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Fuoco “amico”

L’uomo è un essere sociale e la reputazione, ovvero la credibilità che gli viene riconosciuta nel suo gruppo di riferimento, è questione assai importante. C’è chi non se ne cura e chi invece ne fa un punto fondamentale.

Io appartengo a questa seconda schiera. Provando poi a far politica per il bene dei miei concittadini ed essendo quindi più esposto pubblicamente, i valori di cui sopra, che cerco da sempre di consolidare con impegno ed esempio, assumono pregnanza ancora maggiore.

Non ho alcun problema a scegliere posizioni scomode e a confrontarmi con le critiche, anche feroci. Ma non posso tollerare oltre che il livore di un reduce della “prima Repubblica”, come il Sig. Ernesto Carini, debordi nella più bieca macchina del fango (non è la prima volta), con affermazioni – come quelle riportate su Libertà di sabato 31 marzo – calunniose e prive di fondamento.

Non che debba giustificarmi con tale soggetto, ma tengo a precisare che con Dosi Sindaco e Cugini assessore il Partito Democratico ha saldato la sua morosità con Acer e si è trasferito in altra sede.

Per quanto riguarda la presunta pretesa di un ufficio “tutto proprio”, nel caso si rivolgesse a me (non si capisce bene), lo consiglio a diffidare del delatore di turno e sfido chiunque ad avermi mai visto un minuto seduto a una scrivania dell’Ente di via XXIV Maggio, se non in sala riunioni o negli uffici del Direttore o del Presidente, con i suddetti presenti e precisi temi da dibattere all’ordine del giorno.

Con lo stesso Sindaco e assessore sono state attivate le varie indagini che hanno portato a individuare i “furbetti del cartellino” (che sono solo l’ultima di una serie di azioni che connotano la passata amministrazione come la più attenta della storia su questi temi). Posso dire con certezza che, con Dosi Sindaco, non ci sarebbe stata tutta questa spettacolarizzazione e il conseguente linciaggio mediatico di persone che alla fine poco o niente c’entravano, messe alla gogna insieme ai veri colpevoli.

In quanto ai “contributi essenziali” che sarebbero stati negati a Telefono Rosa, il Carini è di nuovo male imbeccato. Ho già dimostrato nei dettagli e con i numeri che chi lo sostiene mente. Io stesso ho fatto richiesta di accesso agli atti e sono in possesso di tutta la documentazione che prova quanto sostengo. A questo punto forse mi toccherà proprio chiedere la convocazione di apposita commissione consigliare.

Sul resto delle baggianate, è giusto che siano altri a puntualizzare.

In conclusione, io posso capire che non aver più arte né parte possa creare qualche scompenso all’ego evidentemente sovramisura di chi non riesce a uscire di scena con stile. Posso pure comprendere che l’abituale convivialità col Presidente di Acer in una nota trattoria cittadina abbia prodotto un cameratismo (ahimè!) solido, che impone difese a spada tratta, ancorché fuori luogo.

Ciò non di meno, avendo già troppe altre volte sorvolato su attacchi sconsiderati, non posso esimermi oggi dal rammentare anche a lui – come già fatto proprio con la presidente di Telefono Rosa, che

recare offesa all’altrui reputazione comunicando a due o più persone, a voce o per iscritto, e fuori della presenza della persona offesa, oppure diffondendo, per mezzo della stampa, notizie di fatti che possano comunque ledere o diminuire la stima morale o intellettuale o professionale che la persona gode nell’ambiente in cui vive

giuridicamente è definita DIFFAMAZIONE. A mia tutela, stavolta, ho deciso di ricorrere alle forme previste per legge in questi casi.

In Consiglio comunale, che è la sede deputata, ho affrontato l’intera questione. Invito i cittadini interessati a guardare lo streaming sul sito del Comune e a trarne un’opinione personale, non mediata da chi arrangia la realtà dei fatti a proprio uso e consumo.

Dal canto mio, massimo rispetto per l’idea che ognuno vorrà farsene.

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Senescenza molesta

Ho letto su Libertà la dura critica a me rivolta dal Sig. Ernesto Carini, curriculum da peso massimo della politica piacentina.

Sulle prime sono rimasto basito dalle accuse a mezzo stampa di occuparmi di sedie, solo per aver espresso un giudizio sulla nomina del Presidente di Acer.

Subito dopo però, passato lo stupore, ho deciso di fare tesoro dell’ammonimento, arrivato pur sempre da chi di “poltrone” se ne intende davvero: ex Presidente del Consiglio comunale (quello che nel 2010 non rispettò la parola – si dice – per cedere lo scranno alla collega Lucia Rocchi), ex Presidente IACP, ex assessore, ex vicepresidente della Provincia, ecc ecc ecc…

Pensa e ripensa, mi tocca però confermare che il nostro campione di esperienza stavolta ha sbagliato mira, essendo stata, la mia, una pura valutazione politica, per di più a ragion veduta.

Certo fa un po’ male appurare che uno del tuo stesso partito, non ritenendo neppure di informarsi prima di metter mano alla tastiera, preferisce contestare te e usare parole al miele per l’avversario di turno.

Ma è il segno dei tempi. Peccato però che il “fuoco amico” come quello di Ernesto Carini, così tranchant e gratuito, specie in un momento tanto difficile, sia l’esempio calzante della politica senza identità che sta allontanando sempre di più la gente normale, stufa di farsi confondere da chi si professa di sinistra e liscia il pelo alla destra, stanca di sentirsi fare la morale da chi lo è sul serio tra gli “azionisti di maggioranza” del disastro generazionale in cui ci troviamo oggi.

Con grande umiltà, al cospetto di un personaggio così autorevole, ricordo a me stesso che non tutti i comuni mortali hanno avuto la fortuna di passare una vita a fare il funzionario di partito, collezionando incarichi senza mai nessuno a domandare quali fossero le competenze di fondo.

Rammento che oggi, la generazione del lavoro che è un miraggio, dei concorsi che “tanto si sa già chi li vince”, del “come faremo a mettere su famiglia con stipendi da fame” è in grande credito verso una certa classe dirigente, più coetanea al Sig. Carini che a chi scrive, che nella comodità di “sedie” sempre ben retribuite ha spiegato per decenni i massimi sistemi, togliendo invece anno dopo anno la terra sotto i piedi ai più giovani.

Per queste ragioni, mi limito a dire a certi “padri nobili” che sarebbe più saggio lasciare da parte sterili invettive e capire quando è il momento di ritagliarsi un ruolo da memoria storica, senza correre il rischio di passare, citando De Andrè, per chi “sa dare buoni consigli” solo perché “non può più dare cattivo esempio”.