Né Guaidò, né Maduro

"Confido in un’Europa finalmente adulta e responsabile, che sappia sopperire con il cervello e lo spirito di servizio a un popolo in enorme difficoltà ai muscoli di chi conosce solo la forza e il denaro quale espressione di potere”

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Emiliano-Romagnoli in Venezuela (dati Aire)

| Cattivi maestri

Trump e Putin - che la vergogna del Mondo cada su di loro - oggi sono le ultime voci che hanno l'autorevolezza di tirare giacche da una parte all'altra, essendo reciprocamente usciti, in queste ore, dal trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari.

Né con Maduro, né con Guaidò: sto con il popolo del Venezuela.

Penso che di fronte a una crisi di tale portata, il compito della comunità internazionale sia quello di farsi garante del rispetto della volontà popolare, di promuovere e supervisionare i passaggi utili a permettere ai venezuelani di esprimersi sovrani.

La partita delle tifoserie oggi, agita da fuori, getta solo benzina sul fuoco degli opposti schieramenti, polarizzando le posizioni, esacerbando gli animi.

No alla violenza. No agli interventi militari armati.

Ecco la barra da cui il resto del Mondo deve far si che il Venezuela non si discosti!

Non sarò certo io, dal Consiglio comunale di Piacenza, a far esercizio di retorica tra dittatura e golpe.

Mancano il tempo per argomentare, lo studio approfondito e la conoscenza di dettaglio della situazione, fattori che dovrebbero consigliare tutti quelli che condividono la mia parziale ignoranza a usare con prudenza le parole.

Mi colloco dalla parte pacifica della Storia, non da quella sbagliata, come qualcuno, anche nel mio partito, si è affrettato a blaterare.

Credo nell’autodeterminazione dei popoli e ripudio ogni forma di neo-imperialismo interessato a denaro, potere, materie prime. Più che al bene degli esseri umani.

Mi ostino nell’utopia della Pace come valore assoluto e mi aspetto l’impegno di ogni Stato affinché il suo mantenimento sia il punto di partenza di qualsiasi azione diplomatica.

L’Italia sta facendo il suo, senza sedere in nessuna curva: giovedì prossimo a Montevideo si riunirà il gruppo di contatto internazionale, di cui, oltre a noi, fanno parte Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito, Bolivia, Costarica, Ecuador, Uruguay.

Trump e Putin – che la vergogna del Mondo cada su di loro – quale garanzia possono offrire oggi, a poche ore dalla reciproca uscita dal trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari.

1000 volte condanno lo scellerato bullo della Casa Bianca, quando cita l’intervento militare tra le opzioni da agire in Venezuela.

Ripudio il prurito statunitense di “esportare democrazia” nel resto del pianeta, specie dove pare abbondino ricchezze di qualche tipo, i cui riflessi e i cui rinculi ci sono già stati più e più volte consegnati dalla Storia, insieme alla certezza che a pagare gli alti costi di queste ingerenze armate è sempre la parte più debole della popolazione.

Idem come sopra il mio pensiero sul torbido zar del Cremlino, verso cui mi limito a un copia-incolla della stessa condanna.

Ecco perché confido in un’Europa finalmente adulta e responsabile, che sappia sopperire con il cervello e il vero spirito di servizio verso un popolo in enorme difficoltà ai muscoli di chi conosce solo la forza e il denaro quale espressione di potere.

Non ho votato contro la risoluzione presentata oggi a Piacenza a sostegno di Juan Guaidò, per evitare commenti strumentali e interpretazioni sbagliate.

Non mi sono astenuto, per non dare l’impressione ai venezuelani di Piacenza o ai piacentini del Venezuela di disinteressarmi del dramma che stanno vivendo.

Ho scelto dunque di non partecipare al voto, dandone una (spero) chiara motivazione politica, che mi colloca dalla parte della gente che soffre e della diplomazia che si fa garante dei diritti universali e della promozione della pace nel Mondo.

Dato poi che oggi, su qualunque argomento, il benaltrismo la fa da padrone, spero in simili levate di scudi e risoluzioni consiliari pure su tutte le altre zone della Terra in cui le popolazioni soffrono le pene dell’Inferno, pensando alla democrazia come a una lontana chimera.

Consiglio di mettere in cima alla lista le aree più povere, senza petrolio o materie prime di valore, per non correre il rischio di far credere a un interessamento dettato da ragioni altre rispetto al superamento delle miserabili condizioni degli esseri umani, che subiscono il loro stato di ultimi degli ultimi.

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