspettare la prima difficoltà degli altri per attaccare e provare noi, per una volta, il facile esercizio di critica distruttiva che così bene riesce all’opposizione.

  1. ordine del giorno 118_22112013
  2. Valorizzare_e_salvaguardare_il_sistema_118_a_Piacenza_17072013

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