memorie resistenti, partecipazione
MEMORIA. 25 aprile, resistenza è…
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

partigiani1#‎25aprile ‪#‎resistenza‬ è storia di uomini, gente comune che si è presa sulle spalle l’idea di libertà e ha deciso di costruire un futuro, senza la garanzia di farne parte.

Resistenza è amicizia, sono valori, è senso del dovere, paura, sacrificio. #resistenza è sbagliare e ripartire; è coraggio, ricerca di cambiamento, orgoglio per qualcosa di più alto, che unisce e genera.

#resistenza è attitudine, modo di essere, spinta morale. Resistere ai mali del mondo è ciò che fa di un popolo una comunità di eroi. Ora e sempre.

#‎quipiacenza‬ ‪#‎lamebelapiaseinsa‬ ‪#‎oraesempreresistenza‬

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partecipazione
MEMORIA. Resistenza, verso il 25 aprile: Paolo Belizzi
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società- Art. 4 Costituzione

Si avvicina la data per eccellenza della nostra Repubblica, quel 25 aprile che significa liberazione, fine del giogo nazi-fascista, speranza, futuro. Piacenza ha un posto speciale in questa storia e ricordarne i protagonisti è un dovere, oltreché un regalo per i più giovani.

copertina del libro "Quelle che non fanno storia" - pagine della cospirazione antifascista a Piacenza

Paolo Belizzi nasce a Quercioli di Podenzano in una famiglia contadina nel 1906. Giovanissimo è avviato al lavoro di falegname, che eserciterà con grande maestria per oltre mezzo secolo.

Con il fratello maggiore Mario è tra gli Arditi del popolo di Piacenza che, nel 1921, sotto la guida dell’anarchico Emilio Canzi, contrastano il nascente fascismo. Organizzatore del grande sciopero delle bottonaie del 1930, nello stesso anno è arrestato per propaganda antifascista: condannato al confino (Lampedusa e Lipari), viene liberato alla fine del 1932, in occasione dell’amnistia promulgata nel decennale della marcia di Roma.

Nuovamente arrestato nell’aprile 1943, esce da San Vittore il giorno dopo la caduta del fascismo, il 26 luglio. All’indomani dell’8 settembre è tra i più attivi nell’organizzare la lotta contro fascisti e nazisti, dando vita alle prime squadre Gap e Sap in città.

E’ tra i fondatori del CLN di Piacenza, di cui sarà membro fino all’estate 1944 e, nello stesso periodo, segretario della federazione comunista. Il suo laboratorio di falegnameria in via Benedettine è un punto di raccolta e smistamento verso tutta la provincia di armi e stampa antifascista. Dopo la liberazione, è componente della Commissione provinciale di epurazione.

Nel dossier dei perseguitati politici della questura di Piacenza, Belizzi è definito come “l’elemento più pericoloso tra gli antifascisti“.

Paolo Belizzi […] nasce all’inizio del Novecento, penultimo dei sette figli di una famiglia contadina, in Comune di Podenzano. […] il suo apprendistato lavorativo umano politico-morale si concreta negli anni immediatamente successivi all’enorme e insensata tragedia della Grande guerra, tra biennio rosso e nascente fascismo. […] Scrive: «Nonostante la mia giovane età, cominciai ad odiare chi faceva il doppio gioco, anche se non ero in grado di valutare chi avesse torto. Capivo però che era una vigliaccheria tenere il piede in due scarpe. Per conto mio, date le condizioni della famiglia da cui provenivo, non potevo che stare dalla parte dei poveri e quindi a sinistra».

[…] Sin dall’inizio il suo antifascismo si nutre di severità morale, un tratto che caratterizzerà il Belizzi in maniera permanente. […] Belizzi scelse subito di essere “intero, non astuto” – integro, leale, non doppio – e dovette capire ben presto, credo, che la fedeltà alla propria parte non esclude, anzi implica, di essere critici e vigili sulle ragioni e i valori originari, che tali restano solo se continuamente riverificati (rigenerati) nelle circostanze della vita, personale e collettiva. Sempre ben alla larga da quel “gattopardismo”, a tal punto costitutivo di questo paese, da sopravvivere ai crolli dei Muri e alla globalizzazione.

