welfare e sanità

DISABILI: The Special Need e il sesso degli Hangeli per parlare di amore e disabilità

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Noi dobbiamo essere quelli che girano tra la gente, tendono le mani, lanciano messaggi, mostrano volti, propongono esempi. Partigiani dell’azione civile in un mondo con poca memoria, che prova ostinato a ripetere errori passati. ‪”Mai piú‬” o si costruisce giorno per giorno, o resta uno slogan che sa di muffa e ipocrisia.- Stefano Cugini

the special need

Nicole e Federica, operatrici dei #servizisociali, mi hanno proposto entusiaste di dar gambe al laboratorio “il sesso degli Hangeli“, perché approfondire i nessi tra sfera relazionale-sessuale e la #disabilità giovanile vuol dire affrontare tabù e una condizione troppo spesso messa in un angolo.

Mi sono ricordato di una bella fiaba che mi aveva fatto tanto pensare: The Special Need l’ho visto qualche anno fa in Fondazione. Un documentario, dai tratti poetici, in cui si affrontano i temi cardine della natura umana, declinati però sul versante della disabilità.

La storia è quella di Enea, ragazzo autistico di 29 anni, alla ricerca di una sfera affettivo-sessuale che sente mancare e dei suoi amici, Alex e Carlo, che decidono di aiutarlo a realizzare il desiderio di avere un rapporto, dirigendosi prima in un bordello in Austria e poi in Germania, a Trebel, dove esiste un centro in cui anche i disabili possono imparare a conoscere la sessualità.

I non detti e i tempi volutamente dilatati raccontano la storia di un viaggio, in primis interiore; un’avventura fatta di continue ridefinizioni dei ruoli e delle traiettorie, sempre alla ricerca di sintonia con le esigenze di Enea. Un percorso che porterà a una crescita collettiva.

Tanta poesia, nessun vittimismo o buona intenzione a costo zero. Il film riannoda il filo rosso, riporta la sottocategoria degli esseri umani disabili dentro a quella macro degli “esseri umani“, esseri sociali, geneticamente predisposti al viaggio, all’interazione, a una vita fatta di relazioni, amicizia, sessualità.

Negarlo sarebbe inutile: siamo portati al pensiero rassicurante, viviamo di euristiche e creiamo categorie per stare con i nostri simili o con coloro cui vorremo assomigliare.

Ogni interazione ci porta a immedesimarci e, dato che a nessun normodotato vien naturale pensarsi disabile, tendiamo ad alzare i muri, ad applicare lo schermo del pregiudizio a tutto ciò che ci allontana dalla nostra rete protettiva.

Ecco allora che, pur essendo amore, la sessualità per definizione connaturati alla nostra stessa esistenza, diventano argomenti difficili nel combinato disposto con i nostri tabù, più o meno inconsci, come appunto quello della disabilità.

Dire a Nicole e Federica di andare avanti e portarmi il più bel progetto che riusciranno a pensare è stato un attimo. Perché queste sfide mi piacciono un sacco..

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