Radici

Chi sono

| Da un melo non nasce un pero

Le radici sono una cosa importante perché ti indicano una strada. Non stabiliranno però mai chi diventerai. Quello tocca a te. Prendi una matita, tutta colorata e disegna un cielo blu.

Piacentino fino al midollo, nato sotto il segno dell’ariete, son cresciuto in una famiglia unita e numerosa: mamma, papà, sorella, gatta,  nonni, zii, cugini, amici e parenti vari. Una tribù strana con un posto a tavola sempre pronto perché non si sa mai chi può arrivare.

Pochi ma saldi i principi del lessico famigliare:

  • ci si prende cura dei più piccoli e si aiuta chi ha bisogno.
  • rispetto per tutti e paura di nessuno.
  • non siamo migliori o peggiori, solo diversi.
  • le diversità coesistono.
  • prima il lavoro, poi il divertimento.
  • spirito operaio sempre, fatto di esempio e sacrificio: senza il primo non c’è credibilità, senza il secondo manca la spinta al miglioramento. D’altronde, se un risultato arriva senza fatica, é più frutto di fortuna che merito. La fortuna va bene ma non educa. Il merito richiede sforzi ma ricambia in consapevolezza e soddisfazione.
  • campeggio: l’albergo costa troppo e non puoi girare in mutande e a piedi scalzi.
  • stai dalla parte degli indiani: un giorno capirai perché.

Ho avuto il mio bel poster di Che Guevara in camera e a Cuba sono pure andato in viaggio di nozze. Ma il posto d’onore sulla parete era per John Lennon, che cantava meglio del Che e la sua rivoluzione voleva esportarla a colpi di “peace & love“.

Amo i fumetti, specie Peter Parker, perché anche uno sfigato può diventare “your friendly neighborhood Spiderman” e salvare la città dai cattivi.

Mi affascina la lettura dei classici. E poi Stefano Benni e Daniel Pennac. Se non ne capisci il motivo, leggi Stefano Benni e Daniel Pennac.

Michel Platini è il calcio ma pure Totò De Vitis vaga nell’Olimpo.

Politica in casa voleva dire Berlinguer e Partito Comunista, e quando ci penso non so perché mi torna al naso l’odore di olio motore del toni da lavoro di papà e quella volta in piazza a farmi dare un buffetto sulla guancia da Nilde Iotti.

Crescendo con un’avversione tutta mia allo status quo e alle verità incrollabili, mi sono appassionato alla intelligente critica al marxismo che Carlo Rosselli ha formulato dal confino, provando naturale attrazione per quel socialismo liberale che sposa posizioni solo in apparenza diverse.

Sull’antifascismo invece mai avuto tentennamenti e discussioni: scorre nelle vene di una famiglia che rispetto al regime stava dall’altra parte, ne ha subito le conseguenze e ha dato il suo contributo alla Resistenza, nei fatti e negli ideali.

Il volontariato è stato una bella palestra di vita, con il naturale approdo all’impegno politico per la mia città. Ecco, l’impegno civile per me è importante. Parto dalla convinzione che la politica sia fatta dalle persone e che nessuno abbia primogeniture ed esclusive. Solo insieme si cresce.

Se c’è onestà intellettuale e vero amore per la causa del bene comune, le diverse appartenenze sono contenitori che indicano vie possibili, non compartimenti stagni che creano realtà parallele. Una sintesi al rialzo non annulla le diversità: le valorizza e le contempera.

Mai stato un “fedelissimo” di qualcuno. Come metro ho i valori che mi ha trasmesso la mia famiglia e le idee che mi sono formato crescendo. Diciamo che sono leale con chi è coerente nell’interpretare queste idee e questi valori.

Ho un conto aperto col post-ideologico. Se “ideologico” vuol dire settario e ripiegato su se stesso, come qualcuno ancora è, beh, cari miei, è la storia che ha messo la freccia ed è in sorpasso. Se invece “ideologico” è chi non abbandona valori di riferimento, sensibilità da non svilire, limiti non valicabili, allora io di quel “post” non so proprio che farmene.

Sono contro le banalizzazioni. Accettare un’informe poltiglia dove vale tutto e il contrario di tutto porta alle connivenze e, per reazione, ai populismi. Quando la parola d’ordine è banalizzare, quando si cerca l’attacco, il sensazionalismo, quando tutto diventa slogan per intercettare gli istinti, i limiti si spostano verso il basso e ogni trovata sembra lecita, goliardica, efficace. E invece si palesa solo la disgustosa natura di chi cova nazionalismi antistorici e odio razzista.

Non importa il simbolo o il nome: si chiama destra, e mi fa schifo.

Insomma, alla fine provo a essere ogni giorno partigiano dell’impegno civile, perché, in definitiva, un cattivo compromesso non vale mai una giusta battaglia.

Per il resto: ho una laurea in Scienze della comunicazione e nella vita vera, quella oltre la politica, mi guadagno da vivere occupandomi di servizi educativi per minori sotto tutela.

Questo sono io. Per ora…

to be continued…

 

 

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