[…] Belizzi scelse non solo la parte giusta, ma, aggiungerei, il modo giusto di starci: in prima fila di fronte alle responsabilità e agli oneri (l’attività cospirativa, il confino, l’isolamento, il carcere, i continui e tremendi rischi dell’organizzazione della Resistenza in città); lontano o allontanato, in disparte, ai margini, quando giunse il momento degli onori.

Gianni D’Amo

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partecipazione
MEMORIA. La Resistenza nel piacentino
Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

25 aprile l'unitàLa Resistenza nel piacentino.

I primi caduti della guerra di liberazione a Piacenza furono i militari che si opposero, il 9 settembre 1943, all’occupazione della città da parte dei tedeschi.  Anche alcuni civili rimasero coinvolti nel combattimento.

Tra settembre e ottobre si diede vita al Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N). Piacentino. Vi concorsero gli antifascisti che avevano subito carcere e confino politico sotto il regime e forze nuove.

Lo studio dell’avv. Francesco Daveri ne fu il centro. (Il Daveri morirà a Gusen in campo di concentramento). Formazioni G.A.P. e S.A.P. operanti in città furono presto organizzate.

In montagna trovarono rifugio dapprima i militari alleati fuggiti dalla prigionia dopo l’8 settembre 1943 poi gli antifascisti in pericolo d’arresto, sbandati e coloro che non intendevano rispondere ai bandi delle chiamate alle armi del costituito stato fascista: la Repubblica Sociale Italiana.

Si costituirono con questi elementi piccole bande, anche sotto il comando di ufficiali italiani e stranieri, bande che poi concorsero ad unificarsi, formando le brigate e poi le divisioni.

Una di queste bande fu quella dell’Alzanese (Piozzano) che sarà il nucleo della futura divisione Giustizia e Libertà che, nel marzo 1945, prenderà la denominazione di I° Divisione Piacenza. Occuperà la zona più vasta del piacentino e avrà il numero più alto di componenti.

Nell’estate del 1944 aveva liberato e occupava i territori tra Trebbia, Luretta, Tidone dalla città di Bobbio a Rivergaro, da Momelliano a Pianello e Zavatterello. In Val d’Arda dalle bande si passò alla costituzione della 38.ma Brigata Garibaldi Piacenza.

Il 24 maggio 1944 i partigiani della 3 8. ma occuparono militarmente il Comune di Morfasso, liberandolo.

Il 25 maggio 1944 il comandante Selva (Wladimiro Bersani) nominava i funzionari del Comune e dava inizio all’amministrazione democratica del comune di Morfasso.

Comunicava ufficialmente al Prefetto, al Procuratore, al Questore della Provincia di Piacenza della R.S.I. l’avvenuta liberazione e occupazione Partigiana della zona.

Nell’estate del 1944 si passò alla formazione della I° Divisione Garibaldina di Piacenza “Wladimiro Bersani” che nella primavera del 1945 prenderà la denominazione di Divisione Vai d’Arda.

Occuperà i territori ai confini con la provincia di Parma, dell’alta val d’Arda della val Chiavenna e della val Vezzeno dai comuni di Morfasso al Preventorio antitubercolare di Bettola e Gropparello.

A Peli (Coli), sin dal Settembre 1943 vi sarà una concentrazione di antifascisti che avranno un certo peso nella formazione dalle bande alle brigate: tra questi Emilio Canzi (“Ezio Franchi”) che nell’estate del 1944 verrà eletto quale Comandante Unico della Xlll° zona, (la piacentina nella suddivisione disposta dal C.L.N. Alta Italia) con sede a Bettola.

In Val Nure erano presenti 3 brigate che, solo nel marzo 1945, verranno a formare la Divisione Val Nure. Occuperà il territorio dell’alta val Nure da Ferriere a Ponte dell’Olio.

La mattina del 28 aprile 1945 la città fu liberata con l’ingresso delle forze partigiane, dopo due giorni di combattimento con reparti tedeschi in ritirata.

La forza complessiva partigiana, alla Liberazione, ammontava a 6.636 effettivi e le perdite, in tutto l’arco dell’attività partigiana, furono 926 caduti e 924 feriti.

Alla città di Piacenza verrà conferita la medaglia d’Argento al Valor Militare commutata in Medaglia d’Oro con Decreto Presidenziale del 29 Aprile 1996.

 

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